– La Scuola Italiana sperimenta da decenni una cronica carenza di fondi ed una continua perdita di competitività formativa dei nostri ragazzi nei confronti di quelli degli altri paesi. Riforme di vari Ministri, per la verità molto confusionarie, si sono susseguite negli anni in quella che -più che una seria aggressione e soluzione dei problemi- è assomigliata molto ad una politica di rimessa. Di fronte al taglio dei fondi, legato alle ovvie e sacrosante ragioni di controllo del debito pubblico, non si è capito che c’era qualcosa di sbagliato nel modello della scuola pubblica che aveva generato le spese enormi che li richiedevano. Di più: i Ministri Moratti, Fioroni, Gelmini e le loro burocrazie non si sono mai posti neppure la domanda se quei fondi che venivano loro periodicamente ridotti servissero veramente e non fossero sostituibili. Nessuno di loro ha mai pensato a soluzioni che potessero ridurre strutturalmente la spesa o, tantomeno, sostituire la mammella dello Stato ed arricchire l’autonomia delle istituzioni scolastiche di un serio connotato finanziario.

Non c’è da stupirsi se la scuola italiana continua a sperimentare un sotto-investimento in beni strumentali tecnologici, una situazione drammatica con decine di miliardi mancanti per edilizia scolastica ed aggiornamento formativo dei docenti. Finchè il 97% della spesa andrà in stipendi, dice la Gelmini, non si cambierà nulla sul fronte degli investimenti. Ma questa è una devastante ovvietà. Non è al 97% della spesa in stipendi che si deve guardare, quanto al 100% di spesa finanziata dallo Stato ed allo 0% di risorse ottenute sul mercato. La spesa privata sulla scuola a meno dello 0.1% di PIL. E’ lì il problema. La Scuola Italiana non riesce a far investire su di sé né il pubblico né i privati. E non riesce neppure ad aumentare strutturalmente l’efficienza della propria spesa. C’è, infatti, qualcosa di perverso se alcune scuole private di alta fascia costano in termini di retta alle famiglie molto meno di quanto costi lo studente medio allo Stato (7000€/anno), perché è un dato noto a tutti che sono molto più pulite e molto meglio tenute, cosa che dovrebbe semmai farle costare di più. Il prezzo relativo si ribassa rispetto alle attese legittime, invece, perché a crescere è il costo dell’inefficienza del sistema pubblico. Che non è legittima per niente! Che fare, dunque, per risolvere questa situazione?

Da questa domanda, partiva la parte sulla scuola del documento elaborato dalla Commissione Programma nazionale di Generazione Futuro, movimento giovanile di FLI che proponeva le seguenti soluzioni:

– possibilità di cessione di spazi pubblicitari sugli edifici scolastici;

 possibilità di affittare gli edifici scolastici, nelle ore in cui restano inutilizzati, a prezzi di mercato fissati con regolare asta, ad attività private, riformando la Legge 11 gennaio 1996, n. 23 che limita la possibilità di sfruttare economicamente interi spazi delle scuole prescrivendo l’inderogabilità del “vincolo di destinazione ad uso scolastico”.

– riforma di struttura del nostro sistema di istruzione scolastica nella direzione dell’istituzione di un buono-scuola. Lo Stato non dovrà preoccuparsi dell’erogazione diretta del servizio di istruzione, ma fornire a ciascuno studente un buono di spesa che incorpora il valore di spesa media pro-capite per istruzione. Gli studenti e le rispettive famiglie decideranno in piena libertà e autonomia presso quale istituzione scolastica spendere il buono.  

Queste proposte, assommavano in sé anni di elaborazione politica nel centrodestra italiano ed internazionale. L’esperienza del Comitato per la Liberalizzazione della Scuola lanciato dai Riformatori Liberali di Della Vedova anni fa -del quale mi onoro di aver fatto parte- , l’impegno pubblico del Presidente Gianfranco Fini per la libertà di scelta educativa -originariamente proposta dal Premio Nobel Milton Friedman negli Stati Uniti- e del successivo “Integruppo parlamentare per il buono scuola in questa legislatura”, l’iniziativa sugli sponsor privati del Presidente Guido Podestà (PDL) nella Provincia di Milano , quella dell’Assessore Camero (PDL) nella provincia di Barletta-Andria-Trani, le proposte al MIUR e la campagna dell’Associazione Alternativa Studentesca, ebbene tutti confluivano in esso. I Giovani di FLI potevano partire con un programma di qualità sulla scuola, un programma d’urto di rilancio del sistema Italia, che finalmente parlasse chiaro.                 

Purtroppo questo testo, dopo essere stato comunicato al Coordinamento Nazionale di Generazione Futuro, come parte integrante del testo base predisposto dalla Commissione Programma è stato stralciato senza un voto né spiegazioni politiche -in nessuna delle sedi  nelle quali sono state chieste- dal documento relativo alla scuola che verrà effettivamente presentato come base di lavoro per la convention di Bari dei Giovani di FLI di oggi, il quale presenta accenti Gentiliani più che liberali. Ai militanti di Generazione Futuro non sarà consentito, dunque, di leggere come “indicazione di base” quel che pure era stato discusso e condiviso nell’organo di gestione politica nazionale del movimento a ciò preposto, la Commissione Programma del Comitato Promotore Nazionale, e che costituisce una bandiera del centrodestra liberale italiano ed internazionale da decenni in certe parti e da alcuni anni per altre.