Guardiamo la luna, non il dito: Montezemolo, Ichino e Rossi hanno ragione

di PIERCAMILLO FALASCA – Molti di quanti hanno letto l’articolo apparso oggi sul Corriere della Sera, sottoscritto da Luca Cordero di Montezemolo, Pietro Ichino e Nicola Rossi, staranno chiedendosi cosa abbia spinto i due senatori di centrosinistra a cofirmare il pezzo con il fondatore di Italia Futura, quali giochi strategici sono in atto, come interpretare in termini di tattica politica la mossa.

Guardando troppo il dito, ci si dimentica della luna: ciò che Montezemolo, Ichino e Rossi scrivono è condivisibile alla lettera. La manifestazione contro il precariato è la versione italiana delle mobilitazioni autoconvocatesi via Internet nei paesi arabi. Anche da noi, mutatis mutandis, in piazza scenderanno migliaia di giovani, il cui comune denominatore sarà l’avversione allo status quo e non le soluzioni per superarlo. Toccherebbe alla politica “canalizzare” il loro profondo disagio – l’esclusione dal mercato del lavoro privilegiato, la scarsa valorizzazione delle loro competenze, l’assenza di prospettive ed opportunità  – offrendo proposte di riforma concrete.

Per molti anni ormai, e questo Governo ne è sempre più responsabile, abbiamo finto di non ascoltare il ticchettio della bomba ad orologeria del lavoro precario. La crisi economica dell’ultimo triennio – sbattendo fuori dal mondo del lavoro gli unici che potevano essere agilmente licenziati, i precari appunto – ha fatto esplodere l’ordigno. Milioni di giovani sono rimasti disoccupati e senza protezione.

Tramontato (purtroppo o per fortuna, anzi per fortuna) il mito del “posto fisso”, che pure troppi a destra e a sinistra continuano strumentalmente a evocare, la politica italiana non ha saputo offrire ai giovani lavoratori la contropartita della flessibilità: un’economia davvero dinamica e ricca di nuove opportunità, anche grazie all’abbattimento di quelle inique barriere all’ingresso nei grandi mercati del lavoro autonomo e dipendente, affiancata da un welfare pubblico che funga da assicurazione contro la disoccupazione, da sostegno al reddito, da stimolo alla riqualificazione professionale.

Montezemolo, Ichino e Rossi rilanciano allora la proposta di riscrittura del diritto di lavoro che uno di loro, Pietro Ichino, ha da tempo presentato in Parlamento: tutti i nuovi rapporti di lavoro, da ora in avanti, siano a tempo indeterminato, prevedano un sistema robusto di indennità di licenziamento e sussidi di disoccupazione, ma non siano coperti da antistoriche rigidità in uscita. Come scrivono i tre, “occupazione a tempo indeterminato per tutti e piena protezione contro le discriminazioni e contro i licenziamenti disciplinari ingiustificati, ma nessuna inamovibilità per motivi economici e organizzativi”.

La proposta di Montezemolo, Ichino e Rossi è la nostra proposta. Appena ieri Futuro e Libertà ha presentato alla Camera una proposta di legge – a firma Raisi-Della Vedova – che è un vero manifesto programmatico per una riforma radicale del lavoro dipendente, del welfare, delle professioni libere e dell’impresa. Al suo primo articolo, la proposta di legge di FLI s’ispira chiaramente al disegno di legge Ichino. Per chi non guarda il dito della tattica politica, ma la luna del futuro del Paese, questa coincidenza di vedute non ha astrusi significati tattici, ma è la prova che le misure concrete da mettere subito in cantiere ci sono e sono spesso condivise dai riformatori di destra, di centro e di sinistra. Il dramma è che l’ingresso del cantiere, che poi è il Parlamento, è sbarrato e ha un cartello: “Chiuso per immobilismo, per impegno del premier, per capriccio leghista”. La risposta migliore alle confuse e variopinte manifestazioni di piazza di domani potrebbe allora essere l’immediata calendarizzazione della proposta sul contratto unico. Chi ci sta?


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

9 Responses to “Guardiamo la luna, non il dito: Montezemolo, Ichino e Rossi hanno ragione”

  1. Lorenzo scrive:

    Vedo che hai già risposto. Mi era sfuggito. Bene, grazie. Sono molto d’accordo.
    Ciao

  2. Domenico scrive:

    Il Club U.D.S. Uomini e Donne della Sicurezza, costituito con la finalità di portare a conoscenza i centri legiferanti dei reali probblemi degli apparteneti al Comparto Difesa e Sicurezza, come primo impegno ha lanciato una petizione che si trova sul proprio sito http://www.clubuds.com, fino ad ora pochi politici si sono interessati alla petizione, la nostra speranza e che chi dice di essere la novita della politica per il bene dei cittadini, per cui anche per il nostro bene che con il nostro lavoro garantiamo sicurezza e rispetto delle leggi sul territorio nazionale a rischio della nostra vita, in poco più di un mese di lancio della petizione abbiamo avuto più di 4000 adesioni. Siamo fiduciosi e come Club siamo pronti a scendere al fianco di chi si fara carico anche dei nostri probblemi in modo serio concreto e trasparente, evitando, come in passato di rievocare le Forze dell’Ordine solo durante le campagne elettorali, Grazie.

  3. lanfranco scrive:

    @ domenico
    sei off topic…non c’entra nulla con l’argomento…
    comunque la petizione è una proposta assurda…se conideri che la maggior parte degli appartenenti alle forze di polizia proviene dal sud, se tutti devono far ritorno nella regione di origine al nord chi ci rimane?….se proprio si vuole cambiare le cose allora i concorsi delle assunzioni devono essere fatti specificando i posti vacanti per ogni regione e quindi dare la possibilità ad ogni candidato di scegliere per quale regione concorrere segnalandolo nella domanda così ognuno è cosciente delle scelte che fa anche se già adesso sappiamo tutti che un siciliano può andare a fare servizio in val d’aosta.

  4. e la proposta boeri non piace a FLI ?
    e lo standard salariale europeo (tremate: brancaccio) ?

    se non erro , occorre una copertura dello 0.3% dei salari alla proposta di FLI da finanziare con denaro pubblico.

    dove si può leggere la proposta FLI sulle libere professioni?

    p.s.
    anche io penso che quanto chiesto dalla petizione non sia fattibile.

  5. BlackFrank scrive:

    La vostra proposta, al pari di quella a cui vi ispirate, prevede di abolire l’art. 18 dello statuto dei lavoratori. Il “costo del licenziamento” di cui parlate (i dodicesimi, ecc…), se ho ben capito, è una semplice ridenominazione del TFR, che già esiste.

    L’80% dei lavoratori italiani sono dipendenti, e voi proponete di levargli un diritto senza dargli praticamente niente in cambio.

    Mi sa che ha ragione berlusconi, così rischiate di non raggiungere neanche il quorum alle elezioni.

  6. BlackFrank scrive:

    Ah dimenticavo: ma Fini non aveva detto che bisognava pagare di più i precari? Non mi pare che la vostra proposta ricalchi le parole del vostro leader, anzi mi pare proprio l’opposto, invece di stabilizzare i precari, si precarizzano i lavoratori stabili.

  7. domenico scrive:

    per Lanfranco,
    la petizione già prevede le assunzioni regionali, e come tu ben saprai i bandi di concorso sono nazionali, nelò contesto si specifica fin da subito la regione dove si ha carenza di personale e si bandisce concorso per i posti liberi, dando un periodo di permanenza obbligatorio presso la stessa regione, solo a titolo informativo la petizione ha raggiunto quota 4486 adesioni in un mese, se continuiamo cosi a breve arriviamo alle firme necessarie, forse non tutti la pensano come Te, grazie lo stesso per l’interessamento…

  8. lanfranco scrive:

    @ domenico
    quello indicato nella petizione è un meccanismo che crea solo ulteriore burocrazia e credo che ce n’è già abbastanza, quello che intendo io invece è inserire nel bando di concorso i posti vacanti per regione (10 in lombardia, 5 in sicilia, 1 in friuli ecc.) ed il candidato deve indicare nella domanda per quale regione o regioni intende partecipare in modo da renderlo consapevole (e già oggi si è consapevoli) ancor prima di entrare in servizio che lì andrà e lì potrebbe rimanere.
    il fatto che la petizione riceve consensi dimostra quello che ho sempre sospettato e cioè che c’è parecchia gente che è interessata a conquistare il posto fisso e poi farsi costruire l’ufficio vicino casa.

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