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E’ un Fatto (Quotidiano) di mercato, bellezza

 – Del Fatto Quotidiano si possono dire tante, tantissime cose; se ne può criticare lo stile, il tono (acceso, polemico e forte), i contenuti, l’indirizzo tenuto della redazione. E’ lecito e si deve fare.
Vi è, però, un elemento da riconoscere, anche nelle critiche più aspre; il Fatto Quotidiano è riuscito ad impartire una suprema lezione a un settore che è vissuto si è impigrito sugli allori dei contributi statali; un settore che, non a caso, ha complessivamente subito una contrazione del 5,7% l’anno. Le vendite del Fatto Quotidiano sono in netta controtendenza rispetto alla situazione appena descritta; 75.000 copie vendute direttamente in edicola come media giornaliera, a cui vanno sommati 35.000 abbonamenti. Senza contare un sito internet a pieno regime, in grado di raccogliere grosse cifre in termini di visitatori unici e pagine visitate. Tanto di chapeau.

Il successo del Fatto è ravvisabile in diversi fattori; l’aver superato di una spanna abbondante – in modernità – gli altri giornali presenti in edicola, proponendo un taglio più aggressivo e mordente di scrittura, una copertura Web praticamente in contemporanea al cartaceo ma senza la richiesta di abbonamenti per la mera consultazione online, interessanti e numerosi video di inchiesta e approfondimento (i tre video del documentario Wikirebels dimostrano il sapiente uso fatto del canale Youtube del Fatto), gli inserti (ben realizzati e curati) Saturno e il Misfatto (il primo culturale, il secondo satirico), blog di numerose e  competenti voci (spesso dissenzienti tra loro; da Riccardo Chiaberge a Nando Dalla Chiesa) che assicurano un aspetto variegato e mai conforme al giornale in questione.

Forse è questo l’elemento più rilevante; nonostante la presenza di giornalisti “di peso” e che occupano uno spazio fisso (pensiamo solo a Marco Travaglio con il suo editoriale giornaliero), il Fatto è riuscito a emanciparsi dall’endorsement a una specifica parte politica. Lo  stesso “pubblico” del Fatto è estremamente variegato, a dispetto della balcanizzazione divenuta ormai regola dei quotidiani italiani; capita non di rado che a leggere il Fatto non sia il “sinistrorso” vicino all’IdV/Popolo Viola, ma liberali o moderati che apprezzano gli articoli di Michele Boldrin (spesso critici proprio verso la sinistra) e del collettivo NFA, o lo (spietato) studio condotto sulla reale efficienza delle rinnovabili, dal titolo “Vento, Sole o Aria Fritta?”, che ben pochi “armed green” avranno apprezzato. Tutto questo senza l’ombra 1 Euro di contributi statali diretti. E’ verosimile pensare che un tale successo sarebbe stato impossibile con la presenza dei sussidi in questione; perché impegnarsi in approfondimenti, inserti, articoli a tutto campo, voci controcorrente, quando basta fare il minimo necessario (il cosidetto “compitino”) per poter stare sul mercato, senza fatica e senza rischi? L’assenza di sussidi rappresenta dunque condizione necessaria (ma non sufficiente, sia ben chiaro) per la costruzione di un buon quotidiano.

La prossima volta che vi propineranno dotti, saccenti e ampollosi articoli sull’imprescindibile necessità dei contributi statali per la salvaguardia dell’indipendenza e del “patrimonio culturale giornalistico italiano” rappresentato (tra l’altro) da alcuni giornali semi-sconosciuti e che magari faticate a trovare in edicola (ma che, beninteso, si prendono fino all’ultimo cent tutti i loro bei contributi statali), o la ancor più ridicola affermazione che senza contributi statali la stampa diverrebbe filo-governativa (basta leggere una prima pagina a caso del Fatto Quotidiano per rispondere a questo punto) marchiate a fuoco questa cifra nella vostra testa: 5.823.027,00 Euro. Tale è l’utile netto ottenuto dal Fatto Quotidiano con il proprio genio e i propri mezzi, il quale ha dovuto corrispondere all’erario del nostro paese 3.046.082 dei suddetti euro; una (scandalosa) tax rate del 52%.

Insomma, nonostante il mercato attuale del “giornale di carta” sia quello che sia, una vera e propria mazzata in termini di tasse, e l’assenza di sussidi statali, il Fatto Quotidiano è sul mercato, cresce e gode di ottima salute. Dimostrazioni di libero mercato in un paese illiberale.


Autore: Michele Dubini

Nato a Mariano Comense (CO) nel 1990, ha conseguito la maturità classica e studia Giurisprudenza presso l'Università di Milano - Bicocca, privilegiando particolarmente le materie penalistiche. Ha scritto per Fareitalia Mag e The Front Page.

3 Responses to “E’ un Fatto (Quotidiano) di mercato, bellezza”

  1. Mario Giacobbo scrive:

    tutto l’articolo abbastanza ben fatto per poi scadere nella solita lercia solfa del mercato e delle tasse. che noia. qualche idea nuova? siamo nel 2011…

  2. zwinna scrive:

    un idea non nuova, però da rimarcare è appunto il riferimento a internet: incredibile ma vero, si può vendere un prodotto anche mettendolo gratuitamente on line. E non è un caso unico

  3. rrer scrive:

    il fatto ha una intera prima serata su rai2 ogni settimana di pubblicità gratis.
    non si può paragonare con giornali che non hanno questa pubblicità gratis

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