Una scommessa sul futuro: la proposta di FLI per liberare i giovani dalla precarietà

di PIERCAMILLO FALASCA E LUCIO SCUDIERO – Supera l’articolo 18 dello Statuto dei Lavoratori, automatizza gli ammortizzatori sociali e scambia spesa pensionistica col welfare più “produttivo”, quello orientato alla valorizzazione del capitale umano. In sintesi, sono i tre capisaldi della proposta di legge che il gruppo di Futuro e Libertà per l’Italia (a firma Raisi-Della Vedova) oggi ha depositato in via ufficiale alla Camera dei Deputati, dopo che la stessa era stata discussa dalla commissione Welfare durante l’Assemblea costituente del partito, lo scorso febbraio a Milano, e ancora prima, presentata in una convention del partito a Bologna agli inizi dello stesso mese.

A una stretta sugli stage (gratuiti solo fino a due mesi, oltre quel limite vanno remunerati) e all’abuso dei co.co.pro., la proposta Raisi-Della Vedova affianca una rivoluzione copernicana: la pregiudiziale logica e giuridica del sistema è la previsione, sulla falsariga della proposta Ichino, di un unico modello contrattuale, a tempo indeterminato, ma fuori dalla tutela reale garantita dell’Articolo 18. Ciò vuol dire che il datore di lavoro diventa sì libero di licenziare, ma a un costo: un’indennità pari almeno a tanti dodicesimi della retribuzione lorda complessivamente goduta nell’ultimo anno di lavoro quanti sono gli anni compiuti di anzianità di servizio in azienda. Per esempio, licenziare un lavoratore con cinque anni di anzianità, che ha guadagnato 50mila euro lordi durante l’ultimo anno (su tredici mensilità), costerà al datore di lavoro poco più di 19mila euro. Allo stesso lavoratore, in più, il sistema di welfare corrisponderà una ulteriore somma a titolo di indennità di disoccupazione, e ciò a prescindere dal settore d’impiego o dal lavoro svolto.

Con ammortizzatori così congegnati, universali e automatici, si metterebbe fine alla spirale perversa che alimenta il dualismo nel mercato del lavoro italiano: un giovane dipendente o un panettiere cinquantenne che perdessero il lavoro, avrebbero a disposizione una tutela idonea ad accompagnarli nel periodo necessario per la ricerca di un nuovo impiego. Allo stesso modo di un dipendente della Fiat o di Alitalia. C’è la flessibilità, dunque. Ma c’è anche il welfare, che evita alla prima di diventare precariato, in una misura che impedisce al secondo di trasformarsi in un disincentivo alla ricerca attiva di un’occupazione. Il che vuol dire riequilibrare un sistema oggi squilibrato da un punto di vista sociale ma soprattutto generazionale.

Qualcuno ci perderà. Chi? I free rider della spesa pubblica e le minoranze organizzate, cioè la politica che decide discrezionalmente le casse integrazioni in deroga e i sindacati che lucrano per pochi i vantaggi sottratti ai molti, soprattutto giovani, che quotidianamente sopportano le esigenze di flessibilità del nostro sistema produttivo senza uno straccio di sostegno tra un impiego e l’altro. Il costo di una riforma di questo tipo è soprattutto politico. Serve coraggio. O forse ne serve di più a non farla, continuando a depredare i figli per garantire i padri, quando sarebbe sensato chiedere, agli uni e agli altri, di sottoscrivere un patto generazioneale che difficilmente rifiuterebbero: i secondi vanno in pensione più tardi per finanziare i periodi di disoccupazione involontaria dei primi. Accanto a tutto questo, la proposta di legge di FLI prevede un riequilibrio della spesa sociale di stampo europeo: l’allungamento dell’età pensionabile per finanziare quel welfare delle opportunità, più volte evocato da Gianfranco Fini, fatto di sostegno alla maternità e alla paternità, una formazione professionale qualificante, un irrobustimento delle aspettative pensionistiche dei lavoratori più giovani.

Ancora, uno scossone sul fronte del lavoro autonomo, con un riconoscimento delle nuove professioni spontaneamente formatesi sul mercato – oggi prive di tutela – e il contestuale abbattimento delle troppe barriere all’ingresso delle professioni ordinistiche (consentendo, ad esempio, l’inizio della pratica forense o da commercialista già alla fine del percorso universitario, eliminando i minimi contributivi per i giovani, permettendo maggiore concorrenza). Infine, per promuovere le start-up tecnologiche, l’istituzione di un fondo per il venture capital.

Una proposta manifesto, quella di FLI? Oltre le parole e gli inutili giovanilismi di cui è infarcita la politica italiana, questa sarebbe un’autentica scommessa sul futuro del Paese.


Autore: Lucio Scudiero

Classe 1986, è laureato in Giurisprudenza presso l’Università Federico II di Napoli. Quando non scrive nè edita bozze altrui studia a un master di diritto europeo, in attesa di potersi dedicare alla storia moderna, alla musica e ai classici della letteratura. E' incidentalmente caporedattore di Libertiamo.it.

11 Responses to “Una scommessa sul futuro: la proposta di FLI per liberare i giovani dalla precarietà”

  1. Dante scrive:

    Esiste già. Si chiama TFR

  2. Una proposta intelligente, ormai esistono dipendenti supergarantiti e dipendenti superprecari. Questo ulteriore premio di anzianità rispetto al TFR al posto della protezione dell’articolo 18 potrebbe essere ben visto. Il problema grosso rimane però il differenziale tra stipendio lordo e netto. Occorrerebbe abbassare contributi e tasse sul lavoro dipendente, ovviamente bisogna trovare dove tagliare…

  3. Lorenzo scrive:

    Segnalo articolo di Montezemolo, Rossi, Ichino sul Corriere di oggi. Mi sembra che la sostanza sia la stessa. Sbaglio?
    Lucio, Piercamillo mi piacerebbe avere vostro commento.
    Grazie

  4. Riccardo Quaglia scrive:

    Scusate, ma la prima parte, quella relativa all’indennità , dodicesimi, ecc… non era la proposta di revisione dell’articolo 18 fatta nel 1994 che portò le solite “milionate” di cgiellini a Roma sotto la regia di barba Cofferati?
    E ora dopo quasi 20 anni riportiamo il Gioco dell’Oca alla casella di partenza?
    NOn si sarà più Cofferati, ma la CGIL è ancora peggio

  5. non credo che il problema del lavoro italiano sia la facilità o meno di licenziare.
    piuttosto sono d’accordo che invece della cassaintegrazione , vada creato un sistema universale affinchè le aziende non ci marcino a spese pubbliche ed i lavoratori abbiano una riserva economica che non li renda ricattabili.
    sono d’accordo invece con chi afferma che serve una riduzione del costo del lavoro senza intaccare i già miseri stipendi.

  6. Piercamillo Falasca scrive:

    @Lorenzo: abbiamo risposto con il mio articolo successivo:

    http://www.libertiamo.it/2011/04/08/guardiamo-la-luna-non-il-dito-montezemolo-ichino-e-rossi-hanno-ragione/

  7. Luca Di Risio scrive:

    Speriamo.

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  2. […] del capitale umano: questi i tre capisaldi della proposta. Maggiori dettagli sono disponibili qui e qui; il testo della proposta in PDF è consultabile e scaricabile a questo […]

  3. […] si chiedeva l’introduzione di strumenti “universali e automatici” (ad esempio FLI) per eliminare il grado di discrezionalità del potere politico. Cos’è il “contratto […]