-Nella notte di sabato 2 Aprile una ragazzina di appena quindici anni – per giunta non ancora compiuti – è finita in coma etilico a Campo de’ Fiori, celebre luogo della movida romana, dopo aver ingerito una quantità di alcol nettamente superiore a quella tollerabile dal suo giovane corpo.

Nel clima di repressione proibizionista che vive la città di Roma a seguito di alcune ferree ordinanze comunali volute dal sindaco Alemanno, si è aperta immediatamente la caccia al commerciante di Piazza Fiume che ha venduto la vodka incriminata alla giovane, diverse ore prima che questa arrivasse a Campo de’ Fiori.

Benché la vodka rappresenti soltanto parte di tutto l’alcol ingerito dalla ragazza, sembra che a pagare sarà principalmente il proprietario dell’enoteca, già individuato e denunciato. In caso di condanna il suo esercizio potrebbe chiudere.
A detta del sindaco Alemanno, il divieto di vendita di alcolici dopo le ore 23 entrato in vigore lunedì scorso potrebbe, alla luce dei fatti di Campo de’ Fiori, inasprirsi. Il sindaco ha aggiunto che le ordinanze restrittive sono impotenti se i giovani si riforniscono di alcol durante il giorno per sballarsi in seguito.

Tale affermazione palesa l’inefficacia su più fronti delle norme proibizioniste promulgate dal Comune di Roma. Oltre a ledere la libertà dei giovani più responsabili, infatti, queste recano enormi danni economici ai commercianti gravati dalle imposte, che, a fronte di entrate minori, pagheranno una quantità inferiore di tasse, penalizzando paradossalmente le stesse casse del Comune, i cui fondi destinati alla sicurezza nelle strade divengono sempre più esigui.

Il proibizionismo, come testimoniato dal periodo di repressione vissuto dall’America degli inizi del Novecento, è un cieco e fallimentare progetto di ingegneria sociale che anela a eliminare, con la coercizione della legge, quei vizi insiti nella natura umana che la società stessa non riesce ad estirpare.

La tutela dei minori è un concetto nobile, ma la legge non può, per ovvie ragioni, colmare la mancanza di educazione impartita dai genitori, che troppo spesso oggi dimenticano il fondamentale ruolo sociale di cui sono rivestiti. Il divieto di somministrare alcol e fumo ai minori di sedici anni è facilmente aggirabile da un ragazzino che può delegarne l’acquisto a un amico maggiorenne. Tutte le trovate di questo genere si sono rivelate fallimentari, compreso l’obbligo di inserire nei distributori di sigarette la tessera sanitaria, che viene puntualmente prestata ai minori da compagni più grandi.
Reprimere indistintamente tutti i giovani, compresi gli studenti e i lavoratori più responsabili, è per giunta una strategia elettorale di dubbia efficacia, visto il malcontento dei ragazzi e dei commercianti.

Della vicenda della quindicenne caduta in coma a Campo de’ Fiori sembrano essere responsabili soltanto il proprietario dell’enoteca e gli amici maggiorenni della ragazza. Nessuno si è chiesto dove fossero i genitori e, soprattutto, se fosse normale che una ragazzina che deve ancora compiere quindici anni trascorresse il sabato notte a bere nei locali del centro. Si è parlato di denunce e sanzioni ai commercianti, ma nessun provvedimento per i genitori della ragazza, veri colpevoli dell’irresponsabilità della figlia: questi infatti, visto che la figlia ha più di quattordici anni, non potranno essere accusati di abbandono di minore.

Come spesso accade, la repressione imposta dal legislatore è impotente dinanzi ai veri mali della società, che talvolta rimangono impuniti. Il sindaco Alemanno, convinto per sua formazione politica che lo stato sia più forte della società, dovrebbe imparare che il vero principio di destra non è la repressione ma la sicurezza: quella sicurezza che aveva prospettato ai cittadini romani con la promessa mai rispettata di un maggiore dispiego delle forze dell’ordine e lo sgombero dei campi rom abusivi. Nel frattempo la delinquenza aumenta e la libertà diminuisce drasticamente.