Obama: We, the (YouTube) People

– La campagna per la ri-candidatura di Obama alle presidenziali 2012 parte con un video su Youtube che però non è solo uno spot. È la quintessenza dell’identità americana – il We, The People, del quale il nero Obama, l’underdog Obama, il Yes we can Obama che alla fine ce la fa davvero è stato – e per certi versi continua ad essere – la consacrazione.

Perché l’America non è un sogno, i suoi valori costituzionali non sono un’utopia. Il We, the People promana dalle stelle e strisce delle bandiere issate ovunque sulle case e sugli edifici pubblici; il We the People informa l’agire ed il sentire quotidiano dei cittadini, di chi ce la fa e di chi invece vede gli altri – i migliori, i più tenaci, i più determinati – ascendere i grattacieli sociali fino a conquistarne i piani apicali. È questo Obama.
He had a chance– osserva una delle protagoniste del video-messaggio – and now he’s the President”.
Ma non è solo questo, quel video.

“Politics is individuals talking to other individuals and together making the difference” – osserva un’altra campaigner obamiana immortalata nel video-messaggio. Ed è qui l’altro aspetto della possente, hopeful contemporaneità obamiana: “individuals talking to other individuals and together making the difference” è la democrazia 2.0. Il We to the People in cui “We” sta per “me più la mia rete di amici su Facebook”. Sta per quello che, senza neanche conoscerci, senza essere fisicamente contigui, possiamo fare insieme, semplicemente parlando, condividendo link, diffondendo un messaggio. E talvolta, quello che insieme riusciamo a fare, grazie alla nostra interazione online, è la differenza.

La vittoria di Obama, tre anni fa, ha fatto la differenza. Solo simbolica, okkey. Ma quella simbolicamente possente vittoria ha marcato la storia in modo non-reversibile. Con la stessa globale non-reversibilità innescata da Internet, la stessa non reversibile differenza agita dai social network che hanno unito quei milioni di arabi auto-liberatisi dai loro regimi.

Quel videomessaggio su YouTube non è solo uno spot elettorale. È la catarsi di un mondo che nei primi tre anni alla Casa Bianca Obama non è riuscito a cambiare come prometteva di fare, e che però è ancora impregnato di quella hope che Obama ha alimentato scommettendo sul potere del singolo – dell’insieme dei singoli – di fare la differenza. Il mondo di ora non è più quello di tre anni fa. La catarsi c’è stata a prescindere da Obama. Ma c’è stata, la catarsi, per quella stessa Hope nella possibilità del singolo di fare la differenza teorizzata, globalmente socializzata ed alla fine incarnata dal primo Presidente nero degli Stati Uniti d’America.


Autore: Simona Bonfante

Siciliana, giornalista free-lance e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, rientra in Italia, prima a Milano poi a Roma dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa di comunicazione politica e lobbying 2.0.

One Response to “Obama: We, the (YouTube) People”

  1. bellissimo articolo. spero che rivinca nel 2012

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