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Dopo il Cavaliere, l’uomo del ‘cavallino rampante’?

– Si fanno sempre più insistenti le voci di una prossima “discesa in campo” di Luca di Montezemolo.

Non è ancora chiaro quale possa essere il suo programma e quali le possibili alleanze con forze già esistenti oggi, ma a detta di Massimo Cacciari sarebbe già in partenza la macchina organizzativa di un nuovo partito. Giudizi positivi sull’eventuale entrata in gioco del presidente della Ferrari sono stati espressi da esponenti politici di varia affiliazione, compresa larga parte della dirigenza di Futuro e Libertà.

Nel caso in cui questa ipotesi dovesse concretizzarsi, occorrerà valutare quali siano i contenuti concreti del progetto, e in particolare quanto siano vicini all’idea di Paese liberale che ci sta a cuore.

A priori, però, vengono spontanee alcune obiezioni. Al tramonto dell’era berlusconiana, siamo sicuri di voler puntare su un modello che è per certi versi simile?

Montezemolo condivide con Berlusconi alcune caratteristiche che in Italia piacciono. È un ricchissimo imprenditore che ha dimostrato di saper condurre con successo la propria azienda, e può pertanto ispirare fiducia come amministratore della nazione. È nato nel 1947: appartiene alla generazione in possesso ormai da parecchio tempo del potere politico ed economico, il che rassicura una particolare tipologia di elettore. Pilota di rally nel tempo libero, circondato di belle donne provenienti anche dal mondo della televisione, un po’ yuppie e per giunta di famiglia nobile, ha qualcosa di avventuroso che ne fa un buon modello “da sogno” da proporre sui settimanali patinati. Non è sboccato come Berlusconi; forse è più vicino nell’immaginario popolare a certi reali, come peraltro si conviene a un uomo che in terra sabauda ha incontrato gran parte delle sue fortune professionali.

Certo, non sono questi – l’età non giovane, il passato e presente imprenditoriale, l’immagine patinata – i motivi più forti per cui Berlusconi non ci piace; e, che oggi si sappia, Montezemolo non ha nella sua storia le deviazioni ai margini della legalità che caratterizzano la vicenda berlusconiana, né ci sono prove anche solo indiziarie per ritenere che userebbe un eventuale potere pubblico per servire gli interessi propri e delle proprie aziende. Resta il fatto, però, che i tratti descritti sopra non sono attraenti per nulla, considerata la storia recente.

Una parte dell’elettorato italiano ha la tendenza a ricercare perennemente l’uomo della provvidenza, a metà tra la figura paterna e il capitano di ventura, a cui demandare a un tempo i propri destini politici e l’incarnazione del proprio immaginario. Si sceglie un personaggio-simbolo a cui delegare tutto, e più la sua proposta arriva dall’alto meglio è. Forza Italia nacque in sei mesi grazie all’enorme disponibilità economica di Berlusconi, senza alcun radicamento nel territorio, con una piattaforma ideale sottilissima a cui faceva da contrappeso una potenza di fuoco mediatica fuori scala: vogliamo un altro episodio della stessa serie? Un altro “partito” creato dal niente intorno a una figura carismatica, che fa leva sul deteriore desiderio di scegliersi un campione piuttosto che lavorare quotidianamente e con responsabilità alla costruzione della polis? Se proprio dobbiamo resuscitare qualcosa, non sarebbe meglio la partecipazione pervasiva e appassionata del dopoguerra piuttosto che la grande stagione del rotocalco?


Autore: Claudia Biancotti

Nata a Moncalieri nel 1978, é economista presso la Banca d'Italia. Studia i metodi statistici per le indagini campionarie, ma anche la distribuzione del reddito, l'economia della felicitá e un po' di neuroeconomia. DISCLAIMER: Le opinioni qui espresse sono strettamente personali e non impegnano l'istituzione di appartenenza.

5 Responses to “Dopo il Cavaliere, l’uomo del ‘cavallino rampante’?”

  1. D’accordissimo!!

  2. Marco Faraci scrive:

    Premetto che sarebbe interessante capire con che programma Montezemolo scenderebbe in campo, perché ad oggi non è chiarissimo.
    A parte questo, tuttavia, non vedo negativamente l’idea di una leadership forte che venga dall’esterno della politica attuale; soprattutto per il fatto che mi sembra che i partiti organizzati non facciano crescere una nuova classe dirigente e nuove leadership, non creino da soli le condizioni per il ricambio e neppure promuovano una democrazia “sostanziale” al loro interno.
    Nel ’94 ci si trovava a scegliere tra Berlusconi, Fini, Bossi, Casini e Pannella. A distanza di 17 anni la scelta è esattamente tra le stesse persone, solo di 17 anni più vecchie.
    In altre parole io non vedo oggi gli strumenti politici per esercitare una partecipazione politica pervasiva e appassionata.

  3. Pippo scrive:

    Ahimè!
    Come farà a cavarsela?
    Non porta l’orologio soppra il polsino della camicia e non ha più ne Jean Todt ne Schumacher.
    Pippo il vecchio

  4. Lorenzo scrive:

    Cara Claudia, capisco e in parte condivido le tue perplessità. Tuttavia preferirei che ci concentrassimo sui contenuti. Ti segnalo articolo di Montezemolo, Ichino, Rossi sul corriere di oggi. Che ne pensi?
    Ciao

  5. Daniele scrive:

    Più che il personaggio, servirebbe decisione (il “forse scendo…” è passione triste), servirebbe un programma, capire come intende risolvere i problemi di questo paese. Di persone che sono scese in campo ne abbiamo già avuto, abbiamo creduto e forse no alle promesse, ora è tempo di cambiare.

    Evolvere.

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