– Nelle scorse settimane Libertiamo non ha mancato di formulare critiche – anche dure – sul testo dell’attuale Riforma della Giustizia presentata dal Ministro Alfano; una Riforma che si spende ampiamente nel tratteggiare modifiche radicali e discutibili dell’ordinamento giudiziario ma che esprime un silenzio assordante riguardo al meccanismo della giustizia. Sarebbe auspicabile un intervento su quest’ultimo, farraginoso e lontano dai bisogni del cittadino, anziché lanciarsi in fantasiose dichiarazioni sulla magistratura e attizzare un conflitto che ha tutto il sapore di una “battaglia finale” tra politica e magistratura.

Il decreto legislativo n.28 del 4 Marzo 2010 che apre ufficialmente le porte alla conciliazione obbligatoria nelle controversie civili è stato, dunque, una sorpresa assai gradita. Dal 22 Marzo 2011 le parti coinvolte in una lite di tipo civile o commerciale saranno obbligatoriamente tenute a cercare un accordo amichevole prima dell’apertura della causa vera e propria innanzi al giudice. In pratica, il cittadino dovrà necessariamente inoltrare domanda di conciliazione presso l’organo di conciliazione regolarmente accreditato da lui scelto, allegando un pagamento di 40,00€. Entro due settimane, l’organo in questione – nella persona di un mediatore “terzo” rispetto alle parti – fisserà un incontro per cercare di ricompattare le parti,  cercando una soluzione che meglio possa tutelare gli interessi in gioco. Il tentativo conciliatorio non potrà prolungarsi per un tempo superiore ai quattro mesi; se non si giungerà ad un accordo, si potrà procedere a risolvere la lite sulla base del procedimento ordinario. Da notare come – se l’accordo non è stato raggiunto per il rifiuto o l’ostruzione di una parte – sarà quest’ultima a dover sobbarcarsi le spese legali del giudizio, nel caso in cui la sentenza definitiva dovesse ricalcare quanto messo sul tavolo e proposto dal mediatore.

La figura stragiudiziale della conciliazione obbligatoria coinvolgerà diverse e numerose materie (si va dalle successioni ereditarie fino alla responsabilità medica e passando per i diritti reali, solo per citarne alcune) e in secondo tempo – quando sarà entrata a pieno regime – regolererà anche le liti condominiali e quelle legale alle Rc Auto.

Il legislatore ha voluto ideare un meccanismo deflattivo per tentare, da una parte, di dare tregua alla giustizia civile, messa in ginocchio da quasi 5 milioni di procedimenti, e, dall’altra, di favorire i cittadini evitando loro l’aggravio economico che inevitabilmente comporta una causa legale; costringere le parti a sedersi attorno un tavolo e a dialogare direttamente tra loro, senza i formalismi processuali e mediante l’utilizzo di un mediatore/facilitatore del tutto terzo rispetto ad esse e proteso a smussare gli inevitabili “attriti”, avrà l’obiettivo di incoraggiare il raggiungimento di una soluzione “pacifica” (quasi sempre impossibile in tribunale, ove l’ingessamento delle parti nelle loro rispettive posizioni è inevitabile) e stragiudiziale.

Gli avvocati hanno immediamente risposto con una levata collettiva di scudi denunciando, per bocca dell’Oua (Organismo Unitario Avvocatura), il fatto che la conciliazione non accelererà i tempi dei procedimenti, costituirà un aggravio per il contribuente e comporterà un peggioramento delle prestazioni e del supporto legale; quest’ultimo punto è forse quello decisivo. Infatti,il mediatore non dovrà necessariamente essere un avvocato, né sarà obbligo delle parti il patrocinio di un legale. Anzi, la maggior parte degli organi di mediazioni accreditati dal Ministero sono strutture gestite da privati, seguite dalle camere di commercio e dai commercialisti. Questo ha mandato su tutte le furie i legulei dell’Ordine forense, che vedono la creazione di una figura stragiudiziale posta al di fuori della loro potestà regia. Difficile non vedere un rifiuto della più semplice logica concorrenziale in un mercato che – purtroppo – è sempre stato nelle mani di una categoria molto spesso mossa da interessi prettamente corporativi.

Non appare credibile la critica di “scarsa professionalità”, visto l’obbligo di sostenere un corso da mediatore e il possesso di determinati requisiti, che garantiranno – sempre e comunque – uno standard qualitativo minimo. Né appare fondata la critica sull’aggravio per il contribuente; è vero che, in prima battuta, pochi saranno felici di trovarsi a pochi metri dalla propria controparte, ma essa costituisce un’occasione per riflettere sulla reale opportunità di una dispendiosa (il solo costo per l’esame della causa e il deposito dell’atto in tribunale, da parte dell’avvocato, costa intorno ai 1200€, senza contare le operazioni successive e i tempi gargantueschi del processo civile) lotta legale, spesso evitabile con un accordo “mediato” tra le parti. Nel caso la mediazione dovesse fallire, il contribuente andrebbe a spendere una percentuale risibile rispetto all’interesse in gioco (in caso di contezioso oscillante tra i10.000 e i 25.000 le spese per parte sono pari a 360€; insomma, il 2% circa. Senza contare la detrazione delle imposte di parte del pagato). Il gioco vale la candela.

Tutte rose e fiori? Purtroppo no. Nonostante la presenza di 655 sportelli funzionanti, diverse zone del paese sono scarsamente coperte, con tutto il disagio e l’aggravio per i cittadini (spesso costretti a veri e propri viaggi per raggiungere il più vicino istituto accreditato). Simbolo di questo disagio è la Sardegna; quattro province, nessun mediatore.

L’impressione è che si sia voluti partire troppo rapidamente, favorendo una vera e propria disordinata diffusione a macchia di leopardo degli organi accreditati (nella sola Campania sono 127). Nulla di irreperabile, sia chiaro; il quadro è in fieri,  sarebbe quantomeno necessario una distribuzione più perequativa dei vari organi, in modo da assicurare a qualsiasi cittadino italiano la presenza di più organi nella propria provincia. La vera sfida – infatti – si gioca sulla concorrenza tra i vari enti; il cittadino dovrà essere posto nelle possibilità e nei mezzi di scegliere l’organo più efficiente a lui vicino, senza essere obbligato a peregrinazioni dal sapore biblico.

Per stilare un bilancio dovremmo attendere qualche tempo; sono circa 600.000 le cause interessate. La prima conciliazione si è chiusa in due ore; decisivo è stato l’incontro tra le persone, oltre che il ruolo psicologico del mediatore. Non male come inizio.