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Non piace agli avvocati: uno dei vantaggi della nuova mediazione stragiudiziale

– Nelle scorse settimane Libertiamo non ha mancato di formulare critiche – anche dure – sul testo dell’attuale Riforma della Giustizia presentata dal Ministro Alfano; una Riforma che si spende ampiamente nel tratteggiare modifiche radicali e discutibili dell’ordinamento giudiziario ma che esprime un silenzio assordante riguardo al meccanismo della giustizia. Sarebbe auspicabile un intervento su quest’ultimo, farraginoso e lontano dai bisogni del cittadino, anziché lanciarsi in fantasiose dichiarazioni sulla magistratura e attizzare un conflitto che ha tutto il sapore di una “battaglia finale” tra politica e magistratura.

Il decreto legislativo n.28 del 4 Marzo 2010 che apre ufficialmente le porte alla conciliazione obbligatoria nelle controversie civili è stato, dunque, una sorpresa assai gradita. Dal 22 Marzo 2011 le parti coinvolte in una lite di tipo civile o commerciale saranno obbligatoriamente tenute a cercare un accordo amichevole prima dell’apertura della causa vera e propria innanzi al giudice. In pratica, il cittadino dovrà necessariamente inoltrare domanda di conciliazione presso l’organo di conciliazione regolarmente accreditato da lui scelto, allegando un pagamento di 40,00€. Entro due settimane, l’organo in questione – nella persona di un mediatore “terzo” rispetto alle parti – fisserà un incontro per cercare di ricompattare le parti,  cercando una soluzione che meglio possa tutelare gli interessi in gioco. Il tentativo conciliatorio non potrà prolungarsi per un tempo superiore ai quattro mesi; se non si giungerà ad un accordo, si potrà procedere a risolvere la lite sulla base del procedimento ordinario. Da notare come – se l’accordo non è stato raggiunto per il rifiuto o l’ostruzione di una parte – sarà quest’ultima a dover sobbarcarsi le spese legali del giudizio, nel caso in cui la sentenza definitiva dovesse ricalcare quanto messo sul tavolo e proposto dal mediatore.

La figura stragiudiziale della conciliazione obbligatoria coinvolgerà diverse e numerose materie (si va dalle successioni ereditarie fino alla responsabilità medica e passando per i diritti reali, solo per citarne alcune) e in secondo tempo – quando sarà entrata a pieno regime – regolererà anche le liti condominiali e quelle legale alle Rc Auto.

Il legislatore ha voluto ideare un meccanismo deflattivo per tentare, da una parte, di dare tregua alla giustizia civile, messa in ginocchio da quasi 5 milioni di procedimenti, e, dall’altra, di favorire i cittadini evitando loro l’aggravio economico che inevitabilmente comporta una causa legale; costringere le parti a sedersi attorno un tavolo e a dialogare direttamente tra loro, senza i formalismi processuali e mediante l’utilizzo di un mediatore/facilitatore del tutto terzo rispetto ad esse e proteso a smussare gli inevitabili “attriti”, avrà l’obiettivo di incoraggiare il raggiungimento di una soluzione “pacifica” (quasi sempre impossibile in tribunale, ove l’ingessamento delle parti nelle loro rispettive posizioni è inevitabile) e stragiudiziale.

Gli avvocati hanno immediamente risposto con una levata collettiva di scudi denunciando, per bocca dell’Oua (Organismo Unitario Avvocatura), il fatto che la conciliazione non accelererà i tempi dei procedimenti, costituirà un aggravio per il contribuente e comporterà un peggioramento delle prestazioni e del supporto legale; quest’ultimo punto è forse quello decisivo. Infatti,il mediatore non dovrà necessariamente essere un avvocato, né sarà obbligo delle parti il patrocinio di un legale. Anzi, la maggior parte degli organi di mediazioni accreditati dal Ministero sono strutture gestite da privati, seguite dalle camere di commercio e dai commercialisti. Questo ha mandato su tutte le furie i legulei dell’Ordine forense, che vedono la creazione di una figura stragiudiziale posta al di fuori della loro potestà regia. Difficile non vedere un rifiuto della più semplice logica concorrenziale in un mercato che – purtroppo – è sempre stato nelle mani di una categoria molto spesso mossa da interessi prettamente corporativi.

Non appare credibile la critica di “scarsa professionalità”, visto l’obbligo di sostenere un corso da mediatore e il possesso di determinati requisiti, che garantiranno – sempre e comunque – uno standard qualitativo minimo. Né appare fondata la critica sull’aggravio per il contribuente; è vero che, in prima battuta, pochi saranno felici di trovarsi a pochi metri dalla propria controparte, ma essa costituisce un’occasione per riflettere sulla reale opportunità di una dispendiosa (il solo costo per l’esame della causa e il deposito dell’atto in tribunale, da parte dell’avvocato, costa intorno ai 1200€, senza contare le operazioni successive e i tempi gargantueschi del processo civile) lotta legale, spesso evitabile con un accordo “mediato” tra le parti. Nel caso la mediazione dovesse fallire, il contribuente andrebbe a spendere una percentuale risibile rispetto all’interesse in gioco (in caso di contezioso oscillante tra i10.000 e i 25.000 le spese per parte sono pari a 360€; insomma, il 2% circa. Senza contare la detrazione delle imposte di parte del pagato). Il gioco vale la candela.

Tutte rose e fiori? Purtroppo no. Nonostante la presenza di 655 sportelli funzionanti, diverse zone del paese sono scarsamente coperte, con tutto il disagio e l’aggravio per i cittadini (spesso costretti a veri e propri viaggi per raggiungere il più vicino istituto accreditato). Simbolo di questo disagio è la Sardegna; quattro province, nessun mediatore.

L’impressione è che si sia voluti partire troppo rapidamente, favorendo una vera e propria disordinata diffusione a macchia di leopardo degli organi accreditati (nella sola Campania sono 127). Nulla di irreperabile, sia chiaro; il quadro è in fieri,  sarebbe quantomeno necessario una distribuzione più perequativa dei vari organi, in modo da assicurare a qualsiasi cittadino italiano la presenza di più organi nella propria provincia. La vera sfida – infatti – si gioca sulla concorrenza tra i vari enti; il cittadino dovrà essere posto nelle possibilità e nei mezzi di scegliere l’organo più efficiente a lui vicino, senza essere obbligato a peregrinazioni dal sapore biblico.

Per stilare un bilancio dovremmo attendere qualche tempo; sono circa 600.000 le cause interessate. La prima conciliazione si è chiusa in due ore; decisivo è stato l’incontro tra le persone, oltre che il ruolo psicologico del mediatore. Non male come inizio.


Autore: Michele Dubini

Nato a Mariano Comense (CO) nel 1990, ha conseguito la maturità classica e studia Giurisprudenza presso l'Università di Milano - Bicocca, privilegiando particolarmente le materie penalistiche. Ha scritto per Fareitalia Mag e The Front Page.

19 Responses to “Non piace agli avvocati: uno dei vantaggi della nuova mediazione stragiudiziale”

  1. Pietro M. scrive:

    Grande articolo! E anche bella notizia, pur nei limiti organizzativi riportati.

  2. Assolutamente d’accordo. E penso che il problema della scarsa o quasi nulla presenza di mediatori in certe parti d’Italia si risolverà abbastanza presto: il corso per mediatori dura una sessantina di ore, si fa in fretta a organizzarli. E le camere di commercio e gli ordini professionali possono accreditarsi altrettanto in fretta come organi di mediazione.

  3. luciano pontiroli scrive:

    C’è chi ci crede e chi no. Molte questioni di modesto importo potranno essere risolte se ci saranno mediatori seri, per formare i quali non basta un corso di sessanta ore.
    Ma la mediazione è inevitabile anche per cause complesse, contro parti professionali che sono abituate a litigare e non si spaventano per i costi: imprese di assicurazione, banche ed altri intermediari finanziari. Qui la mediazione sarà probabilmente inutile, risolvendosi in un prolungamento del processo (e in costi ulteriori), o porterà i clienti danneggiati ad accertare risarcimenti molto modesti, soprattutto se non saranno assistiti da un legale.

  4. Michele Dubini scrive:

    @Luciano Pontiroli: Ma questo va proprio a discapito delle parti forti e gradasse, che si divertono a litigare. Se faranno ostruzione o rifiuteranno la mediazione/la proposta del mediatore (che dovrà necessariamente tutelare gli interessi della controparte), la conciliazione fallirà ma ciò verrà allegato negli atti che andranno in Tribunale. Non converrà più – insomma – ingessarsi in modo “duro e puro” sulle proprie posizioni.

    Senza contare che l’assistenza legale nel corso della mediazione è possibile; da parte mia, spero che gli avvocati si ritaglino il giusto spazio, accettando la sfida della concorrenza e del mercato. Farebbe bene ai clienti e agli avvocati più in generale (e parlo da studente che studia per l’avvocatura).

  5. luciano pontiroli scrive:

    Signor Dubini, la mediazione che ha successo previene la lite in Tribunale. Ciò significa che il litigante professionale può indurre quello inesperto ad accettare un modesto risarcimento, rispetto al valore del suo diritto leso: ma, in definitiva, si tratta di scelte autonome che non sarò certo io a sottovalutare (benché si faccia un gran parlare dell’esigenza di assistere i consumatori contro le prevaricazioni delle imprese).
    Se la mediazione non raggiunge l’obiettivo della conciliazione, ciò può ripercuotersi sul successivo giudizio ordinario solo se la parte “forte e gradassa”, per usare le Sue parole, si astenga dal partecipare al procedimento senza giustificato motivo, cone stabilisce il comma quinto dell’art. 8 del d lg. 4.3.2010, n. 28: ma nei limiti di ciò, che il giudice può desumere da tale comportamento “argomenti di prova”. La proposta del mediatore non vincola mai le parti, salvo per quanto previsto dall’art. 13 sulle spese processuali: perciò la parte “forte e gradassa” può tranquillamente rifiutarla ed attendere il giudizio, confidando sulla sua maggiore capacità di resistenza.
    Dubito che la mediazione sia un procedimento che favorisce la concorrenza: come ho detto prima, favorisce soluzione conciliative nelle piccole liti e, forse, anche in liti di maggiore valore ma molto incerte. In ogni caso, però, scoraggia il ricorso alla giurisdizione: perciò sarebbe funzionale alla deflazione dei processi, se accompagnata da soluzioni che conducano allo smaltimento dell’arretrato. Ma anche da questo lato bisogna stare attenti, perché da Via Arenula escono voci di rimedi che non mettono a rischio la stessa conclusione dei processi in corso, senza preoccuparsi dei costi che le parti hanno sostenuto per chiedere soddisfazione dei loro diritti.

  6. Michele Dubini scrive:

    La figura del mediatore è lì apposta per quello; evitare prevaricazione e tutelare gli interessi di ambo le parti. E il mediatore sarà spinto a perseguire un modus agendi che vada a tutela della parte più debole, in quanto soggiace a una logica e regola di mercato (sono gli individui a scegliersi l’organo di mediazione, non il contrario).

    E’ vero quanto scrive, cioè che solo “l’assenza ingiustificata” può divenire argomenti di prova in sede di giudizio, ma è altrettanto vero che la disposizione delle spese processuali a carico della parte “rifiutante/non collaboratrice” costituisce già di per sé un enorme passo in avanti, se la banca/impresa si ingesserà sulle proprie posizioni o proporrà un indenizzo ridicolo e insoddisfacente per gli interessi della controparte.

    Da parte mia (e posso sbagliare, sia chiaro) ritengo che un provvedimento del genere potrebbe davvero incentivare la concorrenza. Non solo tra mediatori, ma anche tra avvocati; l’assistenza legale, diventando facoltativa nel siffatto procedimento, verrebbe ricercata con molta più attenzione e gli avvocati dovrebbero DAVVERO cercare di assicurare il miglior standard qualitativo, teso allo sbrigare nel minor tempo possibile la conciliazione e il ricompattarsi delle parti.

    L’avvocato non dovrebbe mai attizzare la guerra tra le parti, ma cercare il miglior interesse per il proprio cliente. Peccato che questa elementare formula sia spesso dimenticata dai “principi del foro”…

  7. luciano pontiroli scrive:

    Caro signor Dubini, il mediatore deve essere imparziale. Pertanto non potrebbe assumere un atteggiamento di tutela della parte più debole.
    Quanto alle spese processuali: la novità introdotta dal d. lg. 28/2010 è lo spostamento – parziale – dell’onere in capo al vincitore della lite, che ha rifiutato la proposta del mediatore, se la sentenza “corrisponde interamente al contenuto della proposta”, caso del tutto improbabile. Quando invece tale corrispondenza non sussiste e ricorrono “gravi ed eccezionali ragioni”, il giudice può disporre che le spese del procedimento di mediazione non siano rimborsate al vincitore.
    Nel rito civile ordinario il giudice aveva già il potere di escludere la ripetizione di tutte le spese, qualora lo considerasse equo.
    L’idea che siano gli avvocati ad “attizzare la guerra”, mi consenta, è strampalata. Di solito, tocca a loro moderare i furori dei clienti: con una possibile, ma importante eccezione, rappresentata da quelli che si proponessero di promuovere azioni di classe per fini di lucro. Ma a queste non si applica la condizione di procedibilità rappresentata dall’esperimento della mediazione: non Le suggerisce nulla?

  8. Davide Lanfranco scrive:

    A me sta per capitare di dover usufruire del mediatore………
    forse è utile…….forse………
    però è obbligatorio. Questo non va sempre bene………Io (che già sò che la controparte dal mediatore non si presenterà)……..devo pagare il mediatore…….. attendere quattro mesi prima della mediazione…..e poi rivolgermi ad un tribunale (causa lunga chiaramente ed ulteriori spese)……Intanto la controparte (una Srl) ha pure il tempo di fallire tranquillamente……Le riforme fatte a metà non funzionano…….. solo altri tempi e soldi spesi per chi è onesto

  9. Michele Dubini scrive:

    @Luciano Pontiroli: Temo non sia così strampalata. Ho avuto modo di fare stage presso diversi studi e – nella media – si saltava a pié pari la fase di ricompattamento delle parti per procedere spediti alla fase giudiziale. In un mercato corporativistico dove tutti fanno così, o ti adatti, o vieni schiacciato. Sono pochissimi gli avvocati che conosco che tentano di calmare i furori del cliente e cercano di chiudere la pratica prima della fase giudiziale; non nego che non ci siano. Ma sono una pagliuzza, purtroppo (e lo dico da studente di giurisprudenza che insegue l’avvocatura).

    @Davide: Beh, se la controparte non si presenta affatto, la cosa va a tutto suo vantaggio in sede di giudizio. E le spese legali non sarà lei a doverle sostenere; anche in caso di fallimento, visto che c’è una pratica giudiziale aperta, non sarà così impossibile rivedere i suoi soldi; anzi.

  10. Michele Dubini scrive:

    E aggiungo: proprio perché il mediatore è imparziale assicura gli interessi della parte più debole (che sarà più spronata ad aprire la causa; oggi moltissimi “per paura” non lo fanno; dove per paura si intendono costi/tempo).

  11. luciano pontiroli scrive:

    Signor Dubini, cerchiamo di dare alle parole il loro senso corretto: imparzialità vuol dire non fare gli interessi di nessuno. Del resto, il mediatore non amministra gli interessi delle parti, si limita ad ascoltarle e cercare di combinare una soluzione che entrambe possano accettare: se fa gli interessi della parte “debole”, l’altra parte – quella che Lei chiama “forte e gradassa” – non farà fatica ad accorgerne e la mediazione fallirà.
    Non so che esperienze Lei abbia fatto, ma noto che la Sua giovane età rappresenta un ovvio limite temporale. Io mi occupo di contenzioso dal 1974, mi permetterà di rivendicare una maggiore esperienza e Le dico che la Sua visione di un ceto legale che induce a litigare i clienti che non vorrebbero farlo è infondata: se molti avvocati “procedono spediti alla fase giudiziale” ciò dipende spesso dalla sussistenza di concrete ragioni per non tardare e non compromettere gli interessi del cliente.
    Mi sembra, inoltre, opportuno che Lei spieghi meglio al signor Lanfranco quali garanzie avrà di recuperare le spese legali dal temuto fallimento di una S.r.l.; io mi limito ad esprimere un robusto scetticismo.

  12. salvatore scrive:

    sono un avvocato, lo dico subito per essere chiaro, e faccio parte (mi dispiace doverlo ammettere) di una categoria che, purtroppo, ha fatto di tutto per meritare (collettivamente) la cattiva nomea che si porta dietro. personalmente cerco di evitare le cause e non di farle (raggiunto l’accordo prendo il mio compenso, archivio la pratica e penso ad altro). non ho nulla in contrario, quindi, al concetto di mediazione, anche se preferisco (mi sembra più corretto) il termine conciliazione (ed anche solo su questo si potrebbe aprire un lungo discorso).
    sono sicuro, però, che non sia questo il metodo e/o lo strumento adatto allo scopo!
    il tentativo di conciliazione obbligatorio è già fallito (ed è stato eliminato) per le cause “di lavoro”.
    nessuno dice che nel diritto processuale è già previsto oggi un metodo che sarebbe efficace, sol che fosse applicato. l’art. 185 c.p.c. già lo prevede. e sarebbe di tutt’altro impatto l’indicazione delle condizioni di “probabile definizione” effettuata dal medesimo giudice chiamato ad emettere la sentenza e che (avendo la capacità professionale ed il dovere di studiare il caso e sviscerare la controversia) ha il potere di far rilevare (e spiegare alle parti) la reale situazione in diritto, fornendo anche l’interpretazione e l’indirizzo giurisprudenziale più attuale, ipotizzando il probabile esito del giudizio. mi dispiace ma credo, vedendo la qualità della cultura giuridica dei neo laureati (e con questo non sto dicendo che dipende da loro, ma dall’oggettiva complessità e vastità del diritto) che non siano assolutamente sufficienti una laurea in legge ed un biennio di pratica forense, per svolgere in modo adeguato le funzioni di conciliatore, figuriamoci i corsi di formazione di 60 ore. a dirla tutta i corsi sono stati l’affare del momento per gli organizzatori, che hanno percepito importi medi di oltre €2.000,00 da ciascun iscritto, ed al contempo una fregatura per chi ha investito questi importi credendo in una possibilità di sviluppo lavorativo. da ultimo, una notazione sulla concorrenza e le logiche di mercato: se per abbassare il prezzo c’è la possibilità che diminuisca anche la qualità del prodotto, siamo sicuri che questo vada a vantaggio dell’utente? ma questa è solo una (parte della) mia personale opinione.

  13. luigi scrive:

    Egregio sig.Dubini, mi lasci dire, ma lei è troppo giovane ed inesperto ed anche ingenuo. Sono un avvocato quarantottenne che certamente con la professione non si e’ arricchito, anzi. La mediazione cosi come realizzata dal Ministro Alfano è una grande bufala ovvero è solo business per le scuole e gli organismi di mediaconciliazione. Primariamente va ribadito che il mediatore può solo prospettare proposte transattive e non ha alcun potere di imporre decisioni come il Giudice. Pertanto se l’accordo non lo si trova(e noi avvocati gli accordi li tentiamo e facciamo nei ns studi)il lavoro fatto dal mediaconciliatore si perde e bisogna cominciare la causa. Nel suo articolo non è stato corretto quanto ai costi della mediazione che sono notevoli. Oltre agli Euro 40 iniziali, entrambe le parti e non solo l’attore-proponente devono versare un contributo all’organismo di conciliazione. Questo contributo è notevole. Basti pensare che per una causa sino a Mille Euro il contributo dinanzi l’AGO e’ di E. 33,00 mentre adesso per iniziare il procedimento mediaconciliativo del detto valore occorreranno oltre ai detti E.40,00 anche ulteriori E. 40,00 da entrambe le parti(Sono in possesso del tariffario di un organismo Conciliativo della mia citta Bari) In somma fanno E. 120.00. Quindi per una modestissima controversia i cittadini dovranno sborsare Euro 120,00. Se poi l’accordo non si trova occorrerà iniziare una nuova causa e rispendere Euro 33,00 per l’iscrzione a ruolo. Dov’è il vantaggio per il cittadino? A mio modesto parere e’ l’ennesima mazzata all’Avvocatura unita alla volontà politica di ridimensionare il potere dei magistrati ordinari. A tanto si aggiunge che con l’automonia regolamentare dei detti Organismi di Conciliazione avremo sul territorio italiano centinaia di migliaia di regolamenti uno diverso dall’altro quanto alle formalità interne da adottare- un vero far west- ed inoltre assisteremo di fatto alla morte del diritto inteso come norma giuridica, atteso che mi risulta in questi organisimi di Conciliazione c’e’ di tutto dal Geometra all’informatore Scientifico etc etc. Quindi costoro posti dinanzi ad un quesito giuridico di spessore cosa faranno? Attendo una risposta. Saluti.

  14. Mario Giacobbo scrive:

    ho letto basito quello scritto da questo studente (che evidentemente studia poco e male visto le castronerie che scrive) che ha la presunzione i autodefinirsi “giurista” (magari pure lui è stato fregato da uno di questi costi per mediatore) e farnetica di mercato e concorrenza. la conciliazione è solo un aggravio in più per i clienti e una enorme perdita di tempo a tutto vantaggio di chi può nel frattempo alienare beni o magari fallire, come diceva il collega prima. tutta questa litigiosità fomentata dai legali è una delle peggiori castronerie che ho letto visto che gli avvocati hanno tutto l’interesse a trovare un accordo prima piuttosto che perdere una causa dovendo magari chiedere i soldi al proprio cliente (probabilmente perdendolo). quando si mette ragiona solo con l’ideologia (il mercato, la concorrenza) e si ha scarsa conoscenza dell’argomento di cui si parla i risultati poi sono articoli come questi.

  15. Michele Dubini scrive:

    @Salvatore: Io non credo che il problema sia la complessità della materia o l’intrinseca impreparazione derivante dal corso di laurea. Posso sbagliarmi e probabilmente mi sbaglio, ma la problema risiede in seno all’università; giurisprudenza è divenuta una facoltà/ammortizzatore sociale (complice il fatto che è a numero aperto), con i tristi risultati che abbiamo sotto agli occhi, in merito alla qualità dei laureati. E’ un problema di merito alla radice che non si è ancora potuto (o voluto? Io propendo per il “voluto”) risolvere. D’altronde, sarebbero i giovani laureati i più adatti per il ruolo di conciliatore. Sulla qualità, beh, chi offrirà così poco da compromettere la qualità del prodotto scomparirà proprio azione dell’utente. In questo modo si avrà una vera concorrenza sul mercato tra avvocati che fanno il loro giusto lavoro con competenza (come lei) e avvocati che preferiscono allungare le cause o offrono un servizio pessimo.
    @Luciano Pontiroli: Una parte imparziale è DI PER SE’ un vantaggio per la parte debole; la quale chiede – appunto – un esame imparziale della controversia, senza prevaricazione della parte “forte”. E’ il principio d’eguaglianza formale di liberale memoria.

  16. luigi scrive:

    Alla faccia della libertaà del liberismo!!! avete bannato il mio commento di ieri. Se avete del coraggio pubblicatelo.Luigi.

  17. Marianna Mascioletti scrive:

    @luigi: non è una questione di ban, è che per esigenze redazionali i commenti sono tutti sottoposti a moderazione e restano in sospeso finché un membro della redazione non li approva.
    Ieri e stamattina presto, per una serie di circostanze, per qualche ora non c’è stato nessuno che ha potuto fare questo lavoro.
    Non c’è ragione di ritenersi particolarmente importante o particolarmente perseguitato, dato che, come forse noterà, il suo commento non è l’unico ad essere rimasto in coda di moderazione per molte ore (del che mi scuso con lei e gli altri commentatori).

  18. Giacomo Canale scrive:

    Non entro nel merito della problematica che oggettivamente è molto complessa e che, come alcuni avvocati hanno evidenziato anche in virtù della loro esperienza, comunque consiglierebbe una maggiore prudenza per verificarne il reale funzionamento. E’ talmente complessa che ad esempio un noto settimanale giuridico gli ha dedicato uno speciale per più di un mese, con i commenti contrapposti degli esponenti dell’avvocatura (incidentalmente l’OUA ha evidenziato alcuni possibili problemi di costituzionalità in relazione all’effettività della tutela giurisdizionale) e dei possibili beneficiari, (altri ordini professionali, scuole di mediatori, Unioncamere ecc. – tra l’altro alcuni di loro, esperti e navigati, hanno usati argomenti simili a quelli dell’autore).

    Per mia esperienza, e spesso ciò mi tormenta, è praticamente impossibile in uno spazio informativo generalista dare contezza di tutta la complessità di un argomento tecnico-giuridico. Certo, forse, sarebbe stato preferibile un approccio più problematico, ma l’entusiasmo giovanile e la naturale inesperienza sono delle colpe cui qualcuno può dirsi essere stato immune?
    D’altronde, i commenti servono anche, come in questo caso, ad ampliare la prospettiva e mettere in luce gli aspetti omessi o che comunque avrebbero richiesto un maggiore approfondimento e alla fine il risultato è stato conseguito, perchè leggendo tutto è possibile farsi una idea della complessità dell’argomento e dei contrapposti punti di vista esistenti .

  19. Denni scrive:

    E’ un salasso per il cittadino che si trova costretto ad anticipare ulteriori soldi rispetto a prima.
    Il tempo per aver giustizia si allungherà di ulteriori 4 mesi.
    é un vantaggio per il furbetto di turno: mediare significherà venirci incontro, quindi chi ha piena ragione dovrà rinunciare a parte delle proprie pretese in favore di chi, invece, ha pieno torto e, con la mediazione, riuscirà ad ottenere lo “sconto” che voleva!
    Se un imprenditore chiede 1000 per un lavoro, il committente si inventa vizi e difetti (magari assolutamente inesistenti) si va tutti dal mediatore che proporrà 750,00. Ergo l’imprenditore non rischierà di fare una causa per la sola differenza di € 250,00, con la conseguenza che il furbetto di turno anche questa volta l’avrà fatta franca.
    Complimenti!

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