di CARMELO PALMA – Se si vuole incontrare il Presidente, occorre andare in Tribunale. Se si cerca l’imputato, meglio andare in Parlamento, mentre la  maggioranza si affaccenda sulle sue scadenze processuali. Quando va a processo sale sul predellino e promette una “giustizia giusta”. Dentro l’Aula della Camera si accontenta, più modestamente, di una giustizia “aggiustata”, che lo affranchi, in un modo o nell’altro, dalle molestie giudiziarie.

L’imputato gradasso e guascone è – ammettiamolo – molto più simpatico del capo-banda politico che nel giro di pochi giorni ha ubriacato l’opinione pubblica prima promettendo la riforma “epocale” della giustizia e sconfessando la prescrizione breve “modello Vitali”, e poi resuscitandola, riveduta e corretta, dopo meno di una settimana, grazie all’iniziativa del suo “difensore parlamentare”, l’avvocato e onorevole Paniz.

Visto che a governare è l’imputato – che ha il diritto di mentire – e a difendersi è il premier – che dovrebbe dire la verità – il paradosso è che le cose politiche e vere, ancorché contraffatte da un opportunismo scoperto e imbarazzante, le racconta Berlusconi Silvio, imputato in attesa di giudizio, mentre le bugie pietose (la parentela di Ruby con Mubarack, le feste caste ad Arcore, l’Olgettina trasformata nel monumento alla generosità umana) è costrette a raccontarle il Presidente del Consiglio, scagliandosi contro il “brigatismo giudiziario” e difendendo, nella sua persona, le “prerogative del Parlamento”.

Il Cav. pensava davvero che Ruby fosse nipote del Rais, temeva davvero un incidente diplomatico,  e quindi non è processabile se non dal tribunale dei Ministri e per autorizzazione del Parlamento. Mica è una battaglia per Berlusconi, è una battaglia per la “democrazia”. Commovente.

Il berlusconismo ha ieri scritto alla Camera l’ennesima pagina della propria “enciclopedia sovietica”. Il berlusconismo non finirà bene, ma finirà e di queste menzogne di Stato dispensate da un’informazione complice ad un opinione pubblica un po’ instupidita e un po’ disgustata dall’eccesso di fiction della politica non sapremo cosa fare quando – finita la ricreazione – dovremo tornarci ad occuparci dei “fondamentali” del Paese. E il berlusconismo apparirà un’occasione perduta, non una rivoluzione “martirizzata”.