Ogm: bentornata nel Medioevo, Italia

– C’era da aspettarselo. A pochi giorni dall’insediamento, è arrivata la prima dichiarazione del neoministro delle politiche agricole, il “responsabile” Saverio Romano a proposito di Organismi Geneticamente Modificati:
“Mi impegno ad alzare un muro altissimo per bloccare l’invasione degli Ogm che stanno mettendo in crisi le nostre produzioni. Dobbiamo fare di tutto per difendere i nostri prodotti di qualità e tutelare così anche i nostri mercati. Impediremo che gli Ogm possano avere spazio nel nostro mercato. Non ci potrà essere competizione se diamo libero accesso ai prodotti che possono essere realizzati ovunque. La nostra agricoltura va difesa anche con meccanismi di tutela, quindi con l’etichettatura e dicendo no agli Ogm”.

Una dichiarazione difficile da commentare, tale è la densità di sciocchezze contenute in poche righe. Innanzitutto siamo curiosi di sapere come fanno gli OGM a mettere in crisi le nostre produzioni, dato che allo stato attuale delle cose, in Italia, non è possibile coltivarli neanche a scopo di ricerca. Il ministro si è appena insediato e, nella migliore tradizione dei ministri dell’agricoltura, si trova a dover padroneggiare una materia della quale non ha mai sentito parlare. Sarebbe stato più prudente scegliersi persone più competenti almeno tra collaboratori e ghostwriter, quanto meno per i primi tempi, quando è più alto il rischio di fare figure imbarazzanti.

E poi (e siamo ancora alla prima riga della dichiarazione), con quali mattoni intenderebbe costruire il muro altissimo di cui parla? E’ dei giorni scorsi il parere dell’avvocato generale della Corte di Giustizia dell’UE, che rischia di far cadere la clausola di salvaguardia invocata anni fa dalla Francia contro il mais BT, con il prevedibile effetto domino che una decisione del genere comporterebbe anche sugli altri paesi europei che finora hanno tentato di chiudere i loro mercati agli OGM.

Uno Stato membro non può impedire la coltivazione di una varietà ammessa sul mercato comune senza un fondato motivo, “a cappella”, come sembra essere intenzionato a fare Romano. Bisogna presentare delle evidenze che dimostrino come questa varietà sia dannosa per la salute umana o per l’ambiente (contano i fatti, non le ipotesi), e anche quelle presentate dalla Francia sono state giudicate insufficienti e infondate.

Se cerca bene, il ministro dovrebbe trovare, in qualche cassetto del suo ufficio, la lettera che poche settimane fa il suo predecessore ha ricevuto dalla Commissione Europea nella quale si invitano con una certa durezza le istituzioni italiane ad attenersi alle direttive comunitarie in vigore. Lì la cosa è spiegata piuttosto chiaramente, in una forma che anche lui (speriamo) dovrebbe essere in grado di comprendere.

“Nostre produzioni”, “nostri prodotti”, “nostro mercato”, “nostra agricoltura”: in questa ossessione dell’aggettivo “nostro” è contenuta tutta la filosofia del ministro, ma sarebbe più corretto dire del governo, dato che è solo due giorni fa Tremonti rimpiangeva istituzioni come l’Iri per poter meglio mettere naso e artigli nell’economia e nel mercato. Si può provare a spiegare qualcosa di ragionevole a qualcuno che sostiene che la competizione c’è se si impedisce l’accesso ai competitori? Tempo perso, supponiamo.

Il problema, intanto, si riversa sulle spalle delle imprese agricole (le “nostre” imprese agricole, signor ministro), che sono costrette a produrre in maniera inefficiente ciò che altrove producono a costi clamorosamente inferiori anche grazie al miglioramento genetico, e per le quali il muro che Romano vuole alzare sarà invalicabile in uscita, più che in entrata, proprio nel momento in cui l’aumento della domanda globale di cibo suggerirebbe loro di orientare verso l’export le produzioni, di qualità o meno.

E si riverserà, il problema, anche sulle spalle dei consumatori, ovviamente, dato che quest’ossessione del Made in Italy etichettato, certificato, timbrato e bollato significherà semplicemente prezzi più alti per prodotti equivalenti, e su quelle dei contribuenti, che pagheranno il peso delle procedure d’infrazione che politiche del genere, se dovessero essere tradotte in legge, inevitabilmente comporteranno.


Autore: Giordano Masini

Agricoltore, papà e blogger, è titolare di una azienda agrituristica nell'Alto Viterbese e si interessa prevalentemente di mercato, agricoltura, scienze e sviluppo curando il blog lavalledelsiele.com. Prima di tutto ciò è nato a Roma nel 1971, ha studiato storia moderna e ha provato a fare politica qua e là, sempre con scarsa soddisfazione.

One Response to “Ogm: bentornata nel Medioevo, Italia”

  1. Stefano scrive:

    Sono decenni che le politiche agricole italiane seguono Coldiretti e il mito del “prodotto tipico” e i risultati si vedono: settore perennemente in crisi che sopravvive grazie alle sovvenzioni e il cui sviluppo si è bloccato ai tempi di Strampelli.
    E’ chiedere troppo un ministro con un minimo di competenze in materia che riesca, non dico a risollevare una situazione oramai disastrosa, ma almeno a impostare delle politiche serie che non ricalchino sempre e comunque il pensiero fallimentare che ha messo in ginocchio l’agricoltura italiana?

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