No, lo yogurt di Stato no!

di BENEDETTO DELLA VEDOVA – Ma come: non era il Governo della liberalizzazione totale, con la riforma dell’Articolo 41 della Costituzione? Non era il Governo della libertà economica contro i comunisti, sindacali e politici che impediscono la crescita?Ai sogni mai realizzati ci siamo abituati, ma qui c’è un incubo che ritorna minaccioso: archiviato il panettone di Stato della Prima Repubblica, il Governo Berlusconi ci riprova con lo yogurt di Stato. Neo-statalismo di ritorno.

Anch’io, in astratto, preferirei che nelle grandi aziende italiane investissero degli italiani. Ma trovo sbagliata e demagogica la scelta di impedire con Decreto – cioé cambiando le regole nel corso della partita – ad un investitore europeo di acquisire la maggioranza in un’azienda italiana di latte e succhi di frutta che, fino ad oggi, non sembrava interessare ad alcun investitore domestico. Per crescere, rimpinguare il Pil e dare lavoro ai giovani, l’Italia ha bisogno di investimenti e in primo luogo di investimenti esteri: la scelta del Governo allontana gli investitori dall’Italia e diminuisce il potenziale di crescita del paese. Se davvero la Cassa Depositi e Prestiti vuole scendere direttamente in campo nel settore industriale non dovrebbe usare i soldi pubblici per impedire gli investimenti stranieri, ma casomai per sostenere quelli italiani, o no? Insomma, su Parmalat domina la demagogia di Tafazzi.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

2 Responses to “No, lo yogurt di Stato no!”

  1. Elle Zeta scrive:

    di questi tempi, avercene di Tafazzi. Ci sarebbe da festeggiare a caviale e champagne. Tutto rancese beninteso.

  2. lodovico scrive:

    L’investimento francese nasce nella presunzione di vendere a Parmalat i marchi di cui è proprietario il medesimo investitore e recuperare liquidità per pareggiare le ingenti perdite

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