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Viva i genitori omofobi, e pure quelli gay

 – Viene dalla social tolerant Gran Bretagna una notizia a suo modo significativa dello spostamento della bilancia culturale in materia di diritto familiare.
Una coppia di confessione pentecostale è stata esclusa dalla possibilità di adottare bambini per la concezione valoriale che avrebbe trasmesso ai figli, in particolare perché avrebbe insegnato loro che l’omosessualità è un peccato.

E’ una sentenza senz’altro “progressista”. Ma allo stesso tempo ben poco liberale e – se ci si consente – anche abbastanza poco social tolerant.
E’ una sentenza che lascia perplessi sotto molti punti di vista.
Innanzitutto perché all’accettabilità sociale dell’omosessualità, persino nei paesi più avanzati, si è giunti abbastanza recentemente. La maggior parte di noi, dei nostri genitori e dei nostri nonni è cresciuta in un ambiente familiare e sociale che certo non poteva definirsi gay-friendly – tanto più che i comportamenti omosessuali sono da sempre a vario livello stigmatizzati dalle religioni che vanno per la maggiore.
Ritenere che un atteggiamento culturale quasi unanime in passato e probabilmente tuttora maggioritario sia incompatibile con la genitorialità è semplicemente risibile – anche perché se lo fosse l’umanità si sarebbe già estinta da un pezzo ed invece ci siamo ancora ed il più delle volte siamo grati a chi ci ha cresciuto.

Certo avere dei genitori fondamentalisti cristiani può non essere cool; può persino creare imbarazzo con i coetanei quando ci sarà proibito di bere, di fumare o di fare tardi la sera. Magari saremo presi in giro dai compagni più “emancipati”, da quelli che crescono nelle famiglie “giuste”.
Paradossalmente, per molti versi, avere genitori ultrareligiosi è proprio come avere genitori gay. Anche avere due papà o due mamme del resto non è la cosa più cool e sarà probabile fonte di battutacce a scuola e di imbarazzo di fronte agli amichetti.

E proprio come i genitori omofobi anche i genitori gay sono sovente accusati da molti di trasmettere paradigmi sbagliati, immorali ed inaccettabili ai bambini.
Vi è un’assoluta simmetria, in questo senso, nello statalismo etico dei conservatori e nello statalismo etico dei progressisti. Sempre e comunque le élites culturalmente dominanti rivendicano il diritto di stabilire quali sono i modelli genitoriali corretti e quali quelli deleteri per il minore.
Nei paesi più conservatori si metteranno al bando le forme familiari nuove ed alternative, nei paesi più progressisti le visioni bigotte e tradizionali della famiglia.
Il nostro paese arriva addirittura a sommare lo statalismo etico di destra e lo statalismo etico di sinistra. Nella sua maestosa equanimità riesce allo stesso tempo a vietare le adozioni ai gay e ai “razzisti” e – dato che quasi nessuno sostiene il diritto degli omosessuali alla genitorialità mentre da più parti ci si mobilita per il varo di leggi antiomofobia – non ci sarà da stupirsi se presto le vieterà allo stesso tempo ai gay ed agli omofobi.

Insomma per la politica, di destra, di sinistra e di destra-sinistra, meglio avere pochi genitori – pochi ma “buoni” secondo la visione di correttezza politica che di volta in volta riscuote più successo.
Chi scrive, al contrario, ritiene che sarebbe meglio avere più genitori e meno orfani, anche se si tratta di accettare che i genitori non siano “perfetti” – che non siano tutti ricchi, colti, eterosessuali e radical chic; che non siano tutti belli come nelle pubblicità della Kinder o del Mulino Bianco.

Se l’alternativa è il duplice dramma di tanti uomini e donne senza figli e di tanti bambini senza genitori, allora dobbiamo saper correre il rischio dell’imperfezione.
Diamo fiducia alle famiglie, con il loro background e la loro diversità. Diamo fiducia ai genitori, alla loro capacità di amare i bambini di cui liberamente scelgono di prendersi carico e di compiere le scelte educative che reputano migliori per il loro futuro.

E smettiamola con l’idea che l’ambiente familiare sia un “pericolo” per i bambini e che tra i compiti dello Stato ci sia quello di “salvarli” dai loro genitori – quell’idea che, in fondo, è alla base del diffuso rigetto della libertà di educazione e della difesa ad oltranza della scuola pubblica come strumento di protezione dei più giovani dalle scelte miopi, ignoranti e culturalmente “chiuse” delle famiglie.
I papà e le mamme – per quanto possano essere bigotti, razzisti, incolti o gay – hanno per lo meno un punto in più di qualsiasi politico, di qualsiasi ministro della famiglia e di qualsiasi ministro dell’istruzione; quello di volere bene ai propri figli e di essere pronti a sacrificarsi per loro.


Autore: Marco Faraci

Nato a Pisa, 34 anni, ingegnere elettronico, executive master in business administration. Professionista nel campo delle telecomunicazioni. Saggista ed opinionista liberista, ha collaborato con giornali e riviste e curato libri sul pensiero politico liberale.

36 Responses to “Viva i genitori omofobi, e pure quelli gay”

  1. chivicapisce scrive:

    “Vi è un’assoluta simmetria, in questo senso, nello statalismo etico dei conservatori e nello statalismo etico dei progressisti. ”

    Sarà.. ma io “Viva i genitori omofobi” non mi sento proprio di dirlo.

    Anche se sembra molto di buonsenso, e in molte parti condivisibile, il post a me pare un pò cerchiobottista.

    Credo ci vorrebbe un pò più di coraggio e schierarsi.

    Se posso estremizzare: l’omofobia uccide, l’omosessualità no.

  2. Marco Faraci scrive:

    No, l’omofobia non uccide e mi rifiuto di assimiliare l’adesione alla dottrina della Chiesa Cattolica all’omicidio.
    Tutti abbiamo pregiudizi più o meno espliciti contro qualcosa: a chi non piacciono gli immigrati, a chi non piacciono gli americani, i ricchi, i rasta o i carrieristi. C’è chi detesta anche veementemente chi mangia carne perché non rispetta gli animali, e così via.
    Questo tuttavia non fa di noi degli assassini.
    Del resto se si vuole “estremizzare” troverai senz’altro qualcuno che ti dirà anche lui che l’omosessualità uccide, perché la disgregazione della famiglia tradizionale in nome di visioni “relativiste”, “nichiliste” e “sterili” porterà a vite disordinate, disagio sociale, predisposizione alla violenza, eccetera eccetera.

  3. Davide scrive:

    La simmetria non esiste affatto. I genitori cristiani possono essere pericolosi. I genitori omofobi lo sono per moltissimi figli. Li picchiano, li cacciano di casa e a volte li uccidono. I genitori gay non torturano i figli eterosessuali.

  4. Roberto scrive:

    Faraci scrive: “Certo avere dei genitori fondamentalisti cristiani può non essere cool (…) Paradossalmente, per molti versi, avere genitori ultrareligiosi è proprio come avere genitori gay.” Questa affermazione, combinata a quella sulla “presunta simmetria” è a dir poco discutibile. La principale differenza è ovviamente che genitori fondamentalisti e ultrareligiosi, convinti di agire su indicazioni discendenti direttamente da dio, indottrineranno i loro figli sin da bambini, dicendo loro tanto per cominciare che essere omosessuali è una offesa a dio, una cosa contro natura, citando la Bibbia parleranno apertamente di “abominio”. Al contrario, proprio perchè consapevoli di quanto possa essere dannoso essere ‘spinti’ dai genitori in una certa direzione (che magari non ti senti sia quella giusta per te), genitori seme-sex lasceranno i loro figli liberi dai pregiudizi di tipo sessuale, senza imporre loro dei ruoli, lasciando loro il tempo di capire da soli quale sia il loro orientamento sessuale. E soprattutto non diranno mai loro che sono “contro-natura”, quali che siano i loro sentimenti e i loro amori.

  5. Marco Faraci scrive:

    Certo… ogni cristiano è un potenziale omicida, ogni maschio è un potenziale stupratore, ogni immigrato è un potenziale ladro, ogni omosessuale è un potenziale pedofilo… ma dove vogliamo arrivare di questo passo?

  6. Davide scrive:

    La coppia cristiana a cui è stato proibito di adottare non è “potenzialmente” omofoba, lo è per sua stessa ammissione. Il punto è questo: per lei l’omofobia è soltanto un’opinione come un’altra. Ma per chi come me è cresciuto in una famiglia di omofobi è ben più che una diversità di opinioni.
    PS Bello il parallelo omosessualità-pedofilia.

  7. Davide scrive:

    Ho letto solo ora il suo primo commento:
    L’omofobia non uccide? E allora tutti i gay che ogni anno vengono ammazzati in Europa soltanto per essere gay cosa sono? Menzogne della propaganda omosessuale?
    Alla faccia del relativismo! Con il suo ragionamento si può sostenere che non c’è differenza fra gay e omofobi come fra ebrei e antisemiti o neri e razzisti.

  8. Roberto scrive:

    Io non so dove vuole arrivare lei. L’articolo parla di genitori “fondamentalisti cristiani” e io ho solo citato comportamenti che dovrebbero essere comuni a tutti coloro che rientrano nella categoria, a cominciare dall’indottrinamento dei figli a suon di citazioni bibliche. Io non ho mai parlato di reati di nessun tipo. Di potenziali omicidi, stupri e quant’altro ha parlato lei per primo.
    (PS: mi chiedo poi come mai se ne esce ‘casualmente’ con un collegamento tra pedofilia e omosessualità…)

  9. Michele Dubini scrive:

    Mi dispiace, ma non convidivo. E’ vero che lo Stato non deve certo sindacare nel merito delle decisioni prese nel seno della famiglia, ma in materia di adozioni deve sempre essere cercato il miglior interesse per il minore e il miglior ambiente per un suo sano sviluppo psico-fisico. Con questo non si chiede certo a tutti i genitori di essere “la famiglia modello”, ma semplicemente di tenere un minimo di standard “qualitativo”.

    E’ un controllo rigido? Abbastanza. Ma qui si parla di adozioni non “di avere figli”; ben venga la rigidezza in materia di adozioni, visto la delicatezza del capitale umano con cui abbiamo a che fare (e lo dice uno che è favorevole alle adozioni ai single e alle coppie omosessuali).

  10. GrazianoP scrive:

    Ma perchè è tanto difficile capire che difendere la libertà dei bigotti/gay/razzisti eccetera non significa affatto essere bigotti/gay/razzisti eccetera ma significa invece difendere anche la NOSTRA libertà? Piena condivisione del post di Faraci.

  11. Davide scrive:

    @GrazianoP: “difendere la libertà dei bigotti/gay/razzisti” non significa certo difendere la libertà di un bambino gay costretto a vivere in una famiglia che lo disprezza.
    Basta con la retorica di chi si considera un eroe perchè difende la libertà di “tutti”. Quella è la cosa facile da fare, è da codardi. Gli eroi sono quelli che difendono i deboli.

  12. Marco Faraci scrive:

    @Davide
    Il tenore dei tuoi commenti mi conferma e mi conforta nella mia convinzione della perfetta simmetria dei due “statalismi etici”.
    Esattamente gli stessi pregiudizi e le stesse argomentazioni.
    La tua posizione potrebbe essere perfettamente fatta propria da un omofobo che spiegherebbe a sua volta quanto due genitori gay turberebbero la crescita e l’equiibrio psicologico dei bambini creando in loro ogni tipo di disagio e che sciorinerebbe qualsiasi stereotipo sulla pericolosità fisica degli omosessuali per i bambini.
    Ripeto l’omofobia non uccide. Sono gli assassini ad uccidere.
    Si può uccidere per omofobia, certo. Come si può uccidere per tifo calcistico, per amore, per impulso sessuale, per passione politica, per passione sindacale, per convinzioni religiose o per mille altre ragioni psicologico-culturali.
    Ma non sono le idee ed i sentimenti ad uccidere, sono specifiche persone. Generalizzare e condannare le idee ed i sentimenti porta su una brutta china…

  13. @ Marco Faraci
    e’ come dire: una famiglia razzista potrebbe subire le stesse discriminazioni di una famiglia nera, perche’ razzista e quindi stigmatizzata dalla societa’.

    c’e’ anche da dire che io persone omofobo-fobiche non le ho mai sentite…

  14. Roberto scrive:

    Rileggendo la sequenza dei post mi sono accorto che Faraci stava risponendo a Davide. La trafila della pubblicazione previa accettazione da parte della redazione crea degli stranio effetti di sequenza. Mi scuso dunque con Faraci per il mio post delle 14:14, anche se ovviamente continuo a non essere per niente d’accordo con la sua tesi come spiegato nel mio post delle 12:37.

  15. Davide scrive:

    @Marco Faraci: continui a fare lo stsso errore: metti il mio rifiuto dell’omofobia sullo stesso piano del rifiuto dell’omosessualità.
    Possono essere bravi genitori sia i gay che gli etero e sono pessimi genitori quelli omofobi come lo sarebbero quelli”eterofobi”, questo è il giusto parallelo.
    L’omofobia uccide eccome, esattamente come il razzismo e l’antisemitismo. Io non ho mai sentito di gruppi di gay che vanno in giro la notte in cerca di qualche coppia etero da pestare.
    Metteresti sullo stesso piano anche essere ebrei e antisemitismo? Un antisemita dichiarato e orgoglioso può fare il commissario europeo per le pari opportunità?

  16. Michele Dubini scrive:

    Beh Marco, neanche il razzismo, di per sé, uccide. Ma non per questo toglierei il reato di istigazione razziale. Una società fondata su valori liberali non può stare in silenzio quando vengono portati in atto comportamenti tesi a prevaricare (perché l’omofobia e il razzismo lo sono) la libertà morale altrui; deve agire giuridicamente, non solo moralmente.

  17. chivicapisce scrive:

    Riassumendo la domanda è:
    “E’ legittimo tutelare il diritto di discriminare e conculcare i diritti altrui?”

    Faraci dice di si.
    Io sarei per il no.

    Ci vuole, come minimo, reciprocità.
    “Io gay non ti discrimino tu omofobo non mi discrimini.”

    Credo che la realtà sia diversa:
    “Io gay non ti discrimino tu omofobo mi discrimini, mi usi violenza, conculchi i miei diritti, mi neghi diritti…”

    Trovatemi un caso di un branco di gay violenti che massacrano di botte un povero eterosessuale indifeso e ritiro tutto.

  18. Justin scrive:

    Non condivido il post.
    Pur condividendo a pieno il sì di Marco Faraci alle adozioni congiunte di bambini da parte di coppie omosessuali, non posso condividere in alcun modo quello che scrive a proposito dei genitori omofobi. Innanzitutto mi sembra che faccia un bel po’ di confusione quando parla di cosa vuol dire essere omofobi, quando parla di omofobia… addirittura nello spazio commenti specifica che secondo lui l’omofobia “non uccide”. Lo vada a dire alle migliaia di adolescenti che si scoprono omosessuali e che proprio per l’omofobia che subiscono dai propri genitori e dai coetanei tentano il suicidio, a volte con successo purtroppo. Lo vada a dire alle vittime di omicidi, o tentati omicidi, a sfondo omofobico, ce ne sono moltissime non solo in Italia (vedi il caso Svastichella) ma anche nel mondo (negli USA la legge nazionale contro l’omofobia è stata chiamata proprio con il nome di un gay che è stato torturato e assassinato proprio perché gay: Matthew Shepard).
    Essere omofobi vuol dire coltivare in sé (e di conseguenza trasmettere o, peggio, far subire ai propri figli) la paura e l’avversione, il profondo e irrazionale ripugno, verso chi sente di essere portato ad amare altri del proprio sesso; va da sé che mettere sullo stesso piano questa forma di fobia e di razzismo con l’essere gay, che è una caratteristica del tutto neutra della persona umana, è un qualcosa che non sta né in cielo né in terra. Così come non stanno né in cielo né in terra le frasi in cui l’omofobia viene inserita in un generale discorso sulla libertà di scegliere come educare i propri figli… qui, infatti, non stiamo parlando di un modo, magari un po’ antiquato, di educare i propri figli alla vita ma stiamo parlando di una forma di fobia e di razzismo a cui esporre dei bambini in attesa di essere adottati; stiamo parlando dei conseguenti drammi nel caso in cui quei bambini una volta raggiunti i 14-16anni si dovessero scoprire omosessuali o abbiano di compagni di scuola omosessuali. Qualsiasi persona di buon senso… specie chi ha anche solo una vaga idea di cosa significhi vivere sulla propria pelle di ragazzino il disgusto e il ripudio dei propri genitori o dei propri coetanei per quello che, volenti o nolenti, si è… capisce perfettamente quello di cui sto parlando.

  19. Marco Faraci scrive:

    Sono abbastanza sorpreso dalla “vivacità” dei commenti anche perché nei fatti rispetto allo status quo italiano l’unica vera “novità” proposta dal mio articolo è proprio l’estensione del diritto all’adozione alle coppie omosessuali, quindi un passo avanti per i diritti dei gay.
    Quello che io penso è che ciascuno di noi è quello che è e che per essere quello che siamo (non parlo solo dell’orientamento sessuale, ma di ogni altro tratto della nostra personalità) ci possono essere dei prezzi sociali da pagare, cioè ci può essere il rischio di non piacere agli altri.
    La legge non deve discriminare e deve garantire piena libertà e nella libertà ognuno di noi deve giocare la propria partita. Non possiamo pensare che la legge però ci protegga al punto da farci vivere sotto una campana di vetro, al riparo da tutte le invidide, le cattiverie ed i giudizi del mondo.
    Insomma io ritengo che debba un omosessuale debba avere piena libertà di diritti, incluso il diritto al matrimonio ed all’adozione. Deve avere il diritto di esternare la propria omosessualità, ma non può d’altro pretendere che necessariamente ciò piaccia agli altri; non può pretendere di cambiare il cervello delle persone.
    Secondo me l’obiettivo che gli omosessuali devono porsi è quello di eliminare gli ostacoli giuridici che li colpiscono. Non devono invece porsi nell’ottica di conseguire una qualche “vittoria finale” che consista nell’estirpare le preferenze culturali e nel rieducare la società al Bene. La riterrei una deriva ideologica molto pericolosa.
    Mi fa paura chi ritiene che l’affermazione della propria libertà possa passare solamente dall’annientamento morale delle altre sensibilità valoriali. Mi fa paura una concezione di “igiene culturale” che arriva ad affermare che chi è portatore di determinati convincimenti è – in pratica – moralmente indegno di riprodursi.
    Incidentalmente in un paese cattolico e machista come l’Italia le vostre posizioni porterebbero a “squalificare” dal diritto di essere genitori addirittura la maggioranza della popolazione, lasciando la prosecuzione della specie ad una sola minoranza “illuminata”.

    @Justin
    Quello che mi pare ti sfugga è la completa ribaltabilità della tua posizione. Se può essere traumatico per un ragazzo omosessuale crescere in una famiglia omofoba, siamo sicuri che non lo sia crescere in una famiglia omosessuale? In fondo è proprio questa una delle argomentazioni più frequenti degli oppositori delle adozioni per i gay.
    Soffriranno i ragazzi per avere una famiglia diversa da quella dei loro compagni di scuola. Si sentiranno umiliati? Cresceranno complessati? E se ci scappasse il suicidio?
    Per molti è meglio non correre il rischio e quindi sono contro le adozioni gay.
    Io penso invece che una società liberale debba accettare il “rischio” come un fattore naturale ed imprescindibile nella vita umana.

  20. Davide scrive:

    Che fine hanno fatto i famosi “diritti dei bambini” rispetto a quelli dei genitori? Non dovrebbero prevalere in questo caso?
    Dal punto di vista legale l’obbiettivo del movimento gay è certamente quello di avere pari diritti non di proibire niente a nessuno. Ma dal punto di vista culturale può e deve cambiare la mente delle persone. Lo fa da 40 anni e con successo. E anzi indispensabile per cambiare leggi visto che viviamo in una società democratica. Omofobi non si nasce lo si diventa. Non c’è nulla di male nel voler far cambiare i dea alla gente con i metodi della democrazia, significa progredire verso una società più civile.

  21. Justin scrive:

    @ Marco Faraci…
    Quello che scrivi è da persona che evidentemente non ha ben presente che cosa sia scoprire di essere gay a 14-16anni e sentire che i propri genitori e/o i propri coetanei provano repulsione schifo e paura nei tuoi confronti, verso QUELLO CHE SEI.
    Nel migliore dei casi ti senti un mostro. Per quello che sei.
    E’ molto più di un normale complesso, di una classica presa in giro che disgraziatamente può scivolare in qualcosa di peggio, di ingigantito. E’ far sentire letteralmente un rifiuto umano, un qualcosa di cui avere paura, verso cui provare repulsione e schifo, una persona nelle fasi più delicate della sua vita e cioè la pre-adolescenza e l’adolescenza.
    Inoltre, faccio notare che generalmente a una coppia viene permesso adottare dopo attenti esami riguardanti non solo la coppia stessa ma anche il contesto sociale in cui la coppia stessa è immersa; nel caso in cui la legge non prevedesse più la limitazione della possibilità di adottare alle coppie uomo-donna, mica tutte le coppie gay potrebbero adottare… potrebbero adottare solo quelle che, tra le altre cose, si trovano immerse in un contesto sociale povero di omofobia… un contesto sociale in cui un bambino o un fanciullo adottato da due donne o da due uomini può presumibilmente crescere sereno.
    Non vedo quindi quale sorta di nesso possa esistere con i genitori omofobi.
    Qui nessuno esige che tutti la pensino allo stesso modo, nessuno esige che si violi la libertà delle famiglie di educare i bambini e i ragazzi… si esige che per quanto possibile si evitino drammi adolescenziali.

  22. Carmelo Palma scrive:

    Mio padre, quando aveva ventotto anni e io sono nato, era alquanto omofobo, come ogni siciliano nato nella Sicilia degli anni quaranta. Nel tempo, grazie a tante cose (l’intelligenza, la curiosità, la fortuna di essere emigrato a Torino, la militanza politica socialista nel Psi anticomunista e libertario, i meriti di mia madre, gli amici del figlio, cioè miei) è diventato una persona comprensiva e tollerante, che per poche cose farebbe ancora a botte, ma certo per i diritti dei gay. Se non fossi figlio naturale di mio padre – come la mia faccia inequivocabilmente tradisce – mi spiacerebbe non essere stato adottato dalla mia famiglia, se non altro per vedere gli effetti di questa spettacolare trasformazione.

  23. Justin scrive:

    Carmelo… ogni trasformazione in questo senso, laddove c’è, è cosa molto bella. Spesso commuovente. Non si può però pensare di imporre a un futuro pre-adolescente o adolescente che può potenzialmente scoprirsi gay il dolore, il trauma, le peripezie derivanti dall’avere genitori intrisi di omofobia; non si può pensare di accollargli il compito di liberare i propri genitori dall’omofobia nella speranza di essere un giorno finalmente accettato. Non si può. Sia perché è obbiettivamente inumano, fuori dal mondo, imporre queste cose a una creatura indifesa il cui unico compito dev’essere quello di pensare a crescere andare a scuola e giocare con gli amici sia perché un pre-adolescente o un adolescente che si scopre gay e ha genitori omofobi non sempre riesce a rendersi conto del fatto che il problema è l’omofobia dei suoi genitori e non la sua natura sessuale. Avere genitori omofobi è un qualcosa che porta un numero grande di dodicenni quattordicenni e sedicenni a ritenersi “sbagliati”, “nati male”, “persone che fanno schifo”. Con tutte le conseguenze che ne derivano anche in termini di suicidi.

  24. Andrea B. scrive:

    Vedo che per molti commentatori l’ omofobia non sarebbe altro che l’ atteggiamento di chi vorrebbe solo e soltanto deridere e spaccare la faccia a tutti i brutti froci che incontra per strada.
    Messa così non c’è storia: viene facile affermare che essere omofobi è cosa esecrabile, mentre l’ essere omosessuale è cosa neutra, quindi il paragone non regge.

    Benissimo … ma chi la decide l’ esatta dimensione e definizione dell’ essere omofobi ?
    Visto che qualcuno che commenta qui abbraccia l’ idea della legittimità di un’ azione “politica” che faccia cambiare idea alla gente e indirizzi la società verso un radioso e migliore avvenire, la definizione di cosa vuol dire essere omofobi è estrememente importante.
    Oggi E SOTTOLINEO GIUSTAMENTE viene esecrata qualsiasi violenza, persecuzione e discriminazione di legge della condizione dell’ omosessualità … domani non vorrei che venisse tolta la patria potestà ad un genitore che abbia semplicemente detto al figlio: “Vedi, devi rispettare chiunque e non discriminare nessuno, tantomeno gli omosessuali, ma se per assurdo oggi diventassimo tutti gay, nel giro di 50 anni non ci sarebbe più un appartenente della specia umana sulla faccia della terra”.

    Se non faccio male a nessuno, credo di essere ancora libero pensare quello che voglio e di comportarmi di conseguenza e chi è libertario dovrebbe difendere tale principio …sennò torniamo dritti dritti, nella sostanza, all’ “educazione delle masse”.

  25. Carmelo Palma scrive:

    Non ho raccontato la mia esperienza familiare per autobiografico compiacimento, ma per un certo scetticismo sulla aprioriristica selezione del genitore “perfetto”.
    Che un genitore intriso di pregiudizio (di qualunque pregiudizio) possa rendere la vita difficile ai figli diversi da loro (qualunque sia la natura della loro diversità) è vero. Ma in questo la paternità e la maternità adottiva “si gioca” come quella naturale. Nello scambio, nello scontro, nel compromesso. Un padre omofobo che disprezza un figlio gay ha un problema per così dire più “core” dell’omofobia. Ha il problema di “non essere un padre”. E su questa disponibilità profonda alla paternità e alla maternità – non su condizioni personali o opinioni culturali – che dovrebbero selezionarsi i genitori adottivi.
    Per il resto, concordo con Andrea sul fatto che una cosa è l’arretratezza di chi ritiene l’omosessualità una condizione innaturale, altra cosa è la discriminazione, la persecuzione e la violenza.

  26. chivicapisce scrive:

    “ma se per assurdo oggi diventassimo tutti gay…”

    Assurdo per assurdo… “se fossimo tutti maschi…”

    “se fossimo tutti preti…”
    “se fossimo tutti sterili…”

    e
    “se mia nonna avesse le ruote sarebbe una cariola”

    che senso ha ragionare sugli assurdi? Sono assurdità appunto.

  27. Davide scrive:

    Torno a dirlo ancora una volta: Che fine ha fatto la storia per cui l’adozione non è un diritto dei genitori ma del bambino? I bambini hanno il DIRITTO di crescere in un ambiente sano e non omofobo.
    Certo esistono diverse sfumature di omofobia, ma i genitori inglesi in questione hanno detto chiaramente che considerano l’omosessualità in maniera estremamente negativa, e le autorità hanno giustamente considerato quell’ambiente pericoloso per un bambino e quindi non idoneo.

    @ Andrea B. L’omofobia non è solo la violenza. Preferisco prendermi un pugno in faccia da uno sconosciuto piuttosto che sentirmi dire da mio padre che quello che SONO gli fa schifo.

  28. Justin scrive:

    @ Andrea B…
    Un genitore che, parlando al proprio figlio di omosessualità, la prima cosa che dice è che non bisogna in alcun modo discriminare chi è gay la vedo dura che sia proprio intriso di omofobia; a maggior ragione se la ‘peggior cosa’ che dice sui gay è che se per assurdo diventassimo tutti omosex l’umanità si estinguerebbe… frase che chiunque può sottoscrivere… proprio come chiunque, anche chi non è misogino, può sottoscrivere una frase tipo “se per assurdo diventassimo tutti delle donne l’umanità si estinguerebbe”.
    Per omofobia generalmente si intende la paura e l’avversione irrazionale verso chi si sente attratto e si innamora di individui del proprio sesso; tale paura e tale avversione comportano una marcata difficoltà a concepire i gay come persone degne del medesimo rispetto e della medesima considerazione quotidiana, sociale e quindi anche legale di tutte le altre.

    @Carmelo…
    Ovviamente nessuno vuole la selezione del genitore perfetto, né la selezione in base genericamente a delle opinioni; si sta commentando una decisione estera che ha salvato un futuro adolescente (potenzialmente omosessuale) da genitori che, volontariamente o meno in buona fede o meno, lo avrebbero fatto sentire nel migliore dei casi non accettato (per ciò che è) nel peggiore dei casi ‘nato sbagliato’, ‘schifoso’ (per quello che è).
    Un adolescente è una persona già di per sé nella fase più delicata della sua vita, un adolescente gay ancor di più in quanto scopre di essere ‘diverso’ dalla grande maggioranza dei suoi coetanei, scopre che non poche persone provano repulsione nei suoi confronti (per ciò che lui è), mi sembra oltremodo ingiusto e da sadici veri e propri accettare che per quelli gay vi possa essere anche il peso da novanta della non accettazione in famiglia, dello scontro in famiglia su ciò che lui, volente o nolente, si trova a essere.
    Ripeto: quello che si vuole non è che tutti la pensino allo stesso modo, che si cerchi il genitore perfetto… si vuole che per quanto possibile si evitino veri e propri drammi adolescenziali.

  29. Roberto scrive:

    Faraci nel rispondere a Justin scrive: “Soffriranno i ragazzi (cresciuti in una famiglia omoparentale) per avere una famiglia diversa da quella dei loro compagni di scuola. Si sentiranno umiliati? Cresceranno complessati? E se ci scappasse il suicidio?” Se soffriranno non sarà per il fatto di avere genitori omosessuali, sarà per l’intolleranza verso la minoranza in questione. Se si sentiranno umiliati è perchè da qualche parte nella società c’è gente che va dicendo che chi non è eterosessuale è “contro-natura” e al di fuori del progetto divino per l’umanità, e via dicendo. Lei scarica sulle coppie dello stesso sesso responsabilità che sono, casomai, di altri. E’ qui che inciampa la sua equiparazione inziale sulla “presunta simmetria” tra l’avere genitori omosessuali o avere dei genitori fondamentalisti e ultrareligiosi. Questi ultimi, convinti di agire su indicazioni discendenti direttamente da dio, indottrineranno i loro figli sin da bambini, dicendo loro tanto per cominciare che essere omosessuali è una offesa a dio, una cosa contro natura, citando la Bibbia parleranno apertamente di “abominio”. Al contrario, proprio perchè consapevoli di quanto possa essere dannoso essere ‘spinti’ dai genitori in una certa direzione (che magari non ti senti sia quella giusta per te), genitori seme-sex lasceranno i loro figli liberi dai pregiudizi di tipo sessuale, senza imporre loro dei ruoli, lasciando loro il tempo di capire da soli quale sia il loro orientamento sessuale. E soprattutto non diranno mai loro che sono “contro-natura”, quali che siano i loro sentimenti e i loro amori.

  30. Andrea B. scrive:

    x chivicapisce:

    che fosse un’ assurdità l’ho gia scritto io, ma vedi, bisognerebbe guardare la luna, non il dito che la indica.

    In altre parole, non è in discussione l’ assurdita, la banalità o perfino la rilevanza e la correttezza di tale affermazione, ma quanto il diritto di avere una libera opinione, per quanto arretrata o scontata possa essere e se questa opinione, poi, è innocua e non lede i diritti altrui, da libertario, non vedo proprio il motivo per il quale un individuo debba essere oggetto di discriminazioni ( vedi il caso in oggetto) o riprovazione sociale.

    Vogliamo concedere ad un individuo, se questi non deride ed aggredisce i gay per strada, la libertà di pensarla in maniera “non positiva” nei loro riguardi ?
    O riteniamo che anche questa sia una pericolosa omofobia da estirpare, correggere e che sia perfino “meritevole” della negazione di diritti ed opportunità per tale individuo ?

    Forse qualcuno confonde l’essere libertario con le posizioni dei “liberal”, che nella loro meritevole opera di difesa dei diritti delle minoranze (qualunque esse siano) finiscono spesso per cercare di creare gruppi sociali “più uguali” degli altri e di lasciare libere le persone di pensare tutto quello che vogliono, purchè questo rimanga nell’ alveo della correttezza … correttezza che determinano loro, ovviamente !

  31. Davide scrive:

    Andrea B scrive: “è innocua e non lede i diritti altrui”
    No. Non è innocua se c’è di mezzo un bambino omosessuale, mette in serio rischio la sua salute.
    Lo dico per l’ennesima volta: L’adozione non è un diritto dei genitori.

  32. Andrea B. scrive:

    @ Davide

    come volevasi dimostrare: ad iniziare a sindacare le semplici opinioni altrui, c’è il rischio che le cose prendano una brutta, bruttissima piega.
    Sia chiaro che per me questo è un punto di principio, non è che ci tenga particolarmante a difendere posizioni arretrate sull’ omosessualità.

    Mi rendo conto come il paragone che sto per fare abbia una valenza certamente diversa, ma è solo un esempio di come possa essere iterato il suo ragionamento e cosa si rischia ad applicarlo, per coerenza, sempre per ogni caso di adozione.
    Anche ad essere un bambino non particolarmente dotato per
    il gioco del calcio, si corre il rischio che un genitore invasato che vorrebbe invece avere un campione, crei gravi complessi e frustrazioni, con bambini che si potrebbero sentire accusati di fare schifo e di essere dei falliti … e ad assistere ad una partita di “pulcini” in un qualunque campetto di periferia e vedere l’animosità di certi genitori, statisticamente stiamo parlando di casi assai più rilevanti di quelli dell’ omosessualità. !

    Oggi comunque a quei genitori omofobi è stato impedito di adottare, quindi non potranno rovinare un figlio se questi fosse omosessuale, o comunque non potranno educare la loro prole in una maniera “sbagliata”, ammesso e non concesso che il figlio cresca con le stesse idee dei genitori ( riflettiamo anche su questo, siccome da molti viene dato per scontato e non lo è affatto).
    Domani gli si potrebbe sterilizzare direttamente, così non si corrono rischi di sorta.

  33. chivicapisce scrive:

    X Andrea B. :
    Se una minoranza agguerrita dicesse che tutti gli Andrea B. sono malati e che si dovrebbero curare e che alcuni di quella minoranza dicessero che Andrea B. è abominevole e se una minoranza della minoranza di cui sopra appena vedesse un Andrea B. per strada si sentissse in diritto di lasciarlo a terra in una pozza di sangue…. se… se…

    Un Andrea B. qualsiasi in quel caso si sentirebbe più “Libertario” o “Liberal”?

  34. Davide scrive:

    @Andrea B. Se il responsabile di una agenzia di adozioni chiedesse a un potenziale padre: “se suo figlio fosse scarso a calcio cosa farebbe con lui?” e l’uomo rispondesse “non avrei più rispetto per lui” lo caccerebbero a pedate da qualsiasi agenzia di adozioni. Lo stesso è successo con i due omofobi.
    Tu continui a fare paragoni impropri. L’omofobia è un dramma sociale, ci sono anche altri problemi certo, ma paragonarla alle passione per il calcio è ridicolo e dimostra che sei prevenuto.

  35. Andrea B scrive:

    @ chivicapisce
    mi sembrava di aver già scritto che negare i diritti legali, discriminare o pestare a sangue una persona, semplicemente per quello che è, non rientra nella mia concezione del mondo.
    Se invece qualcuno pensasse che sono malato, abominevole o quant’altro e si limitasse solo a quello, liberissimo di farlo, sarebbe una sua opinione … come ha già scritto Marco Faraci, non penso e non penserei proprio allora ad invocare la costruzione coattiva di una “società perfetta”, che mi tenga al riparo ANCHE dalle invidie, dalle cattiverie e dalle maldicenze del mondo.
    Mettici tu le etichette che vuoi …

    @ Davide
    capisco il tuo punto di vista sulla indegnità educativa di un genitore omofobo: passare il sabato sera in giro a fare “gay-bashing” non è certamente il miglior biglietto da visita per chi volesse adottare un bambino.
    Benissimo, mi sto solo chiedendo, se si applicasse l’ etichetta di omofobia a tutte le opinioni semplicemente “non gay-friendly”, quanti altri genitori potrebbero venire esclusi dalla possibilità di adottare (e a questo punto pure di PROCREARE, no ? )considerando magari provenienze geografiche, preferenze politiche, livello culturale, religione professata …
    Poi, quante altre situazioni potrebbero innescare conflitti e rifiuti della natura, delle capacità e delle inclinazioni del figlio, qualunque esse siano, con esiti traumatici ?
    Ho fatto l’esempio del calcio, volutamente “basso”, ma i pericoli di questo genere sono parecchi.
    Ed anche in questo caso, perchè limitare questo screening delle capacità educative e relazionali dei genitori solo a chi adotta ?
    Non credo proprio che questa sorta di grande fratello della patria potestà che ne deriverebbe sia possibile … di certo, per la sua pervasività e discrezionalità etica ( chi deciderebbe ed in base a cosa, ciò che è “bene” e ciò che è “male” ?) non lo troverei auspicabile.

    Saluti ad entrambi.

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  1. […] leggo il dibattito che sta suscitando il post di Marco Faraci su Libertiamo: Viva i genitori omofobi , e pure quelli gay. […]