Il ministro Brambilla sbatte contro il Palio

– Siccome non riusciamo a far crescere la nostra economia quanto dovrebbe, perché non provare a danneggiare anche le poche fonti di rendita che ancora sopravvivono al clima di depressione economica generale? Sembra essere questo l’ultimo tarlo che affligge alcuni componenti del governo. Non contenta delle reprimende ufficiali ricevute qualche mese fa,  quando arrivò ad avanzare l’ipotesi di una eventuale soppressione del Palio di Siena, il ministro Brambilla ha questa volta invece espresso forte perplessità sulla candidatura della famosa festa senese ad entrare nella lista del patrimonio immateriale dell’UNESCO. Riconoscimento che contribuirebbe ad una ancora più importante valorizzazione culturale ed economica dell’evento della città toscana, ormai tratto caratteristico di tutto il Paese.

La città ovviamente, anche se molto divisa a causa delle imminenti elezioni comunali, ha fatto fronte comune. Lo stesso Alessandro Nannini, l’ex pilota di formula uno ora candidato a sindaco in quota PDL, è arrivato a dire: “E’ la terza volta che il Ministro Brambilla torna a parlare a sproposito del Palio di Siena e tutta la città è ormai stanca delle sue inappropriate affermazioni e dei suoi paragoni insensati”. Basta entrare in una delle sedi delle società di contrada o nei locali pubblici per rendersi conto che, come dire, dopo quest’ultima sortita una eventuale visita del ministro in terra di Siena non sarebbe accolta con grida di giubilo.

Tuttavia è bene sottolineare come il nodo della questione non sia nel merito del problema sollevato dal ministro Brambilla, che per quel che ci riguarda non appare nemmeno opportuno affrontare. Il problema sta nel fatto che un ministro della Repubblica possa solo sentirsi autorizzato a pensare di cancellare con un atto legislativo secoli di tradizioni popolari produttrici di grande valore, anche economico, per la comunità. O pensare che una festa civile e religiosa come il Palio di Siena, da secoli custode della vita sociale di una città ed immagine dell’Italia nel mondo (basta guardare l’ultimo film di James Bond 007 “Quantum of Solace”), non meriti ogni sforzo possibile da parte del governo al fine di conseguire il prestigioso riconoscimento dell’UNESCO.

 Tutto per confermare, ancora una volta, l’inettitudine al ruolo di molti componenti di questo esecutivo.


Autore: Pasquale Annicchino

Nato a Maratea (PZ) il 13 Dicembre 1982, vive a Firenze. Fellow del Robert Schuman Centre for Advanced Studies dell'European University Institute. Ha insegnato e tenuto seminari in numerose università italiane ed internazionali: Siena, Alessandria, Como, Salerno, Tallin, Berkeley Law School, Brigham Young University School of Law. E’ stato Editor in Chief della University College London Human Rights Law Review ed è membro della redazione dei Quaderni di diritto e politica ecclesiastica del Mulino. Ha pubblicato saggi scientifici su varie riviste fra cui: Ecclesiastical Law Journal, George Washington International Law Review, University College London Human Rights Law Review, Studi e Note di Economia, Droit et Religions.

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