La road map è una proposta sensata, il proponente no

di SIMONA BONFANTE – La road map per la Libia che l’Italia confida di condividere con la Germania è una proposta sensata. Tardiva, emergenziale, tirata fuori solo dopo la conclamata marginalità nella quale era stato confinato il nostro paese dalla grottesca ambiguità strategico-diplomatica dimostrata dal governo, già ben prima che il dittatore libico cominciasse a bombardare il suo popolo. Ma è una proposta giusta, che ci auguriamo possa costituire una base di riflessione comune per l’intera comunità internazionale.

La road map prevede – spiega il Ministro degli Esteri a Repubblica – “il cessate il fuoco, innanzi tutto. Che dovrà essere verificato e monitorato dalle Nazioni unite. E l’istituzione di un corridoio umanitario permanente, al quale stiamo già lavorando col governo turco”. L’Italia – ci informa ancora il responsabile della nostra diplomazia – chiederà “un impegno forte dell’Unione africana e della Lega araba, soprattutto al fine di coinvolgere le forze di opposizione di Bengasi”. Ovvero “coinvolgere i gruppi tribali, quantomeno i più rappresentativi”, poiché – confida Frattini – tutti insieme lavoreranno quindi a una costituzione per la Libia.”
E Gheddafi? “Il Colonnello – conviene adesso il Ministro, contraddicendo il sé stesso di appena qualche giorno fa – “non è interlocutore accettabile, non si può pensare ad una soluzione che contempli la sua permanenza al potere. Chiaro, altra cosa è pensare a un esilio per il Gheddafi, l’Unione africana si è già fatta carico di trovare una soluzione.”

Questo, Frattini, lo dice oggi, mentre ieri diceva altro. Allo scoppio delle rivolte in Algeria e Tunisia, ad esempio, parlava della Libia del Colonnello come di una specie di architrave di stabilità, un modello per l’intero mondo arabo. E quando poi il Rais si è messo a fare il Rais, Frattini non si è affatto scomposto. Si è anzi messo dalla parte del dittatore, contro l’Europa, sostenendo il diritto del leader libico a non subire ingerenze esterne: chi siamo noi europei – diceva – per impartire a chicchessia lezioni di civiltà?

Già, chi siamo noi italiani? O meglio: chi sei, tu, Ministro Frattini, con quel record di farsesco pressappochismo e quella disinvolta paleo real politik che si è rivelata utile, per l’interesse nazionale e per l’interesse europeo, come un’aspirina scaduta lo è per un tumore. Ecco, chi sei tu – rappresentante della diplomazia berlusconiana – per pretendere che l’Europa, l’Onu, la Nato ascoltino le tue proposte e le prendano pure sul serio?

La road map è una strategia auspicabile. Come lo è la soluzione esilio per Gheddafi – preferibile di certo all’omicidio, che è una colpa che si finisce sempre per espiare. Ma le proposte – anche le buone proposte – non sono del tutto scindibili da chi se ne fa promotore. Frattini è il meno credibile dei proponenti. Non è colpa sua, per carità. La colpa è nell’assunto dal quale lo slalom del ministro-sciatore muove: il disegno strategico berlusconiano – il grande disegno che avrebbe dovuto elevare lo standing internazionale del nostro paese, emanciparlo dal complesso di inferiorità verso le (vere) grandi potenze mondiali, facendoci interlocutori privilegiati di regimi con cui nessuna democrazia occidentale avrebbe mai pensato anche solo di alludere alla possibilità di farsene alleata – la Libia, la Russia, la Bielorussia. È il patto d’acciaio con le democrature preferite da Berlusconi che ha reso l’Italia un paese marginale, da guardare con sospetto. Anche quando – guarda un po’ – avanza un’idea che parrebbe avvicinarci alla ‘soluzione’ assai più della non-strategia messa in campo da altri.

Dell’Italia berlusconiana, dell’ambiguità con la quale intende perseguire i propri interessi, ponendoli in contrapposizione con quelli delle comunità internazionale delle quali è parte, non ci si può fidare. Berlusconi è l’unico leader della coalizione coinvolta nella missione Onu a non essersi presentato in Parlamento ad illustrare il piano, gli obiettivi, i mezzi. Ed è l’unico leader della coalizione Onu che si sospetta interessato – aldilà della posizione ufficiale – ad una sorte per Gheddafi meno definitiva della rimozione dal potere.

Sul nostro paese  – e non a torto – gravano riserve di inaffidabilità, doppio-giochismo, sostanziale ambiguità. Perché mai quindi la proposta, pur pertinente, avanzata adesso in caotica controtendenza rispetto alle posizioni assunte dal governo appena pochi giorni fa dovrebbe essere recepita e fatta propria dagli alleati?


Autore: Simona Bonfante

Siciliana, giornalista free-lance e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, rientra in Italia, prima a Milano poi a Roma dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa di comunicazione politica e lobbying 2.0.

One Response to “La road map è una proposta sensata, il proponente no”

  1. Luca Di Risio scrive:

    Che pena che fate! Invece fare la guerra per la Francia e per la Total è rendere centrale il nostro paese? Ma fatemi il piacere! Siete così ossessionati da Berlusconi che non capite nulla. Comunque bravi, dategli una mano voi ai francesi a farlo fuori Gheddati, ché da soli non ci sono riusci ad Ustica. Vergogna!

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