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Incensurato forever. Come la ‘norma Paniz’ rischia il cortocircuito

– Il c.d. “emendamento Paniz” sulla prescrizione breve spinge ad una breve analisi sulla sua complessiva “compatibilità giuridica”, non solo sotto il profilo costituzionale.
Tale norma – estremamente raffinata nella formulazione – andrebbe a sostituire il secondo comma dell’art. 161 del codice penale, con il seguente tenore:

«Salvo che si proceda per i reati di cui all’articolo 51, commi 3-bis e 3-quater, del codice di procedura penale, in nessun caso l’interruzione della prescrizione può comportare l’aumento di più di un sesto del tempo necessario a prescrivere, di un quarto nel caso di cui all’articolo 99, primo comma, della metà nei casi di cui all’articolo 99, secondo comma, di due terzi nel caso di cui all’articolo 99, quarto comma, e del doppio nei casi di cui agli articoli 102, 103 e 105».

La correlata disposizione transitoria prevede che “Le disposizioni di cui al comma 1 non si applicano ai procedimenti nei quali alla data di entrata in vigore della presente legge è già stata pronunciata sentenza di primo grado”. Una norma – a mio avviso – molto ben formulata, sotto il profilo tecnico, e fortemente funzionale alle necessità del premier.

La norma si mostra, infatti, palesemente in linea con la consolidata giurisprudenza della Corte Costituzionale: a più riprese, infatti, la Consulta ha precisato che “ la prescrizione, inerendo al complessivo trattamento riservato al reo, è istituto di natura sostanziale e la relativa disciplina è soggetta al principio della riserva di legge sancito dall’art. 25, secondo comma, Cost., secondo il quale nessuno può essere punito se non in forza di una legge entrata in vigore prima del fatto commesso; che tale principio, rimettendo al legislatore la scelta dei fatti da sottoporre a pena e delle sanzioni loro applicabili, rende inammissibili pronunce il cui effetto possa essere quello di introdurre nuove fattispecie criminose, di estendere quelle esistenti a casi non previsti, o, comunque, «di incidere in peius sulla risposta punitiva o su aspetti inerenti alla punibilità, aspetti fra i quali, indubbiamente, rientrano quelli inerenti la disciplina della prescrizione e dei relativi atti interruttivi o sospensivi» (ex plurimis, tra le ultime, sentenze n. 324 del 2008 e n. 394 del 2006 e ordinanza n. 65 del 2008)” – Corte cost., ord. 06-02-2009, n. 34.

Quanto alla disciplina transitoria, sempre la Corte Costituzionale dichiarò illegittimo l’art. 10, comma 3, della legge 5 dicembre 2005, n. 251, limitatamente alle parole “dei processi già pendenti in primo grado ove vi sia stata la dichiarazione di apertura del dibattimento, nonchè”, in quanto “la norma, che dispone la inapplicabilità dei nuovi, più brevi, termini di prescrizione ai reati per i quali sia intervenuta, in primo grado, la dichiarazione di apertura del dibattimento, introduce una deroga ingiustificata alla regola della retroattività della norma penale più favorevole al reo di cui all’art. 2, comma 4, c.p.” ( Corte cost. 23-11-2006, n. 393): nel caso di specie, il riferimento alla pronuncia della sentenza di 1° grado potrebbe (l’uso del condizionale troverà immediata spiegazione) essere in linea con i principi dettati dalla Consulta.

Si dovrà, infatti, valutare la compatibilità di tale norma con altra disciplina.
L’art. 6 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione Europea (T.F.U.E.), in vigore dal primo dicembre 2009, prevede che la Carta dei diritti fondamentali UE abbia il medesimo valore giuridico dei Trattati: ora, l’art. 49 della Carta, all’ultimo alinea del primo paragrafo, prevede che “Se, successivamente alla commissione del reato, la legge prevede l’applicazione di una pena più lieve, occorre applicare quest’ultima”.

La disciplina qui in commento, quindi, parrebbe in contrasto con la norma comunitaria, sia quanto a limitazioni soggettive, sia quanto a limitazioni “temporali”; e, se la Corte Costituzionale – evocata in via incidentale, in relazione alla normativa comunitaria utilizzata come “parametro interposto” – potrebbe (forse) non rilevare contrasti, la Corte di Giustizia (ove venisse sollevata questione pregiudiziale ex art. 267 Trattato) quasi certamente rileverebbe che il diritto comunitario osta ad una disciplina statale così formulata.

Il problema, quindi, si rivela opposto a quello sin qui sollevato anche dall’ANM: l’eventuale vizio della norma non determinerebbe l’esclusione della posizione del premier, bensì l’estensione della nuova disciplina – ad esempio – anche agli imputati per mafia, e sin dal giudizio di 1° grado! Credo che tale riflessione dovrebbe spingere il Parlamento a maggiore e più attenta riflessione sull’opportunità di approvare una tale disciplina normativa.

Tra l’altro, l’art. 29 della Convenzione dell’Organizzazione delle Nazioni Unite contro la corruzione, adottata dalla Assemblea generale dell’ONU il 31 ottobre 2003 prevede che “Se del caso, ciascuno Stato Parte fissa, nell’ambito del proprio diritto interno, un lungo termine di prescrizione entro il quale i procedimenti possono essere avviati per uno dei reati stabiliti conformemente alla presente Convenzione…”; tale Convenzione è stata ratificata dallo Stato italiano con la legge 3 agosto 2009 , n. 116: come si concilierebbe la nuova disciplina con tale previsione? Insomma, in conclusione, un intervento non necessario, foriero di problemi molto seri nella lotta a reati gravissimi, solo per rendere “Silvio incensurato forever”…


Autore: Giuseppe Naimo

Nato a Locri nel 1965, Avvocato cassazionista dal 2003, è in servizio dal 2001 presso l’Avvocatura della Regione Calabria. Ha collaborato alla redazione del “Manuale di Diritto Amministrativo”, di R.GAROFOLI – G.FERRARI, edito da Neldiritto editore, 2008. Pubblica articoli su alcune delle più importanti riviste giuridiche on line italiane (Lexitalia; Federalismi; Nel Diritto.it; Diritto dei Servizi Pubblici).

4 Responses to “Incensurato forever. Come la ‘norma Paniz’ rischia il cortocircuito”

  1. Elle Zeta scrive:

    Beh! ma la ratio della norma beninteso è nobile: salvare dal processo Mills il presidente del consiglio. Come è avvenuto altre volte. Altrimenti perchè sarebbe sceso in politica berlusconi? Perchè assolderebbe i personaggi che è capace di individuare tra quelli servizievoli ed obbedienti? Aggiungo che la impunità garantita per alcuni tipi di reato è fnnzionale alla tolleranza zero verso gli immigrati, i mendicanti ed i disgraziati. Quindi la lega è contenta.

  2. massimo1 scrive:

    Non mi intendo molto di cavilli giurisprudenziali ma obiettivamente non ho capito bene il senso (troppo tecnico) dell’articolo. Bisognerebbe che gli autori si esprimessero in un italiano più fluido e comprensibile per tutti visto che vogliamo sapere a cosa serve, se serve e chi aiuterà e se è giuridicamente e/o costituzionalmente valido e corretto. Troppo semplice tutto questo? Altrimenti diventa un forum di soli addetti ai lavori che, per inciso, in Parlamento se ne fottono degli pseudo-cavilli e degli italiani tutti. o no?

  3. Roberto scrive:

    Un po’ faticoso come lettura (ineviatbile, data la limitazione di spazio) ma il messaggio finale appare chiaro: una norma che sembra, pur prevedendo un beneficio (che ovviamente farebbe molto comodo al “pataccaro”) considerevole, autolimitarsi contro possibili eccessi (essendo di per sé discutibile), in realtà DOVRA’ applicarsi in modo indiscriminato, perché altrimente si violerebbe la Convenzione e la Carta dei Diritti. Quindi, una “bomba a tempo”.
    E’ giusta la mia interpretazione dell’articolo ?

  4. giuseppe naimo scrive:

    Esattissima

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