Il responsabile della morte di Carlo Giuliani? E’ Carlo Giuliani

di MARIANNA MASCIOLETTI – La Corte Europea dei Diritti dell’Uomo ha assolto lo stato italiano dall’accusa di avere la diretta responsabilità della morte di Carlo Giuliani.

Molte e molto varie sono state le reazioni a questa sentenza. I familiari del giovane hanno dichiarato che “non si arrenderanno”, anche se non è questa la prima volta in cui  – a vari livelli – un tribunale ha dato loro torto.
Altri, invece, si sono espressi a favore della decisione della Corte, condividendone le motivazioni.

Tanto per essere chiari e concisi, diciamo subito che i cosiddetti Fatti del G8 di Genova, di cui anche l’uccisione di Giuliani da parte del carabiniere Mario Placanica fa parte, rappresentano un insieme di vicende nate male e gestite peggio, un calderone in cui, anche a voler fare i manichei, i “buoni” sono difficili da trovare, mentre di “cattivi” c’è sovrabbondanza.

Risultato, vien da dire citando Manzoni, di errori che (probabilmente) “potevano essere veduti da quelli stessi che li commettevano”, tra cui quello fondamentale, commesso da entrambe le parti, di lasciare libero corso alla violenza (e forse, secondo le testimonianze di molti, di incitarla implicitamente), cosicché alla fine, sia tra le forze dell’ordine che tra i manifestanti, è stato molto difficile individuare gli effettivi responsabili dei fatti più gravi.

Le violenze e le violazioni commesse dalle forze dell’ordine nella scuola Diaz e nella caserma di Bolzaneto sono state riconosciute anche in sede giudiziaria, con sentenze d’appello molto dure che hanno per così dire “rovesciato” quelle, considerate troppo miti, di primo grado.
Sappiamo che nessuno potrà mai essere contento di come si è deciso di risolvere la vicenda: i toni del dibattito restano troppo accesi perché una delle due parti possa decidere di abbassarli, la gara a chi inveisce di più e meglio è ancora aperta. D’altra parte, è forse comprensibile (anche se non giustificabile) che da avvenimenti violenti possa scaturire un dibattito altrettanto violento.

Tuttavia, è sul fatto specifico dell’uccisione di Giuliani che vogliamo concentrare l’attenzione: abbiamo citato tutto il resto per dare un sommario quadro della situazione, ma la notizia di questi ultimi giorni è quella che abbiamo riportato all’inizio, cioè l’assoluzione dello stato italiano dalla responsabilità per la morte del giovane.
Una sentenza contro cui, anche se è definitiva e quindi dovrebbe chiudere una volta per tutte la vicenda, molti continuano a scagliarsi.

Una sentenza che, però, come spiega bene anche questo articolo di Giornalettismo, non offre appigli oggettivi a chi voglia contestarla, perché si limita a prendere atto della realtà. La tesi della legittima difesa da parte di Placanica è stata accettata in tutti i gradi di giudizio: la situazione generale era tesissima, il carabiniere era inesperto, era circondato e aveva un’arma in mano, si è visto arrivare davanti un uomo dal volto coperto che stava per tirargli un estintore e gli ha sparato.

Giuliani, dunque, a meno che non si voglia sostenere che sia normale uscire a passeggio portando con sé un estintore, o che brandirlo sia un segno di pace, non è un martire, non si è trovato lì per caso, soprattutto non è paragonabile ad una Giorgiana Masi: era una persona per età e situazione psicofisica (almeno da quanto se ne sa) responsabile delle proprie azioni, e si è messo in una situazione molto rischiosa, dalla quale era oggettivamente alta la probabilità di uscire malconcio o di non uscire affatto.
Che la sua decisione sia stata sbagliata ed irresponsabile, nei confronti di se stesso e non solo, lo testimonia la realtà dei fatti: è stata una decisione che l’ha portato alla morte, e come tale va (purtroppo) accettata, senza vittimismi post-mortem inutili quanto gli insulti gratuiti.

Vittimismi che, sia chiaro, a nostro avviso sono altrettanto sbagliati quando vanno nella direzione opposta, quella secondo cui la “vittima” della situazione sarebbe stato Placanica: chi sceglie di entrare nei Carabinieri dovrebbe quantomeno essere consapevole del fatto che l’arma di ordinanza non gli viene consegnata a scopo puramente ornamentale, a maggior ragione in una forza militare quale appunto i Carabinieri sono.

Certamente entrambi i giovani si sono trovati in una situazione oggettivamente difficile e violenta, certamente quella situazione si è creata perché le forze dell’ordine non sono riuscite a contenere ordinatamente i violenti, ma altrettanto certamente i violenti tra i manifestanti c’erano: ipotetica “vittima innocente” della situazione avrebbe potuto essere una persona che passava di lì per caso, non un carabiniere mandato lì a fare il suo lavoro o un uomo col passamontagna che gli ha brandito davanti un estintore pur sapendo che era armato.

Eppure, attribuire (una grossa parte del)la responsabilità della morte di Giuliani al comportamento diciamo – per andarci leggeri, ma proprio troppo leggeri – imprudente di Giuliani stesso, a giudicare dalle reazioni indignate di molti, pare una brutalità degna dei peggiori criminali nazisti.
Forse siamo noi che sbagliamo, a tirare fuori la parola “responsabilità” in un Paese in cui l’unica cosa che interessa e che si cerca è la colpa, naturalmente sempre quella degli altri.
Forse siamo strutturalmente inadatti a comprendere.

Forse però, invece, siamo semplicemente nauseati dall’ipocrisia di chi non difende apertamente l’indifendibile comportamento di Giuliani in quella circostanza, ma contesta qualunque critica opponendovi le due affermazioni-cardine della società italiana “Eh, ma come ti permetti, è morto” e/o “Eh, ma come ti permetti, aveva una mamma e un papà”.
Affermazioni che, come vede chiunque sappia mantenere la propria umanità – e quindi la propria razionalità, l’unica cosa che differenzia l’uomo dalle bestie – anche davanti ad un fatto che tocca le sue corde emotive, non hanno alcuna logica.

E’ vero che una persona morta non si può difendere né spiegare, e quindi è buona norma evitare di insultarla gratuitamente; è vero però anche che rilevare la responsabilità che Giuliani ha avuto nella propria morte non è un insulto alla sua persona, ma una constatazione fatta su un singolo comportamento, peraltro difficilmente contestabile, visto che quel comportamento ha effettivamente avuto conseguenze letali.
Quanto al fatto che di Giuliani morto si debba dire solo bene per non creare ulteriori turbamenti nei suoi genitori, lasciateci per favore emergere dal mare di melassa e respirare un attimo, e fare una domanda: se il ragazzo fosse stato orfano, gli si sarebbe potuto impunemente dire peste e corna, visto che non c’era un core de mamma o de papà a sanguinare?

Sia chiaro che nessuno, tanto meno noi, è autorizzato a pretendere compostezza dai parenti o dagli amici di Carlo Giuliani: se anche la loro difesa ad oltranza del giovane morto appare eccessivamente emotiva ed ideologizzata, se anche la candidatura di sua madre nelle liste di Rifondazione può sembrare inopportuna, non è comunque da loro che possiamo o dobbiamo aspettarci l’obiettività.
Sia altrettanto chiaro, però, che nessuno è autorizzato a sfruttare il loro dolore e ad allinearvisi, pur senza averne titolo, per evitare di prendersi – ci risiamo – la responsabilità di sostenere una propria posizione.

Voler imporre, dall’alto della propria sbandierata “sensibilità”, una sorta di moratoria su Carlo Giuliani, perché è morto e perché se no la sua mamma piange, è in realtà, nella maggior parte dei casi, una scusa per evitare di rispondere direttamente alla domanda: “sì, ma uno che si lancia brandendo un estintore contro un carabiniere armato è responsabile o no della propria morte, e in che misura?”. Una domanda che, ci rendiamo conto, per molti che passano la vita a giustificare qualunque cosa capiti loro con “non è colpa mia” (lo step della responsabilità è ancora di là da venire) risulta oltremodo destabilizzante.

I vari collettivi e centri sociali, scagliandosi contro la sentenza della CEDU e onorando Giuliani come un eroe, esprimono una posizione che, alla luce dei fatti, è difficilmente condivisibile (a meno che non si ritenga opera meritoria aggredire uno sbirro con un estintore ed eroico – e non sprovveduto – uno che non tiene presente che lo sbirro di cui sopra è armato): tuttavia, almeno la loro è una posizione chiara, che chiunque può comprendere prima di accettarla o rifiutarla, e che, pur sostanzialmente assurda, violenta, scollata dalla realtà, può essere dibattuta e messa in discussione.

Altri, che verso gli sbirri nutrono sentimenti più sfumati ma d’altra parte non possono apertamente contestare il comportamento di un giovane che “c’aveva gli ideali”, preferiscono farsi scudo della sensibilità, della famiglia, dei Valori, di qualunque cosa pur di non dover scendere dal loro mondo disneyano diviso in buoni e cattivi.
Pur di non dover ammettere che in questa storia finita male, come in tante altre, il “buono” non esiste.


Autore: Marianna Mascioletti

Nata a L'Aquila nel 1983. E’ stata dirigente politica dell’Associazione Luca Coscioni e tra gli ideatori del giornale e web magazine Generazione Elle. Fa cose, vede gente, cura il sito.

29 Responses to “Il responsabile della morte di Carlo Giuliani? E’ Carlo Giuliani”

  1. El giustino scrive:

    Dovevano fermare tutti quei delinquenti che erano col delinquente giuliani e arrestarli tutti come minimo per non dire di peggio ma come si puo’ dare torto al carabiniere e pensare di far passare per santo quello che stava tirando un estintore?ma dai su siete proprio comunisti .

  2. Marianna Mascioletti scrive:

    Mi scusi, che articolo ha letto?

  3. Pino Rossi scrive:

    Essendo persona garbata e autocritica, attribuisco l’idiozia, vacuità, arroganza intellettuale, cinismo di questo scritto, alla mia incapacità di comprendere.

    “si è messo in una situazione molto rischiosa, dalla quale era oggettivamente alta la probabilità di uscire malconcio o di non uscire affatto”

    Sembra tratto da un film con Michael Douglas (con cui mi scuso per averlo citato poche righe sotto un’articolo così squallido).

    chiedo gentilmente alla signora Mascioletti, che fa cose, vede gente, quante volte si è trovata in una situazione rischiosa consimile da poter giudicare il comportamento altrui, e quanto profondamente ha il solco della sedia stampato sul deretano.

    Senza affetto
    Pino Rossi

  4. Marianna Mascioletti scrive:

    Gentile signor Pino Rossi, sperando che Michael Douglas passi di qui al più presto per accettare con gioia le sue scuse, cercherò di stabilire in un linguaggio semplice alcuni punti fermi.
    Io non pretendo di attribuire l’arroganza intellettuale del suo commento proprio a nulla, mi limito a constatarla.
    Così come mi limito a constatare che Carlo Giuliani è morto, e che se non avesse cercato di lanciare un estintore contro un uomo armato probabilmente non sarebbe stato ucciso.

    Capisco che venire a contatto con la realtà, per gente come lei, sia doloroso, ma prima o poi è necessario.
    Quanto alle mie esperienze di vita, sono state piuttosto traumatiche. Ma non ritengo che sia utile a nessuno condividerle. Quanto alla sedia, sì, sto molte ore seduta. Ma le assicuro che, quando serve, sto in piedi. In ginocchio mai.

  5. Pino Rossi scrive:

    Gentile signora Mascioletti,
    comprendo che il mio commento l’abbia toccata, d’altronde era proprio quello lo scopo. Arriva a definire me “gente come lei”, attribuendomi somiglianze e appartenenza a un non precisato gruppo, il che vuol dire che effettivamente, si, l’ho toccata con il mio commento.
    Presumo che il contorno dell’episodio e il contesto nel quale è accaduto che, le ricordo, non avendo né me né lei come testimoni, richiede se non altro prudenza e umiltà nell’essere raccontato (totalmente assente dal suo scritto), non abbia per lei la minima importanza.
    E’ sufficiente l’assunto, a mio parere di una semplicità (per non essere offensivo) da playstation 3, che “ha tirato un estintore contro un uomo armato” per concederle le libertà di pontificare sul dramma umano dell’ucciso e dell’uccisore (che personalmente metto sullo stesso piano di drammaticità e dignità).
    Ciò che contesto del suo scritto non è il contenuto, che in quanto opinione personale è degno e difendibile anche se in disaccordo, ma il cinismo e l’arroganza. Vista la sua giovane età, è scusabile e comprensibile, ma senz’altro non si aspetti che un appartenente al gruppo “gente come me”, perda alcuni preziosi minuti di vita a leggere il suo scritto senza lasciarle una nota onesta.
    Percepisco nella sua risposta una posizione estremamente difensiva che chiaramente non le consentirà di assorbire ciò che le dico.
    I fatti di cui scrive sono abnormi. Molto più grandi di me e di lei. E lei li tratta con una leggerezza e distanza quasi disumana.
    So per esperienza personale che il comprensibile desiderio di brillare per incisività intellettuale può spingere spesso su posizioni inquietanti.
    Faccia attenzione su questo punto…
    Il desiderio di brillare ci spinge anche a scrivere articoli come il suo che, a mio avviso, è forzatamente spinto verso una destabilizzazione non supportata da argomenti intellettualmente difendibili.
    Probabilmente altri del gruppo “gente come me” avranno letto il suo articolo comprendendone pienamente le ingenuità, ma hanno preferito non perdere ulteriore tempo a commentare.
    Io preferisco, questa volta con affetto, cercare di donarle un punto di vista diverso, e forse un pò di umiltà.

    Questa volta con affetto
    Pino Rossi

  6. Marianna Mascioletti scrive:

    Però ce li ha persi, dei preziosi minuti di vita. E ce li ha persi inutilmente, visto che la sua capacità di relazionarsi con la realtà non è aumentata di una virgola.
    Se ho scritto “gente come lei”, è perché mi è già capitato di venire a contatto con persone che considerano “arroganza intellettuale” enunciare la realtà e “umiltà” il distorcerla secondo come piace a loro.
    Siccome questo tipo di contatto non mi arricchisce, non mi porta niente di nuovo e offende la mia intelligenza, sì, me ne difendo. Per quanto mi riguarda, il discorso è chiuso.

    Ah, il suo affetto può tenerselo. Io non vado mendicando affetto via Internet.

  7. Pino Rossi scrive:

    Cara Marianna,
    non era mia intenzione suscitare tale rabbia in te…
    devo aver toccato qualche argomento sensibile, e me ne scuso.
    Rinnovo un affettuoso saluto
    Pino Rossi

  8. Marianna Mascioletti scrive:

    Sì, le argomentazioni talmente insensate da rappresentare un’offesa alla mia (pur modesta) intelligenza mi fanno molto arrabbiare, lo ammetto.
    Povero Carlo Giuliani, se la difesa della sua memoria è affidata a gente che a malapena ha preso coscienza del fatto che è morto.

    PS: siccome io le sto dando del lei, la invito a fare altrettanto.

  9. Pino Rossi scrive:

    Gentile Marianna,
    le ripeto che non discuto il contenuto del suo articolo, bensì la forma.
    Se vuole continuare a spostare l’attenzione sui fatti, è libera di farlo, ma dire che Carlo Giuliani “se l’è cercata” equivale a dire che una donna in minigonna di notte da sola merita lo stupro.
    E’ accademia. Un’equilibrismo concettuale troppo facile.
    Ma non lo discuto, perché lei è libera di avere la sua opinione che io comunque ho letto fino in fondo con interesse.
    Le rinnovo l’invito ad essere più rispettosa del dolore altrui (puer esprimendo le stesse opinioni). Non riesco a trovare sintesi più semplificativa.
    siccome lei mi da del lei :) LE auguro tanta fortuna.
    un abbraccio
    Pino Rossi

  10. Pino Rossi scrive:

    PS
    Le faccio i complimenti, sinceri, per non aver censurato i miei commenti.

  11. Piccolapatria scrive:

    Di prima mattina, letto l’articolo arrampicato su e giù per gli specchi, senza ardore polemico ma semplicemente perchè mi viene spontaneo inserirmi nella diatriba qui sopra sviluppata per poter commentare liberamente seppur con il rischio calcolato di venir annoverata nella schiera di “certa gente” dall’autrice molto suscettibile che s’inalbera con foga ogniqualvolta , a suo giudizio, ravveda nei commenti un senso non consono al suo pensiero (intellettuale) e lo valuti quale personale offesa. “Libertando” in libertà, accolga anche le critiche ( fanno tanto bene alla crescita del pensiero umano) anche quelle che lei ritiene non adeguate alla sua caratura intellettiva e argomentativa. Ho raggiunto l’età di quel che resta del giorno e ogni giorno ho ancora qualcosa da imparare anche da coloro che ritengo per niente vicini al mio modo di ragionare e pensare (certa gente io o loro?). Resto in attesa senza timore alcuno dei suoi appassionati strali…tuttavia buona giornata a lei…

  12. Ensiferum scrive:

    Così pensano due volte prima di fare le stronzate ;)

  13. Marianna Mascioletti scrive:

    @ Pino Rossi: In Libertiamo, finché rispetta le regole della netiquette ed aggiunge qualcosa di nuovo al dibattito, niente viene censurato, quindi non è un “merito” mio, ma della politica editoriale del sito, a cui vanno girati i suoi complimenti. :)
    Per quanto riguarda l’esempio che fa, ritengo che la situazione della donna in minigonna sia diversa, a meno che non si consideri – come nel femminismo più estremista – ogni maschio un potenziale aggressore dotato di un’ “arma”. Ho capito il punto della sua critica, però continuerò a ripetere fino alla nausea che Carlo Giuliani ha fatto un errore, se fosse stato più fortunato avrebbe potuto non pagarne le conseguenze, ma fortunato non è stato, purtroppo le conseguenze le ha pagate, e mi sembra ipocrita continuare a spostare la responsabilità del suo errore al di fuori di lui. Ma immagino che su questo punto non ci troveremo mai molto d’accordo. Ricambio sinceramente gli auguri.

    @ Piccolapatria: sono la prima a definire “articolesse” i miei articoli :) e a pensare di far parte di “certa gente”. Certa gente che cerca di fare delle riflessioni a prescindere dall’ideologia ma non sempre riesce a renderle sufficientemente chiare e concise.
    Se poi lei le legge come arrampicate sugli specchi, che dire, non posso certo convincerla io del contrario. Le critiche fatte tanto per fare sì, mi irritano molto, perché non servono a nulla se non a far perdere tempo e “spazio” intellettuale – che già ce n’è tanto poco – a chi le subisce. In questo senso sì, le reputo come un’offesa personale. Buona giornata, per quanto ormai sia pomeriggio (mi scuso del ritardo nella risposta).

  14. Baba Yaga scrive:

    Wow! Pioggia di missili in entrata e in uscita a volontà ^__^
    La cosa per me più importante è sottolineare che sostanzialmente mi trovo d’accordo con l’articolo (era questo di cui si parlava, o sbaglio?).
    Non sono pro polizia o manifestanti per partito preso. In particolare il G8 di Genova è stato proprio come lo ha dipinto la Mascioletti, salvo poi a concludersi con il comportamento inqualificabile di molti poliziotti che si sono dati da fare in maniera sporca e brutale. Ma questi fatti (avvenuti tra l’altro nei giorni successivi alla morte di Giuliani) non devono farci dimenticare i filmati visti all’epoca, ed in particolare l’assalto al mezzo di Placanica: attaccato da tutte le parti con assi di legno che tentavano di sfondare i finestrini e con Giuliani che aveva trovato più … (metteteci voi l’aggettivo) attaccare dal portellone aperto col suo estintore.
    Ciò che in seguito mi ha disgustato, è stato il vittimismo, gli elogi ed i riconoscimenti dati alla figura di Giuliani, mentre l’immagine che ho negli occhi è di tutt’altro segno.
    Ben altre le nefandezze della polizia: nel suo caso si è voluto cavalcare l’emotività che solo un morto ammazzato sa suscitare, offuscando il ricordo delle vere vittime della brutalità poliziesca (che non è quella di piazza, ma quella perpetrata a tradimento, con prove false e con comportamenti da regimi totalitari) e, perchè no, anche le vittime tra le forze dell’ordine, non ultimo lo stesso povero carabiniere che il trauma di quel giorno (e di tutto ciò che ne ha fatto seguito) non lo supererà mai più.
    Grazie dell’ospitalità.
    Renato

  15. Marianna Mascioletti scrive:

    Renato, grazie. Ho scelto di non soffermarmi più di tanto sulle violenze perpetrate alla Diaz e alla caserma di Bolzaneto (pur avendo seguito dettagliatamente i processi, grazie a Radio Radicale) proprio perché non volevo confondere i due piani, a mio avviso molto diversi.

  16. Andrea B. scrive:

    Da questa vicenda possiamo vedere che, come al solito ed anche a distanza di anni, i vizi ed i difetti italiani emergono sempre e da tutte le parti in causa.

    Da una parte non è cambiato niente: è dai tempi delle chiavi inglesi in testa al povero Sergio Ramelli che la sinistra sottostima e continua a sottostimare la pericolosità di oggetti pesanti e metallici (tipo gli estintori), benchè usati con la sola forza delle mani, e la loro capacità di fracassare una scatola cranica.
    Vorrei solo ricordare che a Genova, poco prima del tentato linciaggio in Piazza Alimonda, un mezzo dei CC in panne era stato circondato ed assalito dai manifestanti e l’ equipaggio era riuscito a fuggire pochi attimi prima che una molotov l’incendiasse … nella camionetta assediata di Placanica sarebbe bastato anche meno per avere dei morti.
    Inoltre, sempre dalla stessa parte politica, anche il principio della responsabilità personale delle proprie azioni è, come al solito rifiutato.
    Gli anglosassoni dicono “live by sword, die by sword” … ma noi siamo latini e certe cose ci risultano dure da capire.

    Parimenti, dalla parte delle forze dell’ ordine, sembrerebbe registrarsi sempre una non mututa tendenza a determinati comportamenti: pur essendo fatti meno gravi, come non ricordarsi, poco più di un anno fa, la discutibile gestione dell’ ordine pubblico della finale di Coppa Italia Roma-Inter, con l’impressione che le manganellate venissero date a chiunque, purchè si trovasse nel posto sbagliato al momento sbagliato, a prescindere dalla sua effettiva partecipazione o meno ai disordini.
    Inoltre, sempre dei fatti di Genova, non si è ancora sentita – altra caratteristica italica – alcuna ammissione dell’ allora totale fallimento delle tattiche di gestione dell’ ordine pubblico.
    Nella migliore tradizione militare italiana, non appena l’ avversario cambia i piani, noi mostriamo sempre incapacità di leggere la situazione ed adattarci alle mutate condizioni.
    All’ epoca del G8 di Genova, il clichè degli scontri politici di piazza era sempre stato una sorta di prova di forza muro contro muro, cordone contro cordone: da una parte le forze dell’ ordine, dall’ altra le “tute bianche” di Casarin ( ve le ricordate ?) a tentare di forzare il blocco, dotate anche loro di scudi, “gommoni”, maschere antigas e così via.
    Al G8 … sopresa !
    Le tute bianche non si mettono la tuta, ma si frammischiano ai manifestanti del normale e previsto corteo e per giunta dall’ estero ( ma un po’ di lavoro di intelligence no ? ) arrivano i black bloc, con un modo di operare totalmente diverso: rapide incursioni distruttive, seguite da fughe strategiche.
    La fotografia che meglio rappresentava la situazione d’ inadeguatezza mostrata, era quella che vedeva plotoni e plotoni di celerini fermi e schierati a difesa della zona rossa, come se si trattasse ancora di fare la “guerra di trincea”, mentre in altri quartieri i black block ed altri gruppi più o meno organizzati impazzavano e sfasciavano tutto … ad un bel momento la polizia si dovette muovere in campo aperto e quel che ne segui fu un’ inefficace guerriglia, sparpagliati strada per strada … un caos inenarrabile di cariche e contro cariche, dimostranti manganellati a ragione o a torto e squadre che rischiavano di rimanere isolate, come poi avvenne.

  17. Serena Sileoni scrive:

    Complimenti Marianna,
    riflessioni molto pacate e razionali.
    Spiace dover constatare che nel nostro clima culturale, pieno di istanze così arrabbiate, livorose e partigiane, un articolo del genere richieda una buona dose di coraggio intellettuale, quando – normalmente – dovrebbere richiedere solo della sana onestà.
    Con stima,
    Serena

  18. Marianna Mascioletti scrive:

    Serena: grazie. Anch’io mi sono meravigliata del coraggio che ci ho dovuto mettere (e pensa che, per ari-citare Manzoni, “non sono nata con un cuor di leone”).

  19. A. Drudi scrive:

    Credo che la drammatica vicenda di Carlo Giuliani sia interessante da molti punti di vista. Me ne interessa uno in particolare: l’evoluzione della lotta del popolo contro il sistema, contro la classe dominante e oppressiva.

    Lotta antica e nobile, caratterizzata da sempre dalla sostanziale incontestabilita’ dell’attribuzione di torti e ragioni: da una parte gli oppressi, con le loro vite devastate, dall’altra gli oppressori, con le loro armi, le loro violenze, le loro leggi a tutela dello status quo, le loro galere, tombe di giusti e di giustizia. Un confronto nel quale domandarsi chi aveva ragione era retorico e inessenziale, cosi’ come chiedersi chi era il piu’ forte: tutto scontato, per secoli.

    Se fosse esistito un foro terzo, equidistante e giusto, dove si fossero potute confrontare le ragioni dei due schieramenti, e’ facile immaginarsi la scena: il ricco aristocratico, grasso, corrotto e avido, erede di secoli di prevaricazioni sugli umili, le mani grondanti il loro sangue, balbettare giustificazioni insensate, tentando di sfuggire al commento puntuale sugli accadimenti con insensati richiami a prudenza e umiltà.

    Avrebbe insultato e deriso chi avesse osato „continuare a spostare l’attenzione sui fatti”.
    Con imbarazzata oratoria avrebbe pervicacemente tentato di evitare il quesito centrale nella storia della giustizia: chi ha ragione?

    Il secolo della guerre e della democrazia non e’ passato invano. Le cose non sono piu’ cosi’ semplici. Lottare contro il potere non e’ piu’ garanzia di superiorita’ morale.
    E cosi’ oggi puo’ accadere cio’ che per secoli sarebbe stato impensabile: i combattenti contro il sistema di potere possono anche trovarsi dalla parte sbagliata della storia, e balbettare ringhiosi la loro incapacita’ di essere onesti, di analizzare razionalmente un fatto oggettivo e sconcertante: si puo’ attaccare il sistema, morire nel processo, e trovarsi per di piu’ nella sgradevolissima compagnia di coloro ai quali la Corte Europea dei diritti umani di Strasburgo ha dato torto.

    Non c’e’ quindi da stupirsi per certe reazioni scomposte, basate su insulti e causate da frustrazione e senso d’impotenza.
    L’evoluzione della societa’ da aristocratica a meritocratica – incompleta ma gia’ ben oltre le fasi iniziali – ha fatto si’ che non di rado la lotta contro l’oppressione si trasformi in una rivolta contro chi ha piu’ talento e successo.

    Nell’era di Obama e’ difficile sentirsi nel giusto fracassando vetrine o crani di Carabinieri.

  20. Andrea Ruini scrive:

    Anch’io vorrei ringraziare Marianna Mascioletti per il coraggio e la lucidità del suo intervento. E’ quello che avevo sempre pensato, fin dalle giornate di Genova, ma che raramente avevo avuto la forza di argomentare. Purtroppo c’è sempre qualcuno che è rimasto fermo ai deliri ideologici degli anni Settanta.

  21. Roberto Patrone scrive:

    si, ma se io sparo ad una persona che ha un coltello in mano, come minimo mi prendo eccesso di legittima difesa

  22. Andrea B. scrive:

    @ Rberto Patrone

    dipende … se la persona con il coltello in mano ti volta la spalle perchè sta scappando non dovrebbe essere legittima difesa per nient, se ti sta venendo adosso per tirarti la legittima difesa ci sta tutta …poi, come in ogni processo, è “il libero convincimento del giudice” a decidere.
    Su Placanica è già stato emesso un verdetto di non colpevolezza.

    Nessuno dice che Carlo Giuliani quel giorno doveva andarsene al mare, invece di protestare contro il G8 … ma assalire una camionetta dei Carabinieri, quella sì, è stata una sua scelta.
    E ci sono numerose foto che l’ hanno ritratto poco prima di piazza Alimonda e NON stava tranquillamente sfilando in corteo a scandire slogan…

  23. Roberto Patrone scrive:

    si dipende, ma secondo me dipende anche da chi era quello che impugnava la pistola. Se fosse stato, tanto per dire, un tabaccaio rapinato da uno con un coltello alla gola, l’eccesso di legittima difesa gliel’avrebbero appioppato tutto. a maggior ragione ad un uomo delle forze dell’ordine, un militare, dovrebbe valere il principio per cui la legittima difesa deve essere commisurata all’offesa, dal momento che si parla di pubblici ufficiali in servizio per lo stato e che, di leva o meno, dovrebbero essere addestrati al corretto “uso della forza”. andando un po’ fuori tema, non vorrei che un giorno mentre mi chiedono libretto e patente pensassero che stia per tirar fuori una pistola. Non credo che Giuliani sia un santo, avrebbe fatto meglio se non altro a togliersi di li, ma non credo sia stato indispensabile sparare per salvarsi, come non credo che tutta la situazione fuori dal normale che si è creata a genova, non abbia responsabilità delle forze dell’ordine. Foto per foto, ci sono anche numerose foto di camionette dei carabinieri che rischiano di investire manifestanti.

  24. BUCO 1996 scrive:

    Leggo dall’articolo:
    “Giuliani, dunque, a meno che non si voglia sostenere che sia normale uscire a passeggio portando con sé un estintore…”.
    Letto ciò mi vien da ridere, perchè??? Potreste pensare voi.
    La risposta è semplice: come si può, ancora, affermare che Giuliani andava a spasso con l’estintore?
    Pochi si sono posti il problema (anche se ci sono le immagini) che quell’estintore apparteneva al defender dei carabinieri da cui dopo è partito il colpo.
    E’ assurdo che si condanni il ragazzo che ha preso l’estintore per lanciarlo e non si spenda una sola parola di condanna per dire che il primo a lanciare l’estintore è stato il carabiniere che occupava il defender.
    E poi, vogliamo ancora ricordare che a soli 100 metri da quel defender ci stava un plotone dei CC che al posto di intervinire si è goduto lo “spettacolo”???
    Vogliamo ricordare anche i mille incapucciati che entravano ed uscivano dalle caserme???
    Vogliamo ricordare le tante persone inermi picchiate per le strade???
    Vogliamo ricordare le umiliazioni e la sospensione dei “Diritti Umani” (come Amnesty International le definì)di tutti i ragazzi che passarono dalle caserme e dalle carceri???
    Vogliamo ricordare ciò che successe alla scuola Diaz???
    Vogliamo ricordare le menzogne deposte, non solo nelle conferenze stampe che si susseguirono, ma anche di fronte ai Giudici da parte dei capi dei vari reparti dei CC che gestirono l’ordine pubblico a Genova???
    Vogliamo ricordare che quest’ultimi personaggi dopo Genova sono stati tutti promossi e adesso stanno ai vertici delle forze dell’ordine italiane???
    E’ assurdo che tutto ciò sia accaduto in Italia, un Paese considerato tra gli “8 GRANDI” (come loro amano definirsi)…
    MEDITATE GENTE MEDITATE

  25. PinelliGabboCarloCucchi scrive:

    Che noia ah Marianna. Du palle.

  26. alessio doria scrive:

    trovo raccapricciante che si possa commemorare uno come carlo giuliani.le commemorazioni si fanno per chi ha dato la propria vita x salvare quella degli altri, x chi ha fatto del bene al prossimo, x chi è morto x difendere ideali nobili. quasta persona invece, coperto da un passamontagna,e brandendo un estintore, ha cercato di uccidere un giovane carabiniere che stava lavorando.e poi occorre fare un commento sul comportamento schifoso dei genitori di giuliani.queste due persone che si erano dimenticati da tempo di avere un figlio che lo avevano mollato in strada a fare il punkabbestia, improvvisam dopo la sua morte ce li ritroviamo in tutte le trasmissioni nazionali e locali x lunghissimo tempo,la madre ,grazie alla morte di questo ragazzo, è riuscita a farsi eleggere alla camera dei deputati nelle file di rifondaz comunista, ci mancava solo di vederla al grande fratello. che vergogna. a genova non ne possiamo piu’ di sentire parlare di carlo giuliani, basta. vogliamo sentir parlare di persone oneste, positive, coraggiose,basta stare dalla parte di caino, qualcuno difenda anche abele

  27. Marianna Mascioletti scrive:

    @ Alessio Doria: l’articolo è mi pare del maggio scorso, e tutto è tranne che una commemorazione.
    Saluti.

  28. alessio doria scrive:

    mi riferivo alla commemorazione fatta questo giovedi’ qui a genova in piazza alimonda, dovevo assolutam intervenire, queste cose mi fanno incazzare.qui a ge lo conoscevamo bene carlo giuliani, è ora che i media la finiscano di distorcere la realtà.se io mi fossi trovato al posto di mario placanica ,altro che un colpo di pistola , gli avrei scaricato addosso l’intero caricatore. non dimentichiamo che giuliani poco prima di tentare di uccidere il carabiniere,ha anche partecipato attivamente alle devastazioni della città.carlo giuliani dve essere dimenticato.

  29. alessio doria scrive:

    e poi tutti quei manifestanti che sono venuti in questi giorni a genova x commemorare carlo giuliani , andassero a manifastare assieme a quei lavoratori che stanno perdendo il posto di lavoro,assieme a quei poveri pensionati chenon riescono ad arrivare a fine mese, assieme a quei giovani che vorrebbero una scuola pubblica efficente.facessero qualcosa di utile una volta tanto nella loro vita

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