– Vivere a testa alta ed in modo pieno la propria individualità è, per le persone omosessuali italiane, cosa complicatissima.

Il fatto è che esiste una sorta di interregno torbido fra la discriminazione indiretta, cioè il vuoto legislativo, e l’emancipazione che manca o che non è sufficientemente voluta: uno stato delle cose che costringe i gay italiani a trovarsi perennemente nel limbo della diversità.

Si tratta, alla fine, di una condizione di comodo che è figlia eterna tanto della cultura repressiva della destra bigotta italiana quanto dei dogmi artificiosi della sinistra, secondo la quale all’uguaglianza fra i cittadini va privilegiata la tutela delle diversità. Succede così che, a forza di voler fare i “diversi”, ci si scopre diversi per davvero, tanto che una cosa è essere gay a Bolzano ed un’altra lo è esserlo a Trento. Già, stessa regione, ma diverse province. I cittadini? Diversi pure loro.

Qualche tempo fa io e il mio compagno Lorenzo, dopo aver constatato la solidità del nostro rapporto di coppia, abbiamo fatto la scelta di metter su casa. Comprare la prima casa, più che come una scommessa, suona come un giuramento, specie se, come fanno più o meno tutti i mortali, ognuno ci mette del suo, sempre in parità.

E così, dopo aver individuato la capanna dei nostri due cuori in quel di Meran, ci siamo recati all’Ufficio per l’edilizia abitativa agevolata, al fine di chiedere i contributi previsti per tutte le giovani coppie. Sempre di mortali. Sapevamo infatti che la Legge provinciale 17 dicembre 1998, n. 13, all’articolo Art. 44 (Nucleo familiare) recitava:

Agli effetti della presente legge concorrono a comporre il nucleo familiare il richiedente, il coniuge ovvero la persona convivente con il richiedente in una relazione more uxorio e, purché conviventi, i discendenti in linea retta minori, nonché quelli tra i 18 e 25 anni di età che siano studenti e fiscalmente a carico;

Entusiasti abbiamo presentato domanda: dopo anni di convivenza pensavamo di essere una coppia convivente more uxorio a tutti gli effetti. Ma la doccia fredda era in arrivo: la solerte impiegata ci ha gentilmente spiegato che non era possibile, poiché, come prevedeva un decreto del Presidente della Giunta provinciale (che dalle nostre parti corrisponde al Sommo Pontefice in Vaticano), per coppie conviventi more uxorio si intendevano solo quelle eteroaffettive.

Siamo quindi andati a verificare quella che subito ci è apparsa una palese discriminazione, e al comma 1 dell’art. 7 del decreto del Presidente della Giunta provinciale del 15 luglio 1999 abbiamo trovato che:

Agli effetti della legge si considerano conviventi more uxorio:
a) due persone, che abitano in un’abitazione comune e che hanno figli insieme;
b) due persone di sesso diverso che abitano da almeno due anni in un’abitazione comune;
c) due persone che hanno figli insieme e che dichiarano di voler abitare entrambi nell’abitazione oggetto dell’agevolazione dopo il suo acquisto o la sua ultimazione.

Il Diktat sta lì, bello saldo nella cattolicissima provincia di Bolzano, alla faccia delle mille Risoluzioni del Parlamento di Strasburgo che raccomandano di rimuovere le discriminazioni verso i gay. Nella confinante Austria, le coppie gay possono contare sul loro riconoscimento attraverso la Lebenspartnerschaft, ma sembra proprio che il sentimento anti-Unità d’Italia del presidente Durnwalder, proprio quando serve, si riveli troppo poco austriacante.

Oggi io e Lorenzo abbiamo comprato casa a Trento, dove ai contributi pubblici previsti per le coppie che acquistano casa ci siamo arrivati lisci come l’olio: a Trento, altro Dio, altro cielo.

La Legge provinciale 7 novembre 2005, n. 15 all’articolo 2, comma 1, infatti, per definire il concetto di nucleo famigliare riprende quello disciplinato dall’articolo 4 del Decreto del Presidente della Repubblica 30 maggio 1989, n. 223, il quale recita testualmente:

Agli effetti anagrafici per famiglia si intende un insieme di persone legate da vincoli di matrimonio, parentela, affinità, adozione, tutela o da vincoli affettivi, coabitanti ed aventi dimora abituale nello stesso comune.

Ma c’è anche la Corte di Cassazione a dire con la sentenza n. 40727/2009 del 22 ottobre 2009, che

Alla famiglia deve intendersi riferito ogni consorzio di persone fra le quali, per strette relazioni e consuetudini di vita, siano sorti rapporti di assistenza e solidarietà per un apprezzabile periodo di tempo.

Oggi io e Lorenzo viviamo come una coppia normale e non “diversa”, in una casa normale e non “diversa”. Ma possiamo testimoniare che, dalle nostre parti, Libertà non si traduce con Freiheit.