Crocifisso/1: Un feticcio identitario. I credenti dovrebbero opporsi

La Corte di Strasburgo ha deciso; la laicità resta in croce. Il crocifisso può rimanere nelle classi scolastiche italiane.

Due i passaggi chiave della sentenza che ha ribaltato la precedente condanna del 2009 in merito al caso Lautsi: i ricorrenti non hanno saputo dimostrare di aver subito una lesione (ascrivibile nella categoria dell’indottrinamento) che superasse il semplice e soggettivo “disagio”, quindi del giuridicamente irrilevante.

In secondo luogo, la Corte si è affidata alla giurisprudenza italiana in materia (spesso incoerente e controversa, quando non desueta), affermando che l’Italia ha agito nel rispetto di un quadro normativo (un’ingiallita circolare fascista del 1926), senza ledere la libertà religiosa dei ricorrenti (o ledendola in modo lievissimo, quindi ininfluente). L’Italia – afferma nella sostanza la Corte – ha il diritto di considerare il crocifisso un simbolo religioso e al contempo civile, espressione della maggioranza religiosa del paese e di assicurargli preponderante visibilità.

L’intera vicenda mostra la tristezza e l’immaturità che aleggia su un tema delicato e importante; perché l’importanza del crocifisso è immensa: per i credenti, esso è un terribile mistero di fede, simbolo universale (perché tale è il carattere di ogni religione) di sofferenza e dolore, un pianto imbevuto di speranza mista a gentilezza. Esso esprime il valore del sacrificio, della Redenzione. Ma non si può certo pretendere – come si vorrebbe – che anche i non-credenti vedano siffatti valori nella croce; e nemmeno si può concepire l’entità della sua strumentalizzazione, la quale ha raggiunto vette incredibili, rovinando per sempre la profondità e il simbolismo del Cristianesimo. Essa è diventato un oggetto di marketing elettorale e nazionale. E’ un paradosso davvero brutto: la croce è stata abbassata e livellata a mero marcatore identitario, mentre le cosiddette “radici giudaico-cristiane” dell’Europa e dell’Italia (sulle quali si può aprire un approfondito dibattito) vengono usate a mo’ di giustificazione del “perché” dell’affissione del crocifisso in un edificio pubblico (quindi non religioso e non privato).

Dove sono i religiosi? Dove sono i teologi? Dove sono i veri credenti? Dove sono coloro che sentono e vedono la croce come un ideale, come un “sentire”, come un messaggio di carattere universale e che è utile serbare nel profondo del proprio cuore, non un feticcio da sbandierare come una medaglietta storica, magari per distinguersi da supposte civiltà inferiori? Eppure questa battaglia dovrebbe essere portata avanti (e con decisione) da religiosi e credenti, non da agnostici e atei; ma l’Italia è un paese davvero strano. E’ un paese di sudditi, non di cittadini, in cerca di un’assoluzione a buon mercato, che preferiscono il compromesso e la via facile alla strada in salita della coerenza. E’ un paese dove tra i “valori non negoziabili” dei cattolici risiede anche la potestà papalina nei luoghi pubblici, la  legittimità dalla simbologia umanitaria del crocifisso (sic!) e la rivendicazione di spazio pubblico per gli anatemi contro l’omosessualità e l’eutanasia. E’ un eterno circo dove “chi non terrorizza/si ammala di terrore” scandito dalle grida sguaiate dei catto-leghisti, che – tra un respingimento di profughi e l’altro – invocano a gran voce un simbolo religioso come difesa della pagana e ghibellina Europa dalla “terribile minaccia islamica”. Un paese ideologico che preferisce i feticci ai simboli (d’altronde, i primi impegnano molto di meno).

Eppure uno spiraglio che ci permetta di uscire da questa follia collettiva, esiste: la Corte, infatti, dichiara in modo molto chiaro che «Non le appartiene pronunciarsi sulla compatibilità della presenza del crocifisso nelle aule scolastiche con il principio di laicità quale è consacrato nel diritto italiano» sulla cui materia il giudizio è alquanto cristallino; a meno di non voler declassare ulteriormente la croce, mettendola sullo stesso piano della pizza e degli spaghetti (non siamo molto lontani da questo punto di arrivo; con buona pace dei pastafarianesimo). Possiamo dunque togliere i chiodi che hanno messo la laicità in croce. Possiamo. Ma davvero lo vogliamo? Davvero la società italiana vuole crescere e affrontare laicamente – senza preconcetti, chiusure o pregiudizi – la sfida della vita e del rispetto dell’altro, senza feticci d’ogni forma ed aspetto? Come Bobbio ci insegna saggiamente, le virtù del laico sono il rigore critico, il dubbio metodico, la moderazione, il non prevaricare, la tolleranza, il rispetto delle idee altrui. Sono virtù mondane e civili.

Sono le virtù della responsabilità; ma gli italiani – al solo sentire il suono della parola responsabilità – ne cercano sempre il significato sul dizionario; deve essere un termine arcaico, o comunque di un’altra lingua, così lontano dall’anima da “le genti del bel paese là dove ‘l si sona“. Meglio affidarsi a feticci (perché questo è diventata la croce, a furia di metterla con furia e affanno in scuole e uffici postali) da imporre coercitivamente a tutti. Serbarla nel cuore, quello no; è troppo impegnativo.


Autore: Michele Dubini

Nato a Mariano Comense (CO) nel 1990, ha conseguito la maturità classica e studia Giurisprudenza presso l'Università di Milano - Bicocca, privilegiando particolarmente le materie penalistiche. Ha scritto per Fareitalia Mag e The Front Page.

16 Responses to “Crocifisso/1: Un feticcio identitario. I credenti dovrebbero opporsi”

  1. Michele, le società senza valori affondano. O mi dimostri che i valori cristiani sono oggettivamente dannosi, o continuerò a pensare (anche a prescindere dalla mia fede personale) che va bene mantenerli ben in vista nella nostra cultura. Il che è diverso dal costringere la gente ad andare a Messa, abominio del quale nessuno ha fatto menzione. D’altronde nelle stesse aule scolastiche vengono proposti anche valori di altro segno, in modo ben più pervasivo del crocifisso: quanti manuali di storia e filosofia di ispirazione cristiana sono adottati dagli insegnanti, e quanti di ispirazione socialista? Ecco, appunto. Persino Pilato disse “Io non trovo in quest’uomo alcun male”. Davvero non vedo come un crocefisso possa suggerire alcunchè di negativo. Poi per carità, non lo voglio obbligatorio. Solo non capisco tutto quest’accanimento.

  2. Michele Dubini scrive:

    Infatti non ho detto che si devono mettere al bando i valori cristiani dalla società; solo, i valori fondanti della società NON sono quelli cristiani. Altrimenti vivremmo in un regime teocratico (ok, in effetti ci siamo vicini). I valori che dovrebbero essere messi in evidenza sono i valori “laici” enunciati da Bobbio (che, guarda un po’, sono valori elastici e “vuoti”, che non possono essere coercitivamente imposti a nessuno. Essi hanno come contenuto il “rispetta il contenuto altrui”).

    Io non trovo nessun male nel Dio Pastafariano attaccato al muro di una classe. E’ anche divertente. Ma non per questo è lecito; non basta dire “non fa nulla di male” (e ribadire la passività di un simbolo che dovrebbe invece essere “attivo”) per rendere lecita l’esposizione del crocifisso. E’ una violazione delle regole di laicità, e le violazioni delle regole sono SEMPRE sbagliate. Il fine NON giustifica i mezzi.

  3. lucio scrive:

    sinceramente anche a me la polemica sembra fine a se stessa o, al piu’, cara a una cerchia molto ristretta di intellettuali. La sentenza non mi sembra “obblighi” l’esposizione di simboli cattolici nelle scuole: consente di lasciare la croce dove gia c’e’ o di metterla se si vuole. Da questo a un “obbligo di esporre la croce” nelle aule ce ne passa…
    E sara’ pure un’opinione solo mia, ma non vedo il dramma di trovare in un ufficio pubblico di un paese cattolico storicamente legato alla chiesa piu’ degli altri simboli cattolici. Allo stesso modo non mi stupirei di vedere un buddha in un paese buddista o l’effige di maometto in uno islamico.

  4. GG scrive:

    Le identità, anche (e forse soprattutto) quelle religiose, hanno bisogno di simboli per esplicarsi e valorizzarsi. Dunque, sì, il crocefisso è un marcatore identitario, per distinguersi da chi non crede. Come può esserlo una bandiera o un inno nel caso dell’identità nazionale, per distinguersi da altre nazioni. Dunque nell’uso del crocifisso in luoghi pubblici non ci trovo niente di scandaloso, visti i rapporti privilegiati che ha il Vaticano con l’Italia. Naturalmente preferirei uno stato rigorosamente laico alla francese, ma avendo in casa nostra il Vaticano sarebbe pretendere troppo.

  5. Luca Di Risio scrive:

    “Come Bobbio ci insegna saggiamente, le virtù del laico sono il rigore critico, il dubbio metodico, la moderazione, il non prevaricare, la tolleranza, il rispetto delle idee altrui. Sono virtù mondane e civili. Sono le virtù della responsabilità; ma gli italiani – al solo sentire il suono della parola responsabilità – ne cercano sempre il significato sul dizionario”. Proprio vero, difatti tu sei un italiano, e dimostri di non avere nessuna di queste virtù; sei solo un mediocre fanatico borghese e benpensante che dice una marea di baggianate. P.S. Chi ti scrive è un non credente anti-clericale a favore dell’esposizione del crocefisso, tanto per farti capire quanto la vicenda va fuori dagli stanchi, ideologici e arcaici schemi mentali che usi.

  6. step scrive:

    Sinceramente di quello che afferma la Corte di Strasburgo non me ne potrebbe fregare di meno. Quando sento parlare di “diritti dell’uomo” rabbrividisco e sento puzza di imposizione coercitiva moralista. Ma a parte questo delirante “Tribunale Europeo per i Diritti dell’Uomo”, io sono contento che sia stata emessa questa sentenza. Ciò rappresenta almeno una inversione di tendenza, riguardo il conformismo politically correct intriso di turbo-tolleranza a senso unico.

    Da libertario non cattolico apprezzo questa decisione. Il crocefisso rappresenta – con altri simboli – l’identità europea. È un quid pluris di culturale che identifica e contrassegna il nostro essere europei. È quindi un fatto di identità, che aiuta a costituire la nostra specificità e riconoscere al contempo le altre specificità. Questo è il primo passo: riconoscere che esistono le differenze, e per questo rispettarle. Il ragazzo arabo musulmano presente in classe deve vedere come si è formata la nostra cultura. E apprezzerà questo. Rafforzando la propria peculiarità culturale e distinguendosi maggiormente. La diversità è cosa buona: perché averne paura?

    Altro motivo di gradimento per questa decisione è rappresentato dallo schiaffo per certi cosiddetti liberali (che magari vogliono imporre in modo “liberale” il loro modello in altri paesi) che ingenuamente credono nella neutralità valoriale dello Stato. La stessa locuzione “Stato laico” è ridicola. Ma come si può credere beotamente nella totale asetticità del “pubblico” quando in qualsiasi strada o piazza vengono ostentati simboli, costruzioni o diciture che richiamano le più svariate ideologie?

    Addenda – A un anarchico (ma anche a qualsiasi libertario quanto meno mini-archico) dovrebbe dare ben più fastidio l’immagine del Presidente della Repubblica rispetto a quella di Gesù Cristo.

  7. IL Crocifisso, deve sparire dai luoghi pubblici e stare solo nei luoghi di culto (oddio, o nemmeno in quelli!?)e nei cuori di chi lo desidera sinceramente. Perchè? Perchè se verrebbe Lui, il Signore, farebbe sicuramente come fece a Gerusalemme coi mercanti davanti al tempio di Dio: TOGLIETE QUEL CROCIFISSO, MALEDETTI…! NON SIETE DEGNI NEMMENO DI NOMINARMI!…. Molto umilmente, michelericciardi.mr@gmail.com; cattolico credente, orante e penitente.

  8. Michele Dubini scrive:

    @Lucio: la differenza con i paesi islamici i quali espongono l’immagine di Maometto o la mezzaluna è che sono teocrazie; nella musulmana Turchia, non troverai nulla del genere negli uffici postali/scuole. Abbiamo quella bellissima cosa chiamata laicità, in Europa…
    @GG: Esatto. E’ un simbolo per distinguersi da chi non crede; motivo in più per non appenderlo in edifici pubblici (ed è scandaloso PROPRIO per i rapporti privilegiati con il Vaticano).
    @Di Risio: Accidenti! Vedo che lei è molto abile nell’insultare gli altri, molto meno nell’argomentare la propria posizione. Le consiglio una tisana, prima di mettersi al pc :)
    @Step: La CEDU è tutto tranne che un tribunale moralista; chi dice una cosa del genere probabilmente non conosce molto bene il diritto internazionale né il concetto di “diritti dell’uomo” (che sono diritti tesi all’espressione di ogni personalità, non diritti di UN pensiero specifico). Per il resto, io credo nella baggianata dello Stato Laico, il quale deve permettere a ogni individuo di esercitare la propria libertà morale senza pressioni di ogni tipo; la diversità si esercita tramite la laicità, non con l’esposizione – e la degradazione – di UN simbolo religioso (e sulle radici giudaico-cristiane dell’Europa…beh, è una cosa estremamente opinabile, dal punto di vista storico).

    P.S. Guarda un po’ te…e io che vorrei sostituire la bandiera italiana alla croce e mettere l’immagine del Presidente della Repubblica in ogni classe =) [Mai stato anarchico, io sono per la Responsabilità]

  9. Lorenzo scrive:

    Fantastico: ben due persone hanno accennato alla possibilità che l’immagine di Maometto possa venire esposta in pubblico nei paesi (teocratici) islamici…
    Un indizio: “vignette su giornale danese”…

  10. GG scrive:

    In parte mi sono espressa male. Il crocifisso non è solo un marcatore identitario fra chi crede e chi non crede, ma anche e soprattutto nei luoghi pubblici un marcatore identitario fra chi considera l’importanza culturale-civile della chiesa cattolica in Italia e chi no. E l’importanza civile-culturale della chiesa cattolica in Italia, nel bene o nel male, è innegabile. La geografia non si può modificare: la chiesa l’abbiamo a casa nostra, è inevitabile avere rapporti privilegiati con la nostra “coinquilina”. Dunque per il crocifisso nessuno scandalo, il suo valore culturale-civile in Italia è evidente. Nessuno scandalo nemmeno sui rapporti privilegiati Italia-Vaticano, che però devono essere rivisti e modernizzati per consentire all’Italia di adeguarsi agli altri stati europei sui temi della bioetica e dei diritti civili.

  11. tyeyt scrive:

    il mio commento è stato cancellato, quindi lo riscriverò perchè non isultavo nessuno ma ero propositivo:

    finalmente scrivete un articolo che non è contro berlusconi, era parecchio.
    meno male perchè quando scrivere su idee mi piacete, continuate così.
    parlate meno delle persone e di berlusconi e più di libertà e fatti

  12. Marianna Mascioletti scrive:

    Ma nel commento c’erano lettere straniere, parole straniere? (l’antispam ogni tanto elimina commenti con parole straniere, però a volte invece no)
    Comunque, articoli “non contro Berlusconi” ne pubblichiamo ogni giorno. A meno che non si veda Berlusconi ovunque, ma questo è un difetto che ultimamente hanno più i suoi sostenitori che i suoi detrattori.

  13. Michele Dubini scrive:

    @GG: Mh, ho capito il tuo punto. Ma vedi, ritengo che sia un “plus-” alla tesi espressa nell’articolo; vediamo la croce negli edifici pubblici proprio per quell’abbraccio mortale tra Vaticano e Italia. Indubbiamente la Chiesa Cattolica ha avuto forte influenza giuridica, culturale e civile sul mondo europeo; ci mancherebbe negare il contrario. Ma non si può passare dall’affermare una influenza culturale reciproca (peraltro, terminata nel XV secolo; poi fu solo politica) all’affermare un appiattimento totale delle usanze cristiano-cattoliche nella vita pubblica. Sarebbe molto pericoloso per la salute di uno Stato moderno – e aprirebbe la porta allo stato teocratico.

    D’altronde, esistono moltissimi Stati che hanno avuto una FORTISSIMA influenza religiosa, ma che ben si guardano di esporre negli edifici pubblici simboli religiosi (gli USA, la Turchia, la Francia). Oggi la croce è esposta per ragioni “politiche”, le quali concorrono a svalutarla e a degradarla a feticcio culturale…e rimango convinto che i primi a doversi opporre dovrebbero essere i credenti, non gli atei/agnostici.

  14. tyry scrive:

    non ho detto che è stato fatto apposta la cancellazione.
    il fatto che parli contro i sostenitori di berlusconi mi fa capire ancora una volta che sto dalla parte del giusto.
    w la libertà!
    buona serata!

  15. Marianna Mascioletti scrive:

    No, però siccome non veniva specificato né in un senso né nell’altro, ho pensato che fosse bene da parte mia specificare che non c’era stata volontà di cancellarlo. (che poi io non me lo ricordo proprio, questo commento, perciò chiedevo dati più precisi, ma insomma non fa niente, è stato ri-postato e va bene così)
    W la libertà di sentirsi “nel giusto”, beati voi che ci riuscite.

  16. Dott. Sergio Hadar Tezza scrive:

    NESSUNO, né la Corte Europea né chi ha fatto causa, ha MAI parlato di “croce”. Han parlato TUTTI e SOLO di CROCIFISSO, non confondiamo le due cose.

    LA CROCE è un simbolo CRISTIANO.

    Il CROCIFISSO è un simbolo ESCLUSIVAMENTE CATTOLICO.
    Infatti, i cristiani non cattolici (eccetto gli Ortododossi), cioè Calvinisti, Valdesi e Protestanti, lo considerano IDOLATRIA.

    Il Crocifisso è lo sponsorizzare da parte di un’istituzione NON il cristianesimo ma UNA religione, il Cattolicesimo, come Religione di Stato.

    Tra l’altro, il crocifisso è considerato idolatrìa anche da parte di Ebraismo ed Islam.

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