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Centrodestra italiano, antiatlantismo di ritorno

– Bossi lo dice direttamente: “Con i bombardamenti verranno qui milioni di immigrati”.
Di Pietro lo dice in forma più “democrat”, ma più o meno raggiunge gli stessi risultati.

Frattini, poi, ha dimostrato che per sputtanare l’Italia all’estero non bisogna per forza saper usare la telecamera e fare film sulla camorra.

E non parliamo, per carità di patria, dei pacifisti dell’ultima ora, che, se volessimo adeguarci al linguaggio berlusconiano, meglio sarebbe definire “pacifinti”.

Negli ambienti del centro-destra (o meglio, di uno dei centrodestra) viene visto con diffidenza, se non con rancore, l’interventismo dell’asse Stati Uniti-Gran Bretagna-Francia (soprattutto di quest’ultima).

Mentre a Bossi fanno più paura i libici vivi che scappano in Italia, piuttosto che quelli morti maciullati in Libia, negli ambienti pidiellini crea preoccupazione più che altro il fatto che Gheddafi potrebbe essere rimpiazzato da un dittatore ancora più feroce.
Insomma, per dirla semplice semplice: “teniamoci ‘sto dittatore perché forse è un po’ meno peggio di quello che potrebbe venire dopo”.

Credo che un concetto del genere, che testimonia una totale accettazione passiva dello status quo, sia l’incarnazione dell’anti-progresso.

Se è intrinseco al sistema politico americano il fatto che il mandato presidenziale (per quanto bravo sia stato il presidente) non possa essere reiterato per la terza volta, un motivo c’è.

Un Paese che non ha fiducia nel fatto che i futuri leader potranno essere migliori di quello in carica è destinato a declinare inesorabilmente.

E’ inutile dire che il discorso assume ancora più senso, se contestualizzato rispetto a una dittatura.
Personalmente penso che disarmare un leader che bombarda il proprio popolo non significhi iniziare una guerra. Anzi, mi sento rincuorato che ancora esista l’Occidente, grazie a nazioni come il Regno Unito, la Francia e gli Stati Uniti, che non baciano le mani a dittatori che fanno rap col corano, e che non regalano cattedre dell’Università del Pensiero Liberale al cuoco di Stalin.

Altro discorso è quello relativo al fatto che l’interventismo di Francia e Regno Unito rischi di tagliare fuori l’Italia dalle trattative del post-Gheddafi, soffiandoci via i contratti libici. Un discorso molto più rispettabile, perchè meno ipocrita e pilatesco, ma che rimane pur sempre non condivisibile.

In un paese come il nostro dove il baciare l’anello al “cane rabbioso” è stato giustificato in nome della realpolitik, come si può rimproverare alla Francia e all’ Inghilterra di tirare l’acqua al proprio mulino?

Più che altro, iniziamo a chiederci seriamente come mai l’Italia conti così poco a livello internazionale. Manco se al posto del ministro degli esteri avessimo un maestro di sci.

Signori che fino a poco tempo fa , con l’esigenza di preservare la “Ragion di Stato” , osannavano le guerre sante di matrice Bushiana, ora, fulminati sulla via di Damasco, stigmatizzano gli interventi in Libia come neo-colonialismo.

In effetti c’e’ una sostanziale differenza tra l’Iraq e la Libia. Saddam Hussein non era il compagno di giochi di Berlusconi.
Non vorrei che fosse proprio questa la vera questione principale, il vero motivo che alimenta la nuova ondata di pacifismo e anti-americanismo, che ha influenzato il centro-destra italiano.

E nella Repubblica delle Banane, dove – ricordiamolo – per beccarsi del “comunista!” basta dire una mezza parola in favore delle coppie di fatto, questo anti-atlantismo di ritorno (di dilibertiana memoria) potrebbe costare la reputazione ai berlusconiani, o meglio, ai “veri detentori” dei veri Valori del centro-destra.


Autore: Flavio Ciabattoni

19 anni, ascolano, diplomato al liceo linguistico e frequentante il primo anno del corso di laurea in Economia, in lingua inglese, presso l'università Bocconi. Ha frequentato il quarto anno di scuola superiore all'estero, negli Stati Uniti, dove ha frequentato classi di Communication, Mass Media e Introduction to Business, oltre a quelle di Governo e Costituzione Americana.

7 Responses to “Centrodestra italiano, antiatlantismo di ritorno”

  1. Lontana scrive:

    É molto superficiale questo articolo. Un altro articolo partigiano, mentre le cose sono molto piu’ complesse. Alla televisione canadese hanno detto proprio oggi che l’Italia giocherà un ruolo cruciale e hanno sottolineato tutte le incoerenze di una coalizione che non trova accordi. Le perplessità di Bossi e di molti del centro-destra sono giustificate e non c’entra un fico l’antiatlantismo. Fare gli inchini a Gheddafi, come ad Arafat, non voleva dire un bel niente, visto che la politica estera italiana é sempre stata orientata su un gioco di equilibri nel Mediterraneo.Questo equilibrio si é rotto con la fretta di Sarkozy di andare a sparare e a noi questa fretta di eliminare gli unici dittatori arabi “amici” dell’Occidente, pare sbagliata. Si dovevano trovare altre strade e la prudenza era necessaria.

  2. Giuseppe Del Giudice scrive:

    Se difendere i legittimi interessi dell’Italia significa essere un “antiatlantista di ritorno”, ebbene lo sono. Alcuni piccoli appunti:
    1° la UE e la NATO la stanno distruggendo la Francia e la Gran Bretagna, non l’italia.
    2° I sedicendi “leaders” europei non solo baciavano le mani al Raìs (informarsi meglio) ma hanno fatto di molto peggio (tipo liberare terroristi), se questi sono i vostri idoli, accomodatevi.
    3° Nessuno è diventato nè pacifista nè antiatlantista. Semplicemente ci dà fastidio che alcune Nazioni quando non rispettano gli alleati, la Nato, la UE, in Italia trovano sempre qualche servo sciocco pronte a difenderle tanto per insultare il Governo.
    Tutto qui, il resto è fuffa…

  3. lontana lasciamo perdere la fretta di sarkozy, se per te equilibrio equivale a bombe sulla folla, allora non mi sorprende il fatto che etichetti l’articolo come partigiano.
    per voi life, liberty and pursuit of happiness conta solo per i ca**i vostri

  4. chiedo scusa in anticipo per la formattazione del testo frammentaria, non e’ stato intenzionale

  5. Giuseppe Del Giudice scrive:

    “Un Paese che non ha fiducia nel fatto che i futuri leader potranno essere migliori di quello in carica è destinato a declinare inesorabilmente”…una cazzata, STUDIARE di più, esempio IRAN…il “vecchio” Scià…i “nuovi” Komehini ed i suoi allievi…Acmdinejan e Bin Laden…Ma dove hai studiato?…

  6. Giuseppe Del Giudice scrive:

    Inutile pubblicare i Curriculum, servono idee non titoli…e voi sareste i “liberali”???

  7. giuseppe liberali significa anche essere tolleranti…e in questo momento nn rispondendoti male lo sono anche con te…

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