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Napoli, punto e a capo

– Nella città della “monnezza” democratica, dove le primarie sono diventate una commedia dell’arte, le candidature attuali dimostrano la volontà e, soprattutto, la necessità di cambiare segno.
Così la campagna elettorale diventa l’occasione per raccontare il riscatto di Napoli, capitale di un Meridione che non si lamenta, che si mette all’opera.

Simbolo della città che si alza in piedi è Mario Morcone, candidato dal PD e sostenuto anche da SEL, uno che per storia professionale e profilo personale davvero può riparare al danno delle primarie. Intanto Morcone ha già fatto bene a Napoli e lo rivendica: “A togliere le terre a Bidognetti c’ero io- sostiene – con gli stessi jeans che ho oggi”. Competente e pure alla mano, allora. “Un uomo del fare solare, sorridente, concepisce la politica come servizio alla città, è un vero civil servant”, così lo descrive Andrea Camorrino di Proforma, l’agenzia che cura la campagna.

“Il futuro è mo’ “, recita il pay, sia perché è adesso sia perché lo può realizzare proprio lui, Morcone, poco avvezzo come è alle promesse vane, concreto. “Non vi prometto nessun sogno” spiega infatti. “Vi prometto la capacità e la voglia di mettere a disposizione un enorme patrimonio; credo in un lavoro che si fa con passione, giorno per giorno, senza miracoli che nessuno può fare e, se qualcuno ve li promette, non dice cose giuste”.

Una specie di Mazzarri, ma meno agitato, con la stessa voglia di rifare grande (il) Napoli mettendo insieme le classiche virtù partenopee con l’impegno, con il ritorno al saper fare, alle regole che fanno funzionare le cose.

Ecco, infatti, cosa suggerisce la campagna: genio e regolatezza, orgoglio e giudizio, nobiltà senza miseria. Napoli che funziona, insomma, e che per questo non è meno ma sempre più Napoli.

Sul campo della competenza si gioca la partita anche Gianni Lettieri. Sceso in campo dopo aver ottenuto il Silvio Dixit di Palazzo Grazioli. Berlusconi ha deciso e Lettieri, con la sua squadra di consulenti è subito partito coi manifesti e col sito.

DGG, la società di comunicazione politica che lo segue, ha scelto per lui una grafica pulita, smart, irrituale, e che ben si sposa con il profilo pragmatico dell’ex numero uno degli industriali partenopei. “Fare vincere Napoli”, è il claim, e Lettieri diventa così una specie di Mr Wolf, il personaggio di Quentin Tarantino, quello che ripara le emergenze.

La leadership di Lettieri si inserisce perfettamente nel modello Bertolaso, in armonia con il lessico PDL. Oltre ad essere capace di dialogare, come suggerisce il fumetto che appare su tutti i materiali, il candidato ci mette pure un pizzico di tecnologia (sostiene di avere I-Phone e I-Pad, non ancora un profilo Facebook). Insomma, è il promotore di una strategia di piccole azioni quotidiane e concrete, che lui sa mettere insieme e che sono capaci di fare del bene alla città.

Napoli, però, non è solo competente, ma pure legalitaria. Infatti a raccontarla c’è De Magistris, che ha lanciato il suo messaggio: sindaco per Napoli, con il “per” scritto in corsivo che ricorda il manifesto elettorale di Bassolino di qualche anno fa.

La scritta in corsivo è una dichiarazione di intenti, significa “mi ci metto in prima persona a fare le cose”. Sicuramente a polemizzare. Se la piglia, infatti, sia con Morcone, sia, soprattutto, con la destra, dichiarando di non voler lasciare la città “a Nick ‘o ‘mericano (nomignolo di Nicola Cosentino, ndr) o a Giggino ‘a purpetta (vale a dire Luigi Cesaro, ndr)”.

L’equivalenza destra/criminalità è un po’ ardita, però risponde alle esigenze narrative di quella parte di sinistra che all’allure dei migliori ci tiene ancora, e soprattutto ricalca il linguaggio tipico del candidato. Uno Zorro un po’ arcigno che vuole “una Napoli contro i poteri forti e le cricche, contro i colletti bianchi e gli accordi trasversali”.

Il Terzo Polo avalla la scelta dell’UDC di presentare un uomo autorevole, che compete al di sopra d’ogni polemica.
Raimondo Pasquino sembra essere il candidato unico dell’area centrista; rettore dell’Università di Salerno, è già sindaco di San Giorgio a Cremano. È “il professore”, conosce la macchina amministrativa, è un intellettuale che si è comunque messo in passato al servizio della cosa pubblica.

Il suo profilo è per certi versi speculare a quello di Lettieri: il professore e l’imprenditore, quasi una riedizione dello scontro titanico Prodi vs Berlsuconi, ma dagli esisti meno certi, innanzitutto perché, vista la complessità del quadro, il ballottaggio è un’opzione molto probabile.

Last but not least, oltre a Roberto Di Fico, 35 anni, candidato del Movimento a Cinque Stelle, e a Raffaele Di Monda, PIN, programma innovazione nazionale, che si candida col motto “Conquistiamo la normalità”, c’è lui. L’intramontabile Clemente Mastella.

Impaziente di scendere in campo, già annuncia la propria candidatura al Corriere del Mezzogiorno nel settembre 2010, e tenta di dimostrare che Nietzsche aveva ragione: l’eterno ritorno del sempre uguale. La sua è, oggi, una battaglia personale contro De Magistris: “Perché mi ha rovinato la vita”, sostiene ai microfoni di Un giorno da pecora. Ma Clemente è un leone, e scende in campo per difendere la capitale partenopea dagli agguati dell’IDV.

Chi vincerà?
Chissà. Nel frattempo, però, Napoli, almeno sul piano elettorale, si lascia alle spalle, sia a sinistra che a destra, quel troppo di eccezionalità partenopea, quella che doveva portare la primavera, e invece non c’è mica riuscita.


Autore: Federica Colonna

Nata a Viterbo nel 1979, dopo la maturità classica si laurea in Scienze della Comunicazione e lavora come consulente politico per Running, gruppo Reti. Da libera professionista realizza più di dieci campagne elettorali, tra cui quella per l’attuale sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni. Collabora con "La Lettura" del Corriere della Sera, ha un blog su Il Fatto Quotidiano e uno sull'Unità.

4 Responses to “Napoli, punto e a capo”

  1. LA DEMOCRAZIA E’ UNA COSA SERIA,….
    Ragazzi, meglio se la smettiamo di prenderci in giro; la democrazia è una cosa seria, questo….è uno schifo. Se in democrazia si deve discutere e poi sceliere le migliori idee e i migliori addetti, in Italia, avviene tutto il contrario e siamo governati dai peggiori. E se siamo governati dai peggiori, le cose andranno sempre peggio, altro che si cambia! No a gelosie, no a primi della classe, no a piedistalli, no ad arrivismi; cerchiamo i migliori, con coraggio e preghiamoli di farsi avanti, per sostenerli, a qualunque costo, fino alla vittoria. Saluti da, perchenonsonopiudemocratico.it

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