La destra passatista ha deciso di uccidere il Secolo

di BENEDETTO DELLA VEDOVA – Il Secolo d’Italia, dopo la svolta di Fiuggi, ha contribuito in modo decisivo al rinnovamento della destra italiana che, con Gianfranco Fini, sceglieva convintamente la strada della modernità politica e dell’innovazione culturale, nel solco della destra europea. Con la coraggiosa e appassionata direzione di Flavia Perina, il Secolo d’Italia ha conquistato una rilevanza nella discussione politica italiana che solo dieci anni fa sembrava impensabile per lo storico quotidiano della destra. Flavia Perina non ha tanto o solo “raccontato” l’iniziativa politica di Gianfranco Fini, ma l’ha sovente anticipata e ispirata, come accade alla elaborazione culturale sganciata dall’ossessione della attualità.Quella che oggi licenzia Flavia Perina dalla direzione del quotidiano, invece, mostra il segno di una destra passatista, che rifiuta la competizione delle idee perché conosce solo la forza del potere. Il danno non sarà tanto per il direttore “cacciato”, che potrà fare tesoro dell’esperienza e degli straordinari risultati ottenuti in altri contesti, quanto per il giornale e per il PdL che ha dimostrato una volta di più il volto dell’arroganza e dell’intolleranza.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

6 Responses to “La destra passatista ha deciso di uccidere il Secolo”

  1. Lorenzo scrive:

    D’accordo con te Benedetto.
    Tuttavia mi chiedo e ti chiedo: quanto e’ costato al contribuente tutto questo? I partiti non ci costano già abbastanza senza dovergli noi finanziare pure i giornali?
    La Perina puo’ fare un giornale on line (oppure, non me ne voglia Carmelo, prendere la direzione di libertiamo?) e fare una bella battaglia contro il finanziamento alla stampa di partito e ci guadagneremmo tutti.
    Sbaglio?
    Io spero che FLI non faccia un giornale o perlomeno non chieda contributi pubblici per questo.

  2. Marco De Rossi scrive:

    Da “Il Secolo d’Italia” a “Il Secolo Predellino”

  3. vittorio scrive:

    La diffusione del secolo con la Perina faceva ridere: poche migliaia di copie. Ridicolo. Si trattava di un giornale che viveva con contributi e elargizioni a spese del contribuente.
    Ma cosa volete che venga ucciso? Il secolo era già un cadavere.

  4. Andrea B. scrive:

    Beh … non vedo cosa c’entrino in questa discussione i contributi pubblici dati alla stampa.
    O per meglio dire, l’essere favorevoli o contrari a giornali che campano sui contribuenti (personalmente sono contrario) non ha alcuna relazione con il giudizio politico che si può trarre da questa vicenda.

    In ogni caso la “proprietà” comanda … venne liquidato un Montanelli, di che ci meravigliamo ?
    In ogni caso, di un ennesimo clone del Giornale o di Libero non se ne sentiva proprio la mancanza … che brutta fine per il “Secolo d’ Italia” !

  5. ivan scrive:

    La diffusione del secolo con la Perina faceva ridere…
    ————————–
    E’ ovvio, non era un quotidiano come gli altri, era un quotidiano di partito. Era morto l’Unità, figuriamoci il Secolo.

    E’ una occasione per fondare un nuovo giornale (non di partito) di opinione stile Il Fatto( abbonamenti, non finanziamento pubblico, giornalisti-azionisti).
    Il Nome? LA VOCE a memoria della destra anticonformista e antiberlusconiana… MI ABBONO SUBITO!!!!1

  6. ivan scrive:

    … altra cosa. La funzione di molti quotidiani è quella di apparire nelle rassegne stampa TV. Quindi certe posizioni assenti in tv, vengono riprese giocoforza dalle rassegne.

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