Cameron punta sulla fine del Belgio?

– A 277 giorni dall’avvio della crisi politica più lunga mai dipanatasi in un paese occidentale a memoria d’uomo, ancora nessuna schiarita sotto il cielo uggioso di Bruxelles.
Il Re Alberto II tenta disperatamente di smuovere l’impasse affidando incarichi esplorativi a personaggi rilevanti dell’establishment partitico. Con scarso costrutto, finora.

Troppo complessa, infatti, la materia da trattare e troppi i dossier aperti sul tavolo. Si va dal coté istituzionale a quello economico senza soluzione di continuità, nonostante i ripetuti tentativi di individuare una road map opportuna. Il problema fondamentale è che i due ambiti si intersecano in più punti creando un groviglio quasi inestricabile.

Prendiamo, a guisa di esempio, il previsto riordino delle competenze federali in tema di sanità, istruzione e ordine pubblico. Ebbene, nessuno si nasconde ormai che la valenza finanziaria della faccenda celi malamente le velleità autonomiste, ma diciamo meglio indipendentiste, della comunità fiamminga, la più popolosa e prospera del piccolo stato nordeuropeo. Qualsiasi soluzione, se mai si riuscisse ad individuarla, apparirebbe un mero rabbercio, un malfermo puntello ad un edificio, quello dell’unità nazionale, ormai fatiscente.

Il fossato che divide fiamminghi e francofoni va allargandosi in ragione delle disuguaglianze dei modelli di sviluppo perseguiti all’interno di un’unica compagine territoriale: succube dell’interventismo centrale la Vallonia, un tempo cuore pulsante dell’industria minerario-estrattiva europea; centro nodale di una fittissima rete di rapporti commerciali e finanziari e immerse appieno nella temperie del terziario avanzato, hi-tech in testa, le Fiandre.

In pochi decenni l’apparato istituzionale costruito all’indomani della Rivoluzione del 1830 ha dimostrato tutta la propria obsolescenza e la sostanziale incapacità ad offrire risposte a sfide più grandi di lui.
Forse ne prenderà atto anche il leader democristiano Wouter Beke, ennesima figura di “conciliatore” individuata dal Sovrano per affrontare la serie interminabile di veti contrapposti delle varie forze sulla scacchiera.

A far rumore, comunque, è oggi la visita del leader indiscusso dei nazionalisti fiamminghi Bart de Wewer a Downing Street, dal Primo Ministro britannico David Cameron.
Le cronache riferiscono di un’accoglienza cordialissima da parte dello stesso Cameron all’ospite. Quasi quanto quella che si potrebbe tributare ad un omologo in carica, già sentenziano alcuni commentatori interessati.

Assai raro, in effetti, che il secondo cittadino del Regno Unito conceda udienza ad un capopartito che non occupi una qualche carica in ambito governativo.
Dopo essersi intrattenuti in un lungo colloquio, i due hanno concordato quasi una sorta di patto di collaborazione. L’ intento di Cameron è di trasformare la N-VA, il partito nazionalista fiammingo guidato da De Wewer, in “un alleato sulla scena europea”.

Cosa questo possa significare nell’economia della crisi belga non è ancora dato intravedere allo stato attuale. Certo due indizi solitamente fanno una prova…


Autore: Salvatore Antonaci

39 anni, salentino con aspirazioni cosmopolite. Una laurea in Lettere e Filosofia, molti interessi, scrive e si dedica, di tanto in tanto, a lavoretti (molto) precari. Già militante e dirigente radicale, collabora con il Movimento Libertario e con altre organizzazioni di area liberale come Libertiamo e Confcontribuenti. Sempre animato dallo stesso spirito curioso, laico e dialettico.

5 Responses to “Cameron punta sulla fine del Belgio?”

  1. lodovico scrive:

    Non conosco il Belgio ma la preoccupazione del Re é di parte e legata al suo sopravvivere. Credo che la popolazione, che è il fine ultimo della democrazia, non lamenti insofferenza. Uno stato senza governo, per noi sarebbe attentato alla Costituzione.

  2. Parnaso scrive:

    Beh, mi sembra la dimostrazione che la politica come governo del fare non serve per un Paese, che può andare avanti da solo se è già adulto.

  3. grano scrive:

    …”Un Paese può andare avanti da solo, se è già adulto”. Sì, forse, ma può anche spaccarsi, da solo. A parte ciò, il re non ha proprio voce in capitolo, in Belgio, per ricordare al premier di un altro stato membro dell’Ue che le alleanze si fanno tra governi e non tra un governo ed un partito?

  4. creonte scrive:

    è una nuova versione dell’EFTA e la GB potrebbe farcela.

  5. Tutti commenti piuttosto interessanti che vanno a toccare aspetti diversi della situazione belga interessante quanto ingarbugliata. A partire proprio dal paradosso che può esistere uno stato senza governo, anche se per tempo(si pensa) limitato. In realtà ci muoviamo in terra incognita e qualsiasi scenario è aperto.Stiamo a vedere e, nel caso, riferiamo

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