di PIERCAMILLO FALASCA – “Libia, la Lega detta le condizioni”. Questo il titolo odierno de La Padania, ma è anche un sunto dello stato comatoso in cui versa la politica del Paese. L’Italia oggi gestisce le relazioni internazionali – inclusa la complessa questione libica – e affronta i grandi dossier dell’economia, della politica energetica o delle libertà civili con un occhio ai titoli dei giornali e un altro ai sondaggi settimanali.
Nessun idealismo, né realismo: la politica – e massimamente la maggioranza di governo – è ispirata esclusivamente al “brevismo”
. Attenzione al brevissimo periodo e alle brevi notizie, ai lanci d’agenzia stampa e all’impatto delle parole sull’umore popolare. Alla Lega Nord non interessa governare il Paese, bensì ricavare dalla crisi libica l’ennesimo spot elettorale anti-immigrazione. Al PdL preme non contrariare l’alleato di governo, contemperando altresì le esigenze ineludibili di politica estera con il portafogli tripolitano del premier Berlusconi.

Chi ha davvero scelto la partecipazione italiana alle incursioni aeree in Libia? E’ priva di fondamento la tesi secondo cui la triangolazione Napolitano-vertici militari-La Russa ha nei fatti commissariato Berlusconi? Non è sospetta l’enfasi con la quale si dice e si ribadisce che “non abbiamo sparato e non spareremo”, mentre le prime fonti sostenevano esattamente il contrario? Se è opportuno pretendere che il comando delle operazioni passi alla Nato, anche per smorzare il malcelato protagonismo francese, a chi giova forzare la mano minacciando la chiusura delle basi italiane alle operazioni militari alleate? Sono molte le domande a cui il Governo non risponderà, anche perché i media principali non gliele rivolgeranno.

Nelle prossime ore la maggioranza porterà all’attenzione delle Camere una proposta di risoluzione parlamentare il cui scopo sarà quello di sommare ammuina ad ammuina: garanzie sul rispetto degli accordi con la Libia sulle forniture di gas e petrolio; intervento negli stretti confini della risoluzione Onu; mantenimento di una posizione di cautela (“come sta facendo la Germania”, dicono i leghisti); impegno concreto di tutti i paesi europei per una distribuzione dei profughi proporzionale al numero dei propri abitanti. Il ministro degli Interni Maroni ha poi chiesto che nella risoluzione si faccia riferimento “a un blocco navale non solo in entrata per la Libia ma anche in uscita, cioè nei confronti dei migranti”. Le ambiguità piovono a secchiate: la “posizione di cautela” sull’esempio della Germania – al paese dove il sottoscritto è nato – significherebbe la non partecipazione italiana alle operazioni militari. Chi dovrebbe garantire il rispetto dei contratti di fornitura di gas e petrolio, gli alleati o magari i ribelli libici? La questione dei migranti – cui il TG1 ormai dedica uno spazio abnorme dei suoi servizi, in una spettacolare operazione di ingigantimento del fenomeno – sta alla risoluzione sulla partecipazione italiana all’intervento in Libia come i cavoli a merenda.

Brevismo, ambiguità, sottomissione del Governo ai capricci della Lega e agli affaracci di Berlusconi. “L’Italia non è un Paese povero, – disse Charles de Gaulle in un’intervista a Montanelli – è un povero Paese!”. Per molti anni il grande giornalista si rammaricò di non aver immediatamente lasciato la stanza del Generale dopo quelle parole. A chi l’ascoltasse oggi, quella definizione parrebbe drammaticamente calzante.