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A Catanzaro, direbbe Cetto, c’è un candidato a “rischio legalità”

– È una candidatura che fa notizia, quella di Salvatore Scalzo a sindaco di Catanzaro. 27 anni appena, formazione d’eccellenza al Collegio Universitario Lamaro Pozzani a Roma, Master in politiche comunitarie a Maastricht, per poi entrare nella Commissione Europea in giovanissima età.

Ho avuto modo di conoscerlo personalmente negli anni del Collegio dei Cavalieri del Lavoro e dell’università.
Appassionato alla politica come pochi, il suo orientamento non è mai stato segregativo o preclusivo verso l’influenza di culture politiche più liberali. Con lui ho condiviso esperienze come la scuola di liberalismo di Roma, organizzata dall’IBL e dalla Fondazione Einaudi, che premiò, al tempo, un nostro saggio sulla circolazione del modello di democrazia.

Non è delfino né trota di qualche potentato locale; a dirla tutta, non è nemmeno un giovane emerso scalando i vertici delle organizzazioni giovanili di partito.
Piuttosto, geloso della propria autonomia di pensiero, si è fatto notare sul territorio per l’attivismo dimostrato con la sua associazione, Ulixes. Tema ricorrente delle iniziative del gruppo: la legalità nella difficile regione calabrese e il rinnovamento della classe politica meridionale.

Un meridionalismo, insomma, che non invoca i palazzi romani per far sopravvivere e alimentare lo status quo, ma che guarda ai propri mali per trovare da sé una via d’uscita. In un recente articolo del sito dell’associazione, la redazione chiedeva di far luce sulle candidature indegne denunciate dal presidente della commissione antimafia Giuseppe Pisanu e, in particolare per quanto riguarda le elezioni regionali in Calabria, dal suo vice, Fabio Granata . Una denuncia lanciata dalle istituzioni e caduta nel vuoto.

Probabilmente il nome di Scalzo è la carta a sorpresa che il centrosinistra gioca per scompaginare un sistema di amministrazione arrugginito e corroso dalla vecchia politica delle cricche locali.
Non vi sono precedenti noti. Gesti “estremi” di giovanilismo di facciata del PD avevano in passato lanciato candidati di provata fedeltà al leader o strilloni da congresso, incapaci di mostrare spessore politico dopo un solo applauso. Meteore.

Nel caso di Scalzo, la scelta pare sia stata fatta sulla base di un ottimo curriculum e dei valori in cui crede. Il profilo più adatto per il riscatto di una comunità stanca di ispirare i film di Antonio Albanese.

Il suo avversario è Michele Traversa, 63 anni, presidente della provincia di Catanzaro dal 1999 al 2008 ed oggi deputato del PDL. A sostenerlo un centrodestra allargato all’UDC, che evidentemente trova più comodo appoggiarsi ad un uomo navigato e conoscitore proattivo di vizi e virtù della politica calabrese.

Il diario di bordo di Salvatore Scalzo strappa un sorriso, quando chiama un po’ pomposamente Itaca la sua destinazione (per correttezza verso i suoi avversari, però, non viene assegnata espressamente ad alcun attore politico la parte dei Proci). Un altro paragone, forse più adatto, con una figura leggendaria, un paragone che balza alla mente a dispetto della notevole statura del giovane agente della Commissione europea, è quello di Davide contro Golia.

C’è da chiedersi se gli elettori che attendono la costituzione in Italia di una destra moderna, laica, liberale debbano nutrire pregiudizi verso candidature locali che vengono da una parte politica avversa ma che ciononostante rappresentano un’occasione per rinnovare la politica sul territorio, per far governare il merito e la competenza, per condividere con quanti pur rimangono dall’altra parte dello spettro politico i valori della trasparenza e della legalità.

A livello locale l’UDC, l’altro pilastro del teorizzato terzo polo, sembra orientato da motivi di opportunità; e se il popolo di FLI decidesse, pur facendo salve le proprie radici e la sua collocazione a destra nel panorama nazionale, di promuovere – indipendentemente dalla loro collocazione politica – le candidature che meglio rappresentano il modo di far politica capace davvero di cambiare il paese?


Autore: Diego Menegon

Nato a Volpago, in provincia di Treviso, nel 1983. Laureato del Collegio Lamaro Pozzani della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro. Ha svolto ricerche e scritto per Iter Legis, Agienergia e la collana Dario Mazzi (Il Mulino). Si occupa di affari istituzionali e di politiche del diritto nei temi di economia, welfare, energia e ambiente. Socio fondatore di Libertiamo, è Direttore dell'ufficio legislativo di ConfContribuenti e Fellow dell'Istituto Bruno Leoni. Attualmente candidato alle elezioni politiche 2013 con Fare per Fermare il Declino.

One Response to “A Catanzaro, direbbe Cetto, c’è un candidato a “rischio legalità””

  1. Lorenzo scrive:

    Bravo. Sono le persone che contano. La testa è importante, non il colore del cappello che ci si mette sopra…

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