di CARMELO PALMA – L’epopea dei boat-people aveva risvegliato dal sonno dogmatico l’Occidente innamorato della resistenza vietcong e inorgoglito dall’umiliazione americana nell’Indocina libera e rossa. Nella seconda metà degli anni ’70 centinaia di migliaia di vietnamiti presero il largo su zattere malconce, per incrociare la rotta di mercantili disposti a portarli in salvo.

L’Europa e il mondo libero, allora, non erano ancora ossessionati dal “pericolo” dell’immigrazione, anche perché non specchiavano in esso il proprio gigantesco e irrisolvibile sbilancio demografico. Se oggi Bossi, di fronte al rischio che la Libia diventi un’enorme Srebrenica, esibisce, come un titolo di merito e di virtù, la propria insensibilità alla mattanza e la propria preoccupazione per i fuggiaschi, la ragione sta nel rapporto tra demografia e democrazia. Che è un rapporto sano, se spinge all’intelligenza delle cose e agli inevitabili cambiamenti che l’invecchiamento della popolazione comporta, ma diventa malato e esiziale se consegna alle paure e ai pregiudizi dell’età i destini di un popolo, che non può essere ad un tempo “vecchio” e “vivo”.

I paesi del Maghreb hanno 170 milioni di abitanti con un’età media inferiore ai 25 anni. In Italia l’età media dei cittadini sfiora i 44 anni (ed uno su cinque ha più di 65 anni) ed in Europa supera i 41 anni. I boat-people del Maghreb e dell’Africa sud-sahariana che Bossi finge di temere più delle ritorsioni e degli agguati del tiranno di Tripoli – un dead man walking che solo il cinismo del Carroccio vorrebbe resuscitare – non sono un problema della nostra “politica estera”, ma un fantasma della nostra “politica interna”.

Eppure, il governo rimane appeso al gioco del giocatore scaltro di Gemonio, un vecchio mestierante di una politica per vecchi, che mischia e serve le carte della paura. Niente del suo racconto ha a che fare con la realtà di uno scontro i cui rischi – anche sul fronte migratorio –  piuttosto risiedono nell’impaludamento del forcing alleato, privo tuttora della legittimazione giuridica per deporre, con le buone o con le cattive, Gheddafi. Però nel suo intendere – senza troppi riguardi – che sarebbe meglio che i libici anti-Rais crepassero a Misurata e Bengasi, piuttosto che fuggire verso le nostre coste, c’è un far politica con le vite degli altri che non oltraggia il governo, ma l’Italia.