– Nella mattinata di lunedì, le immagini drammatiche che provenivano dal Sol Levante hanno indotto il Cancelliere tedesco ad annunciare una moratoria di tre mesi sull’attività delle sette centrali nucleari più vecchie del paese, quelle cioè entrate in funzione prima del 1980.

«Se anche in uno Stato così sviluppato come il Giappone, l’impossibile è diventato possibile, allora anche per noi la situazione cambia» ha chiarito la signora Merkel nel suo discorso al Bundestag. Un discorso duramente contestato dall’opposizione, che ha chiesto al Governo di spegnere tutti i reattori fin da subito, rinunciando al progetto di allungamento della vita delle centrali approvato dal Parlamento negli scorsi mesi.

Tale progetto, parte integrante del patto di coalizione dell’autunno 2009, non contraddiceva totalmente il disegno del precedente governo rosso-verde, che, nel 2001, aveva decretato il progressivo smantellamento dei reattori entro il 2021-2022. Fatto sta che oggi il quadro muta

«L’era dell’energia nucleare è finita», ha scandito nell’emiciclo del Reichstag il presidente dell’SPD ed ex-Ministro dell’Ambiente Sigmar Gabriel. Insieme con gli alleati ecologisti, i socialdemocratici erano stati i primi ad occupare lo spazio antistante la Cancelleria per chiedere all’esecutivo di ritornare sui suoi passi. Per loro la moratoria non basta. E’ un regalo alla lobby dell’atomo. «Non ci fidiamo più. Per questo chiediamo che le decisioni siano prese a livello parlamentare» ha soggiunto Gabriel nel contestare una scelta che dal punto di vista giuridico rimane fortemente criticata.

Può infatti il Governo federale procedere ad uno spegnimento di emergenza senza passare per il Bundestag? I pareri dei giuristi si accavallano. Sulle pagine del quotidiano economico Handelsblatt il giuspubblicista Joachim Wieland bollava la decisione della signora Merkel come incostituzionale per violazione dell’art. 20 comma 3 della Legge fondamentale, in base al quale

la legislazione è soggetta all’ordinamento costituzionale, il potere esecutivo e la giurisdizione sono soggetti alla legge e al diritto.

Di tutt’altro avviso è Frank Schorkopf, docente di diritto pubblico presso l’Università di Göttingen, il quale, in un colloquio con Libertiamo, ricorda:

Basta dare un’occhiata al paragrafo 19 comma 3 n. 3 dell’Atomgesetz, che disciplina la base giuridica per spegnere i reattori anche per periodi più lunghi. Questo è già accaduto. Il termine moratoria è un termine politico. In questo caso quindi il Bundestag non deve intervenire. Se tuttavia dovessero essere revocate le licenze, che secondo la legge di prolungamento della vita delle centrali dovrebbero continuare ad essere valide, allora la legge dovrebbe essere sospesa in maniera formale.

Fatto sta che l’idea di una pausa di riflessione, presa sull’onda dell’emotività, non convince.
Come mai, si chiedeva in un editoriale l’Handelsblatt, è necessario procedere ora ad effettuare nuovi controlli se ai cittadini è sempre stato assicurato che gli impianti erano sicuri? D’altra parte, né un terremoto di magnitudo 9 della scala Richter, né uno tsunami potrebbero mai verificarsi dalle parti della Germania.

Che cosa c’è da controllare? Non è forse questa un’implicita ammissione che l’esecutivo tedesco ha mentito ai propri cittadini? Sono tutte riflessioni sensate su una misura a dir poco frettolosa.
D’altra parte ad aver abbandonato il tradizionale understatement sono stati proprio i politici tedeschi. Non soltanto il Vicecancelliere, che ha parlato di «apocalisse» e di «catastrofe», ma anche il Commissario europeo agli affari energetici Günther Öttinger, il quale, nell’annunciare uno stress-test europeo sulle centrali, è arrivato persino a dire che in Giappone la situazione era «fuori controllo», salvo poi correggersi e affermare di essere stato frainteso.

Nel frattempo, però, la borsa era in caduta libera e l’AIEA con Yukiya Amano doveva emettere un comunicato ufficiale di smentita.
A rincarare la dose ci ha pensato poi il capo del sindacato di polizia Rainer Wendt: «I nostri reattori non sono attrezzati adeguatamente per gli attacchi terroristici», ha solennemente dichiarato sempre all’Handelsblatt.

Un allarmismo che sembra poter essere spiegato solo in chiave elettorale. Domenica prossima e poi ancora il 27 marzo si terranno tre appuntamenti elettorali di cruciale importanza in Sassonia-Anhalt, Renania-Palatinato e Baden-Württemberg.

In particolare è quest’ultimo Land, che si approvvigiona per circa il 50% da energia nucleare, a fare da asso pigliatutto. La chiusura del reattore di Neckarwestheim è una mossa astuta per riguadagnare consenso in uno dei Länder maggiormente popolati ed industrializzati della Germania, da più di cinquantotto anni governato dai cristianodemocratici ed in grado di condizionare l’attività politica al Bundesrat.

Prima le polemiche sulla nuova avveniristica stazione “Stuttgart 21”, ora quelle sul nucleare hanno messo in grave crisi la CDU del Ministropresidente Stefan Mappus. Gli ultimi sondaggi indicano che i democristiani oscillano intorno al 40%, ben oltre l’SPD (22%) e i Verdi (21%), da sempre forti nella regione. Con una FDP data poco oltre il 6%, la maggioranza giallo-nera è in bilico. Tutto dipende se Die Linke riuscirà o meno ad entrare nel parlamentino di Stoccarda.

Veniamo, infine, alle conseguenze economiche ed energetiche.
Che cosa comporta per la Germania questo stacco repentino di quasi la metà delle centrali dalla rete? Innanzitutto più emissioni, secondo il Breakthrough Institute.
E poi un fatturato minore per le società che gestiscono i sette reattori (una centrale, quella di Krümmel, è spenta per manutenzione già da qualche tempo) che si rifletterà anche in un gettito più basso da Brennelementesteuer, la nuova tassa che da quest’anno le quattro compagnie energetiche dovranno pagare come contropartita per l’allungamento della vita delle centrali.

Last but not least, mentre alla borsa di Lipsia il valore delle azioni delle multinazionali del solare e dell’eolico schizza verso l’alto e con esso anche il prezzo dell’energia, i consumatori tedeschi cominciano a fare i conti con un rincaro delle bollette…
La vittima di questo panico generalizzato è ancora una volta una ed una sola: la certezza del diritto.