Fukushima impone prudenza, non il bando al nucleare in Italia

di BENEDETTO DELLA VEDOVA – Accorpare i referendum alle elezioni amministrative sarebbe stata una cosa doverosa, dal punto di vista della buona politica e del buon senso. Sperperare denaro pubblico per favorire la strategia astensionista è doppiamente colpevole: perché priva il bilancio dello Stato di risorse che avrebbero potuto trovare un impiego più produttivo e perché altera le condizioni del gioco elettorale, disincentivando di fatto la partecipazione al voto.

Tutto ciò non significa ovviamente condividere o sostenere il “sì” ai quesiti che andranno al voto il prossimo giugno. Neppure, per quel che mi riguarda, quello sul nucleare. Quella che il Parlamento ha approvato in questa legislatura è una legge pragmatica, che supera il divieto alla costruzione di nuovi reattori senza imporre né “precostituire” nulla e senza gravare il bilancio pubblico degli oneri per il rilancio del nucleare in Italia.  La legge definisce il quadro normativo entro il quale dovrebbe essere possibile, per gli operatori privati, prevedere eventuali investimenti, garantendo la trasparenza delle procedure e rispettando i protocolli di sicurezza.

Cancellare la normativa per tornare allo status quo ante equivarrebbe a rispondere ad un riflesso ideologico, antiscientifico e irrazionale.  Tanto irrazionale quanto sarebbe fingere che la catastrofe giapponese non abbia mutato la percezione del rischio nucleare e non imponga quindi l’onere di verificare – nuovamente e in modo ancor più approfondito  –  l’adeguatezza delle procedure di sicurezza e del sistema di controlli previsti per il “nucleare italiano”.

Ha quindi senso chiedere una pausa di riflessione. Non ne ha alcuno, al contrario, chiedere il rispetto di un principio di precauzione inteso nel senso della certificabilità del “rischio zero”, che è – come sa chiunque si occupi di questioni di sicurezza – scientificamente indimostrabile in qualunque campo, e non solo in quello nucleare.

Penso che il compito della politica, di fronte a sfide che si fanno sempre più complesse, ma anche necessarie, sia quello di rispettare la paura dell’opinione pubblica, ma di rispondervi in modo serio e razionale. Questo vale per l’immigrazione come per il nucleare o la ricerca biogenetica in campo agricolo o medico.

Il futuro energetico dell’Italia non dovrebbe diventare il terreno di scontri o rivincite squisitamente politiche. Dobbiamo innanzitutto aspettare di capire esattamente quali saranno state le cause e gli effetti del disastro nucleare nipponico, per capire se, quanto e come possa aiutare a migliorare le strategie di controllo previste per il nucleare in Italia.

Ma dire sì o no “al nucleare” come se non vi fosse alcuna differenza tra i diversi tipi di impianti in funzione nel mondo è un modo sbagliato e propagandistico per affrontare la questione. Continuo a ritenere che il no al nucleare plebiscitato dagli italiani nel 1987, dopo un incidente in una centrale inefficiente e insicura di un impero in disfacimento, non sia stata una scelta né razionale, né propizia. Il precedente di Chernobyl dovrebbe consigliare prudenza anche nei no “definitivi”.

Al di là dei tempi e dei modi per una prima nuova centrale italiana sarebbe sbagliato tornare ad escludere completamente dall’orizzonte delle possibilità energetiche per il nostro paese il ritorno al nucleare. Investire sulla ricerca e l’innovazione per ottenere energia dall’atomo, unitamente al risparmio e allo sviluppo di altre tecnologie, allo stato delle conoscenze resta una priorità non solo italiana, ma globale, per affrontare un futuro di crescita galoppante dei consumi energetici.


Autore: Benedetto Della Vedova

Nato a Sondrio nel 1962, laureato alla Bocconi, economista, è stato ricercatore presso l’Istituto per l’Economia delle fonti di energia e presso l’Istituto di ricerca della Regione Lombardia. Ha scritto per il Sole24Ore, Corriere Economia, Giornale e Foglio. Dirigente e deputato europeo radicale, è stato Presidente dei Riformatori Liberali. Presidente di Libertiamo, è stato capogruppo di Futuro e Libertà per l'Italia alla Camera dei Deputati. Attualmente, è senatore di Scelta Civica per l'Italia.

5 Responses to “Fukushima impone prudenza, non il bando al nucleare in Italia”

  1. Andrea Ciampi scrive:

    Sono perfettamente d’accordo, come quasi sempre.
    Purtroppo la mentalità scientifica nel mondo e soprattutto in italia fatica a farsi strada, e così preferiamo un pericoloso status quo (con tutta la dipendenza energetica, l’inquinamento e i problemi ambientali in genere) ad una discussione seria.
    E’ chiaro che, come dici giustamente, sarà necessario aspettare di vedere sia le cause (gli impianti erano davvero a norma? Come mai non era stato considerato adeguatamente il rischio sismico?) e gli effetti (cosa davvero sia successo e cosa ha provocato). E poi, ma solo poi, si potrà cominciare a valutare se e come costruire delle centrali.
    Altrimenti facciamo come per gli OGM, di cui vengono ignorate tutte le potenzialità sopravvalutandone i pericoli, in difesa di uno status quo che è più pericoloso di un uso degli OGM stessi che sia fatto con prudenza e mentalità scientifica.

  2. davide scrive:

    Mi riesce a spiegare perchè nessun politico ha preso in seria considerazione la proposta di Rubbia relativo alle Centrali Nucleari al torio?

    http://www.google.it/url?sa=t&source=web&cd=1&ved=0CBcQtwIwAA&url=http%3A%2F%2Fwww.youtube.com%2Fwatch%3Fv%3D8xrqu4GeU1c&ei=5jiDTd2MIZHSsgbE_uCtAw&usg=AFQjCNFr9tn5as6614Vbe0nn_ytqfmg3DQ

  3. Marco Galliano scrive:

    Il nucleare subirà certamente uno stop pluriennale in Europa, referendum o non referendum. Allora qual’è il piano energetico di Benedetto della Vedova per l’Italia?

    Fotovoltaico sui campi agricoli ed eolico industriale in un paese con poco vento? Incentivi sopra la media europea pagati dai cittadini solo per favorire le lobby industriali delle energie rinnovabili? Eliminazione della VIA per gli impianti rinnovabili industriali (eolico e fv sui campi)?

    O non sarebbe meglio favorire, oltre che la crescita delle energie rinnovabili anche il risparmio e l’efficienza energetica?

    Uscire dall’inutile eolico industriale e riconverstire i relativi incentivi a vantaggio di fonti rinnovabili di energia sviluppate in forme eco-sostenibili di autogenerazione diffusa (solare termico e fotovoltaico sui tetti, geotermia, micro impianti eolici, ecc.)?

    Sostituire negli anni le centrali a carbone con centrali alimentate a gas (che producono poca CO2) e finanziare la ricerca per la fusione nucleare?

  4. ettore pottino scrive:

    Quale futuro energetico per il nostro Paese?
    La tragedia giapponese riapre in modo drammatico il dibattito sulla scelta nucleare del governo Berlusconi. Senza preconcetti rimane un dato di fondo: per mantenere il nostro standard di vita sociale ed economica dobbiamo avere a disposizione energia a sufficienza.

    Le uniche alternative al fossile, sono il nucleare e le rinnovabili, queste ultime possono coesistere o essere alternative. La scelta governativa, si basa sulla necessità di raggiungere quote significative di produzione a costi accettabili, confortati dal fatto che tutti i paesi europei hanno intrapreso questa via, tanto che già oggi noi importiamo il 19% di energia da nucleare dai Paesi limitrofi.

    Di contro assistiamo ad una marcata schizofrenia, anche da parte del fronte antinucleare, che al momento di proporre una forte politica per lo sviluppo delle rinnovabili, comincia a disquisire e a distinguere… Il nuovo piano energetico regionale è un esempio di questo comportamento che, di fatto, preclude alle rinnovabili di essere una reale alternativa al nucleare. Certo i parchi eolici, i grandi impianti fotovoltaici, le centrali a biomassa, la diversificazione produttiva delle imprese agricole verso il no- food, comportano una serie di problematiche non pleonastiche: l’alterazione del paesaggio, la sottrazione di terre arabili e quant’altro ma come pensiamo di raggiungere un potenziale significativo di autoproduzione senza scelte radicali? Il nucleare, alla fine, rimane la scelta più comoda per tutti ma chi è in grado di valutare i costi non solo economici ma sociali e sanitari di un rischio tanto più basso quanto più devastante? Certo ad una percentuale alta, la vista di una pala eolica può dare fastidio ma anche nel peggiore degli eventi catastrofici, questa non potrà causare dei morti , ma fra 50 o 100 anni o anche 200, quanti milioni di persone possono morire in modo orrendo per un guasto ad una centrale?

    Fatto sta che il ministro Romani taglierà a breve gli incentivi per il solare, rimangiandosi il precedente decreto che stabiliva il loro quantum fino al 2013, e il nostro governo regionale stopperà, gran parte delle iniziative di nuovi impianti nella nostra Regione, in particolare con un forte no all’eolico.

  5. Marco Galliano scrive:

    Alcuni aspetti dell’intervento di Ettore Pottino sono interessanti. Per esempio quando scrive che “Il nuovo piano energetico regionale (siciliano?) preclude alle rinnovabili di essere una reale alternativa al nucleare”. Bè il nucleare in Italia non esiste quindi le rinnovabili non sono in alternativa al nucleare.
    Se Romani riuscirà a tagliare gli incentivi alle rinnovabili sarà un fatto molto positivo per il settore e per le tasche dei cittadini (aumento dell’efficienza e, si spera, limitazione di truffe e malaffare).
    La tangente di 10.000 euro al deputato siciliano del PD docet.
    In realtà è probabile che per lungo tempo le energie rinnovabili non saranno energie alternative, ma piuttosto energie integrative.
    In Italia già oggi la produzione di elettricità da energie rinnovabili è al 22%. Interessante notare che in Germania le energie rinnovabili contribuiscono per il 16% alla produzione elettrica.
    Quindi Italia batte Germania, ma non grazie al sole e al vento, bensì grazie all’energia idroelettrica.
    Ecco i dati relativi alla produzione di elettricità per i due paesi:
    Eolico: Italia 2%, Germania 6,4%.
    Biomasse: Italia 2,2%, Germania 5,2%
    Fotovoltaico: Italia 0,2%, Germania 1,1%
    (Idroelettrico: Italia 15%, Germania 3,2%)

    Cosa dicono questi dati? Che le energie rinnovabili rimarranno ancora per moltissimi anni delle energie complementari (non sostitutive), forse per sempre. Che sebbene la Germania sia presentata come esempio virtuoso per le rinnovabili anche lì queste energie forniscono meno di un quinto del totale della produzione elettrica.

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