Expat italiano in Cina racconta le opportunità del mondo globale

– Pochi mesi fa mi è successo qualcosa che, sebbene riguardi la mia vita personale, ritengo essere interessante per molti: ho accettato l’offerta dell’azienda per cui lavoro di andare ad occupare un posto, per quello che mi riguarda rilevante, di natura tecnico manageriale. Il particolare più colorito è che questo posto si trova in Cina, nei pressi di Pechino. Ho il piacere di condividere con gli amici e i lettori di Libertiamo questa mia esperienza che, in un certo senso, ritengo ‘esemplare’.

Chi sono io? Ho trentatrè anni, sono originario della provincia di Bergamo, ma milanese di adozione, ingegnere meccanico, e da poco sposato con Annalisa. Ora mi trovo qui, nella Repubblica Popolare Cinese, mia moglie sta per raggiungermi. Scrivo, per la cronaca, dalla scrivania di un bell’albergo di Pechino.

Perché ritengo interessante quello che mi è successo? Perché mi appare paradigmatico di una testimonianza positiva, una prova in controtendenza, come una piccola miccia di speranza. Il tempo magari avrà la capacità di smentirmi, ma intanto…

La mia è la storia di una persona normale
che nella nostra epoca, quella che qualcuno definisce ‘oscura’, quella del ‘medioevo’ della globalizzazione, testimonia l’altra faccia della globalizzazione. Una persona come tante, con la giusta dose di educazione familiare, studi al Politecnico di Milano, un bel po’ di cultura pop, la giusta volontà di farsi anche un po’ il culo (altro ingrediente sempre necessario), un sacco di determinazione, qualche linea di incoscienza e pazzia. Una persona normale con un po’ di quegli ingredienti che l’hanno portata a cimentarsi con una prospettiva positiva: costruire il proprio futuro, nel presente. Costruire un futuro credendo e testimoniando le opportunità reali offerte dal mondo globale che è già, oggi.

Credo infatti sia possibile dispiegare le proprie ali per costruirsi dei sogni ‘postmoderni’
e questo ritengo meriti di essere testimoniato ai nostri amici diciottenni, agli universitari depressi, ai trentenni che si sentono incastrati. Pensate che sul Monaco-Pechino ho conosciuto un ventitreenne vicentino che si imbarcava per  Pechino con l’obiettivo di imparare il cinese. Proprio l’altra sera sono uscito con lui – Pietro, il suo nome – e con altri suoi amici italiani ma anche cinesi, coreani, tailandesi, tedeschi, americani.

Sono sbalordito
: Pechino (e così mi dicono essere anche Shanghai e Hong Kong) è una città che brulica di giovani di tutto il mondo e risplende delle loro energie. Non si tratta del solo sviluppo economico: si tratta di un tourbillon orientale che oltre a riguardare il PIL, riguarda in qualche modo un peculiare risveglio culturale.

Non è però dello sviluppo cinese che vorrei parlare, bensì delle occasioni offerte dalla globalizzazione.

Siamo tutti d’accordo sul fatto che l’ampliamento del dominio della manodopera mondiale porta alla drastica riduzione del costo del lavoro a basso valore aggiunto.

Perché però nessuno si sogna mai di spronare i giovani, spiegando loro quale occasione  rappresenti la globalizzazione per l’ampliamento del dominio delle opportunità per quanti hanno la volontà di formarsi un proprio futuro, frutto della propria creatività, della propria intelligenza, della propria tenacia e del proprio coraggio?

Con questa rivendicazione di pancia, mi scaglio contro coloro che innescano paure ed inneggiano ad un “tradizionalismo localista” gretto, che nulla ha a che vedere con l’amore ed il riconoscimento delle proprie tradizioni. La paura verso l’altro, la negazione della società aperta potrebbe rivelarsi un handicap pesante per l’economia e la crescita, anche culturale, del Paese.

Chiudersi vuole dire ammettere la propria paura e la propria inettitudine. Aprirsi vuol dire andare in cerca di nuove sfide ed opportunità.

Dobbiamo invece dirlo, informare, spiegare che non siamo affatto nel medioevo, che il mondo delle opportunità esiste davvero: impegniamoci ad aggredirlo questo mondo, allora, e portiamoci dietro i nostri sogni. Oggi, anno di grazia  2011, si può.

PS. L’entusiasmo della mia testimonianza mi ha trascinato, forse, in un elogio che potrebbe apparire troppo acritico verso la realtà cinese. Ebbene con questo post scriptum voglio chiarire la consapevolezza dell’esistenza di tutte quante le enormi criticità del regime cinese in termini di soppressione di libertà. Rimane mia convinzione, tuttavia, che ricchezza e capitalismo sono germi che in ogni caso aumentano il tasso di libertà e creatività di chi ne è investito.


Autore: Cristian Cattalini

32 anni, ingegnere meccanico, laurea al Politecnico di Milano con “Master Thesis” presso la Technische Universitaet di Monaco di Baviera. Attualmente Project Engineer presso grande azienda italiana di engineering. Per lavoro viaggia in mezzo mondo e osserva con stupore quanto corre l’Asia. Liberale autodidatta all’amatriciana, popperiano in tutti i sensi, collabora con varie associazioni liberali milanesi.

3 Responses to “Expat italiano in Cina racconta le opportunità del mondo globale”

  1. Giacomo Canale scrive:

    Sono sinceramente convinto che la globalizzazione, pur in presenza di profili problematici che ogni fenomeno che innova strutturalmente e in modo ampio l’ambiente sociale comporta, offra una infinità di nuove possibilità, ampliando lo spazio vitale effettivo degli individui.
    Grazie per la testimonianza e in bocca al lupo per la tua straordinaria avventura!

  2. Cristian Cattalini scrive:

    Crepi il lupo! Grazie Giacomo, lo spirito che hai lasciato con il tuo commento è proprio quello che avrei voluto portare con il mio racconto personale. Non se nè può più di sentire parlare di necessario declino, bisogna muoversi!! In tutti i sensi.

  3. lorenzo scrive:

    In bocca al lupo, caro Cristian. Spero che continuerai anche in futuro a stimolarci con i tuoi “racconti cinesi”.

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