SPQ(Eu)R, Sono Pazzi Questi Europolitici?

– Giorni fa il Comitato Problemi Economici e Monetari dell’Europarlamento ha votato un Rapporto, successivamente votato anche dall’intero Europarlamento, di una deputata greca del Partito Socialista, Anni Podimata. Dire che il rapporto è una collezione di nonsense è poco: e il fatto che una tale assurdità sia stata votata prima da un Comitato di “esperti” di economia monetaria e poi dall’intero Europarlamento fa riflettere sullo scarso livello di preparazione e di attenzione che caratterizza l’attività legislativa, che in questo modo diventa facilmente ostaggio del populismo più infantile.

Il rapporto parla di una tassa sulle transazioni finanziarie (una sorta di Tobin Tax), ma anche di altre cose meno ridicole, e su cui quindi non si dirà molto.

Il rapporto prima afferma che il livello di transazioni è 73.5 superiore al PIL, poi che il settore finanziario è pari al 73.5% del PIL. Queste due affermazioni non hanno senso, sia perché matematicamente essere settanta volte più grandi significa essere il 7000% e non il 70%, sia perché il controvalore delle transazioni è una grandezza incommensurabile col PIL, sia perché il settore finanziario dà meno di un decimo di quel contributo al PIL. Come se non bastasse, calcolando l’ammontare di transazioni in circa 400 triliardi di euro, una cifra trenta volte superiore al PIL dell’Unione Europea, e circa cinquanta volte superiore a quella dell’Eurozona, e assumendo una tassa dello 0.05% sulle transazioni, il Rapporto arriva ad una stima secondo cui si possono ottenere 200 miliardi di euro di gettito fiscale.

L’ignoranza economica sottostante questa affermazione è incalcolabile. Il gettito fiscale è pari al prodotto dell’aliquota per il valore delle transazioni, ma le transazioni, se venissero tassate, si ridurrebbero di molto di numero, e quindi il gettito fiscale diminuirebbe notevolmente. Del resto, pensare che aumentare i costi di transazione dei mercati finanziari di 200 miliardi di euro non abbia effetti reali è una cosa da pazzi. Assumendo che il settore finanziario sia pari al 5% del PIL, 200 miliardi sono infatti il 33% del valore aggiunto di tutte le attività finanziarie e bancarie, un’enormità inimmaginabile.
Questa cosa viene intuita dagli estensori del Rapporto, che dicono, fondamentalmente, che se i cattivi speculatori scappano via, tanto meglio per i mercati finanziari europei. Eh già, peccato per i 200 miliardi. Bisognerebbe mettere una tassa sulle scempiaggini, così gli europarlamentari rappresenterebbero una buona fetta della base imponibile dell’Unione Europea.

Il Rapporto si distingue anche per alcune innovazioni lessicali: oltre alla tassa sul carbonio anziché sull’anidride carbonica (che dunque include anche tutti gli esseri viventi come base imponibile), le tasse sui biglietti aerei si chiamano ora “contributi di solidarietà”. Orwell sarebbe fiero di loro. Per un qualche mistero della meccanica quantistica, questo “contributo di solidarietà” dovrebbe migliorare le condizioni sanitarie nel Terzo Mondo, evidentemente rendere più costosi i trasporti migliora l’economia dei Paesi. E che dire del capitalismo dei compari, assistito dal settore pubblico, che è la vera causa della crisi finanziaria?

Just more of the same, more incentives perversed, direbbe Hayek nel suo famoso rap: il Rapporto afferma che occorre iniettare capitale pubblico nel settore privato. Il contribuente sentitamente ringrazia. E non dimentica di distruggere la struttura finanziaria degli Stati europei e il valore dell’euro, minacciando l’introduzione degli “eurobond”, che consentiranno ad ogni paese dell’UE di sfruttare la credibilità dell’euro per comprare i voti dei propri cittadini.
Poi bisognerebbe interrogarsi su cosa sia un’economia “a zero emissione di carbonio”: stanno per dichiarare illegale la respirazione? Respirate, finché è legale. Il Rapporto non ha alcun valore legislativo: evidentemente è solo il tentativo di alcuni politicanti di diventare lo zimbello di tutti.


Autore: Pietro Monsurrò

Nato a Roma nel 1979, ha un Dottorato in Ingegneria Elettronica e ha studiato economia alla London School of Economics. Ha scritto per l’Istituto Bruno Leoni, per Liberal, per Chicago-Blog e per Liber@mente.

One Response to “SPQ(Eu)R, Sono Pazzi Questi Europolitici?”

  1. Elle Zeta scrive:

    Complimenti ai legislatori europei. Di diventare zimbelo, hanno avuto successo e si sono mostrati quasi pari ai legislatori italioti.

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