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Quote giovani? Ma pensiamo a crescere!

– Oggi potrei lanciare un bell’appello per le quote giovani. Vedo già uno stuolo di aderenti. Perché no?

Del resto, a gennaio, secondo i dati dell’Istat, il tasso di disoccupazione giovanile é arrivato al 29,4 per cento. Qualcuno dirà: ma i giovani tra i 15 e i 24 anni sono ancora a studiare. E allora guardiamo ai dati del 13° Rapporto Almalaurea: tra il 2007 e il 2009 il tasso di occupazione tra i laureati di primo livello (laurea triennale) scende di sei punti, tra i laureati con la specialistica scende di sette punti, e tra quelli a ciclo unico di 8,5.

In realtà, già il rapporto Censis 2010 ci aveva messo in guardia.
Tra il 2009 e il 2010 il segmento occupazionale più colpito dalla crisi economica risultava quello giovanile, con una perdita di circa 885mila posti di lavoro nella fascia d’età compresa tra i 15 e i 34 anni. Giovani penalizzati più degli altri perché coinvolti più degli altri nel lavoro flessibile.

Lo stesso Rapporto, infatti, segnalava la forte contrazione del lavoro a progetto (-14,9 per cento) e del lavoro temporaneo (-7,3 per cento). Insomma, quei contratti atipici meritevoli di aver concesso a tanti, seppur in forme meno ‘garantiste’ del passato, un ingresso nel mondo del lavoro più agevolato. Con meno lacci per il datore di lavoro, ma anche più opportunità per il giovane lavoratore. Contratti atipici, che, rispetto al limbo attualissimo degli stage non retribuiti (soprattutto nel settore pubblico), suscitano una sottile nostalgia.

Dopo questo sciorinar di dati, è arrivato forse il momento dell’accorato appello per le sacrosante quote giovani…vero? In tutto questo avrei anche un evidente autointeresse.
Tuttavia, non lo faccio. Incentivare é meglio che discriminare, e l’età, al pari del sesso, non é una patente di merito.

Prima che qualcuno si lanci nella missione pro quota giovani (perché, state sicuri, la creatività demagogica italiota non trova argini nel buon senso), forse é il caso che tutti quanti facciamo uno sforzo per abbandonare la logica delle quote l’una contro l’altra armata.
Una guerra tra poveri non serve a nessuno, e neanche l’ennesima chiusura corporativa.

Quello di cui abbiamo bisogno è una politica economica volta a rimettere in moto una crescita ad oggi ferma. Partendo da una consistente detassazione del lavoro, non solo femminile (le ali/quote rosa proposte da Alesina e Ichino andrebbero estese all’insieme della forza lavoro).

Solo la crescita crea ricchezza e opportunità per chi sa coglierle. Giovane, vecchio, uomo o donna che sia.


Autore: Annalisa Chirico

Pugliese, classe 1986. Laureata cum laude in Scienze Politiche alla Luiss Guido Carli di Roma. Master in European Studies. Attualmente specializzanda in Relazioni Internazionali. Durante l'Eramus a Bruxelles ha lavorato al Parlamento Europeo per gli europarlamentari radicali. E' membro del Comitato Nazionale di Radicali Italiani e dirigente dell'Associazione Luca Coscioni. Liberale, antiproibizionista e federalista europea.

4 Responses to “Quote giovani? Ma pensiamo a crescere!”

  1. luca scrive:

    odio le quote
    il merito senza altre aggiunte

  2. Scusami sa, molto umilmente e sommessamente, ma con lo schifo che che offrono e che producono questi vecchi, altro che quote rosa o quote giovani. Per cui, superare questi vecchi “uomini”, in meglio, è facilissimo e nessuno si fa avanti, donne o giovani che siano; salvo il Matteo Renzi, che però, se non acquisisce la necessaria esperienza, rischia di finire male. Basta con queste cose, facciamoci coraggio, bando alle gelosie e agli arrivismi e cerchiamo i migliori che stanno a casa, per portare in salvo questo paese. Che democrazia è questa se le ingiustizie dilagano; che democrazia è questa se gli armadi sono pieni di scheletri (compreso quello mio); che democrazia è questa, se la ricchezza umilia la miseria!… ecc. ecc. Se non condividete, vi prego di scusarmi, ritiro tutto. Cordialità, dall ultimo della classe, in punta di piedi.

  3. @ michele
    tranquillo zio, il branco di Libertiamo non e’ avvezzo al linciaggio.
    hanno accettato perfino un punkabbestia come me….

  4. non sono d’accordo con le quote ma neanche con la detassazione .
    Non vedo perchè le donne dovrebbero avere un vantaggio competitivo rispetto agli uomini solo per il genere sessuale.
    Tra l’altro, conoscendo la nostra imprenditoria stracciona, si creerebbe semplicemente un circolo vizioso per cui si chiederebbe agli uomini un salario minore ed il problema di ripresenterebbe ma con salri decisamente minori

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