Ma quale federalismo! E sui costi standard sanitari si annuncia l’ennesima truffa

– “Quello che si può dire tranquillamente, è che quello di cui si sta parlando non è federalismo, dire federalismo municipale è una bestemmia: è come dire che un pesce è un cavallo, sono due cose che non stanno insieme”.
Ho voluto citare subito il Presidente della Corte Costituzionale, Ugo De Siervo, proprio perché la confusione (anche terminologica) regna sovrana, in quella che il Ministro Tremonti ha definito “la più grande riforma strutturale mai avviata in Italia”.

Vi è una tale confusione che lo Stato ha preferito iniziare ad adottare i decreti delegati (al momento, quattro – 85 sul federalismo demaniale, 156 su Roma Capitale,  216 su fabbisogni standard per gli enti locali del 2010 e “non numerato” del 2011, a seguito di questione di fiducia alla Camera, su federalismo municipale) e poi cominciare – socraticamente – a “conoscere se stesso”!!

Infatti, come lamentato da tutti i commentatori, il dibattito, e la conseguente attività normativa, sul federalismo (ma più preciso sarebbe chiamarlo autonomismo), sono viziati da un peccato originale: non si conoscono i “numeri”.

Secondo la tecnica del passo del granchio (spostarsi da un posto all’altro, tornando anche sui propri passi), solo con la circolare del 17 dicembre 2010 (pubblicata su G.U. del 30 dicembre 2010 n. 304), il Ministero dell’Economia e Finanze ha inviato tutte le PP.AA. a   provvedere ad inviare completare la ricognizione del patrimonio immobiliare, anche in relazione alle concessioni ed alle partecipazioni, operazione finalizzata all’acquisizione della totale conoscenza del patrimonio pubblico statale e sub-statale.

Con l’ulteriore circolare del 22 dicembre 2010 (pubblicata su G.U. n. 1 del 3 gennaio 2011) – questa però rivolta solo allo Stato –, invece, il MEF invita a fornire tutti i dati disponibili per provvedere all’ “efficientamento” (orribile neologismo) delle voci di spesa per consumi intermedi: essi, secondo la definizione del Sistema europeo dei conti nazionali (SEC95), di cui al regolamento (CE) n. 2223/96, rappresentano il valore dei beni e servizi consumati quali input nel processo produttivo, beni e servizi che possono essere trasformati oppure esauriti in tale processo.

Come si vede, ad oggi non conosciamo né i costi, né la spesa complessiva: insomma, una situazione decisamente imbarazzante per qualunque Paese serio (quale comunque, affermo con certezza, non è il nostro).

Ho voluto fare questa premessa perché fosse chiaro a tutti che l’attività normativa delegata, che la Lega sbandiera come propria “mission”, in realtà sembra ispirata da Quèlo (nota maschera comica incarnata da Corrado Guzzanti), ed improntata ad una delle sue frasi più note: “Qua non sappiamo più dove stiamo andando su questa Tera, qua non sappiamo più quando siamo facendo su questa Tera”!!

Ulteriore emblema di tale confusione è lo “Schema di decreto legislativo recante disposizioni in materia di autonomia di entrata delle regioni a statuto ordinario e delle province, nonché di determinazione dei costi e dei fabbisogni standard nel settore sanitario”, cioè il cuore del disegno autonomista tracciato dalla L. 42/09: l’esame della Commissione Bicamerale, ed il relativo parere, dovevano concludersi entro l’11.3.2011; il 16.2.2011 era prevista la prima audizione, ma ancora non è iniziato l’esame vero e proprio.

Non richiamerò quanto già egregiamente rilevato in quest’articolo da Piercamillo Falasca sulla sostanziale violazione della legge delega, perpetrata mediante “subdelega”, nella determinazione dei costi standard, a società pubblica, peraltro palesemente priva, allo stato, delle competenze a ciò indispensabili; appunterò la mia attenzione solo sulla parte dello schema di decreto tendente a determinare i costi standard in materia sanitaria.

Sul testo licenziato dal Governo, è stata raggiunta una intesa “condizionata” in sede di Conferenza Unificata il 16.12.10, che però il 3 marzo le stesse Regioni hanno “disdettato”, per il mancato mantenimento da parte del Governo degli impegni assunti in materia di trasporto pubblico locale.

Ciò detto, appare necessario precisare che il “costo standard”, concetto contabile, è un costo definito in base a una costruzione ex-ante dell’impegno economico che l’unità produttiva dovrà sostenere per l’esecuzione del ciclo produttivo.
Tale costo, infatti, viene definito in base a predefiniti livelli di efficienza e di prezzo in relazione a determinate condizioni operative in uno specifico lasso temporale.

Per approfondire il concetto di costo standard sarebbe necessario, in primis, distinguere due tipologie di costi: costo effettivo (oneri realmente sostenuti per la produzione di un bene/servizio) e costo previsto (costo che si prevede di sostenere in un determinato periodo di riferimento in relazione sia alle condizioni operative e funzionali in cui l’azienda opera, sia alle azioni che l’azienda stessa intende attuare per il raggiungimento dei propri obiettivi).

Il costo standard si può poi distinguere in costi standard ideali (costi definiti in considerazione di un livello ottimale di efficienza tecnico-produttiva dell’azienda o nei suoi rapporti economici esterni) e costi standard pratici (costi determinati attraverso un’analisi dei costi effettivamente sostenuti dall’azienda in funzione dei livelli di output che si intende raggiungere).

Su tale premessa, e per la parte che più direttamente interessa l’oggetto del presente scritto, all’art. 22, c.5 (che, in sede di prima applicazione, dovrà consentire di individuare le Regioni che fungeranno da benchmark) si è stabilito di aggiungere un periodo che impone, nel procedere a tale individuazione, di tenere conto dell’appartenenza per “area geografica” (nord, centro, sud), ed almeno una delle Regioni dovrà essere di piccola dimensione geografica; il costo standard, quindi, deriverà dalla media pro capite.

Individuate così le Regioni di “riferimento”, i costi verranno determinati non dettagliatamente, ma per macrolivello di assistenza (i macrolivelli sono tre: assistenza ospedaliera; assistenza distrettuale; assistenza sanitaria collettiva in ambiente di vita e di lavoro); tale risultato, inoltre, andrà “depurato” da una serie dettagliata di valori indicati dal c. 6 del citato art. 22.
Così determinato il “costo standard”, per il tramite dell’operazione disciplinata dal c.8, si determinerà il fabbisogno standard regionale.

Pare evidente un dato, che balza immediatamente agli occhi: il concetto di “costo standard”, ricavabile dal testo di decreto delegato in esame, nulla ha a che vedere con l’identico concetto disciplinato dalla normativa comunitaria, e non viene nemmeno determinato secondo le regole sopra sommariamente evidenziate.

In realtà, la finalità che lo schema di decreto sembra prefiggersi è di “mascherare” il mantenimento ( e quindi la pietrificazione) del livello di spesa storica – ed in particolare di quello già fissato in Conferenza Stato Regioni – spacciandolo per passaggio epocale anche sotto il profilo metodologico.

Accetto scommesse: verrà posta la fiducia anche su questo schema, e la Lega urlerà ai quattro venti di aver cambiato lo Stato in senso federale.
Sono però molto curioso di vedere la reazione delle Regioni “virtuose” rispetto a questo metodo “gattopardesco” (è necessario che tutto cambi perché nulla cambi): non so perché, ma credo che gli amministratori non condivideranno l’entusiasmo leghista…


Autore: Giuseppe Naimo

Nato a Locri nel 1965, Avvocato cassazionista dal 2003, è in servizio dal 2001 presso l’Avvocatura della Regione Calabria. Ha collaborato alla redazione del “Manuale di Diritto Amministrativo”, di R.GAROFOLI – G.FERRARI, edito da Neldiritto editore, 2008. Pubblica articoli su alcune delle più importanti riviste giuridiche on line italiane (Lexitalia; Federalismi; Nel Diritto.it; Diritto dei Servizi Pubblici).

2 Responses to “Ma quale federalismo! E sui costi standard sanitari si annuncia l’ennesima truffa”

  1. GIOVANNI scrive:

    non raccontiamo storie. il nord mantiene il sud da sempre e ora che è finito il tempo delle vacche grasse ci si rende conto che non si può proseguire così.
    i numeri parlano di un nord che può andare avanti da solo e un sud che, se non assistito, è in bancarotta.
    tutto il resto è poesia

  2. lodovico scrive:

    i cambiamenti si hanno solo con le rivoluzioni e questo non é il caso del federalismo che deve accontentare tutti: Napolitano insegna.
    Certo non sarà la panacea a tutti i mali ma per spostarsi é sempre necessario muovere un piccolo passo, l’importante é farlo.

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