Pubblico impiego: le riforme sono auspicabili, le barricate no

– Un deficit di 3.7 miliardi di dollari, un agguerrito neo-eletto governatore repubblicano, enormi proteste e un gruppo di senatori dell’opposizione in fuga dallo stato per evitare il raggiungimento del quorum necessario al passaggio della finanziaria.

Questi sono solo alcuni degli ingredienti che hanno fatto di Madison, capitale del Wisconsin, il campo di battaglia politico più caldo d’America.

Ma andiamo con ordine.

Il neo-eletto governatore Repubblicano Scott Walker, vincitore delle elezioni sull’onda lunga della schiacciante vittoria repubblicana nelle mid-term elections, si è presentato alle urne con un programma elettorale basato su due punti cardine: la riduzione del deficit del Wisconsin e la rivitalizzazione dell’economia grazie ad un programma di riduzione della pressione fiscale sulle imprese locali.

Dovendo fare fronte alla mancanza di 137 milioni di dollari, necessari per coprire i conti dell’anno fiscale in corso, Walker decide di proporre alla legislatura una legge finanziaria d’emergenza. Questa manovra, presentata l’11 febbraio, contiene una serie di misure per fare risparmiare all’erario circa 300 milioni di dollari nei prossimi due anni.

Nel mirino del governatore sono soprattutto gli impiegati del settore pubblico, ai quali viene chiesto di aumentare i propri contributi pensionistici e l’assicurazione sanitaria (che restano comunque molto al di sotto della media americana nel settore privato), diminuendo così il valore netto del loro stipendio di circa l’8%.

Una parte certo considerevole ma accettabile, visto non solo lo stato in cui versano le finanze pubbliche ma anche il fatto che l’unica possibile alternativa proposta da Walker sarebbe il licenziamento, da qui alla fine dell’anno, di 1500 persone.

La manovra correttiva introduce anche un blocco degli stipendi ed un referendum approvativo per ogni contratto pubblico che preveda aumenti dello stipendio.

Walker introduce, in questa legge, anche il cosiddetto “right-to-work”: una misura che abolisce l’iscrizione automatica al sindacato di categoria (e, di conseguenza, l’automatico prelievo della quota annuale) per gli impiegati pubblici, che potranno così finalmente scegliere se farne parte o meno.

Ma la misura più “esplosiva”, quella che ha scatenato le proteste degli impiegati statali inferociti e riscaldato gli animi politici americani, è quella che proibisce ai sindacati di poter trattare con il governo i benefit e le regole di lavoro dei propri iscritti.

Walker vuole lasciare ai sindacati solo il potere di trattare il livello di retribuzione dei contratti collettivi statali (i cui eventuali aumenti salariali dovrebbero però essere comunque approvati attraverso un referendum), cambiando così radicalmente il panorama delle “labor relations” nel settore pubblico.

Quest’ultima misura ha portato in piazza quasi 100.000 persone a Madison (gli impiegati statali in Wisconsin sono intorno ai 170.000) e dato via ad una reazione che ancora oggi non accenna a placarsi: la piazza antistante il “Capitol” rimane ancora gremita di manifestanti in protesta.

I sindacati – anche quelli esclusi da queste misure, cioè forze di polizia e pompieri – accusano Walker di volerli distruggere e si dicono pronti ad accettare di aumentare i propri contributi verso l’assicurazione medica e la pensione in cambio del ritiro delle misure sulla contrattazione collettiva.

E se da un lato i commentatori repubblicani e gli esponenti più importanti del partito sostengono a spada tratta le misure proposte dal governatore Walker, dall’altro il presidente Obama e vari “law-makers” democratici tuonano contro quelli che loro definiscono “gravi attacchi ai diritti dei lavoratori”.

Intanto, tra un talk-show ed una protesta, la manovra finanziaria, dopo un’approvazione lampo a sorpresa nella House of Representatives, resta bloccata al Senato del Wisconsin.

La minoranza democratica è infatti assente.
Si è rifugiata, ormai da quasi tre settimane, in Illinois, per evitare il raggiungimento del quorum necessario al passaggio della legge.

Questi 14 aventiniani del Wisconsin, ricercati dagli “state troopers” e senza la possibilità di ritirare lo stipendio per ordine del governatore, potrebbero trovare, se si dovesse arrivare al voto, nuovi alleati tra i due o tre senatori repubblicani scontenti delle misure proposte da Walker.

Questo non è, tuttavia, il solo problema del governatore, che sta finora comunque vincendo la battaglia.
Walker è anche stato vittima di uno scherzo telefonico da parte di un comico statunitense spacciatosi per uno dei due fratelli Koch (i multimiliardari proprietari delle Koch Industries e finanziatori del “Grand Old Party”).

Il governatore non esce bene dalla telefonata, in cui appare a tratti servile e falso. Oltre al danno per la sua reputazione, la telefonata ha anche contribuito a prolungare l’esilio volontario dei senatori democratici in Illinois, visto che il governatore ha discusso con (il presunto) Koch la possibilità di farli ritornare fingendo di voler trattare solo per raggiungere il quorum.

È impossibile dire se Walker riuscirà a far approvare la legge finanziaria nella sua forma corrente. Quello che certamente c’è da chiedersi è se proibire ai sindacati di contrattare nelle veci dei propri iscritti sia liberale, e se faccia bene alla causa, quella sì sacrosanta, della disciplina fiscale.

Secondo i numeri dei sondaggi, la risposta sembrerebbe essere no.
Nonostante secondo l’Economist più del 60% degli Americani, questa settimana, indichi la spesa pubblica e un governo troppo “grande” come i veri “freni motori” dell’economia, un altro 60% (secondo Gallup questa volta) non vedrebbe di buon occhio una finanziaria come quella presentata da Walker, proprio per via della misura sulla contrattazione collettiva che viene percepita come ingiusta e illiberale, visto che lascerebbe ai lavoratori pubblici meno diritti di quanti ne abbiano quelli del settore privato.

Altri stati americani (Indiana, Tennessee e Ohio) seguono l’esempio di Walker proponendo legislazioni simili, ma i numeri dei sondaggi dovrebbero fare riflettere i politici, sull’una e sull’altra sponda dell’Atlantico.

In un momento in cui le finanze pubbliche occidentali sono in rosso, e i tagli alla spesa pubblica necessari e non più rimandabili, bisogna fare in modo che le popolazioni li capiscano, li accettino e si facciano parte in causa, per raggiungere e mantenere una migliore disciplina fiscale.

Andando allo scontro, come ha fatto il governatore Walker, si aumenta il malcontento rischiando di non riuscire a portare a casa il risultato e dovendosi magari poi accontentare di riduzioni minori di quelle volute, per via delle proteste.

Esempi positivi in cui la riduzione della spesa e anche dei benefit degli impiegati statali sta avvenendo con successo sono accaduti in altri stati americani, ad esempio in New Jersey, dove il governatore è riuscito a spiegare agli elettori perché è necessario tagliare e come le sue proposte miglioreranno l’economia nel medio periodo.

Dalla California al Wisconsin, passando per la Sicilia ed il Galles, la profonda crisi fiscale che attanaglia la maggior parte delle amministrazioni locali dei Paesi occidentali esige non un testa a testa ma un confronto onesto e deciso che veda trionfare una migliore disciplina fiscale.


Autore: Edoardo Troina

Catanese, 23 anni. Laureato alla Royal Holloway University of London, in Politica e Relazioni Internazionali. Dopo varie esperienze di lavoro presso il Parlamento inglese, la Commissione e il Parlamento Europei è, attualmente, presso la Beijing International Studies University a Pechino dove studia cinese mandarino come vincitore di una borsa di studio del Governo Cinese.

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