La paura e la fiducia, ovvero della differenza tra conservatori e reazionari

di PIERCAMILLO FALASCA – C’è una politica che lucra il suo dividendo elettorale sulla paura dell’opinione pubblica per il nuovo e il diverso, per l’ignoto e il complesso. E c’è, minoritaria, una politica che pensa che il suo ruolo – ben al di là dell’amministrazione e dell’intermediazione pubblica – sia essenzialmente quello di sfidare la paura, con proposte fiduciose dello spirito e della mente umana, rispettose della libertà e della responsabilità di ognuno.

Sui grandi temi della bioetica e dell’identità sessuale, in materia di immigrazione e integrazione, sulla scienza e sulle tecnologie, la differenza più evidente e sostanziale tra le diverse offerte politiche ruota davvero intorno alle categorie della “paura” e della “fiducia”. Avere fastidio per gli odori e i colori di una società multietnica, temere l’energia nucleare o gli ogm, provare un senso d’inquietudine quando due uomini si tengono per mano o – perché no – spaventarsi di fronte alla competizione economica: ha gioco facile quel partito o quel politico che non si pone l’obiettivo di contrastare la paura, ma banalmente di fotografarla, urlandola e quindi alimentandola, facendosi portavoce della massa, manzonianamente intesa. Al contrario, quanto è difficile scendere in mezzo alla folla, affrontandone i componenti uno per uno: “Ma tu, di cosa hai paura se un omosessuale ha un’aspirazione alla legittimazione del suo amore? Di diventare frocio anche tu?”. Oppure: “Voialtri, guardate un po’ i dati reali sulla sicurezza dell’energia nucleare, riflettete sulla questione energetica in termini complessivi, andate oltre gli slogan facili sulle fonti rinnovabili…”. Ancora: “Il posto fisso è una chimera, chi v’illude vi vuol male, ragioniamo di come riformare il mercato del lavoro ed il welfare in termini pragmatici…”. E ancora: “Non aver paura della ricerca scientifica, in ogni sua forma, vuol dire lavorare per il benessere umano, contro le malattie, contro la fame, contro la povertà“.

La fiducia nell’uomo, nella sua meravigliosa capacità di adattamento, nella sua caparbia sfida alla caducità del fisico e alla malvagità della natura selvaggia: è buona politica quella che limita la sua azione ad una costante e discreta opera di adeguamento dell’ambiente normativo alla realtà, senza velleità demiurgiche, senza la pretesa – così diffusa tra i seguaci delle ideologie dominanti del Ventesimo secolo – di “creare” o di modificare la realtà, ma con l’obiettivo di bonificarla dalla malapianta della paura.

Si è conservatori se si serba nell’animo una cristallina convinzione che l’uomo è nato libero e libero vuol restare, se si crede che ci sono alcuni diritti fondamentali che pertengono soltanto alla sfera privata di ognuno (che siano diritti naturali o frutto della storia e delle vicende dell’umanità, poco importa), se si è convinti che la Legge – con la maiuscola, non le grida e le mille leggine corporative – sia una cosa tremendamente seria e importante, perché si pensi di non rispettarla, di modificarla ad ogni fruscio di foglie, di usarla per regolare ciò che la società sa benissimo regolare da sé. Si è conservatori quando con questo spirito si affrontano le novità che la realtà ci pone di fronte, con rispetto del passato, ma con curiosità e fiducia nel futuro. Si è invece reazionari quando alle novità si “reagisce” – appunto – voltando lo sguardo all’indietro, cercando consolazione in ciò che si conosce, chiudendo occhi, orecchie e naso allo “strano” e allo straniero: “Tu non esisti, tu non puoi entrare, tu sei cattivo, tu distruggerai il nostro mondo”.

La storia si è incaricata di mostrarci cosa accade alle società che fanno vincere la paura sulla fiducia: declinano, provano a resistere e poi vengono travolte, sperimentano il disordine laddove avrebbero potuto vivere un costante e magmatico rinnovamento, un graduale e ordinato processo di integrazione del nuovo nel vecchio.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

4 Responses to “La paura e la fiducia, ovvero della differenza tra conservatori e reazionari”

  1. Roberto scrive:

    a me pare più la differenza tra progressisti e conservatori. che poi in italia ci siano progressisti che non lo sono, è un altro problema da affrontare

  2. Piercamillo Falasca scrive:

    Ti sbagli, caro Roberto: i progressisti credono di poter modificare la realtà, i conservatori ritengono che lo scopo della politica sia quello di adeguare il diritto ad una società che spontaneamente cambia…

  3. Gabriele scrive:

    quindi tutelare diritti civili e biodiritti è da conservatori?
    per me è una notizia nuova, di sicuro positiva… ma forse dovreste andarlo a spiegare a “conservatori” (o, a questo punto, reazionari) come monsignor Giovanardi e compagnia, non so se capirebbero =)

  4. Saba scrive:

    “Conservatori” sono una roba un po’ diversa.
    E i conservatori avranno le loro ragioni per distinguere tra diritti umani, diritti naturali e diritti civili… o no?

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