Sconti sui libri? Il liberismo può attendere. Meglio una legge “comunista”

– Questo governo liberista non finisce mai di stupirti.
Prima vuole smontare e rimontare l’art. 41 della Costituzione, per consentire una vera libertà economica, come se quell’articolo fosse la madre o il padre di tutti i “dirigismi”. Poi impone veri e propri diktat anti-mercato.

Lo ha fatto, ad esempio, sugli sconti sui libri, votando in massa una legge bipartisan che limita la libertà economica degli operatori del settore – come ha ammesso candidamente lo stesso relatore del provvedimento. Una coerenza che ha dell’invidiabile, non c’è che dire.

Avete visto un libro molto interessante su Amazon.it a un ottimo prezzo? Volete comprarvi qualcosina tra le offerte a metà prezzo su Ibs.it? Nella libreria sotto casa ci sono alcuni titoli venduti al 25% di sconto rispetto al prezzo di copertina? Insomma, volete nutrirvi di cultura cercando di non svenarvi? Beh, scordatevelo.

Il disegno di legge recante le disposizioni sulla “Nuova disciplina sul prezzo dei libri” – appena approvato dal Senato e inviato alla Camera – stabilisce che non si possano applicare sui libri sconti superiori al 15% del prezzo di copertina.

Solo in periodo di “speciali promozioni” (la cui durata complessiva non potrà comunque superare i trenta giorni) sarà possibile aumentare lo sconto sino a un massimo del 20%. Ma la cosa più scandalosa e drammatica è che tale disciplina andrà ad applicarsi anche per le vendite effettuate tramite Internet.

Il disegno di legge prevede, infatti, che i libri venduti “per corrispondenza” possano essere scontati sino al 20% del prezzo di copertina.

Ma ancora più singolari e stupefacenti sono le motivazioni sottese all’approvazione del disegno di legge; per giustificare la perdita di libertà economica inevitabilmente prodotta dalle disposizioni approvate (in sede di discussione non ci si è sognato minimamente di negare questo lapalissiano elemento) si è fatto riferimento alla inderogabile necessità – per usare le parole del senatore del PD Marcucci – “di tutelare il pluralismo culturale, di tutelare le piccole case editrici, di tutelare gli autori che in numero sempre maggiore – mi auguro – possono avere pubblicati i loro libri, di tutelare le piccole librerie e le comunità più deboli.”

La domanda sorge spontanea: tutelare il libro significa renderlo sempre più inaccessibile e costoso? L’Italia è uno dei paesi dove si legge meno; i fattori sono molteplici, e non sono (solo) economici, ma un rilancio della cultura sarebbe comunque doveroso.

Peccato che, invece, questa legge faccia tutt’altro; si limita a piantare una nuova (un’ennesima) bandiera corporativistica, a favore dei librai e contro i lettori. Di questo in fondo si tratta: una diga protezionistica costruita da e per i venditori (la legge è stata infatti scritta a più mani, insieme alle associazioni dei librai e degli editori), riluttanti e allergici alle logiche di un mercato sempre più aperto e competitivo. Mercato che incentiva la pubblicazione e la diffusione dei libri; basti pensare alla piattaforma internazionale di Amazon o al fenomeno (per quanto ancora agli albori) degli economici e-book.

L’Aula del Senato era probabilmente di parere opposto, visto che ha velatamente accusato Amazon.it di mettere a rischio l’esistenza di “una parte qualitativa della cultura italiana, della cultura migliore del villaggio globale”, per dirla con le parole del Senatore PD, Vincenzo Vita.

Chissà se è a conoscenza di questa offerta su Amazon.it: l’edizione integrale della Divina Commedia a 6,00€, scontata del 25% rispetto al prezzo di copertina.

Sullo stesso argomento, vi segnaliamo il focus “Più libri ad un prezzo più basso, parola di Harry Potter”, scritto da Benedetto Della Vedova e Piercamillo Falasca per l’Istituto Bruno Leoni nel “lontano” 2007.
Firma qui l’appello contro questo DDL.


Autore: Michele Dubini

Nato a Mariano Comense (CO) nel 1990, ha conseguito la maturità classica e studia Giurisprudenza presso l'Università di Milano - Bicocca, privilegiando particolarmente le materie penalistiche. Ha scritto per Fareitalia Mag e The Front Page.

11 Responses to “Sconti sui libri? Il liberismo può attendere. Meglio una legge “comunista””

  1. chivicapisce scrive:

    A volte cadono le braccia.
    E non posso nemmeno dare la colpa a Berlusconi.

  2. Edoardo Troina scrive:

    Siamo veramente perduti.

  3. Antonluca Cuoco scrive:

    uno schifo senza fine.

    “piccola” domanda per FLI : COME MAI HA VOTATO CIO’ ?

  4. Lucio Scudiero scrive:

    Perché, come spesso accade, non ne hanno capito la rilevanza politica. L’ignoranza è uno dei problemi peggiori della nostra classe politica. E coi libri a prezzi stellari, rimarrà tale.

  5. Pietro M. scrive:

    FLI non esiste, politicamente parlando.

  6. Daniele Venanzi scrive:

    Quoto Pietro M.

  7. Michele Dubini scrive:

    Non temete, sono sicuro alla Camera che FLI si opporrà a questo monstrum culturale ed economico. I Senatori hanno votato senza rendersi conto di COSA fosse quel DDL (e a ben vedere, è peggio).

  8. filipporiccio scrive:

    Amazon capirà molto presto che errore ha fatto ad aprire in Italia…

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  1. neyven scrive:

    […] questo articolo, ho voluto documentarmi sulla fondatezza della notizia che riguarda il famigerato disegno di legge che limita al 15-20% gli sconti massimi applicabili ai libri, dal momento che i link su Facebook (dove ho appreso della cosa) non sono proprio il massimo […]

  2. […] per l’introduzione di un maximum sugli sconti applicabili dai librai alla vendita di […]