Ma a FLI conviene più esser falco o colomba? Conviene ragionare dell’oltre Berlusconi come se vivessimo in un’Italia senza Berlusconi? Si può essere una forza di opposizione senza essere contro chi, in una logica personalistica quanta altra mai, incarna, rappresenta e sintetizza in sé l’intera maggioranza di governo? E’ meglio – più efficiente, più utile –  parlare solo del domani, senza guardare all’oggi e senza troppo affannarsi sulle vicende personali, giudiziarie e politiche del Presidente del Consiglio?

Entrambe le posizioni sono legittime. La seconda, però, oggi è sbagliata. E lo è per un motivo squisitamente liberale, che nulla ha a che spartire con moralismo, antipatia personale per il premier, invidia per le sue ricchezze. Ed è un motivo molto “di destra” contro un vizio storicamente “di sinistra”.

Ecco il punto: Silvio Berlusconi racconta un sacco di balle. Si sostiene prendendo in giro i cittadini. Tenta, con i vastissimi mezzi di cui dispone, di mantenerli nello “stato di minorità” di kantiana memoria. E a un liberale non può piacere nessun capo del Governo, sia esso dell’uno o dell’altro colore, che fa rientrare nelle competenze dell’autorità pubblica il sistematico indottrinamento dei singoli. Ci farebbe rabbrividire se fosse bonario paternalismo d’ispirazione etica, figuriamoci poi in un caso come questo, dove il continuo inganno è finalizzato all’avanzamento di interessi privati del re e della sua corte.

In questo Berlusconi è più statalista di qualsiasi socialdemocratico: lo Stato, ovvero lui stesso, ha ragioni che passano sopra quelle della trasparenza, della corretta informazione, e in ultima analisi della verità. Il riscontro oggettivo non conta niente, il rendere ragione agli elettori non esiste. Come si fa a costruire una destra liberale senza opporsi, prima di tutto e fermamente a questo culto politico della doppia verità? A poco vale l’obiezione secondo cui tutti hanno accesso, a basso prezzo, in rete e su carta, a media non governativi. No. C’è un’enorme asimmetria, garantita dalla legge, tra il volume a cui può parlare Berlusconi e il sussurro di tutti gli altri. L’uso di un grande potere politico e comunicativo a fini mistificatori è profondamente illiberale. L’attività legislativa volta a difendere e rafforzare questa situazione, ancor peggio.

La propaganda, la conosciamo tutti. Berlusconi davvero credeva d’avere a che fare con la nipote di Mubarak, e presumibilmente davvero credeva che Gheddafi fosse un signore eccentrico ma di buon cuore, amatissimo dal suo popolo. D’altronde, a suo tempo dichiarò persino d’aver finalmente messo d’accordo Bush e Putin: con tale acume diplomatico, come poteva sbagliarsi nei rapporti con il Nord Africa? Ancora: Nicole Minetti, a differenza del resto dell’umanità, non è in grado di ricordarsi quando ha avuto una relazione sentimentale importante. Futuro e Libertà ha consensi di poco superiori all’1%; la dialettica interna al partito non ha alcuna radice ideale ma è piuttosto questione di bassezze, maneggi, poltrone. I giudici sono tutti comunisti, e per di più l’inquietante laicismo bussa alla porta. Dino Boffo è uno stalker pericoloso, Emilio Fede un amico leale. Ma dai.

Il Presidente del Consiglio cerca una sponda nell’Italia che crede a qualsiasi cosa: ai maghi, alle fattucchiere, agli oroscopi, alle sette, a lui. Non è un caso che dalle cronache di questi giorni emergano intorno a Berlusconi personaggi che frequentano comunità di pseudoguaritori, poi altri che sottoscrivono teorie complottistiche del tutto destituite di fondamento scientifico come quella del signoraggio bancario  (anche il prode Scilipoti è amato dai signoraggisti). Non è questione di allineamento partitico, qui: è questione di evidenziare, esplicitamente e subito, dissenso nei confronti di un governante che ha in spregio profondo l’autonomia intellettuale e morale – quindi, la libertà – dei governati.