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Non solo ‘oltre’, ma anche ‘contro’? Sì, se il programma non è: ‘Anything but Berlusconi’

– Domenica scorsa, Fini ha parlato chiaro, ma “strano”. Per quello che ha detto – andare contro il berlusconismo significa andare anche contro l’antiberlusconismo, che è il suo gemello diverso –  e per quello che non ha detto. Niente su Ruby, sulla “questione morale”, sul circo politico-mediatico, che droga e sfianca un’Italia divisa, che per una parte teme da Berlusconi la rovina e per l’altra attende la salvezza.  Niente su quella politica che sembra inchiodata all’eterno presente berlusconiano. Ai cronisti è sembrato un discorso elusivo. A molti militanti, chiamati ad ascoltarlo, freddo. Ma è stato probabilmente il suo discorso migliore e più pienamente politico, dacché è iniziata l’avventura di Futuro e Libertà.

Che l’antiberlusconismo non possa, come il berlusconismo, definire l’identità politica di un partito non è solo vero, ma, per così dire, “giusto”.  Non si è nulla in negativo – “contro”. Si è contro qualcosa, a partire da qualcos’altro – e dar forma a questo altro è la vera scommessa. Che però in Italia oggi si possa far politica tamquam Berlusconi non esset invece non è vero e neppure giusto. Perché Berlusconi c’è (ancora) e perché sottrarsi alla paranoia antiberlusconiana non significa adottare quel senso di negligente comprensione verso gli eccessi e i difetti del Cav., che i “veri liberali” esibiscono, come se la tolleranza imponesse di tollerare tutto e non solo, appunto, il tollerabile.

Essere antiberlusconiani oggi è però complicato anche dalla parabola e dalla storia stessa del berlusconismo. Lo si può essere come quella parte della sinistra, che giudica da sempre il Cav. un usurpatore e una sabotatore della democrazia repubblicana e delle sue origini più nobili. Ma si può essere contro il Cav. perché delusi, prima che traditi, dagli esiti di una vicenda politica che ha visto Berlusconi ad un tempo trionfare e rovinare, stravincere e straperdere, arrivare al massimo del potere e al minimo della serietà e dell’onestà politica.

Essere antiberlusconiani così è più difficile? Forse. Ma aggrapparsi, per resistere, al monumento del “tiranno” che si vuole abbattere non è un modo intelligente per guardare al futuro. Ha ragione Claudia Biancotti: non si può concedere nulla al culto politico della doppia verità, che il premier ostenta per quella sorta di leninismo di ritorno che oggi contagia il Cavaliere “anti-comunista”. E ancor meno va concesso ai cavalieri del Cavaliere che, in groppa al ronzino di Viale Mazzini e al biscione di Mediaset, fanno i finti Sancio Panza del finto Don Chisciotte. Insomma, non si deve regalare nulla a Berlusconi: neppure un anti-berlusconismo cucinato con gli ingredienti e per la tavola del Cav.

Che la disinibizione politica del Cav. abbia, nella sua ora senile, assunto un tratto più nichilista che visionario, non impone ai suoi avversari di seguirlo sulla cattiva strada, ma di superarlo, se vi riescono, sulla buona. Anything but Berlusconi non è un programma politico e serve soprattutto al Cavaliere.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

6 Responses to “Non solo ‘oltre’, ma anche ‘contro’? Sì, se il programma non è: ‘Anything but Berlusconi’”

  1. jo scrive:

    non ho capito, allora Fli non ha più un leader coerente?
    E allora non valeva la pena, per essere antiberlusconiani e basta, entrare con Bersani, Vendola, o chissàchi (c’è un’amplissima scelta)?
    Ma non sarà forse che un partito in più volesse dire un futuro si, ma di finanziamenti e annessi e connessi?

  2. Carmelo Palma scrive:

    In effetti non hai capito. La coerenza di Fli (a mio modesto avviso) è contestare il fallimento di Berlusconi rispetto ai temi e alle promesse berlusconiane. E non è un antiberlusconismo da rinnegati, ma da persone oneste, che da Berlusconi volevano meno Stato, meno tasse, più libertà e meno intermediazione politica. Non che il centro-destra italiano vendesse l’anima al diavolo del populismo leghista e al leninismo degli apologeti del Cav.

  3. luigi zoppoli scrive:

    Non si capisce o si capisace bene la tribale concezione per cui avversare brlusconi significa in automatico essere comunisti. Essere liberali è avversaere berlusconi, sostenere libertà di stampa, di informazione, la concorrenza, la trasparenza, il mercato è avversare berlusconi. Detestare i conflitti di interesse, le leggi ad personam, le commistioni pubblico-privato è avversare berluconi. Il resto sono pippe.

  4. jo scrive:

    continuo a non capire la “novità”. pare un discorso programmatico arrivato in ritardo. Perchè entrare ora su un principio “fondante”?
    A parer mio (modestissimo) è un tentativo di riappropriazione a livello ideologico (a giustificazione del proprio isolamento) di chi se n’è andato per i fatti suoi seppure in posizione interlocutoria rispetto a B. In altre parole, “correggo i toni perchè mi sto impiccando da solo a sostenere che chi non sta con me è un comprato”.

  5. GG scrive:

    Eheheh…non mi pare proprio che la coerenza sia il punto forte di FLI!!
    Prima dice di essere la “terza gamba del centrodestra”, poi vota la fiducia, poi la sfiducia, poi va nel terzo polo con alleati che non eccellono per liberalismo.
    Il punto forte di FLI potrebbero essere le sue ottime idee, se fossero state espresse in maniera differente da come è stato fatto. Certi individui del FLI hanno sviluppato queste idee per “avversare Berlusconi” personalmente e non per “avversare le cose che Berlusconi ha fatto o non ha fatto”. Come ho sempre detto, va fatta opposizione politica e non personale a Berlusconi, non ritenendosi dunque ANTI-Berlusconiani ma NON-Berlusconiani.
    E questo è il grave errore che ha portato la caduta libera del FLI nei sondaggi (oltre all’incoerenza che ho citato prima).
    E finchè non si rimedierà a quest’errore, il FLI sarà destinato ai margini della politica italiana.

  6. erasmus scrive:

    Va bene voi mi ergete a paladini del liberalismo e del liberismo rimarcando tutto quello che c’è di illiberale nel PDL ma quale è il vostro futuro ? se non cambia la legge elettorale molto poco roseo..oppure pensate che scomparso Berlusconi il PDL si sfaldi e di poter lancaire un OPA? o andare a rimorchio del centro democristiano? sembrate un vecchio PRI di destra con belle idee e pochi consensi ..

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