Razzismo fa rima con dirigismo. La guerra della Lega al kebab

– La Lega presenta in Lombardia una proposta di legge regionale per limitare l’apertura di negozi “etnici” (phone center, kebabbari, centri massaggi e via dicendo). Se mai venisse approvata, la legge introdurrà – ha spiegato il vicepresidente della Regione Andrea Gibelli – “degli elementi selettivi sugli esercizi commerciali”, tali che ogni Comune potrà “individuare il giusto rapporto tra il numero delle attività e i servizi per un armonico sviluppo urbano”.

Il partito di Bossi si prepara alle prossime elezioni amministrative (si vota per il Comune di Milano, gente) e vuol ringalluzzire il suo “popolo” con proposte che chiameremmo strampalate, se non sapessimo cosa c’è alla base: razzismo allo stato puro. Esponenti politici come Gibelli, o come i di lui sodali Matteo Salvini, Giancarlo Giorgetti e Stefano Galli (tutti presenti alla conferenza stampa di illustrazione della proposta), dovrebbero avere il coraggio di chiamare le loro iniziative con il loro nome. Altro che contrasto alla formazione dei quartieri ghetto, in nome della sicurezza: la Lega prova a lucrare un dividendo politico ed elettorale sulla paura e sulla diffidenza che una certa quota di cittadinanza, per lo più anziana, nutre nei confronti di quei luoghi, ormai così comuni nelle città europee, gestiti da immigrati che offrono ai giovinastri di passaggio cibo etnico a buon mercato o che consentono ad altri immigrati (ma non solo a loro) di telefonare e navigare in Internet.

Razzismo fa rima con dirigismo. Mentre la modifica dell’articolo 41 della Costituzione – annunciata in pompa magna da Berlusconi – dovrebbe far cadere ogni ostacolo alla libera attività economica, il Carroccio invoca l’esatto contrario, proponendo di assegnare ai sindaci il potere di scegliere chi può far impresa e chi no. Magari sulla base del colore della pelle.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

11 Responses to “Razzismo fa rima con dirigismo. La guerra della Lega al kebab”

  1. filipporiccio scrive:

    La Lega ha fatto molta strada da quando era il partito antistatalista contro “Roma ladrona”. Oggi è il partito più statalista di tutti, con l’unica differenza che nella sua concezione non è solo lo stato centrale che “dirige”, ma anche tutti gli enti locali dalle regioni in giù, e in modo sempre più invasivo man mano che il localismo aumenta.

    Naturalmente proposte come queste sono demagogia pura, come l’idea folle di imporre il coprifuoco agli esercizi commerciali in certe zone di Milano sostenuta, ahimè, da tutta la giunta Moratti.

    Ci aspettano tempi difficili in politica.

  2. Marcello M scrive:

    Da libertario direi.. chiunque compra un locale (o lo affitta) e ci fa quello che gli pare… Ma oggi.. non siamo (purtroppo) in un utopico mondo libertario…. Oggi siamo in un mondo dove le ordinanze comunali e i Beni Culturali impongono di ristrutturare i palazzi storici con materiali d’epoca, dove nei centri storici ci sono soldi a fondo perduto per finanziare improduttivi calzolai, sarti, fabbri affinché restino nelle loro botteghe storiche. Siamo in un mondo dove le licenze vengono già contingentate nei settori alimentari (mai due bar vicini, etc…). Siamo in un mondo dove alcune attività vengono vietate nei centri sotrici (supermercati, pescherie, etc…). Allora mi chiedo…. in quest’ottica.. dov’è lo scandale nel vietare l’ingresso ai kebabbari ?

  3. filipporiccio scrive:

    @Marcello M

    Non è “scandalo”, è semplicemente un’altra tegola illiberale sul cadavere del liberalismo in Italia. Una norma del genere farebbe semplicemente dei danni a tutti. A chi vuole mangiarsi il suo ca**o di kebab in santa pace, a chi vuole lavorare onestamente, e a chi abita in posti che senza gli esercizi commerciali degli extracomunitari cui sputa sopra diventerebbero rapidamente terra di nessuno.

    Il fatto che l’Italia sia un paese violentemente illiberale non significa che sia giusto continuare su questa strada.

  4. Andrea B. scrive:

    Che dire … invece di “bandiera rossa” ormai ci sarà “bandiera verde” … viva il leghismo e la libertà ( economica, ma non solo)

  5. creonte scrive:

    il partito dei vassali, dei valvassini e dei valvassori… e poi dicono che il meridione non ha la cultura della democrazia locale, perchè nn hanno avuto “i comuni”… ma neanche l’Inghilterra o la Danimarca l’hanno avuto e mi pare abbiano avuto meno tragedie in stile Romeo e Giulietta, che altro non è che la storia del dirigismo e del familismo amorale

  6. Andrea B. scrive:

    @ Creonte

    E’ un po’ OT, ma visto il contenuto del tuo post, mi piaceva ricordare cosa scrisse Indro Montanelli, nella sua “Storia d’Italia”, circa il fatto che buona parte d’Italia avesse conosciuto il fenomeno dei Comuni ed altre nazioni europee no.
    In breve, Montanelli suggeriva l’ idea che gli le nazioni che più a lungo avevano conosciuto il sistema feudale, erano poi quelle che prima si erano fatte “stato”.
    Per giunta, mentre da noi i nostri Comuni davano per lo più da lavorare a pittori e scultori, riempendo la penisola di meraviglie artistiche, altrove si formavano uomini di stato e generali.
    Non a caso, concludeva Montanelli, la spinta unificatrice provenne dal quel Piemonte, dove i liberi comuni non vi furono e che almeno inizialmente fornì funzionari di stato e ufficiali dell’ esercito.

  7. Ugo Maria Chirico scrive:

    Una Legge Regionale in contrasto con i principi della Costituzione e della Legge Mancino che al primo articolo, primo comma recita:
    “Salvo che il fatto costituisca più grave reato, […] è punito: a) con la reclusione fino a un anno e sei mesi o con la multa fino a 6.000 euro chi propaganda idee fondate sulla superiorità o sull’odio razziale o etnico, ovvero istiga a commettere o commette atti di discriminazione per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi; b) con la reclusione da sei mesi a quattro anni chi, in qualsiasi modo, incita a commettere o commette violenza o atti di provocazione alla violenza per motivi razziali, etnici, nazionali o religiosi.

    Non vi sono gli estremi della propaganda, ma la discriminazione senz’altro. Mi chiedo allora come sia possibile che il Carroccio possa pensare di indirizzare la propria attività politica a siffatti comportamenti. Sara’ un clamoroso boomerang.

  8. Lega Nord: il razzismo, la xenofobia e la mafiosità. Degli altri …

    Sempre al centro di polemiche ingiuste e vessatorie, la Lega Nord continua nella sua opera politica, impavida, irremovibile, granitica.

    Eppure, nell’ultimo anno, abbiamo assistito ad un vero e proprio “tutti contro la Lega”, che io ho definito in “Tutti Pazzi per la Lega”.

    Valanghe di insulti e di accuse senza costrutto, montagne di delazioni e di tentativi di spaccare l’unico movimento politico che ha deciso da sempre , di stare fra la gente e di rappresentarne ogni esigenza.

    Ancora accuse volgari di xenofobia sono state cancellate in un sol colpo, laddove, la scelta di affidare la guida del partito nella città di Malnate (al confine con la capitale varesina della Padania) ad una donna malnatese, per giunta di origini tunisine, ha scatenato l’ennesimo putiferio di polemiche.

    Ma, la regola della militanza in Lega, è ferrea, ed Hajer Fezzani, la rappresenta in pieno.

    Mondo della (dis)informazione e avversari politici, hanno già dimenticato che è proprio la Lega Nord, ancora una volta nel varesotto, ha già dimostrato nei fatti, di essere l’unico movimento politico italiano a credere in una donna (in un paese dalle cronache che raccontano spesso di uno stile di vita violentemente sessista) e di colore, per giunta, sino a farne il primo sindaco di un comune italiano che fosse di sesso femminile e di colore.

    Anche nel caso del sindaco di Viggiù, Sandra Maria Cane, non è stata la provenienza territoriale, ne il sesso e nemmeno il colore della pelle a condizionare una scelta che è poi risultata vincente contro una lista del “tutti dentro”, compreso il PDL.

    La scelta di affidare il partito a Malnate ad Hajer Fezzani, ha aperto un dibattito ovunque, tranne che nella Lega Nord.

    Poichè la Lega è abituata a realizzare una politica dei fatti che corrisponda alle esigenze della gente, avendo già dimostrato che, nessun pregiudizio politico, ideologico, di sesso e/o di razza, può influire nelle scelte leghiste.

    Ed è proprio questa “politica dei fatti” che procura alla Lega una nutrita schiera di mendaci delatori.

    A tanti brucia la capacità leghista di assicurare nei fatti stabilità e continuità nelle alleanze di governo, basate sul varo di riforme importanti ed epocali, che puntano a dare al paese un futuro migliore, un assetto più forte ed efficace alle istituzioni.

    A troppi brucia la capacità leghista nei fatti di annientare le organizzazioni mafiose e di arginare la loro avanzata nel territorio e nella società italiana.

    Cosicchè, mentre negli altri partiti politici italiani si difendono i diritti costituzionali a parole, la Lega li tutela nei fatti.

    Mentre negli altri partiti si chiede maggiore attenzione al mondo femminile ed agli immmigrati che in questo paese hanno dimostrato di sapersi integrare e di apportare ricchezza umana e politica, la Lega valorizza le donne e gli immigrati integrati nei fatti, riconoscendo loro un ruolo che si sono bravamente conquistate nel movimento leghista, tanto che, proprio a Malnate, non solo il partito è diretto da una donna di provenienza extracomunitaria, ma anche il candidato sindaco leghista è una donna.

    E mentre a destra e a manca si organizzano convegni e conferenza stampa, si scrivono libri e chilometri di giornali su come risolvere in un sol colpo questione meridionale e questione settentrionale, su come si possano difendere aziende e famiglie italiane dalla violenza, dalla corruzione e dalla usura mafiosa che tenta continuamente di infiltrare molti settori dello stato, la Lega, combatte nei fatti le mafie, proponendo un nuovo modello di attacco che si è dimostrato vincente, e muove da sola, sempre nei fatti, verso la risoluzione delle questioni meridionale e settentrionale (due facce della stessa medaglia) attraverso l’assetto federalista del paese (Roberto Maroni: “le organizzazioni mafiose sono incompatibili con il Federalismo”), disegnando così, un nuovo ed originale modo di interpretare ed incarnare l’azione politica, che riscuote sempre maggiori consensi, nel popolo e fra la gente ed al di là dei confini italiani.

    Mentre i detrattori ed i delatori della Lega manifestano segni di sempre maggiore squilibrio politico, allontanandosi dal consenso popolare di loro spontanea volontà.

    Poiché, il Popolo, ha compreso quale immane sforzo il leghismo stia mettendo in campo per assicurare difesa e tutela di famiglie ed aziende italiane, come pure ha visto schiumare la rabbia degli invidiosi e degli gelosi all’angolo delle loro bocche, tanto da apparire occupati solo in una continua quanto disperata opera di violenza verbale, morale e politica nei confronti dei leghisti.

    Ed il Popolo Sovrano appare sempre più orientato ad offrire alla Lega Nord il suo consenso elettorale, anche in quelle regioni laddove sinora, il simbolo della Lega, non ha mai raccolto un solo voto.

    E tutto questo senza promettere un solo posto di lavoro pubblico od offrire un solo appalto pubblico a coloro i quali dimostrano di non meritarlo.

    In questo quadro, sono meglio comprensibili i colpi di coda isterici e nevrotici di un sistema politico destinato a scomparire, un sistema basato sulla politica delle parole ed assolutamente contrario ad una politica che risolva i problemi della gente con i fatti e nei fatti.

    Con una semplicità che lascia sbalorditi.

    Con una volontà ferrea e granitica.

    Con un agire leghista che sbugiarda i veri sessisti ed i veri razzisti, spesso molto prezzolati e sicuramente parrucconi, comunque menzogneri di professione.

    Volete cambiare questo paese una volta per tutte?

    Beh, allora non dovete perdere questo treno di sola andata per il futuro:

    il treno leghista.

    Ricordatevene quando sarete chiusi in una urna elettorale e con un tratto di matita, potrete liberare un futuro migliore per i vostri figli.

    Gustavo Gesualdo
    alias
    Il Cittadino X

  9. senza i kebabbari, chi pagherà le tasse per mantenere quei parassiti dei portaborse legaioli?

  10. Siamo proprio sicuri che essi paghino le tasse?
    Il trasferimento di danaro verso i loro paesi di origine non corrisponde alla ricchezza dichiarata, se andiamo a guardare i conti.
    L’anti berlusocnnismo ha figliato:
    è nato l’antileghismo.
    Sempre contro qualcosa:
    poverini, non sanno vivere di luce propria …

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