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Il Cav. sessantottino all’attacco della scuola

– Nell’antichità romana, dall’età arcaica, passando per quella repubblicana e poi imperiale, fino a giungere a quella tarda, si andò lentamente istituendo la scuola pubblica e rafforzando la consapevolezza della sua importanza per la vita civile.

Se infatti Cicerone considerava motivo di vanto per la Repubblica non aver creato alcun sistema di educazione uniforme e controllato direttamente dallo Stato, intorno al 350 d.C. Costanzo II affermava, al contrario, che il primo merito di un governo e di un principe era quello che egli si acquista verso la pubblica istruzione. E ancora, a conclusione del processo, Simmaco, nel IV secolo, dichiarava esplicitamente che  “la prova della floridezza di uno Stato si desume dallo stanziamento di cospicue retribuzioni ai pubblici docenti”.

In sintesi, la civiltà romana – dalla prima scuola pubblica, a detta di Plutarco aperta a Roma intorno alla metà del III secolo a. C., per giungere alla creazione della figura dell’insegnante pubblico, stipendiato dallo Stato, per merito di Vespasiano -, con l’impronta pragmatica che la caratterizzò nell’età migliore, giunse a comprendere come una buona qualità della scuola potesse assicurarle una massa enorme di efficienti funzionari. Ma soprattutto cercò di garantire alle figure dei diversi insegnanti quell’autorevolezza che è necessaria per poter adempiere ai propri ruoli.

Da Costanzo II e Simmaco a Berlusconi, da principi fondanti di una società a sprezzanti dichiarazioni senza alcuna ratio, un salto mortale all’indietro senza rete.

Mortifica, ma non stupisce l’ennesimo ‘apprezzamento’ del nostro premier sulla scuola pubblica italiana, sui suoi insegnanti che, a suo dire,  “inculcano ai ragazzi valori diversi da quelli delle famiglie”. Berlusconi continua la demolizione sistematica, intrapresa da tempo, di ogni istituzione sociale che sfugga al controllo o resista all’egemonia del “pensiero berlusconiano”.

Ma ciò che più colpisce non è tanto l’idiosincrasia di Berlusconi per tutto quello che rappresenta un pericolo per il suo progetto politico (potremmo chiamarla “operazione tabula rasa”), quanto il suo parlare della scuola riecheggiando più le parole d’ordine della sinistra “rivoluzionaria” (o protestataria) che quelle della destra borghese.

Il delegittimare in ogni maniera quanti dovrebbero assicurare la crescita della società futura, anche della classe dirigente di domani, risulta un non senso o un errore strategico per quella che dovrebbe essere una “destra del merito”. La scuola, a lungo, ha basato la sua forza sulla solidità, sulla compattezza dell’istituzione: su regole precise delle quali i garanti erano proprio gli insegnanti, indiscutibilmente e senza possibilità di interferenze.

A loro, certamente fino a quando l’Italia era in bianco e nero e ancora nei primi anni del colore, era delegato dalle famiglie, in primis, il compito dell’erudizione. La scuola doveva occuparsi di fornire strumenti per la conoscenza: questo era il suo indiscusso ruolo e a questo cercava di giungere, con l’aiuto delle famiglie che, invece, dovevano occuparsi dell’educazione. Compiti chiari, senza fraintendimenti e, soprattutto, senza sconfinamenti di competenze.

Dai maestri elementari ai professori della scuola media a quelli delle superiori cresceva, insieme agli anni e all’impegno quotidiano, il timore verso figure che, anche se talvolta lontane, costituivano riferimenti, esempi. Così come i genitori lo erano nel piccolo mondo familiare.
Poi, a partire dalla fine degli anni Sessanta del Novecento, con la pretesa di adeguare ad una società che stava mutando anche certe istituzioni rimaste  – a detta di alcuni – ferme al passato, è iniziato un processo di progressivo svuotamento dei significati fondanti della scuola e della famiglia.
Così, pian piano, assottigliando la trama sulla quale s’innestavano, “annacquando” regole necessarie, nella scuola abbassando il livello medio, nella famiglia “alleggerendo” il ruolo dei genitori, si è creata una preoccupante confusione. Si è scelto di dimenticare la riconosciuta validità sia del modello scolastico che di quello familiare, e contemporaneamente di strizzare l’occhio a quanto promosso in altre parti d’Europa.

Non ci si è resi conto del fatto che quelle stesse regole rigide che si combattevano erano la linfa vitale per entrambe, la garanzia perché  la società continuasse a viaggiare su binari certi, rettilinei, verso una stazione, non verso il vuoto, verso il nulla. La scuola preparava persone serie da inserire nel mondo del lavoro, dopo che le famiglie si erano occupate di motivare ragazzi e ragazze al rispetto di regole.

La deriva alla quale hanno portato anni di crociate contro una scuola rigidamente protesa all’insegnamento di nozioni, di poesie imparate a memoria, di traduzioni dall’italiano al latino, di pagine e pagine da leggere e poi ripetere, di studio serio, rigoroso, conosce ora il suo ultimo approdo.

Non di tutto si può incolpare Berlusconi. Gli si può, però, imputare la delegittimazione politica della scuola, vista come luogo in cui non si comprende e non si insegna la “vera vita”, né i “veri valori”. Anche per Berlusconi, i valori dell’impegno, del rigore, del merito scolastico sono “ideologia”.

E’ un sessantottismo alla rovescia, però, quello del Cav. , che non chiede alla scuola di emanciparsi, ma di tornare ad essere subordinata, nel ruolo e nella considerazione sociale, alla famiglia. Il che non allontana, ma avvicina l’immagine del Cav. a quella dei genitori che fanno i sindacalisti dei figli, difendendo i pargoli dalle “eccessive” o “sbagliate” pretese degli insegnanti.

In poche cose – insomma –  Berlusconi è così di sinistra (e della sinistra peggiore) come nel suo attacco alla scuola, ai “baroni” e al conformismo degli insegnanti.


Autore: Manlio Lilli

44 anni, romano, laureato in lettere con indirizzo archeologico all’Università di Roma “La Sapienza”, dottore di ricerca in topografia antica all’Università di Bologna, professore a contratto presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università di Perugia. Ha partecipato e condotto scavi archeologici a Roma, Pesaro, Grumentum e Venosa e campagne di ricognizione in Abruzzo, Marche e Lazio. Nella sua attività di ricerca scientifica si annoverano, oltre a voci nell’Enciclopedia Archeologica e nel Mondo dell’Archeologia a cura della Treccani, numerosi articoli e approfondimenti editi in collane e riviste italiane e straniere. E’ autore di tre opere monografiche sulla ricostruzione del popolamento antico di Lanuvio, Ariccia e Velletri.

7 Responses to “Il Cav. sessantottino all’attacco della scuola”

  1. Pippo scrive:

    “Nella società borghese il passato domina il presente, in quella comunista il presente domina il passato”
    “La famiglia completamente sviluppata esiste solo per la borghesia; ma essa trova il suo completamento nell’obbligatoria assenza della famiglia del proletario e nella prostituzione”
    “Il matrimonio borghese è in realtà la comunità delle mogli: al massimo si può rimproverare ai comunisti di introdurre al suo posto una comunità delle femmine (Weibergemeinschaft)”.
    “Voi ci rimproverate che vogliamo sottrarre i figli allo sfruttamento da parte dei genitori? Noi confessiamo questo delitto. Ma voi dite che noi eliminiamo i più intimi rapporti per il fatto che poniamo l’educazione sociale al posto di quella casalinga”
    “I comunisti non inventano l’influenza della società sull’educazione; essi ne mutano il carattere: essi sottraggono l’educazione all’influsso della classe dominante.”
    Così pontificò Karl Marx.
    E fu così che i suoi fedeli sessantottini trovarono assai più comodo creare l’ammasso dei cervelli utilizzando istruzione pubblica anziché quella privata.
    Pippo il vecchio.

  2. lodovico scrive:

    Si sostiene che i confronti devono farsi con paesi progrediti: di seguito quanto prevede la legge fondamentale della repubblica federale tedesca.

    Articolo 5 [Libertà di espressione]

    (1) Ognuno ha diritto di esprimere e diffondere liberamente le sue opinioni con parole, scritti e immagini, e di informarsi senza impedimento da fonti accessibili a tutti. Sono garantite le libertà di stampa e d’informazione mediante la radio e il cinema. Non si può stabilire alcuna censura.

    (2) Questi diritti trovano i loro limiti nelle disposizioni delle leggi generali, nelle norme legislative concernenti la protezione della gioventù e nel diritto al rispetto dell’onore della persona.

    (3) L’arte e la scienza, la ricerca e l’insegnamento sono liberi. La libertà d’insegnamento non dispensa dalla fedeltà alla Costituzione.

    Articolo 7 [Istruzione scolastica]

    (1) L’intera organizzazione scolastica è sottoposta alla sorveglianza dello Stato.

    (2) Le persone che hanno la patria potestà hanno il diritto di decidere in ordine alla partecipazione del fanciullo all’insegnamento religioso.

    (3) L’insegnamento religioso è materia ordinaria d’insegnamento nelle scuole pubbliche, ad eccezione delle scuole non confessionali. Restando salvo il diritto di sorveglianza dello Stato, l’insegnamento religioso è impartito in conformità ai princìpi delle comunità religiose. Nessun insegnante può essere obbligato contro la sua volontà ad impartire l’insegnamento religioso.

    (4) È garantito il diritto di istituire scuole private. Le scuole private, che sostituiscono le scuole pubbliche, necessitano dell’autorizzazione dello Stato e sono sottoposte alle leggi dei Länder. L’autorizzazione deve essere accordata quando le scuole private non siano inferiori alle scuole pubbliche per quanto riguarda le finalità didattiche e i sistemi di organizzazione, nonché la formazione scientifica degli insegnanti, e quando non favoriscano una separazione degli scolari in base alle condizioni economiche dei genitori. Deve essere negata l’autorizzazione quando la posizione giuridica ed economica degli insegnanti non è sufficientemente assicurata.

    (5) Una scuola primaria privata può essere autorizzata solo se l’amministrazione scolastica gli riconosce un particolare interesse pedagogico, oppure se coloro che hanno la patria potestà chiedono di istituire una scuola interconfessionale, confessionale o filosofica, sempre che nel comune non esista già una scuola primaria pubblica.

    (6) Le scuole propedeutiche sono abolite.

    Non facciamo dela nostra Costituzione un idolo. Non mi sembra che la nostra scuola, per dirla con Bersani, sia la più bella del mondo

  3. inutile scrive:

    A proposito di scuola e meritocrazia:
    Ecco il nuovo che avanza: il Terzo polo su indicazione dell’UDC candida a Napoli Pasquino.
    Il Rettore di Salerno andato sulle cronache per favori al figlio.
    Ecco un bel modo di iniziare.

  4. Linda scrive:

    Sono d’accordo sul fatto che la scuola deve insegnare e preparare le nuove generazioni ad affrontare la vita e le scelte connesse ad essa, e che la famiglia ritorni ad avere il ruolo di EDUCARE le stesse.
    La famiglia deve ritornare ad essere famiglia con genitori che tornano a fare i genitori(se non sono preparati vadano a fare dei corsi di formazione ad hoc)e nello stesso tempo collaborare con il personale della scuola per risolvere i problemi che inevitabilmente, si presentano sul loro cammino,oggi più che mai, nei rapporti con i giovani. Naturalmente più formazione e aggiornamento anche per il personale insegnante che deve essere al passo con le nuove esigenze moderne,ma soprattutto tutti devono riscoprire la stella polare dei valori morali e civili che deve sempre ispirare la nostra vita: bisogna stare vicino di più ai giovani con il nostro esempio di adulti magari rinunciando a fare meno soldi, con una vita più semplice ma più reale e forte per affrontare le avversità anche economiche.Se i giovani si sentono vicini agli adulti , si sentono anche più forti ad affrontare la loro vita, più ottimisti e con voglia di fare. Purtroppo non è facile fare questo nell’attuale momento di crisi economica che assorbe gran parte delle nostre risorse fisiche e mentali, però dobbiamo capire che per andare avanti dobbiamo farci di nuovo guidare dalla stella polare di cui parlavo prima:valori morali e civili.
    Per quanto riguarda Berlusconi purtroppo quella stella polare l’ha mandata a farsi friggere già da un pezzo……..

  5. marcoc scrive:

    I comunisti. Sempre i comunisti. Sono tutti comunisti.
    Siamo governati dai Comunisti malgrado Berlusconi sstato eletto.
    Ma dico, ci sarà un controsenso. Ah già tu mandi i tuoi figli alle scuole private che sono essenzialmente dei diplomifici, Pippo il Vecchio

  6. Pippo scrive:

    Caro marcoc
    Non ha nessuna importanza che coloro che si adoperano per mettere in pratica i precetti marxiani si chiamino comunisti o no.
    È invece importante che si sappia che coloro che lo fanno intendono creare una società dotata di un livello culturale “ad usum delphini” nella quale valga in il detto latino “inter coecos monoculus rex”.
    Se Lei ha una vista buona è può cosi identificare i “monoculus”.
    Fortunatamente per via della mia formazione elementare prebellica possiedo ancora una vista discreta e per i casi difficili metto occhiali “ad hoc”.
    Pippo il vecchio

    ***UNITI I DUE COMMENTI DELLO STESSO AUTORE POSTATI DI SEGUITO

    A proposito, per faciolitarLe il compito Le segnalo un “monoculus”:
    quel preseide delle scuole elementari di Collecchio (Parma) che impone agli alunni della sua scuola per perotestare contro il premier un culturale minuto di silenzio “ad usum delphini”.

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