Talk show a targhe alterne? Solo una toppa ideologica

di CARMELO PALMA – da Il Secolo d’Italia del 3 marzo 2011 Superior stabat agnus. L’atto di indirizzo sul pluralismo televisivo proposto alla Commissione di Vigilanza dal senatore Butti riscrive l’apologo di Fedro per rendere al lupo le ragioni dell’agnello, per prestare al forte l’immagine del debole e per spiegare  – nella sostanza  – che ad inquinare l’acqua dell’informazione pubblica è l’oggettiva prevalenza delle voci di opposizione nelle riserve indiane di Ballarò ed Anno Zero, che non starebbero a valle, ma a monte dell’accampamento berlusconiano, costringendo Minzolini e compagnia cantante a depurare le notizie dal veleno della faziosità politica per restituire ai telespettatori la trasparenza della “verità” originaria.

In cinque pagine e venti punti di banalità, riesumate dalla retorica “parcondicista” con cui, per anni, la sinistra ha giustificato il commissariamento dell’informazione “pubblica”, Butti fa quel che può e quel che deve: detta ad una Rai tutt’altro che gelosa della propria autonomia il “politicamente corretto” sub specie berlusconiana, che comporta un utilizzo ossessivo del bilancino sull’informazione d’opposizione, e una condiscendente tolleranza per le reti, le testate e i programmi che –  direbbe Butti – non “falsificano” la verità dell’azione di governo.

In realtà tra la delibera di Butti e quella che i diligenti compilatori dei regolamenti della Commissione di Vigilanza hanno, in altri tempi, presentato come soluzione ai problemi dell’informazione Tv, c’è una sola, ma fondamentale differenza. Butti non fa neppure finta di disciplinare tutta l’informazione Rai, ma parla solo di quella che gli interessa: quella “degli altri”. Per fare l’esempio più clamoroso, in cinque pagine di delibera Butti non detta alcuna norma per telegiornali e notiziari, come se non si desse – non diciamo in via di fatto, ma almeno di diritto – un problema di pluralismo rispetto ai programmi che costituiscono, per la maggioranza della popolazione italiana, l’unico o il principale canale di informazione.

L’unico oggetto, o sarebbe meglio dire, l’unico bersaglio di Butti sono i talk show, i programmi di approfondimento, i contenitori della chiacchiera e della polemica politica e – come avrebbero potuto mancare? – “quelle trasmissioni che, apparentemente di satira o di varietà, diventano poi occasione per dibattere temi di attualità politica e sociale, senza quelle tutele previste per trasmissioni più propriamente giornalistiche”. Escludendo che questo passaggio suoni come una censura ex post ad un Sanremo pieno di “comunisti” – Morandi, Benigni e perfino il vincitore, Vecchioni – il riferimento di Butti dovrebbe essere ai salotti di Parla con me e Che Tempo che fa. E non si dica che il censimento dell’opposizione in Rai non sia stato diligente.

Ma quali principi Butti imbraccia per normalizzare il fortino di Ballarò e di Anno Zero? Essenzialmente due, molto (e “molto” è dir poco) discutibili dal punto di vista politico e del tutto inconsistenti dal punto di vista giuridico. Li potremmo chiamare – per nobilitarli –  l’uno dell’alternanza coatta e l’altro della lottizzazione democratica. Il che tradotto significa, in primo luogo, che Santoro e Floris dovrebbero mollare l’osso del martedì e del giovedì sera.

La Rai – scrive Butti – “valuti l’opportunità di sperimentare l’apertura di altri spazi informativi e/o di approfondimento affidati ad altri conduttori, da posizionare negli stessi giorni (martedì e giovedì), alla stessa ora (prima serata), sulle stesse reti e con le stesse risorse esistenti, secondo una equilibrata alternanza settimanale”. Le “targhe alterne” e il sacro principio del contraddittorio, citato a proposito e a sproposito più volte lungo l’intero documento, ovviamente dovrebbero applicarsi ai “cattivi”, mica ai “buoni”. Il giovedì del contro-Santoro non troverebbe corrispondenza negli editoriali di un contro-Minzolini sul TG1 o nei salottini di un contro-Vespa per la tarda serata dei telespettatori di Rai Uno.

Il principio della lottizzazione democratica prevede invece che il servizio pubblico garantisca ai partiti spazi proporzionali alla loro forza parlamentare, in ossequio alla “sovranità popolare, base imprescindibile di ogni democrazia”. Che è, a volerlo prendere sul serio, un principio anti-concorrenziale, un vero abuso di posizione dominante, in contrasto peraltro con quanto previsto, anche per la Rai, dal D.Lgs  177/2005, che stabilisce l’accesso “di tutti i soggetti politici alle trasmissioni di informazione e di propaganda elettorale e politica in condizioni di parità di trattamento e di imparzialità” (art. 7, comma 2, lettera c). Ma va invece preso per quello che è: una toppa ideologica per giustificare l’arraffa-arraffa di spazi televisivi di una maggioranza bulimica.

Sulla questione è intervenuto in serata il Presidente della Commissione di Vigilanza Rai, Sergio Zavoli, che ha espresso “un parere fortemente negativo sulla questione della cosiddetta alternanza. Quindi nessun cedimento da parte mia” ha proseguito, aggiungendo di avere “sollecitato maggioranza e opposizione a esercitare il diritto dovere di emendamenti e integrazioni e integrazioni sui due testi presentati (l’altro è del senatore Morri del Pd, ndr) al fine di giungere ad un emendamento condiviso nell’interesse del Servizio pubblico e del Paese”.

Di seguito, è possibile visualizzare e scaricare il testo integrale dell’atto di indirizzo sul pluralismo televisivo.


Autore: Carmelo Palma

Torinese, 44 anni, laureato in filosofia. E' stato dirigente radicale, consigliere comunale di Torino e regionale del Piemonte. Direttore dell’Associazione Libertiamo e della testata libertiamo.it. Gli piace fare politica, non sempre gli riesce.

3 Responses to “Talk show a targhe alterne? Solo una toppa ideologica”

  1. MARCO scrive:

    PER FAVORE, SCRIVETE CON PIù SEMPLICITà.
    NON è CHE PIù SI SCRIVE ARZIGOGOLATO E PEDANTE PIù SI è FIGHI…
    SINTESI E SEMPLICITà è SECONDO ME IL MODO MIGLIORE DI COMUNICARE
    GRAZIE

  2. Marianna Mascioletti scrive:

    Per favore, scrivete in minuscolo.
    Non è che più si scrive maiuscolo e più si viene ascoltati (ops, letti).

    Anzi, viceversa.

  3. lodovico scrive:

    Allo stato dell’arte mi sembra più interessante dall’estensore un parere su quanto accade in Inghilterra con Murdoch.A Zavoli il compito di esprimere pareri fortemente negativi……sui conti tutto bene.

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