Angela non balla con Mario (Draghi). A rischio anche l’accordo con Guido (Westerwelle).

– Un recente articolo del Wall Street Journal sullo stop che la Germania vorrebbe imporre alla candidatura di Mario Draghi al vertice della Banca Centrale Europea ha riaperto il tema del pregiudizio anti-italiano vigente a Berlino. L’esempio più citato è ovviamente quello dei pesanti titoli che la Bild Zeitung ha riservato al possibile arrivo di un nostro connazionale alla guida della più influente istituzione europea.

Bild Zeitung non è però la voce del governo tedesco, né tanto meno lo è Der Spiegel, citato a sproposito tra la fronda teutonica anti Draghi. Bild e Spiegel hanno ovviamente una notevole influenza nel Paese tedesco, dato che si tratta del quotidiano e del settimanale più venduti nell’area germanofona, ma le riserve della cancelleria derivano da ragioni di più trita politique politicienne.

L’uscita di Axel Weber dal novero dei candidati alla successione di Trichet è un indubbio smacco per il governo di Angela Merkel. L’esecutivo tedesco si aspettava di poter esprimere un proprio connazionale al vertice della BCE, anche per incassare i crediti riscossi al momento della nomina dell’attuale presidente francese, e del suo predecessore olandese. La Germania vive inoltre un momento molto positivo a livello economico, e reputava essenziale controllare la politica monetaria per evitare sorprese negative sul fronte inflazionistico.

Le mosse dell’esecutivo liberal-conservatore sulla scena europea hanno però irritato molti Paesi partner nell’ultimo anno. Le titubanze di Angela Merkel sul fondo di salvataggio per la Grecia sono state paradigmatiche, e prodromo di un riposizionamento della Cdu sull’Unione Europea. Il partito che fu di Adenauer e Kohl non è ancora arrivato al tradizionale scetticismo sull’Unione che caratterizza la socialdemocrazia teutonica, ma certo l’antico afflato europeista è andato perso.

Una nuova sconfitta sul teatro di Bruxelles impensierisce inoltre Merkel e Westerwelle per la possibile eco interna. L’anno scorso l’esito incerto delle regionali della Nordrhein-Westfalen, poi perse dai giallo-neri di Düsseldorf, aveva frenato la definizione operativa del salvataggio della Grecia, tema molto impopolare in Germania. La società tedesca ha subito a cavallo del decennio scorso una lunga e durissima ristrutturazione del proprio sistema produttivo e si chiede, con qualche ragione, se sia condivisibile pagare la dissipatezza fiscale dei cugini europei, PIIGS in primis.

In questo momento la sconfitta sul fronte della BCE, una partita reputata ancora più essenziale rispetto alle misure salva-Grecia, si intreccia con i timori per la sconfitta giallo-nera in Baden-Württemberg. Tra un mese infatti il terzo Bundesland tedesco per popolazione, sede di alcune delle più note industrie del Paese come Daimler AG, Porsche e Bosch, rinnoverà il proprio governo: il consolidato regno dei conservatori traballa come mai nella storia recente.

Da più di 50 anni la Cdu della Merkel esprime il ministro presidente del Bundesland meridionale, una roccaforte conservatrice finora mai crollata. Dall’inizio del secondo governo Merkel i sondaggi sono stati sempre negativi, e il marcato calo della coalizione vincitrice delle ultime federali si è distribuito in maniera abbastanza omogenea sul territorio nazionale. Un’eventuale sconfitta nel Baden-Württemberg porrebbe in seria discussione il proseguimento dell’attuale progetto liberal-conservatore, tanto che è perfino circolata qualche voce su un’eventuale sostituzione della Cancelliera.

Uno scenario simile al 2005. All’epoca, dopo ripetute sconfitte, il collasso della Spd nel Nordrhein-Westfalen aveva spinto Schroeder alla convocazione di elezioni anticipate. Angela Merkel non si troverà probabilmente di fronte ad uno scenario così drammatico la sera del 27 marzo, ma il nervosismo crescente nella Cancelleria berlinese ha sicuramente ripercussioni anche in altri ambiti.


Autore: Andrea Mollica

Superata con qualche malinconia la soglia dei 30 anni, lavora nel campo della comunicazione aziendale dopo aver conseguito una laurea in Scienze Politiche alla Statale di Milano e un Master in Relazioni Internazionali all’Ispi, sempre a Milano. Dopo un lungo periodo di studi a Berlino, con i kebab pagati da una borsa di studio del più importante centro europeo di studi nordamericanistici, ancora si chiede cosa faccia lost in Padania. Da Berlino è tornato però con due grandi passioni, la politica americana e quella tedesca, che approfondisce in rete da qualche anno, sul suo blog e su qualche sito che ospita i suoi pezzi, come Giornalettismo o Termometro Politico.

One Response to “Angela non balla con Mario (Draghi). A rischio anche l’accordo con Guido (Westerwelle).”

  1. lodovico scrive:

    Lo stop é del Wall Stret Journal, a parer suo l’articolo é stato sollecitato dal Governo Tedesco?

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