Zu Guttenberg ha copiato e si dimette. Ma forse non per sempre

– Karl-Theodor zu Guttenberg ha gettato la spugna di prima mattina. Dopo tredici lunghi giorni di lotta politica ha preferito fare un passo indietro. E lo ha fatto con il suo solito stile, sobrio e misurato, a tratti commosso, ma non senza una punta di orgoglio:

“E’ il passo più doloroso della mia vita. Non me ne vado solo per gli errori della mia tesi di dottorato, anche se capisco che per molti ricercatori ciò sarebbe sufficiente. Il motivo ha più che altro a che fare con la questione se io possa o meno soddisfare ancora le così alte pretese che impone la mia responsabilità di Ministro. Nelle scorse settimane l’attenzione mediatica si è concentrata quasi esclusivamente sulla persona zu Guttenberg e sulla sua tesi, oscurando eventi come il ferimento e la morte di 13 soldati in Afghanistan […] Paradossalmente, hanno ragione i miei avversari: non sono stato chiamato qui come Ministro dell’Autodifesa, ma come Ministro della Difesa. […] Non posso essere responsabile del fatto che tutto il dibattito ruoti intorno alla mia persona, alle spalle dei nostri soldati”.

La vicenda è nota. Due settimane fa la rivista Kritische Justiz, di tendenze marxiste, pubblica un articolo del professor Andreas Fischer-Lescano, costituzionalista dell’Università di Brema. L’accusa è molto pesante: la tesi di dottorato “Verfassung und Verfassungsvertrag” (Costituzione e Trattato costituzionale) del Ministro zu Guttenberg, risalente al 2004 e pubblicata nel 2007, sarebbe un plagio bello e buono.

Il politico bavarese, trentotto anni, astro nascente dei cristianosociali, già distintosi come Ministro dell’Economia sul finire della passata legislatura, nega ogni addebito. La signora Merkel lo appoggia: “L’ho assunto come Ministro della Difesa, non come dottorando o assistente scientifico”. Al fianco del popolarissimo zu Guttenberg scende in campo anche la Bild Zeitung, ancora oggi barometro essenziale in Germania per capire gli umori dell’uomo della strada.

Ma l’opposizione coglie la palla al balzo e picchia duro. Nel giro di neanche una settimana, Grüne ed SPD costringono al dibattito parlamentare il Ministro, che abbozza una difesa:

“Rimango pienamente convinto della validità del mio lavoro. Si tratta di errori e di mancanze dei quali mi scuso pubblicamente. Chiedo ufficialmente all’Università di Bayreuth di revocarmi il titolo di dottore in legge”

scandisce nell’emiciclo del Bundestag. Il beau geste, spera zu Guttenberg, dovrebbe essere sufficiente a calmare le acque. Tanto più che in serata, in una conferenza stampa organizzata in fretta e furia, il presidente dell’Università accoglie la richiesta di zu Guttenberg, rinviando ad una commissione ad hoc l’esame della questione nel merito. Il barone-Ministro sembra soddisfatto. Ha liquidato con maestria la faccenda. I sondaggi lo premiano: è ancora il politico più popolare, dopo nemmeno due anni di attività a livello federale. Che cosa gli ha fatto cambiare idea in meno di una settimana?

Lo abbiamo chiesto al professor Jörg Luther, ordinario di diritto pubblico all’Università del Piemonte Orientale, a lungo collaboratore di Peter Häberle, il relatore (Doktorvater) di zu Guttenberg. “Prima di tutto voglio dire che zu Guttenberg ha avuto accesso al dottorato perché era uno studente con qualità superiori alla media. Questo lo posso testimoniare ed è così”, afferma risoluto Luther, chiosando la dichiarazione di Häberle pubblicata dal Tagesspiegel.

La questione rimane estremamente spinosa.
Che si tratti di un plagio, ovvero di una violazione del diritto d’autore, è molto difficile da stabilire. La stessa definizione giuridica di plagio è assai magmatica. In particolare, poi, in Germania le regole sulle citazioni sono state irrigidite proprio mentre zu Guttenberg scriveva la tesi. “Nella misura in cui i testi (Sprachwerke) vengono trasformati, non si ricade nella violazione del diritto d’autore, si viola al massimo il dovere di citazione. E’ come con la musica, basta una nota modificata… In ogni caso avrebbe dovuto parlarne subito ad Häberle e invece non l’ha fatto. Si è trattato, come ha detto anche l’amico Thomas Oppermann (parlamentare dell’SPD, nda) di un grave sgarbo nei confronti di Häberle”. Il problema è capire quanto l’idea del lavoro rimanga effettivamente originale e su questo si attende il responso della commissione d’inchiesta dell’Università di Bayreuth, dove il Ministro soleva tornare d’estate per la première del Festival wagneriano. “La dissertazione non l’ho letta. Ormai il volume è stato ritirato dal mercato. In ogni caso, i confronti devono ancora essere condotti su molte monografie che non erano disponibili online”.

Sulla responsabilità del Doktorvater Luther è netto: “Peter Häberle ha 77 anni. Usa Internet più o meno da quando Guttenberg ha chiuso la sua esperienza di ricerca. Oggi ci sono degli standard per scoprire i copia-incolla che solo 6-7 anni fa non esistevano. Si può dire che il Ministro sia anche una vittima della tecnologia…”. Neanche la condotta di Fischer-Lescano pare ineccepibile: “E’ venuto meno ad una regola non scritta dell’ambiente accademico, per cui avrebbe dovuto innanzitutto inviare la bozza della recensione al Doktorvater e non dare in pasto alla stampa la vicenda. Lo stesso si può dire dell’uscita dell’altro giorno del professor Lepsius, che è nel comitato di presidenza dell’associazione dei costituzionalisti tedeschi… ma non spetta ad essa pronunciarsi. Spetta all’Università!”.

Ciò che tuttavia non assolve Guttenberg è la sua gestione della crisi. Ed è questo, secondo il giurista italo-tedesco, ad averlo costretto alle dimissioni: “Mi hanno fatto riflettere molte cose. L’uso strumentale della Bild da parte di zu Guttenberg, il fatto che il Ministro non si sia precipitato subito da Häberle per chiarire, ma abbia lasciato il compito ad una telefonata della moglie. E poi questa sua tecnica di “Aussitzen”, questo suo tentativo cioè di sottrarre al dibattito la questione, usando la revoca dell’Università come pretesto per chiudere i conti… no, tutto questo non mi è piaciuto”.

E poi c’è un altro elemento da non trascurare: il ruolo della Staatsanwaltschaft, ossia della procura. Quando si entra nel tritacarne giudiziario, in Germania, che si sia colpevoli o meno, ci si dimette. Lo stesso zu Guttenberg si è detto disponibile a collaborare con gli inquirenti, rinunciando all’immunità parlamentare. “Non credo si tratti di Betrug (truffa) – spiega Luther –  Potrebbe trattarsi del reato di falsa asseverazione in sede di giuramento, punita dal paragrafo 156 del StGB. In ogni caso la magistratura entrerà in gioco una volta che da Bayreuth arriveranno elementi più puntuali”.

Infine, il supporto politico: nelle ultime ore Kurt Biedenkopf, il grande vecchio della CDU, Norbert Lammert, il presidente del Bundestag, e Annette Schavan, il Ministro dell’Università e della Ricerca, considerata tra gli esponenti politici più vicini alla Cancelliera, avevano fatto capire di non essere più sulla stessa lunghezza d’onda di zu Guttenberg. A ciò si aggiunga ancora la petizione firmata da più di 20.000 dottorandi tedeschi. Le dimissioni erano ormai un atto dovuto.

Intanto in Germania la coalizione, i cui equilibri sono oltremodo precari, si lecca le ferite. Entro venerdì sarà annunciato il successore, che, per rispettare le proporzioni interne all’esecutivo, spetta ai cristianosociali. Angela Merkel, in una breve uscita pubblica, si è mostrata molto dispiaciuta per l’accaduto, ma molti dubitano che la Cancelliera fosse pienamente sincera.

Nell’ultimo anno e mezzo, con la sua radicale riforma della Bundeswehr, che prevede una riduzione delle forze armate, una razionalizzazione del Ministero ancora diviso tra Berlino e Bonn e, soprattutto, la rinuncia alla coscrizione obbligatoria, zu Guttenberg aveva raccolto enormi consensi presso l’opinione pubblica. Glamour, fascinoso, preparato e competente, la sua popolarità era ormai ben al di sopra di quella della Bundeskanzlerin. Tanto che durante l’ultima campagna elettorale i suoi manifesti erano comparsi non solo in Baviera con il simbolo della CSU, ma anche con quelli della CDU in ogni angolo della Germania. Se ne parlava ormai come prossimo candidato Cancelliere nel 2013 o, quantomeno, come futuro governatore della Baviera.

Il fulmine, comunque, non è arrivato a ciel sereno. La sua poltrona era vacillata in almeno due altre occasioni: nel 2009, dopo l’attentato NATO di Kunduz in Afghanistan, fu accusato di essere stato a conoscenza della presenza di civili tra i morti, proprio come il suo predecessore Franz-Josef Jung, che per aver mentito aveva lasciato, dopo appena due settimane dall’insediamento. Infine, a gennaio 2011 il caso Gorch Fock, la nave di addestramento della marina militare, sulla quale qualche mese fa era morta una giovane ufficiale. Appena ventiquattro ore dopo aver promesso un chiarimento al Bundestag, zu Guttenberg instaurò una commissione d’inchiesta e licenziò il comandante della nave, senza dare spiegazioni ulteriori al paese.

Poche ore dopo la sua dipartita, sulla cui reale opportunità la Germania si è spaccata, alcuni osservatori si interrogano già sul suo comeback. Riabilitato da una pronuncia assolutoria della sua stessa Università e scagionato dalle accuse, potrebbe tornare nell’agone in grande stile…


Autore: Giovanni Boggero

Nato nel 1987, si è laureato in giurisprudenza a Torino con una tesi in diritto internazionale. Ha studiato anche a Gottinga e Amburgo. Svolge un dottorato in diritto pubblico presso l'Università del Piemonte Orientale "Amedeo Avogadro" e si occupa di Germania per il quotidiano Il Foglio, la rivista Aspenia e per FIRSTonline.

2 Responses to “Zu Guttenberg ha copiato e si dimette. Ma forse non per sempre”

  1. lodovico scrive:

    Il Presidente federale come, in analogia, i ministri federali al momento di entrare in carica prestano il seguente giuramento davanti ai membri riuniti del Bundestag e del Bundesrat: “Giuro che dedicherò le mie forze al bene del popolo tedesco, accrescerò la sua prosperità, lo preserverò da danni, garantirò e difenderò la Legge fondamentale e le leggi federali, adempirò ai miei doveri coscienziosamente e renderò giustizia a tutti. Che Dio mi aiuti”.
    Il giuramento può essere prestato anche senza la formula religiosa.

    A differenza dell’Italia il giuramento é rivolto al popolo tedesco.

  2. Der Pilger scrive:

    Zu Guttemberg e’ caduto in un agguato, questo e’ chiaro.
    Purtroppo per lui e a differenza dell’italia dove per far politica bisogna essere ricattabili, in germania non bisogna nemmeno avere una macchia sul vestito. In germania, dall’ultimo inquilino che verifica i conti del condominio al ricercatore universitario c’e’ sempre qualcuno che fa le pulci al lavoro altrui (e anche alla vita diciamolo) per trovarne i difetti e i punti deboli.
    Questo e’ uno dei tanti meccanismi, nel bene e nel male, che mandano avanti la baracca tedesca.
    Il barone, come e’ stato detto e come quasi tutti i commentatori hanno rilevato, ha gestito malissimo la situazione, almeno inizialmente.
    L’ex ministro ha tentato di minimizzare se non proprio di negare il fatto e l’ha fatto con arroganza. Nella terra in cui nessuno sbaglia, se si e’ colti in flagrante, mantenere un contegno arrogante vuol dire suicidarsi. E alla fine e’ successo. Il suo discorso, seppur toccante, e’ suonato tardivo e conoscendo il soggetto anche vagamente patetico, pero’ era cio’ che ci si aspettava.
    Zu Guttemberg, come Strauss, tornera’ piu’ forte di prima, questo e’ certo.

    Per me che vivo in germania e guardo strabicamente con un occhio all’italia e l’altro al paese che mi ospita, la vicenda e’ stata una prova per verificare la tenuta democratica e sociale del paese teutonico. Ho rilevato che si e’ tentato di invocare alla volonta’ popolare a colpi di tabloid e di fare discorsi all’italiana (“si’ ha sbagliato, ma e’ tanto bello e tanto bravo…”). L’uso strumentale dei media mi ha fatto suonare piu’ di un campanello d’allarme.
    Direi che ci si e’ provato, ma per il momento gli anticorpi tedeschi hanno reagito al virus italiano. Mi chiedo solo per quanto.

Trackbacks/Pingbacks