Testamento biologico, tutti contro tutti. Ma c’è una soluzione: ‘nessuna legge’ – AUDIO

– La battaglia che si va a delineare sul testamento biologico sarà un “tutti contro tutti“, una crociata politica in cui i fronti si mischiano e si confondono. Il 7 marzo prossimo, infatti, approderà alla Camera il ddl sul fine vita, in uno scenario politico assolutamente frammentato in tutte le sue parti: tra maggioranza ed opposizioni e dentro ciascuno degli schieramenti, nessuno dei quali è unanimemente schierato su di una posizione “non negoziabile”. Verrebbe da dire che sono partite tutte le “schegge impazzite”…

Sono passati due anni dalla presentazione del testo del ddl sul biotestamento, redatto sull’onda emotiva che accompagnò la morte di Eluana Englaro. Questo disegno di legge, dopo le aspre polemiche del marzo 2009, sembrava essere stato definitivamente messo nel dimenticatoio, e invece oggi è prepotentemente tornato all’ordine del giorno.
La prossima settimana, quindi, riprenderà la discussione, proprio nel momento in cui anche nella maggioranza cominciano ad esserci dei dissidenti, dei “ripensanti”, dei critici.

Tutto è cominciato dalle pagine de Il Foglio, il cui direttore Giuliano Ferrara ha definito la legge “lastricata di buone intenzioni, ma sbagliata irrimediabilmente” e “in sé pasticciata e contraddittoria”. Sempre dalle pagine del quotidiano di Ferrara, hanno fatto seguito le dichiarazioni di perplessità del ministro dei Beni culturali Sandro Bondi, del viceministro Alfredo Mantovano e del portavoce del Pdl Daniele Capezzone.

I dubbi sono molteplici, ma due sono i punti salienti: la scelta “va lasciata al singolo”, come invoca Bondi, e “se fosse approvata la legge in esame, i margini di contesa giudiziaria aumenterebbero ulteriormente, a partire da inevitabili dispute dinanzi alla Corte Costituzionale, accompagnate da una prevedibile belluina rissa politica”, come ammonisce Capezzone. Date queste esitazioni, manifestate oltretutto proprio da importanti esponenti del Pdl, è tornata in campo la proposta: “meglio nessuna legge che una brutta legge”.

Anche una parte della maggioranza è dunque arrivata a quella proposta di “disarmo bilaterale” avanzata nel settembre 2009 da un gruppo di deputati “di buon senso”, allora tutti nel PdL, e oggi, per una buona parte, nelle fila di FLI. Proposta rilanciata dalla deputata di Fli Flavia Perina, lo stesso giorno in cui è uscita la lettera di Capezzone sul Foglio: meglio nessuna legge, o almeno, meglio fermarsi ad una soft law.

E allora, viene da chiedersi, perché accanirsi per cercare di far approvare una legge che scontenta tutti o quasi? Ma qui la partita si sposta su un altro campo, che, come scriveva Simona Bonfante su Libertiamo, riguarda personalmente Silvio Berlusconi e la sua necessità di “comprarsi un’indulgenza” in Vaticano.

La vera partita, infatti, si sta giocando oggi tra il premier e la Chiesa. Uno scambio non proprio alla pari. Berlusconi incassa un sostegno indispensabile e una nuova legittimazione politica, dopo gli ultimi scandali “privati”, che ne avevano compromesso l’immagine di “leader cristiano”. La Chiesa detta la linea sui temi eticamente sensibili senza incontrare alcuna resistenza, di principio o di opportunità, da parte di una maggioranza per la gran parte interessata – esattamente come il premier – ad esibire la propria “obbedienza”.

Ecco: questo è lo scenario della contesa sul fine vita. Una proposta di legge ormai diventata, più che una questione inerente alla libertà e ai diritti individuali, una mossa simbolico-strategica per imporre il “primato cattolico” (nel senso ovviamente della Chiesa gerarchica, più che della sensibilità della comunità cristiana).

Oltre alla solita bagarre politica, fa molto riflettere l’ennesima bocciatura che su questo provvedimento è arrivata dagli addetti ai lavori. Giuseppe Gristina, della Società italiana di anestesia, analgesia, rianimazione e terapia intensiva (Siaarti), ha sottolineato di nuovo ieri quanto questa legge sia “un passo indietro per il Paese. Era meglio niente di questa legge.”.

Così centra il nucleo della questione più delicata in questa diatriba. “La scienza medica di questo Paese si era dichiarata contro questa legge (…) è stato prodotto un corpo scientifico solidissimo che questa legge ignora”.  A nulla sono serviti i moniti e le perplessità degli esperti in materia (anche – notizia dell’ultim’ora – quelli cattolici), e quindi si sta per approvare una legge, secondo Gristina, “dal sapore medievale, che riporta indietro di cinquant’anni la qualità del rapporto medico-paziente e genera un vero e proprio danno”.

Di seguito è possibile ascoltare e scaricare l’intervista sull’argomento rilasciata dal direttore di Libertiamo.it Carmelo Palma a Dino Marafioti per Radio Radicale.
Fonte Radioradicale.it Licenza 2.5 Ita

Autore: Simona Nazzaro

Nata a Roma nel 1980. Laureata in Scienze della Comunicazione, a La Sapienza, ha curato le campagne politiche e di comunicazione dell’Associazione Luca Coscioni. Collabora con diversi settimanali e quotidiani. La sua grande passione è il basket, e da anni concilia questa con il lavoro: conduce infatti una trasmissione radiofonica di approfondimento sportivo.

One Response to “Testamento biologico, tutti contro tutti. Ma c’è una soluzione: ‘nessuna legge’ – AUDIO”

  1. lodovico scrive:

    Non si deve dimenticare il diritto costituzionale alla salute. il nemico da battere é la malattia che deve essere estirpata dalla nostra società e che uccide più della mafia. Una magistratura antimalattia che possa avvalersi di collaboratori che optino per la vita e poi procedere di conseguenza. Certo, i processi devono attuarsi in tempi ragionevoli, le malattie, nei tempi lunghi, vincono sempre.

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