Sky può andare sul digitale terrestre. A meno che una leggina…

di PIERCAMILLO FALASCA – Prove non ne abbiamo, né indizi o fantomatiche voci di corridoio ministeriale. Ma ci lanciamo in una previsione: da qui a qualche settimana potrebbe fare capolino sul tavolo del Consiglio dei Ministri, o magari direttamente in Parlamento nella forma di emendamento, una bella leggina ad aziendam con la quale il Governo proverà ancora ad impedire la partecipazione di Sky Italia alla gara per l’assegnazione delle frequenze del digitale terrestre. Altre strade non ne restano al signor Paolo Romani, delegato del Biscione presso il governo italiano, dopo il parere che due giorni fa il Consiglio di Stato ha inviato al Ministero dello Sviluppo economico e che spazza via ogni possibile dubbio, quello sulla “reciprocità” (irrilevante, quel che vale è il requisito dello stabilimento, ovvero della sede legale stabilita in un paese comunitario) e quello della competenza sulle procedure di gara e sui soggetti legittimati a parteciparvi: spetta all’Agcom individuarli, non al Ministero.

Verrà finalmente indetta la gara per le frequenze e potrà Sky Italia parteciparvi? A questo punto, a legislazione vigente, la gara non può che essere imminente, come pure Romani aveva annunciato a gennaio, rispondendo ad un’interrogazione parlamentare di Benedetto Della Vedova. Ma una leggina potrebbe cambiare le carte in tavola. E’ un rischio che lo stesso Consiglio di Stato vede nitidamente, tanto da provare in qualche modo a “scongiurarlo” già nel parere:

Leggi speciali nazionali nella specie, inoltre, non sarebbero ammissibili nemmeno de futuro essendo, per quanto detto, la disciplina della gara c.d. beauty contest integralmente conformata dal diritto europeo, interessato alla soluzione dell’anomalia del sistema radiotelevisivo italiano (cfr. decisione della Commissione del 20 luglio 2010 più volte citata) connotato dalla presenza di due incumbents RAI e MEDIASET.

Un coraggioso giudizio preventivo, insomma. Triste è il paese in cui i giudici amministrativi sono costretti ad andare ultra petita da un Governo ormai a briglie sciolte, il cui ministro dello Sviluppo economico non si cura del grado di competitività e innovazione del mercato televisivo italiano, ma del conto economico della compagnia televisiva del presidente del Consiglio, cui riconoscere – trimestre dopo trimestre, finché si potrà – uno schermo dalla concorrenza.


Autore: Piercamillo Falasca

Vicepresidente di Libertiamo. Nato a Sarno nel 1980, si è laureato in Economia alla Bocconi e ha frequentato il Master in Parlamento e Politiche Pubbliche della Luiss. E' fellow dell’Istituto Bruno Leoni. Ha scritto, con Carlo Lottieri, "Come il federalismo può salvare il Mezzogiorno" (2008, Rubbettino) ed ha curato "Dopo! - Ricette per il dopo crisi" (2009, IBL Libri). Ha scritto anche, nel 2011, "Terroni 2.0", edito sempre da Rubbettino.

11 Responses to “Sky può andare sul digitale terrestre. A meno che una leggina…”

  1. Pierluigi scrive:

    Condivido in pieno la tesi di Falasca. Difficile immaginare un governo meno liberale di questo… che si maschera dietro un falso liberismo. Bisogna essere davvero miopi per non vedere che in realtà questo governo ha come attività primaria la difesa degli interessi, della persona e dei capricci di un uomo e del suo impero economico finanziario di famiglia. Un grave vulnus per il Paese. Bene Falasca!

  2. francesco scrive:

    sarei ben felice se sky potesse tramettere sul digitale terrestre, maggior concorrenza=minore spesa per gli utenti, maggior scelta dei programmi e costi per l’acquisto di programmi a pagamento minori. Non capisco una cosa, come mai i liberisti non si indignano per la totale mancanza di concorrenza per le trasmissioni satellitari, in pratica sky è monopolista assoluto per quel che riguarda il satellite.

  3. Carmelo Palma scrive:

    Nelle trasmissioni satellitari il monopolio di Sky non è assistito nè imposto da norme di favore per l’incumbent, è interamente “di mercato”. Non ci sono barriere all’accesso. Nulla impedisce di fare il satellitare pay o free in Italia. Invece per il digitale devi chiedere le frequenze allo Stato. Questa è una differenza di fondo, mi pare.

  4. francesco scrive:

    … allora mediaset potrebbe “approdare” sul satellite e offrire servizi a pagamento come ad esempio eventi sportivi (campionato di calcio – coppa campioni, ecc.) o film in prima visione????
    Se tale opzione non l’ha sfruttata ritengo che i dirigenti mediaset abbiano commesso qualche errore di strategia commerciale. Se invece non l’hanno potuto fare perchè c’è un problema di “concentrazione” di mezzi in un solo soggetto, allora torno a domandarmi come mai per Sky è ammesso (e ne sono felice per le ragioni prima esposte).
    cordiali saluti
    francesco

  5. francesco scrive:

    …. mi permetto di aggiungere che se non ricordo male, prima di Sky sul satellite esisteva “Telepiù”, di detta società il gruppo mediaset poteva detenere non più del 10% (quota che non ha mai potuto aumentare in virtù della legge n. 223 del 6 agosto 1990 -legge Mammì) che impedisce a chi ha già una licenza per un’emittente televisiva gratuita di possedere più del 10% di una società che ha una licenza per un’emittente televisiva a pagamento.
    Sono curioso, e non capisco molto di leggi sull’emittenza radiotelevisiva, ma non vorrei che orientamenti politici vadano a colpire aziende che producono ricchezza e benessere.
    cordialmente
    francesco

  6. Vittorio Vezzola scrive:

    Mi incuriosisce Francesco questo aspetto. Mediaset Premium sarebbe quindi fuorilegge? In ogni caso il mercato del digitale terrestre è più interessante del satellite. Non si devono installare parabole e il decoder ormai è integrato nei televisori da qualche anno. Per Mediaset è molto più interessante tenere fuori gli altri dal digitale terrestre che entrare sul satellite. Non si tratta tanto dell’offerta al cliente finale, ma soprattutto della spartizione del mercato pubblicitario.

  7. Vittorio Vezzola scrive:

    Dimenticavo di aggiungere che Berlusconi in qualità di Ministro dello sviluppo economico ad interim, il 23 Agosto 2010 ha assegnato a Mediaset il canale 58 UHF, il mux 6, a titolo gratuito per trasmissioni sperimentali. Mediaset ha però utilizzato il canale per trasmissioni che di sperimentale hanno poco, Italia 1 HD, Rete 4 HD e Premium Calcio HD 2. Io mi intendo ancora meno di Francesco di televisione e regolamenti però, per quanto magari la cosa sia perfettamente lecita non entusiasma dal punto di vista etico. Gli altri devono aspettare il beauty contest e mille lungaggini, a Mediaset serve, pronti via.

  8. francesco scrive:

    Semplicemente mi piacerebbe che ci fossero più operatori nel settore televisivo sia sulla piattaforma satellitare sia sul digitale terrestre (a tutto vantaggio degli utenti che vedrebbero probabilmente diminuire i costi degli abbonamenti). Allo stesso tempo non vorrei che il tutto si trasformasse in una battaglia politica (mediaset/pdl vs sky/opposizione). Stiamo parlando di aziende all’interno delle quali lavorano migliaia di addetti. Ripeto sono un profano, non capisco molto di frequenze, multiplex e via dicendo; se per “allargare” il mercato si devono “rimpicciolire” gli attuali maggiori attori (Sky e mediaset), lo si faccia, ma attenzione a non mettere in pericolo gli addetti del settore.
    Ricordo che nei primi anni 80 all’inizio delle televisioni commerciali vi erano diversi operatori (italia 1 apparteneva al gruppo rusconi; rete4 alla mondadori di debenedetti/formenton; canale 5 alla fininvest). E’ finita come sappiamo, ma non è colpa di mediaset se gli altri hanno fallito il loro progetto industriale nel settore televisivo.

  9. ivan scrive:

    ecco il motivo principale per cui questo governo è illiberale:
    VUOLE IL MONOPOLIO (del suo capo) TELEVISIVO.
    è liberale questo?

    E non stiamo parlando di un mercato qualsiasi, ma di quello dell’informazione.

    non c’è democrazia senza libertà di informazione, ecco perchè vince il nano. nasconde le notizie spiacevoli (per lui), attacca i nemici con mezzi subdoli (vedi calzini viola) e fa propaganda per il lider maximo.

    Non è fascismo ma neanche democrazia

  10. Vittorio Vezzola scrive:

    Non capisco cosa c’entrano i lavoratori. Che apra un nuovo canale Sky o che lo apra Mediaset avranno bisogno entrambe di nuovi lavoratori (a meno che non sia un deposito di repliche tipo Extra)? Perchè dal tuo punto di vista i lavoratori di un’azienda dovrebbero essere più importanti rispetto a quelli di un’altra? Se poi parli di ridimensionare per l’entrata di nuovi soggetti sotto questo aspetto ancora meglio. due aziende hanno necessità di più lavoratori rispetto ad una sola più grande, banalmente ci sono duplicati reparti amministrazione, vendite, tecnici, etc. Riguardo al fare attenzione mi sembra il governo si muova con la massima attenzione riguardo a tutte le grandi aziende e le lobby, quindi sotto questo aspetto puoi dormire sonni tranquilli.

  11. francesco scrive:

    Non ho mai sostenuto che vi siano lavoratori più importanti di altri. Semmai da tutelare ci sarebbe il grado e la qualità delle competenze che detti operatori hanno acquisito nel corso della loro esperienza professionale, ma come sopra evidenziato, potrebbero prestare la loro opera a nuovi soggetti, se eventualmente apparissero all’orizzonte.
    L’origine di tutti i mali sta nella miopia del legislatore al tempo della nascente industria della televisione commerciale (fine anni ’70 – primi anni ’80), sarebbe stato opportuno fissare delle regole e dei limiti alla concentrazione di reti televisive e raccolta pubblicitaria. Non abbiamo avuto la fortuna di avere dei legislatori di scuola liberale come negli u.s.a. i quali avevano nel dna la cultura del libero mercato e la conseguente serie di tutele e garanzie della libera concorrenza.
    Contestualmente sarebbe stato opportuno già da allora procedere alla privatizzazione o cessione di una o due reti televisive del servizio pubblico e definire in modo chiaro e inequivocabile il ruolo dello stesso, ma come si sa i partiti avevano il loro giocattolino e non sarebbe stato facile far approvare una legge che li vedeva privarsene. Successivamente con l’ingresso in politica di silvio berlusconi le cose si sono complicate a livello esponenziale.

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