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La Salerno di De Luca dove lo spazio per Fli c’è

– In certi casi il culto politico si sostituisce a quello religioso e la leadership assume i toni di un’agiografia. È avvenuto con Silvio Berlusconi il quale, infatti, a Vespa lo disse apertamente, porgendogli la mano, come fosse una reliquia: “Senta, col naso. È odore di santità!”.
Una vicenda simile si consuma anche nel Principato di Salerno, in quella Campania buona, fiera, che funziona, di cui Vincenzo De Luca è l’eterna incarnazione.


Salerno è, per il pluri-sindaco – che quando si candida, o candida uno dei suoi, comunque vince – un fortino, con tutti i pro e i contro del bunker elettorale. Lo dimostra la sconfitta nella corsa per diventare Governatore della Regione: De Luca è l’incarnazione della città, il simbolo fisico di Salerno, da cui tuttavia non è politicamente in grado di uscire, come fosse confinato in quella sua fortezza d’oro.
L’immaginario politico locale è infatti completamente occupato dalla figura di De Luca: è il sindaco-sceriffo che scende in strada a controllare il buon lavoro dei vigili e a sorvegliare sulla sicurezza delle strade. Cammina accanto alla statua del patrono in una processione dai toni tra il sacro e il profano, mentre le persone applaudono e invocano Enzo, come una folla devota tanto all’uomo quanto al santo.

Ogni venerdì, poi, il sindaco appare su Linea Tv, un’emittente locale, nello spazio dedicato Linea diretta con Vincenzo De Luca, in cui, settimana dopo settimana, riafferma la propria prossimità entrando nelle case dei cittadini. Il linguaggio deluchiano è un esempio ben riuscito di discorso post-ideologico: si rivolge ai cuori di tutti i salernitani, perché li conosce bene, e s’esprime con un lessico ‘verità’ in cui affronta ogni questione senza usare mezzi termini, con chiarezza, senza giri di parole.

Riesce così a prendere voti a destra e sinistra, e a lasciare il segno. La trasformazione urbana della città, da tempo progettata, dovrebbe essere il gesto definitivo che, con la grande piazza sul mare, farà una volta per tutte di Salerno la capitale del sud efficiente, l’anti-Napoli per eccellenza.
Sulla vicenda delle primarie partenopee De Luca interviene solo di passaggio, definendo il PD “irresponsabile”: non si vuole occupare delle questioni di cucina politica, alla vigilia delle amministrative in casa propria.

E proprio per trasformare la competizione amministrativa in un referendum, vincente, sulla sua persona, il sindaco s’appresta a mettere in piedi liste civiche e non se ne importa d’usare il simbolo del partito – “un PD d’anime morte”, lo ha definito. E poi: “Quando vedo in tv le facce dei vecchi dirigenti del mio partito mi intristisco, quando vedo quelle dei giovani dirigenti del mio partito mi cadono le braccia”.
Al di là del mal di pancia di IDV, da tempo in contrasto col sindaco-santo per questioni che, nei fatti, non scuotono l’animo dei salernitani, non ci sono grandi dubbi sulla ricandidatura di De Luca che, viste le premesse, pare una vittoria scontata. Anche, a dire il vero, per la debolezza degli sfidanti che, incappati nella palude delle diatribe interne, sembrano non riuscire a proporre un nome capace di fare sintesi ed imporsi nell’immaginario locale.

Il PDL campano è tutto invischiato nella guerriglia Cirielli/Carfagna: lo scontro tra il Presidente della Provincia e la Ministra è deleterio per la candidata ufficiale del partito, l’avvocato Anna Ferrazzano. C’è voluto un appello pubblico, quasi accorato, per far tentennare Mara e rendere disponibile il suo uomo, Cammarota, a un passo indietro, dopo sanguinose battaglie sull’eventuale assegnazione del simbolo in caso di frattura e sulle modalità di selezione del candidato comune.

Anna Ferrazzano, così, rischia di fare la figura del fantoccio, scelta in base ad uno sbandierato sondaggio di IPR Marketing. Ma la logica dei numeri funziona con chi è già forte, ha già un ruolo nell’immaginario degli elettori, non con chi deve conquistarselo. Emerge, inoltre, la difficoltà del PDL di parlare ai cittadini trasformati in una silente percentuale mentre, dall’altra parte, De Luca ha un dialogo costante con loro. L’unica opportunità comunicativa per l’avvocato è puntare sulla forza della novità e del dialogo istituzionale con gli altri livelli di Governo: una giovane donna che ci mette la faccia per portare alta la voce di Salerno anche fuori dalla Campania. Mara Carfagna, allora, potrebbe scendere, come un angelo, dall’empireo nazionale, per mettersi accanto all’altra donna, e così siglare un ticket che renda le alleate un duo avvincente, interprete del bisogno della città di avere uno spazio più ampio.

La sfida è resa ancor più difficile dalla candidatura di Salvatore Gagliano, UDC. L’uomo ha una carta vincente da spendersi da queste parti, una sorta di nobilitazione politica. Ha ricevuto l’investitura da Ciriaco De Mita il quale ha un progetto, neppure troppo nascosto: dare una spallata a Cirielli, colpire la sua candidata per dimostrarne la debolezza proprio nel capoluogo. L’Udc però deve prima risolvere il problema del toto-candidatura insieme a FLI.

Futuro e Libertà, infatti, ha fatto una scelta inedita: proprio qua, dove non ci sono le primarie del centro sinistra, le ha indette e realizzate per scegliere Francesco Farina. Come può, adesso, dopo aver messo in piedi un sistema di partecipazione democratica, fare un passo indietro? Ci può essere una soluzione comunicativa. Le possibilità narrative per il Terzo Polo riguardano due parole chiave: squadra e progetto. Dato che non si può competere con De Luca sul profilo personale non ha senso investire una sola persona di un compito impossibile, quello di rappresentare una leadership forte, solitaria. Poiché, inoltre, il PDL è minato da fratture e scontri caotici c’è lo spazio per presentarsi come la vera alternativa, con un’idea inedita di Salerno. Il Terzo Polo ha la possibilità di riuscire nell’operazione, allora, presentando da subito un team di governo che si rivolga ai cittadini per proporre loro una città coinvolta nei processi decisionali. Il racconto elettorale non sarebbe solo intorno al candidato ma al gruppo, fatto di professionisti, di gente in grado di non occuparsi di nomine e numeri ma di dare idee, diverse da quelle dell’attuale Sindaco, capaci di coinvolgere i salernitani come protagonisti attivi della città.

A Salerno non funzionerà il mantra del cambiamento, ma quello dell’orgoglio per l’efficienza e un nuovo slancio progettuale. È probabile che, alla prossima processione, De Luca, allora, sia ancora là, come Bocca di Rosa, in un tripudio d’amore sacro e amor profano.


Autore: Federica Colonna

Nata a Viterbo nel 1979, dopo la maturità classica si laurea in Scienze della Comunicazione e lavora come consulente politico per Running, gruppo Reti. Da libera professionista realizza più di dieci campagne elettorali, tra cui quella per l’attuale sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni. Collabora con "La Lettura" del Corriere della Sera, ha un blog su Il Fatto Quotidiano e uno sull'Unità.

2 Responses to “La Salerno di De Luca dove lo spazio per Fli c’è”

  1. Antonluca Cuoco scrive:

    ogni ipotesi terzopolista in campania vuol dire “tener dentro de mita & pomicino”, ovvero la fine di ogni ambizione FUTURA e di LIBERTA’

  2. dino scrive:

    io abito a paestum ,ma ho grandissima stima per de luca, un uomo del fare.

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