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L’Europa cambia marcia sugli OGM. E comincia bacchettando l’Italia

– E’ probabile che la pubblicazione dell’ultimo rapporto dell’ISAAA sulla diffusione delle colture transgeniche nel mondo abbia destato qualche preoccupazione a Bruxelles. Secondo questo rapporto l’impiego di OGM cresce significativamente (nell’ordine di un incremento complessivo di circa il 10%)  pressoché ovunque tranne che in Europa, dove si registra un calo di circa il 3%.

Al di là delle polemiche da ballatoio e delle interpretazioni strumentali che i principali media hanno offerto sulla questione, provando a far credere che il dato europeo significasse un insuccesso delle biotecnologie in sé, i numeri evidenziano con chiarezza il fatto che gli OGM hanno successo dove viene lasciata agli agricoltori la libertà di scegliere, mentre nel vecchio continente i veti incrociati, le politiche protezionistiche e l’ostilità preconcetta verso le biotecnologie rischiano di farci perdere l’unico treno in grado di rimettere l’agricoltura europea sui binari della competitività.

E ciò sarebbe particolarmente grave in un momento come questo, in cui l’aumento della domanda globale di cibo ha riportato in alto i prezzi delle principali commodities agricole, e in cui l’unica alternativa è tra ricominciare a produrre come si deve o portarsi a casa solo gli effetti negativi del fenomeno, a cominciare dall’inflazione. E’ infatti proprio di questi giorni la pubblicazione di un rapporto che mostra come nel 2010 le esportazioni agroalimentari USA, in particolare verso la Cina, abbiano raggiunto il livello più alto di tutti i tempi.

Da una parte l’azione dell’UE può limitarsi alla regolazione dei flussi di materie prime in entrata e in uscita: pochi giorni fa è stata accolta la proposta di consentire, nei mangimi animali di provenienza extraeuropea, la presenza di tracce di materiale geneticamente modificato ufficialmente ancora non autorizzato. Questa decisione, sebbene possa sembrare un’apertura piuttosto timida, avrà probabilmente effetti significativi alle nostre frontiere, dove finora veniva bloccata la maggior parte della soia e del mais in entrata proveniente dai grandi paesi esportatori, a causa della sostanziale impossibilità di impedire la presenza di tracce, sia pur minime, di OGM.

E indica con chiarezza una presa d’atto: in Europa non si produce quanto si potrebbe, e se finora la pressione più pesante è stata sostenuta dagli allevatori, che dipendono dalle importazioni di mais e soia, non è escluso che con il passare del tempo gli effetti di questa situazione possano finire per gravare sulle spalle (e sul portafogli) di tutti i consumatori.

Ed è in quest’ottica che va probabilmente letta la dura lettera che la Commissione Europea ha fatto recapitare, tramite l’ambasciatore Ferdinando Nelli Feroci, alle nostre autorità pubbliche, nella quale si esorta con decisione il nostro paese a smetterla di tirarla per le lunghe, e si ricorda che, al di là delle proposte in discussione sulla possibilità di consentire ai singoli stati di autorizzare o meno la coltivazione di OGM, le norme attualmente in vigore sono chiare, non è detto affatto che vengano modificate e vanno applicate così come sono:

la Commissione invita l’Italia ad adottare quanto prima adeguate misure di coesistenza in linea con la raccomandazione summenzionata al fine di dare piena applicazione alla legislazione UE in tema di OGM, la quale, fintanto che la direttiva 2001/18/CE non sarà modificata a tale effetto, non consente agli Stati membri di vietare la coltivazione di OGM per motivi diversi dal sussistere di un grave rischio per la salute o l’ambiente

esprimendo al tempo stesso risentimento per il fatto che proprio in assenza di tali linee guida per la coesistenza di colture OGM, convenzionali e bio, che la Conferenza Stato Regioni si ostina a non voler redigere, ovvero a causa di una grave inadempienza delle autorità pubbliche italiane, un tribunale di Pordenone abbia intimato la distruzione di un campo di mais geneticamente modificato regolarmente autorizzato in Europa e comminato un’ammenda al proprietario del terreno.


Autore: Giordano Masini

Agricoltore, papà e blogger, è titolare di una azienda agrituristica nell'Alto Viterbese e si interessa prevalentemente di mercato, agricoltura, scienze e sviluppo curando il blog lavalledelsiele.com. Prima di tutto ciò è nato a Roma nel 1971, ha studiato storia moderna e ha provato a fare politica qua e là, sempre con scarsa soddisfazione.

7 Responses to “L’Europa cambia marcia sugli OGM. E comincia bacchettando l’Italia”

  1. fabrizio dalla villa scrive:

    Ciao, io credo che la libertà di produrre ciò che desiderano gli agricoltori non debba diventare imposizione per i consumatori. Così come c’è l’agricoltore che vuole utilizzare le colture transgeniche, c’è anche il consumatore che vuole cibarsi di alimentazione biologica. L’importante è, a mio avviso, lasciare a tutti la massima libertà di scelta, purché sulle confezioni vi siano indicati tutti gli ingredienti utilizzati, compresa l’indicazione del tipo di coltura. Sarà poi il mercato a dettare le regole. Ovviamente, qualora dovesse essere dimostrato un qualsiasi nesso causa-effetto tra colture transgeniche e malattie di vario tipo, si dovrà rendere necessario il blocco di tali colture.

  2. Silvestro scrive:

    Dario Bressanini su il fatto quotidiano
    Come mentire con le statistiche (sugli Ogm)
    How to lie with statistics è un delizioso libriccino pubblicato per la prima volta in lingua inglese nel 1954 e tradotto in italiano nel 2007 con il titolo Mentire con le statistiche. È una sorta di compendio dei metodi utilizzati per mentire o comunque per “tirare acqua al proprio mulino” utilizzando le statistiche. La sola edizione in lingua inglese ha venduto più di un milione e mezzo di copie, e dovrebbe essere una lettura obbligatoria a scuola, bombardati come siamo ogni giorno da sondaggi e statistiche forniti da politici, industrie, associazioni, giornali e così via.

    Mi è venuto in mente quel piccolo libro leggendo in questi giorni le reazioni al rapporto annuale dell’Isaaa sullo stato della coltivazione degli Ogm nel mondo. Nel riassunto si può trovare chi coltiva cosa, dove e quanto.

    La maggior parte dei media stranieri, e chi è favorevole agli Ogm, commentando il rapporto tende a mettere in evidenza come gli Ogm nel mondo siano in continua crescita e come nel 2010 abbiano avuto un aumento del 10% delle superfici coltivate rispetto all’anno precedente. Chi invece è contrario agli Ogm, in Europa, tende a mettere in evidenza come nel nostro continente ci sia stata una diminuzione delle superfici coltivate (gli unici due Ogm coltivabili in Europa sono un tipo di mais Bt e la patata Amflora). Coldiretti ad esempio gongola citando la riduzione del 3% delle superfici coltivate nella Ue.

    In realtà trovo che sia molto sciocco parlare in questi termini di percentuali aumentate o diminuite in Europa perché queste statistiche non mostrano certo le reali preferenze degli agricoltori europei, visto che in moltissimi paesi è vietato coltivare Ogm (mentre è legale importarli e utilizzarli, anche in Italia, ma questa è un’altra storia). Mi chiedevo quindi che significato dare a quella riduzione, che indubbiamente c’è stata. Ma come insegna il libro Mentire con le statistiche, si possono suggerire al lettore cose false anche citando dati veri.

    In Europa l’unico paese ad avere coltivazioni significative di mais Ogm è la Spagna. Negli altri paesi Ue dove si coltivano (Portogallo, Romania, Germania, Svezia, Repubblica Ceca, Polonia e Slovacchia) non si superano i 5.000 ettari. Non a caso in Italia chi è favorevole alla coltivazione del mais Bt cita sempre il caso spagnolo, perché è l’unico realmente significativo. Greenpeace, una organizzazione che si oppone duramente agli Ogm, ci fornisce i dati dei coltivatori di mais Bt paese per paese. Nel 2009 in Spagna si coltivavano 76.057 ettari, scesi a 67.726 nel 2010. l’11% in meno, “strilla” Greenpeace! Segno di un disamoramento degli agricoltori spagnoli per il mais Ogm?

    Il documento citato nella nota 2 fornisce, dal 1998, le superfici spagnole coltivate a mais Bt. I dati sono del ministero dell’ambiente spagnolo. Scopriamo che nel 2008 le superfici erano ancora maggiori: 79.269 ettari. Una conferma del declino?

    Come nel caso del famoso pollo di Trilussa (io e te mangiamo un pollo a testa in media) manca qualche informazione per dare pieno significato alla statistica (io però ne mangio due ogni giorno, e tu rimani a digiuno!).

    I numeri che mancano in questo caso sono gli ettari totali coltivati a mais in Spagna. Dati che troviamo sempre sul sito del Ministero dell’Agricoltura spagnolo, ma che Greenpeace non si è mica sognata di segnalare. A pagina 7 leggiamo che nel 2008 sono stati seminati 371.900 ettari a mais, nel 2009 erano 347.600 e nel 2010 sono stati 320.400. Perbacco, ma c’è un declino generale delle coltivazioni di mais! Quindi forse la diminuzione non ha nulla a che fare con gli Ogm. Per verificare questa ipotesi andiamo quindi a calcolare la proporzione di mais Ogm su quello totale nei tre anni:

    2008: 21,3%
    2009: 21,8%
    2010: 21,1%

    Voilà, pare che la percentuale di mais Bt rispetto a quello convenzionale in Spagna sia rimasta sostanzialmente costante. Questo però Greenpeace non l’ha scritto. E un recente sondaggio tra i coltivatori spagnoli di mais Ogm conferma infatti la loro soddisfazione nella coltivazione di questa pianta: per la buona salute della pannocchia, per i vantaggi economici, per la facilità di gestione e per le maggiori rese (parole loro).

    Se volete qualche informazione in più sulla situazione spagnola vi posso consigliare questa presentazione del Ministero dell’Ambiente spagnolo. Vedrete come in Spagna sono commercializzate 263 varietà di mais Bt vendute da 12 società diverse (lo dico perché molti sono convinti, parlando di mais Bt, che ne esista solo una varietà!). L’adozione del mais Bt è più elevata in alcune regioni, superando anche il 50% in quelle più soggette all’infestazione della piralide.

  3. Vincenzo Lenucci scrive:

    Buongiorno a tutti. Sempre sulla “mala informacion” a proposito degli Ogm torno su quello che ho già postato su salmone.org.
    A chi parla di riduzione delle semine Ogm in Europa dovrebbe essere anche ricordato semplicemente (come scritto a chiare lettere nel rapporto di Isaaa-Clive James):
    1. che il calo europeo complessivo è in linea con l’andamento delle semine di mais totali;
    2. che, soprattutto, in Spagna, dove abbiamo l’84% dell’Ogm europeo, le semine di mais transgenico nel 2010 SONO AUMENTATE anche se di poco, rispetto al 2009, mentre le semine di mais convenzionale sono calate.
    Perchè questa controtendenza? Perchè forse, lungi dal “non essere convenienti per gli agricoltori” alcuni studi dimostrano che il mais Ogm in Spagna ha una resa superiore a quello convenzionale e che il margine lordo per ettaro del mais transgenico supera di oltre 100 dollari per ettaro il margine lordo ottenibile con un mais convenzionale. Altro che scarsa convenienza.
    Per tacere del dato riportato da più parti che, a dispetto di chi gli Ogm non li vuole pregiudizialmente, ormai nel mondo si semina ogni anno “una SAU italiana” in più a transgenico, mentre noi siamo fermi sui proclami ed i “niet” delle Regioni (che per inciso dovevano fare le linee guida di coesistenza e poi, nonostante abbiano avviato una consultazione pubblica, ci hanno improvvisamente ripensato… meglio vietare tutto “echissene…”).
    Forse – dico FORSE – prima di lanciare comunicati stampa occorrerebbe leggere ciò che si va a commentare. Ma, capisco, visto che si devono esprimere commenti univoci e preconfezionati, tutto questo rischia di essere un faticoso onere da evitare …
    Un caro saluto a tutti di Libertiamo.

    VL.

  4. Roberto scrive:

    ma scusate, ma non c’erano quote pomodori ( o arance) che portavano a distruggere il surplus di produzione agricola?
    Se non ricordo male era così fino a poco tempo fa (quando se ne parlava).
    se è così, non capisco di cosa stiamo parlando quando diciamo che serve aumentare la produzione agricola…

  5. filipporiccio scrive:

    @fabrizio dalla villa
    “Ovviamente, qualora dovesse essere dimostrato un qualsiasi nesso causa-effetto tra colture transgeniche e malattie di vario tipo, si dovrà rendere necessario il blocco di tali colture.”

    Ci sono svariati cibi naturali che provocano numerose malattie, e vengono tranquillamente venduti ed acquistati. Non vedo perché dovrebbe essere diverso per i cibi OGM (ovviamente non si parla di veleni).

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