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A che gioco gioca il Corsera con il partito (e l’anti-partito) di Fini

– Berlusconi continua a sparare a zero sui media – in mano ai comunisti – e i media continuano con ardore a far da amplificatori ai temi berlusconiani. Da buon fortino della maggioranza, la Rai affiderà da marzo un programma di prima serata – “Radio Londra”, dopo il tg di Minzolini – a Giuliano Ferrara, certamente uno dei migliori giornalisti sulla piazza, ma pur sempre uno spin doctor del Presidente del Consiglio, che ha già annunciato che non farà prigionieri.

Ci sono poi altre forme strategiche di spalleggiamento del potere di governo. Analizziamo, ad esempio, come il Corriere della Sera sta strutturando una logica narrativa che potremmo definire di contiguità governativa. Se osserviamo, banalmente, il trattamento dello scandalo bunga bunga, possiamo notare che il Corriere è ben attento a raccontare tutte le notizie relative ai nuovi sviluppi della questione, ma – in un’ ottica di orizzontalità testuale, e quindi di costruzione del significato – ogni articolo sul caso delle ragazze prostitute e delle annesse intercettazioni ambientali, è sempre, immancabilmente, preceduto da una o due pagine dedicate all’autodifesa del premier. In termini di comunicazione, se si antepone l’accusa alla difesa, si “carica” il lettore e lo si spingerà a interpretare criticamente la difesa, se invece si fa l’inverso si spingerà il lettore a “demotivarsi” nei confronti della validità (ed in taluni casi “scandalosità”) delle accuse. La comunicazione è fatta di questo, strategie psicologiche da manualetto – banali, prevedibili, ma che funzionano sempre.

Altro caso interessante, sul versante Corriere della Sera, è il trattamento narrativo che il quotidiano sta riservando a Futuro e Libertà. Con spirito scientifico – quando ci vuole ci vuole, avendo uno strano sentore – mi sono andato a rileggere tutti gli articoli del Corriere scritti su FLI dal 15 dicembre ad oggi. La strategia che adopera il Corriere non è di tipo denotativo, non consiste nel criticare di petto il progetto di Futuro e Libertà, ma è omissiva, e cioè, dal 15 dicembre ad oggi, solo il 2 per cento degli articoli dedicati  FLI si soffermano sui contenuti politici e programmatici del prima costituendo e adesso neo costituito partito. Tutti gli altri pezzi non ne fanno menzione, dedicandosi esclusivamente, e con una certa correttezza narrativa, a raccontare gli elementi di contrasto, di conflitto, di congiuntura, di problematicità presenti nel partito. La dimensione connotativa di FLI strutturata dal Corriere è quella di una forza politica senza un progetto degno d’attenzione e geneticamente impossibilitata a compiersi e ad inverarsi in null’altro che nei propri elementi di debolezza.

Facciamo una breve analisi prendendo in esame tre momenti topici della breve esistenza di Futuro e Libertà. Partiamo dai giorni immediatamente successivi al 14 dicembre, il giorno fatidico:

15 dicembre – il titolo è: “Sulle macerie di FLI si rafforza l’ asse fra la Lega e il premier”.

16 dicembre – titolo: “Malumori tra i finiani per Casini protagonista. Divisioni sulla linea”. Occhiello: “La protesta: siamo finiti nelle mani di Pier Ferdinando. Il capo FLI vede il voto vicino, quello UDC vuole allontanarlo”. L’articolo è incentrato sull’immagine di un Fini a rimorchio di Casini. E nella stessa edizione è presente un altro articolo che, a proposito di una scandalosa alleanza tra Fini e D’Alema, per complicare un po’ gli animi di chi nel partito questa alleanza mai la vorrebbe, termina con la dichiarazione dello scrittore Antonio Pennacchi: «Fini e D’ Alema sono gli unici cervelli. Altro che comunisti fighetti… Se fanno l’alleanza, io li voto».

3 gennaio – Articolo incentrato sulle dichiarazioni di Viespoli che, tra l’altro, dice: «a un certo punto siamo apparsi ringhiosamente antiberlusconiani, laicisti con ammiccamenti ribaltonisti». Altro articolo, titolo: “Fini costretto a seguire le mosse di Casini: ma non possiamo aiutare troppo il gover.no.  Al fondatore di FLI anche i suoi rimproverano la scelta dello «scontro frontale»”. E il pezzo inizia così: “Ieri era lui (Fini) a tracciare il solco, ora gli tocca difendere quello di Casini.”

Adesso passiamo agli articoli che raccontano l’avvicinamento all’ assemblea costituente di Milano:

1 febbraio – titolo “Mai gli utili idioti della vecchia sinistra. Ronchi (FLI): no all’ antiberlusconismo. Va accolto il monito del capo dello Stato che chiede responsabilità”.  Poi nell’incipit dell’articolo: “Un no secco e quasi brutale alla proposta di «alleanza costituente» lanciata da Massimo D’ Alema. Un avvertimento agli alleati e ai compagni di strada del FLI: «Noi dobbiamo costruire un centrodestra alternativo all’ attuale, non fare gli utili idioti della sinistra»… Andrea Ronchi, ex ministro e tra i leader dell’ area moderata di Futuro e libertà, fa e pretende chiarezza su quelli che saranno i prossimi passi di questa tormentata fase politica.”

2 febbraio – titolo: “I Responsabili. Romano sicuro: in arrivo altri finiani”

7 febbraio – Dopo vari articoli sulle vicissitudini di Luca Barbareschi e sulla sua rottura con Fini, questo pezzo: “FLI con il Pd? Allora lascerei il Parlamento” . Ancora: “Moffa, Polidori, Catone, forse Barbareschi… Lo sa, onorevole Donato Lamorte, che si parla anche di lei? «Io nel Pdl? Non ci penso proprio! Ero contrario allora, figuriamoci adesso». FLI perde pezzi. Davvero non ci sta facendo un pensierino? … Resterà in FLI anche se prenderà corpo l’ alleanza con il Pd? «Eh no, scherziamo? Se dovesse accadere mi dimetterò dal Parlamento>>

9 febbraio – Articolo sulle dichiarazioni di Sofia Ventura, titolo: “«Partitino da Prima Repubblica».  FLI alle prese con il «fuoco amico»”.

E quindi siamo arrivati al post Milano. Da quel momento, da quella complessa e problematica assemblea, sulle pagine del Corriere FLI è diventato sinonimo di disgregazione. I titoli vanno da “Così FLI sprofonda tra gelosie e veleni”  a  quelli ben più icastici della versione on line, tipo: “FLI perde i pezzi” e “FLI potrebbe scomparire”, fino a questa fulminante carrellata del 17 febbraio: “Gianfranco Fini a Milano ha lavorato per dividere e non per unire. Pasquale Viespoli, capogruppo FLI in Senato: Gli addii? Abbiamo già pagato un prezzo troppo alto a chi stava con noi per frenarci, ora basta. Fabio Granata, deputato FLI: Futuristi lacerati dal potere al «guerriero» Bocchino. Urso accusa Fini di cinismo, l’inquietudine dei moderati. Il sospetto: per i detrattori ormai il leader «fa tutto quello che gli dice Italo». Invidie, sospetti, gelosie. Il partito mai nato”.

Leggendo gli articoli del Corriere di questi ultimi giorni, mi è spesso capitato di incontrare un termine che non leggevo da anni, da quando studiavo comunicazione politica: “marginalizzare”. L’ho trovata in molti articoli che descrivono la situazione delle cosiddette “colombe” di FLI. Sono state marginalizzate. Stesso termine che si usava quando si raccontavano, anni e anni fa, le misteriosissime fasi decisionali del partito comunista sovietico.

Qual è il senso di queste riflessioni? Probabilmente al Corriere della Sera si usa la tecnica di riferire i fatti di Futuro e Libertà solo nella loro accezione valoriale di instabilità, indeterminazione, trascinamento incidentale. Con accenni, vieppiù, di autoritarismo. Tutto il resto è assente dalla narrazione. Mai un articolo che si interroghi sulle ragioni costruttive del partito, e sulle ragioni politiche di chi vorrebbe o potrebbe votarlo, sulle motivazioni culturali e morali di questa area, di questa zona politica del paese e della società civile. O sulle ingerenze esterne. Tutto il resto non conta. E così, nella correttezza dell’informazione che contraddistingue il Corriere (ciò che decide di raccontare lo fa con coscienza deontologica), si crea un immaginario, circa un partito, ma un immaginario a tutto tondo. Senza sfaccettature. Univoco. Levigato. Un assioma. FLI solo come sfascio. E allora? Qual è il gioco del Corriere della Sera? Che sia lo stesso della Rai? Stiamo scherzando, ovviamente.


Autore: Francesco Linguiti

Si occupa di produzione culturale. È autore nella produzione audiovisiva. È docente di semiologia del testo.

8 Responses to “A che gioco gioca il Corsera con il partito (e l’anti-partito) di Fini”

  1. luciano pontiroli scrive:

    Non per difendere il Corsera, ma mi sembra che se FLI non gliene avesse offerto ampie ragioni non avrebbe potuto “marginalizzarlo”.

  2. Andrea Benetton scrive:

    L’autore ci proponga come il Corriere avrebbe invece (secondo lui) dovuto titolare la sequenza di avvenimenti legati ai contrasti interni del FLI. Avrebbe dovuto ometterli quando erano gli stessi parlamentari delle opposte “fazioni” a rilasciare dichiarazioni alla stampa ?
    Se si vuole parlare di programma è facilissimo. Prendiamo le insulse dichiarazioni di Berlusconi sulla scuola. Bastava replicare con la propria posizione e annunciare una proposta costruttiva. Invece anche cessati gli scontri interni dobbiamo rilevare che Bocchino continua a parlare con parole d’ordine sinistroidi a difesa dell’esistente.
    FLI ha un oggettivo problema di comunicazione, non è colpa dei media, prima viene affrontato meglio è.

  3. fsff scrive:

    ma esiste più su questo sito un articolo dove non sia nominato berlusconi.
    sembra di leggere i blog di sinistra ormai

  4. Rocco scrive:

    Pigi Battista ha difeso, finchè ha potuto, Fini.
    Ma quando sono emerse tutte le contraddizioni del movimento, cos’altro potevano fare al Corsera? L’alternativa alle frasi di Ronchi, sono le elucubrazioni di Filippo Rossi o le dichiarazioni di Granata sulla necessità di una Santa Alleanza. Vi hanno fatto un favore se hanno dato spazio a Ronchi, Urso e Viespoli.
    Ad es., sui contenuti: se chiedessimo a Granata cosa pensa dei referendum, direbbe tutto il contrario di quanto dichiarato da Urso sul Corriere di oggi. Ribadisco. Al Corsera vi stanno facendo un piacere e tentano di salvare il salvabile.

  5. Daniele scrive:

    Articolo ben scritto ma nel merito concordo con Andrea Benetton: FLI ha un oggettivo problema di comunicazione che prima viene affrontato meglio è. A chi osserva da fuori con un pò di distacco, ed ha fatto qualche corso di comunicazione in vita sua, appare evidente che la comunicazione televisiva di Bocchino è da 5 e mezzo (non giudico la persona naturalmente).. Molto meglio Della Vedova (come coerenza tra gestualità e parola, tono di voce, etc.) anche se migliorabile in alcuni aspetti.. il resto dei componenti di FLI che ho avuto modo di vedere sono una tragedia.. Certo poi esiste anche un problema nella formulazione dei messaggi di FLI che appaiono non sempre coerenti e univoci, ma prima di questo esiste il pb di mandare in TV (soprattutto in TV) persone che sappiano comunicare (ci sono anche corsi ad hoc che fanno davvero miracoli, un pò di umiltà a volte aiuta..). Un nuovo partito che si presenta all’elettorato può essere paragonato ad un giovane che si presenta a sostenere un esame universitario, conta moltissimo la prima impressione ed il voto è deciso nei primi 30 secondi…

  6. erasmus scrive:

    sembra che FlI abbia mutuato d a Berlusconi la sindrome del vittimismo : invece di riconoscere obbiettivamnete le proprie debolezze accusa Il “Corriere” di rappresentare quella che è -me più ne meno-la realtà

  7. Francesco Linguiti scrive:

    Allora, rispondo a chi ha scritto che nell’articolo non vi è alcun riferimento ai gravi difetti di strategia di comunicazione di FLI, ai gravi problemi di autorappresentazione mediatica di FLI, ai conflitti strutturali (e via discorrendo). Bene, qui non si tratta né di incapacità analitica (sarebbe cosa ben grave) né di argomenti surrettiziamente omessi, né di miopia ideologica antiberlusconiana. Mi limito, quindi, semplicemente a segnalare che questi argomenti, ed altri connessi, li avevo precedentemente presi di petto in un articolo del 22 febbraio.

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