Sporcarsi le mani: un appello ai liberali

– I liberali non hanno giocato alcun ruolo nella politica italiana degli ultimi cinquant’anni. Il liberalismo di Einaudi, che pose le basi del miracolo economico italiano negli anni ’50, fu rottamato dal compromesso storico, che ha posto poi le basi per la crisi delle finanze pubbliche, e la stagnazione economica in cui oggi siamo impaludati. Oggi come nel Dopoguerra, un Paese in crisi ha nuovamente bisogno di liberali per uscire dalle secche in cui la politica lo ha portato, con una lunga serie di decisioni miopi e irresponsabili iniziate decenni fa. Eppure, molti liberali oggi si limitano a lamentarsi dello status quo, senza contribuire alla soluzione dei problemi del Paese.

Alcuni liberali, illusi nel 1994 da Berlusconi, hanno abbandonato la politica, avendo perso la speranza di poter incidere nella vita di un Paese che un futuro non sembra volerlo. Altri, magari più giovani e radicali, vedono la politica come un’attività da cui non si possono ottenere che vantaggi personali, entrando nella “casta”. Ciò è comprensibile, ma comporta alcuni seri problemi che andrebbero invece affrontati.

In primis, a rimanere fuori dai giochi si lascia che lo status quo, illiberale e insostenibile, continui a fissare l’agenda e determinare il futuro di tutti noi. Se la politica non attrae le persone perbene, attrarrà solo chi cerca solo tornaconti personali; se la politica non è una passione, diventerà una professione, e si creerà una casta i cui interessi sono naturalmente diversi da quelli del resto della società.

A non sporcarsi le mani, poi, ci si illude che in questo modo si possa evitare anche di sporcarsi la coscienza, perché “chi non fa nulla”, dice Lupo Alberto, “non fa nulla di male”. Ma affinché trionfi il male è sufficiente non fare nulla: “Quando i cattivi si riuniscono, i buoni devono associarsi”, ci ricorda Burke. E non è una questione morale, di “buoni” contro “cattivi”: il problema è che in politica il bene richiede uno sforzo, mentre il male è gratis, perché mentre sul mercato l’interesse individuale porta quasi spontaneamente alla prosperità generale, in politica porta altrettanto spontaneamente al clientelismo generalizzato.

Nel mercato, la “mano invisibile” consente all’interesse particolare di diventare benessere sociale, perché ognuno ha incentivi a dare il meglio di sé. In politica però non si ha alcuna “mano invisibile” che trasformi l’interesse personale nell’interesse collettivo: al contrario, occorre un impegno continuo per impedire alla politica di diventare una bieca lotta di potere per vivere a spese degli altri, come di norma è.

Non esiste la soluzione definitiva a questo problema: non ci sarà mai nessuna “mano invisibile” a salvare la politica, e noi da essa. Occorre opporre a queste tendenze intrinseche alla politica l’abnegazione, l’onestà, il coraggio. Occorre nuotare sempre controcorrente, perché le elezioni e i partiti non sono in grado di trasformare automaticamente la lotta politica nel perseguimento degli interessi comuni. Nessuna società sarà mai al sicuro dai guai causati spontaneamente dalla politica, e la libertà va conquistata e difesa ogni giorno, sul campo.

I liberali sono consapevoli che la politica è un sistema fallato e che va migliorato e mantenuto in continuazione, pena la sua naturale deriva verso la cleptocrazia, e che esiste un bene comune che non ha nulla a che fare con gli interessi delle fazioni, ma che è ciò che permette e facilita la convivenza civile. È inutile lamentarsi che la barca non è stata progettata correttamente: stiamo tutti alla deriva, e occorre sin da subito riuscire ad evitare gli scogli e contemporaneamente pensare a come ripararla.

La politica va regolata perché non funziona da sé, e questo i liberali lo sanno. La politica va controllata perché tende intrinsecamente a degenerare nel dispotismo, e anche questo i liberali lo sanno. Quello che non sembrano capire è che rifiutarsi di farsi carico del fondamentale compito di controllare le decisioni politiche non solo non è una soluzione, ma è parte integrante del problema.

Se non fosse così, i liberali dovrebbero essere fieri di un Paese, come l’Italia, in cui nessuno prende sul serio i politici e le istituzioni, e dove tutti hanno sviluppato un profondo cinismo, tranne forse qualche politico che vuole farci “partecipare” con maggiore entusiasmo ad un gioco di cui è il principale beneficiario. Eppure, nonostante questo spirito “anarchico”, siamo un Paese illiberale: non sarà forse anche perché i liberali, invece di svolgere il loro ruolo di sentinella delle istituzioni, hanno sistematicamente preferito la tranquillità del disimpegno politico? Non c’è bisogno di credere, o forse illudersi, che la politica sia un bene, per capire che è necessario interessarsi alla politica per salvaguardare la propria libertà e il proprio futuro.


Autore: Pietro Monsurrò

Nato a Roma nel 1979, ha un Dottorato in Ingegneria Elettronica e ha studiato economia alla London School of Economics. Ha scritto per l’Istituto Bruno Leoni, per Liberal, per Chicago-Blog e per Liber@mente.

32 Responses to “Sporcarsi le mani: un appello ai liberali”

  1. ivan scrive:

    IDEA
    perchè non rifondiamo LA VOCE del fu montanelli sul modello Il Fatto Quotidiano (no a finanziamenti pubblici, abbonamenti, no organo interno al partito ma di area)
    mi abbono subito!!!

  2. Lorenzo scrive:

    Bravo. Segnalerò il tuo articolo ai tanti amici liberali che preferiscono stare a guardare, a lamentarsi dello status Quo e magari pensano sia sufficiente non andare a votare.

  3. Pietro M. scrive:

    Ivan: esiste già un sito che si chiama “La voce”, però credo che l’idea sia corretta. Se si riuscisse a creare un giornale con una reputazione di serietà e professionalità qualche migliaio di lettori si troverebbe, anche se ne servirebbero molti di più per rimanere sul mercato. Un tale giornale dovrebbe fare analisi politica, interna ed estera, in maniera più professionale degli altri, fare e diffondere cultura, e non sprecare tempo a fare gossip sull’ultima scopata del Premier. Immagino che solo per questo non avrebbe alcun lettore in questo Paese, ma forse sottovaluto gli italiani: voglio sperare che qualche decina di migliaia di persone interessate a comprare un quotidiano liberale ci siano, dato che sarebbe un millesimo dei nuclei familiari. Però agli italiani temo piaccia il tifo calcistico: senza speciali sulle case di Montecarlo, le orge dell’Olgettina, e battute sulla magrezza di Fassino forse non si vendono copie. Tutto sommato, se la politica ci tratta da servi, è perché alla stragrande maggioranza della popolazione va benissimo così.

  4. Paolo scrive:

    Meravigliosa “chiamata alle armi”! Non ci si può limitare a lamentarsi dello status quo e a non andare a votare “perchè tanto i politici sono tutti uguali” e poi non fare nulla in prima persona per contribuire a migliorare le cose!

  5. Salvatore scrive:

    ci sono dei liberali che si “sporcano le mani” tutti i giorni: i Radicali

  6. Pietro M. scrive:

    Prima o poi bisognerà iniziare a dubitare della saggezza di aver conferito alla politica un ruolo sociale così importante come quello che svolge nelle nostre democrazie illiberali dove lo Stato mette il naso ovunque. Si tratta di un’innovazione recente, del XX secolo, che però è progredita inesorabilmente sulla base delle spinte dei gruppi di interesse organizzati per ottenere privilegi e dell’interesse dei politici a fungere da intermediatori di tutto.

    Un meccanismo decisionale così palesemente iniquo, inefficace, pericoloso, inefficiente, disfunzionale come quello politico andrebbe relegato ad un ruolo che sia il più circoscritto e controllato possibile, perché mentre è estremamente difficile controllare la politica in modo che non faccia danni – de facto sembra quasi impossibile anche una banalità come evitare di accumulare debiti pubblici enormi – è probabilmente molto meglio evitare che la politica si immischi in certi affari, lasciandoli interamente all’iniziativa individuale. Ma qui occorrerebbe recuperare l’idea liberale che la libertà è in primis libertà dalla politica, perché se si è soggetti in tutto a scelte collettive, per logica non si può rimanere sovrani per le proprie scelte individuali.

    La buona politica è improbabile, perché richiede un impegno continuo che rischia sempre di infrangersi contro la folle logica delle scelte collettive così cinicamente descritte dalla letteratura sulla public choice. La politica limitata dunque dovrebbe essere l’obiettivo finale di ogni iniziativa politica liberale.

  7. Pietro M. scrive:

    Io ho una concezione molto economica del liberalismo, inteso cioè come libertà di usare i propri mezzi per i propri fini, e quindi non pagare tasse, non dover chiedere licenze, non dover sopportare la burocrazia, etc. Da questo punto di vista i radicali sono troppo moderati, per salvare il Paese servono riforme economiche “radicali”. Servono liberisti selvaggi. :-)

  8. vittorio scrive:

    Tutto abbastanza condivisibile. Però il problema è che il FLI ha mostrato un ambiguità e una collateralità con la sinistra imbarazzanti.
    In Italia c’è un’oggettiva mancanza di offerta politica di stampo liberista, anti tasse, anti spesa pubblica e antisocialista: i tea party. Il FLI è in grado di sfruttare questa debolezza del PdL? Assolutamente no. Abbiamo visto il FLI strizzare l’occhiolino al PD per il governo di salute pubblica. In quest’ottica abbiamo sentito Fini incautamente avvallare aumenti di tasse sul risparmio degli italiani a braccetto con D’alema e con la casta sindacale. La pseudo alleanza col cattosocialista Casini è un’altra stilettata alla credibilità in senso liberista del FLI. Senza contare l’orrendo esperimento di governo regionale in Sicilia: assistenzialismo allo stato puro condiviso con la sinistra. Francamente Fini, D’alema e Casini sembrano la personificazione del compromesso storico. Il FLI oggi come oggi non sembra essere in grado nel modo più assoluto di intercettare i delusi liberisti e liberali del PdL. Costoro al massimo alle prossime elezioni eviteranno di andare a votare. Ma non voteranno certo per un partito che pasteggia assieme a D’alema e alle corporazioni sindacali e confindustriali.
    Vuole il FLI iniziare ad essere credibile per un elettorato di centro destra? Inizino i rappresentanti del FLI a contestare i sindacalisti e la sinistra nel merito delle loro ricette economiche socialiste. Questo solo sarebbe già un’incredibile novità. E in teoria sarebbe anche solo il minimo necessario per un partito di centro destra liberale.

  9. Marianna Mascioletti scrive:

    Nota di stile, non c’entra niente ma sono curiosa: perché “Il FLI”? Per esteso diventerebbe “Il Futuro e Libertà”, che non ha molto senso.

  10. Pietro M. scrive:

    Concordo, FLI dovrebbe condannare il socialismo di questo governo come dell’opposizione in maniera esplicita. Dovrebbe condannare l’aumento di spesa, del debito, e del deficit con cui Berlusconi molto più che la sinistra ha avvelenato il Paese (i dati parlano chiaro: la spesa cresce meno quando c’è la sinistra, il debito poi non ne parliamo).

    Comunque non vedo traccia di questo pasteggio con la sinistra in difesa dello status quo, anche se a dir la verità, la sinistra è in materia di politica economica meno illiberale del PDL e della Lega.

  11. Gianni Elia scrive:

    Se FLI è liberale speriamo che il padreterno ci preservi il Berlusca per 10 secoli

  12. Pietro M. scrive:

    Berlusconi chi? Quello che ha portato il debito dal 100% al 120% del PIL? Che ha portato la spesa dal 45% al 53% del PIL? Che sta facendo la riforma forense e delle parafarmacie e ha bloccato quella dei trasporti locali? Che non ha mai privatizzato nulla in vita sua? Che ha rafforzato lo stato di polizia tributario di Visco ulteriormente? Che ha ridotto l’autonomia finanziaria degli enti locali anziché aumentarla?

    Meglio il PD, semmai: meno deficit, meno debito, meno spesa, niente clericalismo d’accatto, niente xenofobia da bar dello sport, e occasionalmente qualche privatizzazione e qualche liberalizzazione.

    Da qualunque punto la si guardi, la sinistra italiana è più liberale di Berlusconi, nei fatti (ovviamente non nella retorica, e ovviamente trascurando Vendola che ha il potenziale di essere ancora più populista di Berlusconi).

    Per minimizzare i danni alla libertà, la cosa migliore è votare PD. Io abitualmente annullo il voto, ma rispetto al PDL il PD è meglio, per un liberale.

  13. lodovico scrive:

    quando leggo la costituzione italiana mi sembra di ascoltare veltroni: l’art.1 é…… ma anche. L’art. 2 é ma anche…..
    e così sino alla fine. Tutti gli spazi che dovrebbero esistere e devono essere nella responsabilità dei singoli sono stati occupati da spazi sociali…ma anche…. Finchè non cambia la Costituzione non ci sarà spazio per i liberali.

  14. I LIBERALI SONO POCHI E DIVISI IN MILLE RIVOLI. IL VERO PROBLEMA E’ PROPRIO QUESTO. PARLO DI LIBERALI VERI, NON DI liberali CHE NON SANNO NEPPURE COSA SIA IL LIBERALISMO. NOI DEL PARTITO LIBERALE ITALIANO, IL PARTITO DI EINAUDI E DI TANTI PADRI DELLA PATRIA, LANCEREMO ASSIEME AD ALFREDO BIONDI E A TANTI ALTRI AMICI, IL 5 MARZO 2011, A ROMA NEL CORSO DEL NS.CONSIGLIO NAZIONALE, L’APPELLO PER LA COSTITUENTE LIBERALE.
    POSTO IL COMUNICATO STAMPA DI QUALCHE ORA FA:

    La consulta liberale e l’Unione Liberale di Centro parteciperanno al Consiglio Nazionale del P.L.I. il giorno 5 marzo a Roma.
    Il tema è: la creazione di una “Costituente Liberale” che riunisca i liberali italiani sotto le insegne del P.L.I. al fine di dare vita, nell’area di centro, ad organismo politico e culturale in grado di esprimere, nel metodo e nel merito, i principi di un liberalismo moderno ed autenticamente riformatore, contrapposto alle derive populiste e plebiscitarie che si sono fregiate dell’aggettivo liberale senza attuarne né gli ideali né le finalità.

    Genova 26.02.2011
    Alfredo Biondi

    E ANCORA:
    http://www.partitoliberale.it/il-consiglio-nazionale-accogliera%E2%80%99-il-ritorno-nel-pli-di-altissimo-biondi-e-musso/

  15. Andrea B. scrive:

    Faccio un intervento, magari disfattista, ma che vorrebbe mettere in evidenza un grande ostacolo: progettare uno stato da zero, dove prima non c’era nulla, su principi cardine liberali ( penso ai padri fondatori degli USA ) è più agevole che provare a riformare una situazione incrostata di statalismo, come quella italiana.
    Perchè una volta che lo stato si è fatto elefantiaco e pervasivo della libertà dei singoli, smantellare uno buona parte dell’ apparato e ri-orientarlo su principi liberali significa ridurne grandemente il potere …e vorrei proprio trovare chi, avendo le leve del potere in mano, si “autoridimensiona”, accetta di avere meno influenza e meno denaro pubblico da gestire …
    Tanto vale, citando Heinlein, gran scrittore di sci-fi e libertario convinto, “aspettare che il leopardo si tolga gli artigli e si metta a fare la mucca da latte” …

  16. mick scrive:

    D’accordo con il contenuto dell’articolo. Ritengo però indispensabile un nuovo inizio anche per FLI. Non sarebbe male un nuovo congresso che che eviti i pasticci e le confusioni, reali o percepite poco importa, di quello di Milano e che delinei una linea politica chiara e coerente.

    P.S.
    Uno dei grossi problemi che si dovrà affrontare tra qualche anno è che come dopo il fascismo ci sono voluti cinquant’anni per sdoganare l’idea di Patria, dopo il berlusconismo ce ne vorrano parecchi per far ritornare credibile qualsiasi progetto politico che si professi liberale.

  17. vittorio scrive:

    xMarianna
    Parliamo del sesso degli angeli?

  18. Marianna Mascioletti scrive:

    No, vorrei davvero saperlo, ma insomma, non muore nessuno se non lo so, specificavo che era una mia semplice curiosità.

    ***MODIFICO
    E’ che mi sono trovata spesso a constatare che, quando si scrive o si pronuncia una parola in maniera sbagliata, si ha anche un concetto sbagliato del senso di quella parola. Volevo capire se era questo il caso. Se non avrò una risposta mi sentirò libera di dedurre che sì, è questo il caso.

  19. vittorio scrive:

    xPietro
    Non sono affatto d’accordo che sia meglio il Pd del PdL.
    Il Pd è il classico partito socialista che non ha problemi ad alzare le tasse. Che durante i suoi governi la dinamica del debito sia stata migliore è spiegabile proprio da questo e dal fatto che il PD ha avuto la fortuna di governare sempre in anni di crescita economica, benchè sempre inferiore alla media nel rapporto internazionale.
    Il PD è appiattito in un atteggiamento servilista sia nei confonti della casta sindacale, sia nei confronti della lobby confindustriale. I governi del Pd finiscono per tradursi in più tasse per i cittadini e in favori alle corporazioni suddette.
    Il PdL invece ha molti problemi ad alzare le tasse, se non altro per le caratteristiche dell’elettorato di riferimento. Per questo il PdL trova maggiori difficoltà a contenere il debito. Ma questo è positivo. In più oggettivamente il PdL ha avuto la sfortuna di governare in periodi non proprio di espansione economica.
    Confindustria e sindacati non a caso preferiscono di gran lunga e in modo palese un esecutivo all’insegna del Pd piuttosto che all’insegna di Berlusconi.
    Il PdL non è ottimale in senso liberista perchè non taglia la spesa pubblica e ridimensiona lo stato. Ma almeno si trattiene dall’effettuare incrementi di imposta a spese dei cittadini.
    Il PdL per dirla con Feltri è il meno peggio, fino a prova contraria.
    Il FLI invece si associa alla sinistra, ai sindacati, a chiunque nella critica dell’antiberlusconismo. Il FLI non combatte il male numero 1: il socialismo ben rappresentato dal PD. Il FLI si associa ad esso perchè l’avversario del FLI non è la sinistra, è Berlusconi. In questo senso (ma non solo in questo purtroppo) il FLI “pasteggia con i sindacati e con la sinistra”. E in questo senso come partito di CENTRO DESTRA il FLI è drammaticamente senza alcuna credibilità.

  20. vittorio scrive:

    xMarianna
    Allora io non ti so aiutare. Il FLI è un acronimo a cui è difficile attribuire un genere, sia maschile che femminile. Questo è un quesito per l’accademia della crusca. A me piace usare un articolo e quindi da qui deriva involontariamente un genere: nessun altro intento. Il femminile comunque suona ancora peggio. E il neutro in italiano non esiste.

  21. Marianna Mascioletti scrive:

    Quindi tu dici “La Forza Italia”?

  22. vittorio scrive:

    No in quel caso, non uso articoli. Capisco la tua obiezione.
    Guarda se la cosa ti urta proprio, cercherò di evitare l’articolo quando cito FLI.
    contenta? Però non citarmi in giudizio nel caso fossi trovato manchevole.
    Ti suggerisco però di chiedere un parere a qualche linguista sulla forma corretta. In questo modo saresti maggiormente giustificata nella tua crociata per la purezza della lingua.

  23. Marianna Mascioletti scrive:

    No no, Vittorio, non mi urta :-) , volevo solo capire se era una questione di suono (FLI in effetti somiglia molto a PLI, quindi ci starebbe pure), di abitudine o di che altro.

  24. Piccolapatria scrive:

    Il FLI- L

  25. Piccolapatria scrive:

    Cancello il precedente causa errore di sbaglio… Avrei voluto ricordare che proprio qui in questo blog si era criticato aspramente (per altro articolo) chi faceva interventi definiti di stile e non di contenuto. Ma puntualizzare e/o insistere sull’articolo davanti a FLI è palesemente una questione di critica allo stile. Una volta va e una volta viene…Forse è l’acronimo usato non tanto gradito ai puristi “liberali” simpatizzanti di Futuro in Libertà e si accarezza l’idea che si possa avvicinare a PLI. Avanti: c’è posto!

  26. Marianna Mascioletti scrive:

    Sì ma infatti io PRECISAVO che la mia era una nota di stile derivante da pura curiosità e non da volontà di far cambiare stile alla gente.
    Continuo a pensare, però, che chi scrive “Il FLI” lo faccia (anche) perché non ha capito (non necessariamente per stupidità, anzi, probabilmente per precisa non-volontà di capire) cosa quell’acronimo voglia dire e cosa rappresenti. Ha in testa, invece, “Il FLI”, una cosaccia brutta, una sentina di vizi, un covo di traditori. Cosa che FLI non è.

    (e anche questa, naturalmente, è un’opinione del tutto personale. Come specificavo in un precedente commento, ho spesso notato che chi sbaglia la forma di una parola, me compresa e la mia famiglia :) , spesso lo fa perché non ha ben chiara la sostanza di quella parola)

  27. vittorio scrive:

    Ti posso dire che non c’è nessun motivo particolare che non sia inconscio. Mi è sembrato semplicemente naturale usare l’articolo determinativo maschile.

  28. Pietro M. scrive:

    Su PD e PDL:

    le vere tasse sono la spesa pubblica. chi spende deve finanziarsi: o con le tasse, o col debito. l’unico modo per evitare tasse e debito è non spendere.

    premesso questo, la spesa negli ultimi venti anni è aumentata più con il centrodestra che col centrosinistra. i nostri portafogli erano più al sicuro con Prodi che con Berlusconi.

    si tratta di dati ISTAT.

  29. Piccolapatria scrive:

    *Pietro M.* Il PIL è il numero di riferimento sul quale si calcola la percentuale del debito pubblico. Indicare 100% per PD/ Prodi e 120% per PDL fa effetto dirompente ma non è proprio corretto se non si vuole specificare quanta parte ha, in questo confronto percentuale, l’entità del PIL che in questi anni ha avuto un calo da pianto greco che sembra non fermarsi in quanto non si vedono all’orizzonte segnali confortanti di miglioramento vicino. Le cause di quest’economia svigorita, soprattutto per le piccole e/o minime imprese che tanta parte hanno nella composizione del PIL , come si sa, discendono da faccende sfavorevoli di economia globale e non si possono ascrivere semplicemente in esclusiva a carico dell’inettitudine di governo PDL, per quanto esecrabile. Tutto da dimostrare che l’economia, il PIL, l’entità del debito pubblico, le liberalizzazioni ( non solo quelle di facciata) e i nostri portafogli sarebbero stati al sicuro con Prodi, che è anche quello che “risanò” l’IRI con migliaia di prepensionamenti a raffica ( a carico del debito pubblico), dismissioni a prezzo di ultimo saldo ecc…, solo per fare un esempio e non parlare del suo breve governo non certo entusiasmante o da rimpiangere o da augurarsi la riedizione della santa ammucchiata alla fin fine rivelatasi inabile e deleteria. Intanto, da quella parte, si caldeggia l’introduzione di una patrimoniale…per diminuire, dicono, il debito pubblico.. Grazie per l’ospitalità.

  30. Pietro M. scrive:

    Berlusconi interruppe la riduzione del rapporto debito/PIL già nel 2001-2006, e di certo il +15% degli ultimi anni non è dovuto alla contrazione del PIL, che è stata inferiore, e di molto.

    Semplicemente, Berlusconi spende più soldi e fa più debiti di Prodi. Punto. Non c’è niente da dire, non c’entra nulla l’IRI, non c’entra nulla la retorica di Padoa Schioppa: Berlusconi è ancora più statalista di Prodi, quando uno vede i DATI.

  31. vittorio scrive:

    x Pietro
    Al di là delle statistiche che ognuno può citare come vuole, sta di fatto che il PD e Casini quando chiedono di alzare le tasse sui capital gain chiedono di alzare le tasse sul risparmio delle famiglie. La loro risposta ai problemi non è tagliare la spesa, ma alzare le tasse.
    Quanto alla tua idea che il PD spenda meno soldi e faccia meno debito del PdL, la trovo francamente spassosa. E’ molto facile non alzare il debito quando non hai remore nel tassare i cittadini, quando svendi aziende di stato per fare cassa (vedi D’alema e Prodi), quando hai la fortuna di governare in periodi di crescita economica.
    No, caro Pietro. Fino a prova contraria il PdL è il meno peggio. E in ogni caso mai un liberale dovrebbe votare per il socialismo del PD. I radicali di Pannella si sono aggregati al PD per sopravvivere politicamente ma hanno completamente abdicato ai temi economici. E questi sono i temi che veramente contano.

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