Scaglia torna libero. Dopo 363 giorni. E non chiamatelo più Stato di Diritto

di SIMONA BONFANTE – “Torno in libertà dopo un anno di prigione e arresti domiciliari. Vivo da anni all’estero e appena saputo del mandato di cattura sono rientrato immediatamente in Italia a disposizione dell’Autorità giudiziaria, consapevole di dover passare in carcere il tempo necessario per chiarire la mia estraneità ad ogni illecito. Non mi sarei mai immaginato un percorso così travagliato, lungo e drammatico, ma rispetto la giustizia e resto convinto della correttezza della mia scelta iniziale e conto sul processo in corso per rendere evidente la mia innocenza. Ringrazio la mia famiglia e tutti coloro che hanno continuato a credere in me e mi hanno sostenuto in questo tremendo periodo della mia vita “.


È stato un giorno felice ieri, per Scaglia, per i suoi, per quelli di noi che hanno partecipato dell’inquietante vicenda giudiziaria che tutt’ora coinvolge l’ex manager Fastweb  – e per quelli che in questi 363 giorni di treclusione cautelare – prima in carcere poi ai domiciliari – non hanno rinunciato a denunciare pubblicamente l’assurdità di una reclusione cautelativa, chiesta dai Pm e confermata dal Gip, improntata ad una discrezionalità tanto legittima quanto poco consueta. Quanto meno per uno Stato di Diritto.

Il nostro ordinamento prescrive criteri rigorosi per la costrizione in stato di non-libertà di un cittadino non ancora condannato. Nel caso di Scaglia quelle circostanze erano platealmente non verificate. Scaglia non poteva reiterare, non sarebbe fuggito, era cronologicamente impossibilitato ad inquinare le prove. Ciononostante l’hanno voluto cautelativamente privare della libertà, per un anno intero, fino a ieri.

Il processo sulla frode ‘carosello’ è in corso. Dal dibattimento – si dirà – staranno emergendo prove, pezze a supporto della tesi accusatoria che, non fa male ricordare, consiste per l’imputato Scaglia nel “non poteva non sapere” di manipulitesca memoria. E invece no. Il manager italo-svizzero – come la difesa  sta cercando di mostrare – poteva benissimo essere all’oscuro della frode ideata e realizzata da un manipolo di truffatori creativi, con la complicità – va da sé – di una squadriglia di cavalli di Troia intra-aziendali.

Il processo si fa in aula, non qui, non sui giornali. Qui e sui giornali però sarebbe un reato morale il solo tacere: tacere della spregiudicata, sostanziale irresponsabilità con cui il potere conferito dalla carta costituzionale ai giudici viene esercitato nel nostro paese.

La sospensione della libertà non è mai emendabile – santiddio. È possibile che invece in Italia si ritenga di poterla usare come strumento di ‘giustizia preventiva’?


Autore: Simona Bonfante

Siciliana, giornalista free-lance e blogger, si è fatta le ossa di analista politico nei circoli neolaburisti durante gli anni di Tony Blair. Dopo un periodo in Francia alla scoperta della rupture sarkozienne, rientra in Italia, prima a Milano poi a Roma dove, oltre a scrivere per varie testate online, si occupa di comunicazione politica e lobbying 2.0.

9 Responses to “Scaglia torna libero. Dopo 363 giorni. E non chiamatelo più Stato di Diritto”

  1. inutile scrive:

    Quelli che si stracciano le vesti dicendo che la legge è uguale per tutti, quelli che inneggiano all’infallibilità della magistratura ora cosa dicono?
    IL FLI cosa dirà di questo?

  2. Piccolapatria scrive:

    Di Pietro, Fini, Casini, Bocchino, Bersani, Bindi, Finocchiaro, D’Alema ecc… a gran voce invitano l’innominabile a presentarsi al magistrato ecc…è suo dovere…siamo nella patria del diritto…
    Per discolparsi Scaglia accusaro/imputato si presenta al suo magistrato…che lo fa prigioniero seduta stante, in nome della legge e del proprio potere insindacabile, perchè non poteva non sapere. Poi, molto poi, ci sarà un processo presieduto da altri magistrati in funzione di giudici ma esimi colleghi ( e forse anche amici ) del primo accusatore. Tra le colpe “politiche” di questo governo/parlamento è non aver fatto una vera riforma del capitolo magistratura/giustizia. Se non ora, quando?

  3. Simona Bonfante scrive:

    condivido in pieno, cara piccolapatria.

  4. GrazianoP scrive:

    @inutile: cosa dirà FLI non lo so, so quello che l’Amor Tuo dice dal ’94 e che mai, mai, mai ha neppure iniziato a mettere in pratica (fra le mille altre cose). All’Amor Tuo (ed anche a te, probabilmente), di Scaglia e dei mille altri vittime di magistrati vanesi ed irresponsabili non gliene può fregare di meno, salvo quando torni utile alle sue convenienze.

  5. lucio scrive:

    indipendentemente dal credo politico io penso che qualunque cittadino con un po’ di buon senso ritenga “allucinante” 1 anno di privazione della liberta non solo senza essere stati giudicati in un processo, ma che addirittura quel processo non sia nemmeno cominciato.
    La giustizia deve essere riformata. Che lo faccia la destra o la sinistra non mi importa. Non e’ ammissibile succedano ancora cose come queste.

  6. andrea scrive:

    Nell’ordinanza di convalida dell’arresto di Scaglia il GIP indica come gravi indizi a carico il possesso da parte dell’imputato di “un conto corrente a Hong Kong dove terminava l’operazione di riciclaggio”(e dove Scaglia possiede un’importantissima azienda discografica dal 2009) e la «residenza a Londra, dove hanno sede alcune società utilizzate per il riciclaggio» (e dove il cittadino Scaglia si era trasferito con la famiglia già dal 2007). Ci rendiamo conto che sulla base di “gravi” indizi come questi potrebbe essere sbattuto in galera chiunque? Il Tribunale ha liberato Scaglia a malincuore dopo che per TRE VOLTE la Corte di Cassazione aveva annullato le decisioni del Tribunale del Riesame che aveva respinto le istanze dela difesa. Come si può avere ancora fiducia in una giustizia così?

  7. Euro Perozzi scrive:

    Ehi, non dimenticate che per un giudice che il mondo di Scaglia è comprensibile come a un imbianchino una centrale telefonica. E lo sa ma non gli importa nulla. Ne sa qualcosa chiunque porti in tribulanle la sociatà “nazionale” dei telefoni per i suoi soprusi e sovrafatturazioni…. e poi comunque la mentalità autarchica e fascisticamente patriottica per cui risiedere all’estero è già un indizio pesante prevale subito nel “Magistrato Nazionale” sicuro della popolarità di questo sentire.

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