Matrimoni gay, Obama cambia idea

– Davanti ad una crisi economica senza fine, il Presidente Obama prova a spostare l’attenzione del dibattito pubblico dalle sabbie mobili della disoccupazione alle questioni, non meno spinose, relative alla morale e all’etica. Una analisi superficiale, e di corto respiro, potrebbe leggere in questa prospettiva la decisione con cui la Casa Bianca ha annunciato che, su mandato del Presidente, il dipartimento di giustizia non difenderà più davanti alle Corti federali il DOMA (Defense of Marriage Act) la legge federale approvata nel 1996 per evitare l’automatico mutuo riconoscimento statale di matrimoni omosessuali eventualmente autorizzati da uno dei diversi Stati dell’Unione ed il riconoscimento di questi matrimoni da parte della legge federale.

La legge ruota attorno a due pilastri fondamentali: il primo prevede che uno Stato non sia obbligato a riconoscere un matrimonio tra due persone dello stesso sesso eventualmente celebrato in un altro Stato, il secondo che nel testo di ogni legge approvata dal Congresso, in ogni norma, regolamento o interpretazione data dagli uffici amministrativi o dalle agenzie degli Stati Uniti la definizione di matrimonio comprenda solo l’unione fra un uomo ed una donna.

Ad essere incostituzionale, secondo l’interpretazione del presidente e dei suoi consiglieri giuridici, è proprio la sezione III del DOMA nella parte in cui definisce il matrimonio come “l’unione legale tra un uomo ed una donna come marito e meglio”. La lettera inviata al Congresso dal procuratore Eric Holder espone molto bene il pensiero dell’entourage del Presidente e sottolinea come il divieto posto in essere dal DOMA sia fondato su una sostanziale discriminazione di un gruppo di cittadini che l’ordinamento statunitense non consente. Questa interpretazione, del resto, non è del tutto nuova. Già qualche tempo fa Andrew Koppelmann, giurista e professore di area progressista, aveva avanzato questa possibilità nell’interessante saggio: “DOMA, Romer and Rationality”.

Cosa cambia quindi con la decisione di Obama? Semplicemente, nei prossimi mesi, l’amministrazione non si opporrà in tribunale davanti ad un ricorso di una coppia eventualmente sposatasi in uno Stato che riconosce il matrimonio fra persone dello stesso sesso, ed è interessata ad ottenerne il riconoscimento in un altro Stato. La legge non sarà però disapplicata, per questo di dovrà attendere o un nuovo voto del Congresso o una dichiarazione di incostituzionalità da parte del potere giudiziario.

Oltre al dato tecnico è opportuno sottolineare come la svolta di Obama sia probabilmente una svolta strategica in vista delle elezioni del 2012. Le statistiche ormai indicano chiaramente come il pregiudizio contro gli omosessuali sia molto meno diffuso in tutti gli Stati Uniti. Oltretutto anche figure importanti (Dick Cheney) del partito Repubblicano si sono dichiarate favorevoli al matrimonio fra persone dello stesso sesso. Il pragmatico Obama potrebbe per questo aver deciso di assecondare la parte più liberal del suo elettorato senza temere eccessive perdite in termini di consenso elettorale. La decisione potrebbe però anche essere il segnale di una decisiva rivisitazione delle posizioni assunte sull’argomento durante la campagna elettorale del 2008 quando il Presidente si era dichiarato contrario al matrimonio fra persone dello stesso sesso.

Saranno i prossimi mesi a dirci se la conversione di Obama è stata definitiva, e probabilmente toccherà ad una Corte Suprema, oggi a maggioranza conservatrice, decidere del futuro del DOMA. La partita appare tutt’altro che chiusa soprattutto tenendo in considerazione il fatto che il fulcro ideologico della Corte è oggi il giudice Kennedy che a volte, in passato, ha segnalato una particolare attenzione per i diritti degli omosessuali e per un approccio libertario rispetto ai diritti individuali.


Autore: Pasquale Annicchino

Nato a Maratea (PZ) il 13 Dicembre 1982, vive a Firenze. Fellow del Robert Schuman Centre for Advanced Studies dell'European University Institute. Ha insegnato e tenuto seminari in numerose università italiane ed internazionali: Siena, Alessandria, Como, Salerno, Tallin, Berkeley Law School, Brigham Young University School of Law. E’ stato Editor in Chief della University College London Human Rights Law Review ed è membro della redazione dei Quaderni di diritto e politica ecclesiastica del Mulino. Ha pubblicato saggi scientifici su varie riviste fra cui: Ecclesiastical Law Journal, George Washington International Law Review, University College London Human Rights Law Review, Studi e Note di Economia, Droit et Religions.

9 Responses to “Matrimoni gay, Obama cambia idea”

  1. Roberto T scrive:

    Nell’ottobre del 2010 Obama aveva dichiarato che “gli attegiamenti su questo (il matrimonio gay, ndr) si evolvono, compresi i miei”. Bisogna tuttavia ricordare che Obama si è sempre dichiarato totalmente a favore delle Unioni civili e che fossero garantiti uguaglianza e diritti ai suoi concittadini omosessuali. Questo a livello federale con l’unione civile non lo si ottiene per via delle disparità legislative tra stati. Basti pensare all’aspetto immigrazione, che concede ad esempio la green card a chi si sposa con un/una cittadina americano ma da cui le coppie omosessuali sono escluse, dunque penalizzate, proprio a causa degli effetti del DOMA. Ma le associazioni per i diritti civili hanno calcolato che sono circa un migliaio i diritti che sono esclusivo privilegio delle coppie eterosessuali sposate. Una evidente discriminazione a danno delle coppie same-sex inaccettabile proprio per uno come lui, che conosce bene la storia (e i meccanismi ideologici) delle discriminazioni.

  2. Stefano scrive:

    Mah, la tempistica di Obama e’ alquanto indicativa.
    Questi mesi sono proprio i piu’ lontani possibile dal periodo “caldo” pre – elezioni. Molta acqua deve ancora scorrere sotto il Memorial Bridge per capire quali saranno i temi urgenti dei dibattiti presidenziali che verranno.
    Obama era accusato di non aver fatto nulla per la lobby gay, una delle piu’ potenti e facoltose cash-machines che finanziano i candidati democratici.
    Questo era il momento migliore per far qualcosa di simbolico (la questione dovra’ arrivare alla Corte Suprema), avendo anche il tempo di farlo dimenticare alla maggioranza abbondante dell’elettorato attivo che non vede con simpatia il “matrimonio” omosessuale: che l’opinione pubblica stia cambiando idea in materia lo si afferma da decenni, ma recentissimamente la California (uno degli stati piu’ progressisti) lo ha ribocciato a larga maggioranza, e ricordiamoci che in California ci sono gia’ le unioni civili…

  3. La California ha approvato il referendum contro i matrimoni gay con il 52%. Il 48% ha votato per il no. Definirla ampia maggioranza mi pare eccessivo. Oltretutto questa cosa della lobby gay è un po stantia. In realtà i veri soldi cash sono arrivati dalle varie confessioni religiose come i mormoni, cattolici ecc…che su questa cosa hanno scatenato tutta la loro forza finaziaria. Basta vedere i fiumi di soldi che sono venuti da quelle parti per protectmarrige.com….Comunque altrettanto vero che le Unioni civili in California sono molto avanzate. Sono identiche nei diritti al matrimonio quindi era una sfida prevalentemente culturale per avere pari dignità pubblica.

  4. Stefano scrive:

    Caro Cortinari, cerco di capire la sua difesa d’ufficio, ma tocca far presente che il 52% in California e’ un valanga di voti, per una istanza conservatrice, qui in America e’ stata giudicata una batosta…
    Quanto alla lobby gay, abbia pazienza ma un conto e’ un articolo, un conto e’ un commento ad un post.
    Il linguaggio si adegua al “genere letterario”, come e’ ovvio.
    Infine – e qui si evidenzia un certo suo “bias”, caro Cortinari – che c’entrano cattolici e mormoni (e perche’ non aggiungere anche afroamericani e latinos, che pure hanno votato in massa contro, anche se poi votano democratico?), si stava parlando della decisione di Obama o mi sbaglio?
    Certo Obama non sembra curarsene, sperando probabilmente nella loro memoria corta ora di novembre 2012.

  5. Justin scrive:

    Ottima notizia questa.
    Che non ha solo valore simbolico. L’annuncio di Obama e del Ministro della Giustizia significa 3 cose: il Governo degli Stati Uniti ha cambiato posizione sulle distinzioni per orientamento sessuale; ora considerera qualsiasi distinzione per orientamento sessuale automaticamente sospetta di discriminatorietà, bisognosa di motivazioni veramente stringenti per poter essere considerata legittima sotto il profilo costituzionale… esattamente come avviene per le distinzioni per razza; il Governo degli Stati Uniti ritiene che la parte del Doma che limita il concetto federale di matrimonio agli etero è indifendibile in quanto discriminatoria, incostituzionale; la parte del Doma che limita il concetto federale di matrimonio agli etero non gode più di difesa da parte del Governo degli Stati Uniti dinnanzi ai giudici che in questo momento sono sommersi di ricorsi.

    Trovo veramente sgradevole, poiché indice di arroganza e disprezzo, quelle virgolette sulla parola matrimonio messe da Stefano nel suo commento. Nella Capitale degli Stati Uniti, cioè a Washington DC, nel Massachusetts, nel Connecticut, in Iowa, nel Vermont e nel New Hampshire, nonché in Spagna, Portogallo, Belgio, Olanda, Norvegia, Svezia, Islanda, Canada, Sudafrica, nello Stato di Città del Messico e in Argentina il MATRIMONIO è una unione legale di due persone, non di un uomo e una donna. Ergo le coppie dello stesso sesso che i quei Paesi si sposano sono coppie unite in matrimonio, non in un qualcosa che è matrimonio solo per modo di dire. Ne prenda atto e si metta l’animo in pace. Uno può condividere o non condividere la cancellazione del requisito di essere per forza un uomo e una donna per contrarre matrimonio, ma non si sminuiscano quelli che sono i veri e propri matrimoni dello stesso sesso.
    Trovo poi molto comico che un risicato 52 per cento venga definito “larga maggioranza”… la maggioranza si ha a partire dal 50 % +1 dei voti… definire 52 % larga maggioranza è un qualcosa di risibile. Certo, non tanto risibile quanto l’arrampicata sugli specchi che Stefano fa subito dopo… quando -di fronte alle obbiezioni- dice che la definizione di larga maggioranza è corretta visto che la California è uno Stato non conservatore. Caro mio Stefano… non c’entra essere conservatori o liberali… si tratta di essere liberi dal pregiudizio e dalla paura verso la minoranza omosessuale oppure annebbiati dal pregiudizio e dalla paura verso la minoranza omosessuale. Ci sono fior fiore di conservatori favorevoli ai matrimoni tra fidanzati dello stesso sesso, fra questi lo stesso ex governatore repubblicano della California Arnold Schwarzenegger, il quale non a caso si è rifiutato di difendere in sede legale la Proposition 8… e lo stesso Theodore Olson, uno degli idoli del conservatorismo a stelle e strisce che anni fa fu scelto dal presidente Bush per rappresentare il Governo degli Stati uniti di fronte alla Corte Suprema.
    Quella di matrimoni omosex non è una “istanza liberal”, ma di giustizia e buon senso.
    Se proprio ci vogliamo appiccicare delle etichette…
    … si può dire che è sia liberal sia conservatrice. Comune a gente di tutti i tipi.

  6. Stefano scrive:

    Il matrimonio e’ una istituzione che protegge l’unione tra un uomo ed una donna perche’ tra un uomo ed una donna puo’ darsi l’atto procreativo.
    Le diverse culture e societa’ umane nella storia lo hanno riconosciuto e protetto con ragioni ed approcci diversificati ma ultimamente univoci.
    La resistenza ad attribuire ad altri rapporti tra umani gli stessi termini e’ un indizio di rispetto di una realta’ dei fatti che si cerca di mutare con paralogismi linguistici zapateriani tipo Progenitore A e Progenitore B invece di padre e madre.
    Si puo’ cambiare le leggi ma tra un uomo ed una donna succedera’ sempre qualcosa che non succede tra due uomini o tra due donne.
    Quindi “matrimonio” omosessuale rimane wishful thinking, anche dove e’ sancito legalmente. La realta’ e’ testarda.
    Sulla California ribadisco, andatevi a leggere i commenti dei giornali americani, se masticate un po’ d’inglese.
    Il “matrimonio” omosessuale viene imposto dovunque da minoranze culturali, spesso attraverso giudici attivisti, ed evitando accuratamente i meccanismi democratici, di nuovo in questo senso California docet.

  7. Marianna Mascioletti scrive:

    Ma “imposto” a chi???
    Si impone a un uomo che vuole sposarsi con una donna di sposarsi invece con un altro uomo?
    Non mi sembra. Si lascia semplicemente libero ognuno di sposarsi con chi più desidera.

    Io gradirei, ecco, gradirei davvero che mi si spiegasse dove sarebbe l’imposizione.

  8. Justin scrive:

    Giusto, Marianna.
    Il punto è proprio che a quelli come Stefano non basta avere la libertà di non contrarre matrimonio una persona del proprio sesso, non basta avere la libertà di non essere d’accordo coi matrimoni omosex in generale, loro pretendono di avere una fantomatica libertà di negare ad altri, nel caso specifico ai gay, la possibilità di sposare la persona amata. Laddove qualcuno mira a garantire finalmente anche ai gay la possibilità di sposare la persona amata, loro… che a parole si proclamano contro le imposizioni… si precipitano a combattere una guerra santa al fine di imporre per legge ai gay di non sposarsi.

    Stefano…
    Sono veramente schifato da questa tua insistenza a sminuire quelli che sono i veri e propri matrimoni tra fidanzati dello stesso sesso; questa insistenza è tipica di chi, con tutta l’arroganza e la strafottenza di questo mondo, si sente in diritto di sminuire gli altri e le loro relazioni. Non ti basta essere in disaccordo sulla cancellazione del requisito di essere per forza un uomo e una donna per poter contrarre matrimonio, ma va, vuoi permetterti anche di negare la realtà esistente e sminuire chi contrae legalmente matrimonio con una persona del proprio sesso. A questo punto penso che in teoria sarebbe opportuno definirti non persona, non uomo, ma “persona”, “uomo”… tanto per farti capire un pochetto come ci si sente a essere gratuitamente sminuiti. Siccome però non mi voglio abbassare al tuo infimo livello, non lo faccio.
    Sul resto del tuo discorso… guarda… si tratta delle solite tiritere che tirano in ballo presunti giudici “attivisti” (i quali in realtà non fanno altro che fare il proprio dovere di giudici incaricati di scrutinio costituzionale), che tirano in ballo la procreazione nonostante il matrimonio, perlomeno quello civile, non la preveda come requisito (e nonostante in quei Paesi alle coppie omosex sia permesso procreare attraverso la fecondazione artificiale) e che tirano in ballo la storia secondo la perversa logica “è sempre stato così quindi deve continuare a essere così”. Niente di nuovo sotto il sole… solo obbiezioni palesemente senza fondamento.
    Ricordo inoltre che il primo grande Paese europeo a aver reso neutre dal punto di vista del genere le regole sulla genitorialità adottiva è stato l’Inghilterra con l’adoption and children act 2002, non la Spagna; tra l’altro l’Inghilterra è stata preceduta da diverse altre giurisdizioni nel mondo, come per esempio la capitale USA Washington DC, che se non ricordo male permette alle coppie omosex di adottare bambini dal 1995, ergo non trovo corretto parlare di genitorialità omosex facendo finta che sia un’invenzione ‘zapateriana’.
    Di commenti dei giornali americani ne ho letti… io semplicemente non mi bevo certe farneticazioni e a certi delirii che mi capita di leggere qua e la. Tutto qui.

  9. Caro Stefano, lei parlava di finanziamenti della potente lobby gay che danno ai democratici un sacco di soldi. Dico semplicemente che il matrimonio in California è stato introdotto a seguito di ricorsi giudiziari poiché considerata una discriminazione. Cosa che ha confermato Obama considerando la Doma incostituzionale. Mentre chi ha organizzato il referendum per l’abrogazione ha avuto la struttura e la forza per indirlo e vincerlo. Se si guarda ai finanziamenti( soldi) che ebbero da tutti i principali imprenditori conservatori e confessioni religiose come quella dei Mormoni non hanno certo nulla da invidiare alla lobby gay anzi. Poi che i latinos o afromericani democratici hanno votato per il si non c’entra molto con i finanziamenti e le lobby. Probabilmente ci saranno anche stati dei repubblicani che hanno votato per il no. Lei dice che il 52% è una valanga di voti. Beh anche il 48% lo è considerando soprattutto che stiamo parlando dei diritti di una minoranza.

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