Le meravigliose sorti e progressive del diritto d’autore

– Secondo un luogo comune tanto diffuso quanto errato, le nuove tecnologie dell’informazione rappresenterebbero una minaccia ai diritti d’autore. La percezione è però ben diversa dalla realtà e chi da tempo si occupa di queste tematiche ha svolto analisi che giungono a esiti ben diversi.  Già nel 1989 Bese e Kirby osservavano l’ambivalenza dei nuovi strumenti ICT, capaci di moltiplicare le modalità di fruizione delle opere (tanto da rendere anche più agevole la violazione dei diritti d’autore), ma anche di fornire la possibilità di controllare e gestire l’uso delle stesse. Insomma, Internet e i nuovi media espandono il mercato culturale, creano più opportunità di trarre profitti dall’uso di un’opera, per cui il fenomeno della pirateria, senz’altro patologico, andrebbe valutato in termini relativi e non assoluti. Se ne è discusso in una tavola rotonda ieri in Senato, a margine della consultazione avviata da Agcom sul diritto d’autore, che potrebbe condurre all’istituzione di una giurisdizione speciale incardinata presso la medesima autorità, con l’obiettivo di ridurre i tempi, oggi lunghi, per la tutela del diritto.

Tra il 2007 e il 2010, il video-sharing ha prodotto ricavi per le case discografiche italiane di oltre 5 milioni di euro. L’anno scorso è stato siglato un accordo tra Siae e Google che garantisce un introito minimo per l’associazione italiana degli autori e degli editori di 1,1 milioni di euro; cifra destinata comunque ad attestarsi ben al di sopra della soglia minima, grazie al corrispettivo di 4 millesimi di euro a click riconosciuto alla società di intermediazione nazionale.

Ciò a dimostrazione del fatto che un simbolo di libertà di espressione e di diritto di informazione come Internet ha tutte le caratteristiche per coniugarsi con la tutela del diritto d’autore.Il mercato della musica e della cultura non può che guardare con favore alle nuove frontiere aperte da tecnologie dell’informazione, alla cassa di risonanza che queste offrono per la diffusione di conoscenze, idee, informazioni, contenuti. Le preoccupazioni manifestate da diverse collecting society, in primis la SIAE (un ente pubblico a base associativa che detiene il monopolio legale delle attività di gestione collettiva del diritto d’autore), trovano giustificazione nella loro scarsa capacità di mettere a frutto le opportunità che si presentano ai propri associati, alla loro inefficienza e rigidità. Da questo punto di vista, viene avvalorata le tesi di Jehoram sulle prospettive che le nuove tecnologie nutrono a favore di una nuova concezione individualistica della gestione del diritto d’autore. Nel 2001, scriveva:

“The new, or rather no longer so new, information technology of digitalisation and network communication has radically changed the landscape of copyright collecting societies. They do not need any longer to be collective, not in their tariffs and other conditions, nor in their offer of global repertoires and nor in the allocation of royalties. User contracts can ben completely individualised and so must repertoire and the distribution of royalties”.

Il dogma della gestione collettiva del diritto d’autore sembra destinato a disintegrarsi grazie ai mezzi concessi da Internet ad autori e consumatori di incontrarsi in un mercato virtuale, accessibile e meno mediato. La gestione collettiva dei diritti d’autore, da noi rappresentata dalla SIAE, è sempre stata ritenuta una scelta obbligata a causa di un presunto fallimento del mercato: domanda e offerta, ossia consumatori e autori – si è sempre pensato – non potrebbero incontrarsi senza un intermediario che riunisca un repertorio di opere e raccolga le royalty dai soggetti che ne chiedono la disponibilità (discoteche, televisioni, piccoli consumatori, etc.).

Nuove forme di intermediazione e aggregazione, più leggere, meno burocratiche e più efficienti si propongono nel mercato ICT, mettendo in crisi il modello classico della gestione collettiva del diritto d’autore. Gli artisti potrebbero presto comprendere che sarebbe più facile servirsi delle nuove tecnologie per vendere da sé la propria musica, senza attendere che un funzionario SIAE timbri una licenza e ridistribuisca parte dei compensi che riesce a raccogliere, trattenendo per sé una porzione non trascurabile.

A soffrire sarebbe (ed è) senz’altro la SIAE. Con costi del personale trasbordanti il decoro ed un’organizzazione elefantiaca, è costretta per sopravvivere ad esigere prezzi elevati per le licenze che rilascia e trattenere quote importanti delle somme che raccoglie. A farne le spese sono in primo luogo gli artisti: un musicista italiano lascia alla SIAE quasi il 15 per cento dei compensi a cui avrebbe diritto, contro il 12 del suo collega inglese. Se la SIAE operasse secondo i tassi di efficienza delle collecting society inglesi, che operano in regime di libero mercato, gli autori e gli editori della musica italiana guadagnerebbero 13,5 milioni in più. Il risultato è oggi sotto gli occhi di tutti: obbligati a iscriversi ad una sola società di intermediazione, la disaffezione degli artisti verso la SIAE si esprime con i malumori espressi dai soci e con la diserzione delle assemblee. La SIAE ha un debito nei confronti dei propri iscritti di 800 milioni di euro. Alle ultime assemblee è venuto a mancare il numero legale e si sta procedendo verso il commissariamento della società.

Più che la pirateria, è il parassitismo a danneggiare chi fa cultura nel paese. L’unica via è superare il dogma della gestione collettiva dei diritti d’autore, abolire i monopoli e promuovere la concorrenza e le nuove forme di gestione dei diritti d’autore, valorizzando le aggregazioni più flessibili e che meglio riescono a servire consumatori e artisti.


Autore: Diego Menegon

Nato a Volpago, in provincia di Treviso, nel 1983. Laureato del Collegio Lamaro Pozzani della Federazione Nazionale dei Cavalieri del Lavoro. Ha svolto ricerche e scritto per Iter Legis, Agienergia e la collana Dario Mazzi (Il Mulino). Si occupa di affari istituzionali e di politiche del diritto nei temi di economia, welfare, energia e ambiente. Socio fondatore di Libertiamo, è Direttore dell'ufficio legislativo di ConfContribuenti e Fellow dell'Istituto Bruno Leoni. Attualmente candidato alle elezioni politiche 2013 con Fare per Fermare il Declino.

2 Responses to “Le meravigliose sorti e progressive del diritto d’autore”

  1. creonte scrive:

    speriamo sia davvero la fine della SIAE, specie per i musicisti

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